Schengen: Europarlamento contro i controlli alle frontiere

ottobre 2011

Con una risoluzione approvata il 7 luglio 2011 il Parlamento europeo ha affermato la sua ferma opposizione alla reintroduzione dei controlli alle frontiere all’interno dello spazio Schengen, e quindi alla messa in discussione del cosiddetto Sistema Schengen, dal momento che l’afflusso di migranti e richiedenti asilo non può giustificarne il ripristino.

Il sistema di Schengen è stato recentemente messo sotto pressione, con alcuni Stati membri che, di fronte all’improvviso afflusso di immigrati dal Nord Africa, hanno valutato l’opportunità di ripristinare i controlli alle frontiere nazionali. Il 24 giugno, il Consiglio europeo aveva invitato la Commissione europea a presentare a settembre una proposta sull’introduzione di un «meccanismo di salvaguardia» per far fronte a «situazioni eccezionali». L’Europarlamento, con la risoluzione adottata a luglio, ha però deplorato vivamente il tentativo di vari Stati membri di ripristinare i controlli alle frontiere e ha ribadito la sua «ferma opposizione a qualsiasi nuovo meccanismo Schengen che persegua obiettivi diversi dal potenziamento della libera circolazione e dal rafforzamento della governance europea dello spazio Schengen».

L’importanza di Schengen

Sottolineando che la libera circolazione delle persone nello spazio Schengen rappresenta uno dei maggiori successi dell’integrazione europea, che Schengen ha un impatto positivo sulla vita di centinaia di migliaia di cittadini europei in quanto facilita l’attraversamento delle frontiere e stimola l’economia, che la libertà di circolazione costituisce un diritto fondamentale e un pilastro della cittadinanza dell’Unione europea, e che le condizioni per l’esercizio di tale diritto sono stabilite nei Trattati e nella direttiva 38 del 2004, il Parlamento europeo «raccomanda vivamente il rafforzamento della governance di Schengen, al fine di garantire che ciascuno Stato membro possa controllare effettivamente la sua parte delle frontiere esterne dell’Unione europea, di rafforzare la fiducia reciproca e di creare fiducia nell’efficacia del sistema europeo di gestione delle migrazioni». Tra l’altro, ricorda la risoluzione europarlamentare, in base al codice frontiere Schengen e all’articolo 45 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, «la libertà di circolazione nell’Unione europea può essere accordata, a determinate condizioni, anche ai cittadini di Paesi terzi che risiedono legalmente nel territorio di uno Stato membro».

Gli eurodeputati sottolineano «con forza» la necessità di una maggiore solidarietà nei confronti degli Stati membri esposti al più forte afflusso di immigrati, al fine di aiutarli ad affrontare situazioni straordinarie, ma ritengono che il nuovo meccanismo di valutazione discusso in Parlamento farà parte della risposta a questo problema, nella misura in cui assicura un monitoraggio efficace di qualsiasi tentativo di introdurre controlli illegali alle frontiere interne e rafforza la fiducia reciproca. L’Europarlamento ritiene inoltre che il nuovo meccanismo di valutazione di Schengen permetta già di chiedere e di ottenere sostegno per gli Stati membri, al fine di garantire il rispetto dell’acquis di Schengen in caso di pressione eccezionale alle frontiere esterne dell’Unione europea.

Deve poi essere garantita una corretta attuazione e applicazione delle norme Schengen da parte degli Stati membri anche dopo l’adesione, osserva il Parlamento europeo, sottolineando che ciò implica anche il fornire aiuto agli Stati membri che affrontano difficoltà, in modo tale che possano risolvere le loro carenze con il sostegno concreto delle agenzie dell’Ue. L’efficacia del meccanismo di valutazione, secondo l’Europarlamento, dipende però dalla «possibilità di applicare sanzioni qualora le carenze persistano e siano tali da mettere a rischio la sicurezza globale dello spazio Schengen»: scopo principale delle sanzioni è «la dissuasione».

Unione europea ancora carente

Le norme Schengen, che disciplinano la circolazione delle persone attraverso le frontiere interne, sono state stabilite nel codice frontiere Schengen i cui articoli da 23 a 26 definiscono le misure e le procedure per il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne, ricorda il Parlamento europeo sottolineando che, tuttavia, dato il loro carattere unilaterale tali controlli «non consentono il prevalere dell’interesse collettivo dell’Unione europea».

