200 milioni di disoccupati nel mondo

febbraio 2012

Nel mondo un lavoratore su tre è disoccupato o povero, dato che su una forza lavoro globale complessiva di circa di 3,3 miliardi di lavoratori, 200 milioni sono disoccupati e altri 900 milioni vivono con le loro famiglie al di sotto della soglia di povertà, cioè dispongono di meno di due dollari al giorno.

Questo dato è stato reso noto all’inizio del 2012 dall’Organizzazione internazionale del lavoro (International Labour Organization – Ilo), che ha pubblicato il Rapporto Tendenze globali dell’occupazione 2012: prevenire una crisi ancora più profonda. In realtà, osserva l’Ilo, queste stime non includono i poveri delle economie sviluppate e sottovalutano l’entità del «deficit di lavoro dignitoso», quindi probabilmente il quadro reale della situazione è anche peggiore di quello contenuto nel Rapporto.

Disoccupazione
in continua crescita

Per il quarto anno consecutivo, osserva il Rapporto, nel 2011 la disoccupazione a livello globale è rimasta elevata, con oltre 197 milioni di disoccupati in tutto il mondo, una cifra invariata rispetto all’anno precedente e superiore di quasi 27 milioni rispetto al 2007. Il numero dei disoccupati in tutto il mondo è aumentato di 5,8 milioni nel 2008 per poi incrementarsi drammaticamente di altri 21 milioni nel 2009, un aumento da un tasso medio di disoccupazione del 5,5% al 6,2%. Il tasso di disoccupazione globale resta così bloccato a inizio 2012 intorno al 6%, nonostante una crescita economica complessiva del 5,1% nel 2010 e del 4% nel 2011.

Si contano poi quasi 29 milioni di persone in meno all’interno della forza lavoro rispetto a quanto ci si attenderebbe sulla base delle tendenze precedenti la crisi: se questi lavoratori «scoraggiati», cioè che hanno smesso di cercare lavoro perché senza speranza di trovarne uno, fossero conteggiati come disoccupati, allora il numero complessivo di disoccupati mondiali aumenterebbe dagli attuali 197 milioni a 225 milioni, con un tasso globale di disoccupazione che salirebbe dal 6% al 6,9%.

La ripresa economica, spiega l’Organizzazione internazionale del lavoro, è stata «più debole del previsto», cosa che rende piuttosto «difficile che i mercati del lavoro si riprendano dalla tensione che li ha tenuti sotto pressione dall’inizio della crisi».

Quindi, dopo tre anni di crisi continuata dei mercati del lavoro e di fronte alla prospettiva di un ulteriore peggioramento della situazione economica mondiale, senza un’inversione di tendenza del tasso di disoccupazione globale l’Ilo prevede altri 3 milioni di nuovi disoccupati nel corso del 2012, per un totale di circa 200 milioni di persone senza lavoro in tutto il mondo.

Il rapporto dipinge tre scenari possibili per la situazione occupazionale globale nell’immediato futuro. La proiezione di base mostra appunto ulteriori 3 milioni di disoccupati per il 2012, per un totale di 200 milioni che salirebbero a 206 milioni entro il 2016. Se invece il tasso di crescita economica globale scendesse al di sotto del 2%, allora il numero di disoccupati salirebbe a 204 milioni già nel 2012. In uno scenario più favorevole, poi, assumendo una rapida risoluzione della crisi del debito dell’euro, la disoccupazione globale sarebbe di circa un milione inferiore nel 2012.

Attenzione a giovani
e posti vulnerabili

I giovani continuano ad essere le principali vittime della crisi occupazionale, evidenzia il Rapporto, che avverte: «Viste le tendenze attuali, sono poche le speranze di vedere un sostanziale miglioramento delle loro prospettive di impiego nel breve termine». Secondo l’Ilo nel 2011 erano disoccupati 74,8 milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni, quattro milioni in più rispetto al 2007: a livello globale, un giovane ha circa tre possibilità in più di essere disoccupato rispetto a un adulto.

In aumento anche i lavoratori con un «impiego vulnerabile»: nel 2011 ammontavano a 1,52 miliardi, 136 milioni in più rispetto al 2000 e circa 23 milioni in più del 2009. In particolare, si trova in una condizione di occupazione vulnerabile il 50,5% delle donne, rispetto al 48,2% degli uomini.

Nei prossimi dieci anni sarebbero necessari oltre 400 milioni di nuovi posti di lavoro per assorbire la crescita annuale di manodopera stimata in 40 milioni l’anno.

Il mondo dovrà poi confrontarsi con un’ulteriore sfida: creare posti di lavoro dignitoso per circa 900 milioni di lavoratori che vivono sotto la soglia di povertà dei due dollari al giorno, specialmente nei Paesi in via di sviluppo. «Il fatto che le economie non creino posti di lavoro sufficienti – osserva l’Ilo – si ripercuote nel rapporto occupazione-popolazione, che ha registrato un declino record tra il 2007 (61,2%) e il 2010 (60,2%)».

600 milioni di posti
di lavoro in 10 anni

Per poter garantire una crescita sostenibile e mantenere la coesione sociale, sostiene il Rapporto dell’Ilo, la «sfida urgente» è creare 600 milioni di posti di lavoro produttivi nei prossimi dieci anni. E per farlo i governanti dovrebbero agire in modo «deciso e coordinato» per fare in modo che il settore privato «possa tornare a essere il principale motore della creazione di posti di lavoro». L’Ilo chiede infatti misure mirate per sostenere la crescita di posti di lavoro nell’economia reale, avvertendo che ulteriori misure di sostegno pubblico da sole non saranno sufficienti a favorire una ripresa sostenibile.

Serve però, ha dichiarato il direttore generale dell’Ilo Juan Somavia durante la presentazione del Rapporto, «che la creazione di posti di lavoro nell’economia reale diventi la nostra priorità numero uno». Le politiche sono efficaci «solo a condizione che abbiano un impatto positivo sulla vita delle persone» ha aggiunto il direttore generale dell’Ilo.

In tempi di scarsa e vacillante domanda, «ulteriori stimoli sono importanti» osserva il Rapporto dell’Ilo, ma ciò deve essere fatto in modo da non mettere a rischio la sostenibilità delle finanze pubbliche. L’Ilo chiede però che gli sforzi e le misure messe in atto per il risanamento dei bilanci pubblici siano realizzati «in modo socialmente responsabile, con prospettive di crescita e di occupazione come principi guida».

Informazioni: http://www.ilo.org

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