Proposte per migliorare la competitività

ottobre 2011

La ripresa economica dell’Ue è stata relativamente lenta e rimane comunque molto fragile, situazione che si rispecchia nel pessimismo riscontrabile nel sistema economico europeo. Vi sono inoltre chiari rischi di una flessione della crescita dovuti ai mercati finanziari, all’aumento dei prezzi energetici e delle materie prime e alla necessità di un consolidamento dei bilanci. «L’industria dell’Ue è però un’industria sana e ha le potenzialità per riportare l’economia europea sui binari della crescita» sostiene la Commissione europea, che ha presentato lo scorso ottobre una comunicazione dal titolo “Politica industriale: rafforzare la competitività”, con cui esamina in modo specifico i risultati dell’industria sul piano della competitività nei vari Stati membri.

Notevoli le differenze riscontrate tra i vari Paesi dell’Ue: la produttività media del lavoro nel settore manifatturiero va da quasi il 125% del valore aggiunto lordo per persona occupata in Irlanda a meno del 20% in Bulgaria, la percentuale delle imprese innovatrici varia dall’80% in Germania al 25% in Lettonia; le regolamentazioni favorevoli alle imprese (business-friendly) sono maggiormente sviluppate in Finlandia, mentre l’Italia si situa all’ultimo posto. Innanzi a questa situazione la comunicazione della Commissione incoraggia gli Stati membri dell’Ue ad attuare celermente le politiche necessarie per arrivare ad una convergenza su livelli di competitività coerenti con la partecipazione alla zona dell’euro e al mercato interno.

Gli Stati membri devono pertanto attuare politiche forti e coordinate all’indirizzo dell’industria e delle piccole e medie imprese (Pmi). A tal fine, la Commissione si dichiara «pronta a promuovere e a monitorare i miglioramenti strutturali poiché l’economia europea deve ritornare quanto prima sulla via della crescita».

Principali ambiti
d’intervento

Il potenziamento della competitività globale dell’industria europea è un elemento essenziale, sottolinea la Commissione, poiché il 75% delle esportazioni dell’Ue è ascrivibile al settore manifatturiero che assicura anche l’80% della ricerca e sviluppo (R&S) industriale. La comunicazione ha identificato i seguenti ambiti chiave in cui si potrebbe ulteriormente rafforzare la competitività dell’Ue, al fine di progredire in modo significativo verso gli obiettivi della strategia Europa 2020:

• Incoraggiare i cambiamenti strutturali nell’economia, per passare a settori più innovativi e basati sulle conoscenze che presentano una maggiore produttività e risentono meno della concorrenza globale (come, ad esempio, le ecoindustrie, il settore delle apparecchiature elettriche e ottiche).

• Incoraggiare l’innovazione nelle industrie, in particolare mettendo in comune le risorse altrimenti limitate, riducendo la frammentazione dei sistemi a sostegno dell’innovazione e concentrando maggiormente i progetti di ricerca sugli sbocchi di mercato. I mercati per le tecnologie abilitanti fondamentali (ad esempio, le nanotecnologie, i materiali avanzati, la biotecnologia industriale) dovrebbero crescere addirittura del 50% entro il 2015, creando migliaia di nuovi posti di lavoro ad elevato valore aggiunto.

• Promuovere la sostenibilità e l’efficienza nell’uso delle risorse, in particolare dando impulso all’innovazione e all’uso delle tecnologie pulite, assicurando un accesso equo alle materie prime e all’energia senza che vi siano distorsioni nei prezzi nonché assicurando il potenziamento e l’interconnessione delle reti di distribuzione dell’energia.

• Migliorare il contesto imprenditoriale, in particolare riducendo gli oneri amministrativi che gravano sulle imprese e promuovendo la concorrenza tra i fornitori di servizi che usano la banda larga, l’infrastruttura energetica e quella dei trasporti.

• Valorizzare le potenzialità offerte dal mercato unico, sostenendo i servizi innovativi e attuando appieno il regolamento sul mercato unico, in particolare la direttiva sui servizi. La piena attuazione della direttiva potrebbe produrre su scala comunitaria un beneficio economico pari a 140 miliardi di euro, corrispondente a un potenziale di crescita dell’1,5% del Pil.

• Sostenere le Pmi, in particolare favorendo l’accesso ai finanziamenti, agevolando l’internazionalizzazione e l’accesso ai mercati e assicurando che le amministrazioni pubbliche riducano i tempi per i pagamenti.

La situazione
negli Stati membri

Insieme alla comunicazione la Commissione ha pubblicato due Relazioni, una sulla competitività nell’Ue e l’altra sulle politiche degli Stati membri in materia di competitività, dalle quali emergono alcune indicazioni:

• La produttività del lavoro (per persona occupata nell’industria manifatturiera): il tasso di produttività è superiore alla media Ue in Irlanda, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Belgio, Lussemburgo e Svezia, mentre è al di sotto della media in Slovacchia, Polonia, Slovenia, Cipro, Ungheria, Repubblica Ceca, Portogallo, Estonia, Lituania, Romania, Lettonia e Bulgaria.

• L’Ue dispone di un minor numero di giovani imprese innovative: le imprese dell’Ue presentano risultati inferiori, in termini di applicazioni e di commercializzazione della ricerca e dell’innovazione, rispetto a Usa e Giappone. La percentuale di imprese innovative tra tutte le imprese è particolarmente elevata in Lussemburgo, Germania, Belgio e Portogallo, mentre è bassa in Ungheria, Polonia, Lettonia e Lituania.

• L’industria è sempre più interconnessa con i servizi: in particolare, i servizi alle imprese ad elevata intensità di conoscenze vengono usati in misura crescente dall’industria quali input diretti e indiretti e corrispondono fino al 9% delle esportazioni dell’Ue-12 e al 18% di quelle dell’Ue-15.

• L’industria dell’Ue sta migliorando l’efficienza delle materie prime: essa fa un uso crescente di materiali riciclati e di succedanei innovativi, ma l’accessibilità delle materie prime non energetiche è essenziale per la competitività di diverse industrie manifatturiere ad alta intensità di materie prime nell’Ue.

• Efficienza industriale: l’Ue si trova in generale su posizioni più avanzate rispetto agli Usa e sta colmando il divario con il Giappone. Si registrano però notevoli differenze in termini di risultati tra Stati membri e settori industriali nell’Ue.

• La business-friendliness della regolamentazione pubblica: il gruppo di Paesi in cui la regolamentazione è meno onerosa per le imprese comprende Lussemburgo, Finlandia, Estonia, Cipro, Danimarca e Svezia, mentre le imprese denunciano una situazione meno favorevole in Belgio, Portogallo, Grecia, Ungheria e Italia.

FONTE E INFORMAZIONI:

http://ec.europa.eu/enterprise

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