La creazione dello spazio Schengen, osserva poi la risoluzione europarlamentare, ha portato alla definizione di una frontiera esterna comune, la cui gestione è anche di competenza dell’Unione europea a norma dell’articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell’Ue (Tfue): nonostante ciò «l’Unione europea non ha ancora pienamente adempiuto a tale obbligo, pur avendo cercato di instaurare controlli efficaci e una cooperazione tra le autorità doganali, di polizia e giudiziarie, di sviluppare una politica comune in materia di immigrazione, asilo e visti, e di creare il Sistema d’informazione Schengen di seconda generazione (Sis II) e il Sistema di informazione visti (Vis)».

Meccanismo di valutazione

Certo, osserva ancora l’Europarlamento, l’abolizione dei controlli alle frontiere interne presuppone una piena fiducia reciproca tra gli Stati membri per quanto concerne le rispettive capacità di dare piena attuazione alle misure di accompagnamento che consentono l’abolizione di tali controlli. La sicurezza dello spazio Schengen dipende quindi dal rigore e dall’efficacia con cui ogni Stato membro effettua i controlli alle proprie frontiere esterne, nonché dalla qualità e dalla rapidità con cui vengono scambiate le informazioni attraverso il Sis: «L’inadeguato funzionamento di uno qualsiasi di questi elementi mette a rischio la sicurezza dell’Unione europea nel suo insieme».

Al fine di garantire il buon funzionamento dello spazio Schengen è dunque «essenziale valutare il rispetto da parte degli Stati membri dell’acquis di Schengen», mentre il meccanismo di valutazione basato sul gruppo di lavoro “Valutazione di Schengen”, un organo puramente intergovernativo, «non si è dimostrato sufficientemente efficace».

Occorre quindi abolire i doppi standard applicati attualmente per quanto riguarda Schengen, laddove a tutti i Paesi candidati vengono imposti requisiti molto severi mentre i Paesi che sono già membri dello spazio Schengen sono trattati con grande tolleranza, rileva l’Europarlamento. Un nuovo meccanismo di valutazione è stato definito nella proposta di regolamento che istituisce un meccanismo di valutazione per verificare l’applicazione dell’acquis di Schengen, attualmente all’esame del Parlamento europeo nel quadro della procedura legislativa ordinaria: «Questo meccanismo specifica già le procedure, i principi e gli strumenti per supportare e valutare il rispetto dell’acquis di Schengen da parte degli Stati membri, anche in caso di eventi imprevisti».

Politica comune su asilo e immigrazione

I recenti problemi emersi in relazione a Schengen sono «radicati nella riluttanza ad attuare politiche europee comuni in altri settori, in particolare un regime europeo comune in materia di asilo e migrazione, che includerebbe le questioni dell’immigrazione irregolare e della lotta alla criminalità organizzata». È quindi «estremamente importante realizzare progressi a tale riguardo» considerando che il termine per la creazione di un regime europeo comune in materia di asilo è fissato al 2012, ammonisce il Parlamento europeo ribadendo la sua ferma opposizione a qualsiasi nuovo meccanismo Schengen che persegua obiettivi diversi dal potenziamento della libera circolazione e dal rafforzamento della governance comunitaria dello spazio Schengen.

In conclusione l’Europarlamento sottolinea che «qualsiasi tentativo di discostarsi dall’articolo 77 Tfue quale base giuridica corretta per tutte le misure in questo settore sarà considerato come un’infrazione rispetto ai Trattati dell’Unione europea e si riserva il diritto di utilizzare se necessario tutti i mezzi di ricorso disponibili».

INFORMAZIONI:

http://www.europarl.europa.eu

EUROBAROMETRO SULL’INTEGRAZIONE DEGLI STRANIERI IMMIGRATI

Per la prima volta nella sua storia l’Eurobarometro dell’Ue ha affrontato il tema dell’integrazione con una ricerca di tipo qualitativo che ha coinvolto cittadini europei di tutti gli Stati membri e cittadini dei Paesi terzi residenti in quattordici Stati membri (Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito), caratterizzati dalla presenza rilevante di popolazione straniera immigrata.

Secondo quanto emerso dalla ricerca, sia i cittadini europei sia i migranti si dicono convinti del fatto che per raggiungere l’integrazione, obiettivo imprescindibile perché i Paesi di destinazione possano trarre beneficio dall’immigrazione, siano necessari maggiori sforzi da parte di tutti: governi, opinione pubblica, popolazione immigrata.

Secondo i cittadini europei i principali fattori di integrazione sono: la lingua, il fatto di avere un lavoro, il rispetto delle culture locali e il raggiungimento dello status regolare di immigrazione; questi stessi fattori sono individuati come cruciali anche dai cittadini dei Paesi terzi coinvolti nella ricerca che, però, subito dopo l’elemento linguistico collocano lo status di residenza regolare, poi il lavoro e da ultimo il rispetto delle culture locali.

Per tutti, immigrati ed autoctoni, l’interazione quotidiana a scuola, sul lavoro e nella socialità rappresenta un «positivo contributo dei migranti alla cultura locale» ed è dunque importante promuovere l’accesso dei migranti al lavoro e ai sistemi educativi agendo soprattutto sull’abbattimento delle barriere linguistiche.

Molto lavoro deve essere fatto, secondo gli intervistati, anche per contrastare i fenomeni di segregazione spaziale che portano gli immigrati provenienti dallo stesso Paese a vivere tutti nello stesso quartiere o nella stessa area (spesso si tratta di aree periferiche o degradate), limitando la loro interazione con la popolazione locale.

La ricerca fa emergere anche il timore dei cittadini europei che sentono minacciate le proprie opportunità occupazionali dall’arrivo di immigrati, anche se è ormai storicamente dimostrato che i lavoratori migranti vengono impiegati prevalentemente in mansioni e settori lasciati vacanti dalla popolazione nazionale. È allora necessario, sostengono gli autori del sondaggio, «un più costante monitoraggio dei dati relativi al mercato del lavoro» che, insieme a una corretta informazione, può sgombrare il campo da determinati atteggiamenti della popolazione «indubbiamente alimentati dalla crisi e dalle sue gravi conseguenze occupazionali».

L’ultimo elemento messo in evidenza dalla ricerca è il «persistere della confusione tra migrazioni regolari e migrazioni irregolari», alimentata dalla creazione di «stereotipi negativi da parte dei media» ai quali la Commissione europea e gli Stati membri devono rispondere «comunicando meglio le loro politiche volte all’integrazione dei migranti e all’emersione delle situazioni di illegalità».

INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/public_opinion

PERCEZIONE DEI MIGRANTI IN SETTE CITTÀ EUROPEE

Shaping perceptions and attitudes to realise the diversity advantage (Sparda) è il titolo di un progetto avviato da Consiglio d’Europa e Unione europea per promuovere la convivenza tra le diversità su tutto il continente.

Il progetto durerà fino al giugno 2012 e coinvolge sette città europee: Lione, Limasol (Cipro), Valencia, Reggio Emilia, Coimbra, Patrasso e Had-Dingli (Malta).

I primi dati forniti nell’ambito del progetto sono quelli riconducibili a un sondaggio realizzato da Ipsos a partire dall’assunto metodologico secondo cui la positiva integrazione dei migranti nelle comunità ospitanti dipende dalla percezione che queste ultime hanno dei migranti stessi e delle diversità etno-culturali.

A loro volta queste percezioni sono determinate da un complesso insieme di fattori, ma possono essere ampiamente influenzate dal modo in cui gli opinion leader e in particolar modo i politici e i media locali affrontano tali questioni.

I risultati del sondaggio, che rispetto all’impianto complessivo del progetto ha valore preliminare, rivelano che le comunità più favorevoli e aperte al contatto con persone provenienti da altre culture sono quelle di Lione e Limasol, mentre Reggio Emilia, Valencia e Patrasso si collocherebbero su livelli medi e Coimbra sarebbe la città in cui i contatti tra i locali e la popolazione straniera residente sarebbero meno frequenti.

I risultati del sondaggio preliminare rappresenteranno la base per la realizzazione delle altre attività previste dal progetto: formulazione di strategie comunicative e di dialogo da implementare a livello cittadino, formazione di operatori delle amministrazioni e dei media locali sui temi della diversità, della comunicazione e del dialogo e realizzazione di prodotti mediali che promuovano un approccio di ampio respiro ai temi delle migrazioni, della diversità, dell’integrazione e della coesione sociale.

Al termine del progetto i soggetti partecipanti presenteranno alcune linee guida per l’implementazione di strategie comunicative, piani d’azione efficaci a livello locale e una serie di raccomandazioni che verranno consegnate al Congresso delle autorità regionali e locali del Consiglio d’Europa, e al Comitato delle Regioni.

INFORMAZIONI: http://www.coe.int

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