L’impegno europeo per salvare la Grecia

ottobre 2011

«Conveniamo di sostenere un nuovo programma per la Grecia e di colmare totalmente, assieme al Fondo monetario internazionale (Fmi) e con il contributo volontario del settore privato, il deficit di finanziamento. Secondo le stime il finanziamento ufficiale totale ammonterà a 109 miliardi di euro. Il programma sarà inteso a migliorare radicalmente, in particolare grazie a tassi d’interesse più bassi e scadenze più lunghe, la sostenibilità del debito e il profilo di rifinanziamento della Grecia». Questa la decisione presa il 21 luglio 2011 dai capi di Stato e di governo della zona euro e dai vertici delle istituzioni europee che hanno così confermato la loro «inflessibile determinazione a onorare pienamente gli impegni sovrani individuali», considerando che la Grecia si trova «in una situazione grave unica» che richiede «una soluzione eccezionale». Il piano di aiuti prevede una riduzione dei tassi di interesse e una rinegoziazione delle scadenze dei titoli in modo da rendere il debito e il relativo rifinanziamento necessario maggiormente sostenibile.

La Commissione europea e gli Stati membri «mobiliteranno tutte le risorse necessarie per fornire assistenza tecnica adeguata per aiutare la Grecia ad attuare le riforme» e per mettere in funzione al più presto il nuovo Fondo “salva-Stati”.

Soddisfazione per l’accordo raggiunto è stata espressa da vari leader dei Paesi della zona euro e dai presidenti di Commissione e Consiglio europei, sottolineando che «nella zona euro la ripresa è ben avviata e l’euro poggia su fondamentali economici sani, tuttavia le sfide cui siamo confrontati hanno palesato la necessità di misure più incisive». Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ha definito «ambizioso e credibile» il pacchetto di misure adottato, facendo notare la rilevanza del fatto che «per la prima volta dall’inizio della crisi l’economia e la politica si siano incontrate» e rimarcando come tutte le richieste e le proposte della Commissione siano di fatto state accolte. Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, ha invece messo a fuoco i tre principali risultati raggiunti parlando di «miglioramento della sostenibilità del debito greco», di «contenimento del rischio di contagio» e di «assunzione di impegni per la gestione di crisi della zona euro». Il presidente della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha definito l’accordo raggiunto «cruciale per la stabilità della zona euro» sottolineando che la soluzione di «default selettivo» adottata per la Grecia rappresenta una «soluzione unica».

Salvataggio della Grecia

Plaudendo alle misure avviate dal governo greco per stabilizzare le finanze pubbliche e riformare l’economia, nonché al nuovo pacchetto di misure, fra cui le privatizzazioni, adottate recentemente dal Parlamento nazionale, i capi di Stato e di governo della zona euro hanno definito tali misure «sforzi senza precedenti, eppur necessari per riportare l’economia greca su un percorso di crescita sostenibile», riconoscendo gli «sforzi che le misure di aggiustamento comportano per i cittadini greci» ma nella convinzione che questi sacrifici siano «indispensabili per la ripresa economica e che contribuiranno alla stabilità e al benessere futuri del Paese».

Al Fmi è chiesto di continuare a contribuire al finanziamento del nuovo programma per la Grecia, mentre l’intenzione è di ricorrere al Fondo europeo di stabilizzazione finanziaria (Fesf) quale veicolo di finanziamento per la prossima erogazione e di monitorare molto attentamente la rigorosa attuazione del programma sulla base della valutazione periodica effettuata dalla Commissione in collaborazione con la Bce e il Fmi. I leader della zona euro hanno poi deciso di prorogare al massimo possibile la scadenza dei futuri prestiti del Fesf alla Grecia, passando dagli attuali 7,5 anni a un minimo di 15 anni e fino a un massimo di 30 anni con un «periodo di grazia di 10 anni». Così come è stato deciso di prorogare sostanzialmente le scadenze dello strumento in vigore per la Grecia.

Esortando all’attuazione di una strategia globale di crescita e d’investimento in Grecia, i capi di Stato e di governo hanno espresso parere positivo per  la decisione della Commissione di creare una task force che collabori con le autorità greche per orientare i Fondi strutturali alla competitività e crescita, alla creazione di posti di lavoro e alla formazione: «Mobiliteremo i fondi e le istituzioni dell’Ue, quali la Banca europei per gli investimenti (Bei), per il raggiungimento di questo obiettivo e il rilancio dell’economia greca. Gli Stati membri e la Commissione mobiliteranno immediatamente tutte le risorse necessarie per mettere a disposizione della Grecia un’assistenza tecnica eccezionale che la aiuti ad attuare le riforme».

Coinvolgimento del settore privato

Il settore finanziario si è detto disposto a sostenere la Grecia, su base volontaria, con una gamma di opzioni che rafforzino ulteriormente la sostenibilità globale, hanno poi reso noto i leader europei. Il contributo netto del settore privato è stimato a 37 miliardi di euro, tenuto conto del costo del supporto di credito per il periodo 2011-2014. Inoltre un programma di riacquisto del debito contribuirà per 12,6 miliardi, portando il totale a 50 miliardi di euro: per il periodo 2011-2019 il contributo totale netto del coinvolgimento del settore privato è dunque stimato a 106 miliardi di euro.

«Relativamente al nostro approccio generale al coinvolgimento del settore privato nella zona euro, teniamo a precisare che la Grecia necessita di una soluzione eccezionale e senza uguali» hanno osservato i capi di Stato e di governo, ricordando come tutti gli altri Paesi della zona euro ribadiscono solennemente la ferma determinazione ad onorare pienamente la propria firma sovrana, così come tutti gli impegni assunti per conseguire una situazione di bilancio sostenibile e attuare riforme strutturali, «elementi fondamentali per assicurare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso».

Risanamento di bilancio e crescita

I leader della zona euro si sono detti determinati a continuare a fornire sostegno ai Paesi nel quadro dei programmi finché non abbiano di nuovo accesso ai mercati, a condizione che detti programmi siano attuati con esito positivo. Rallegramenti sono stati espressi per la volontà dell’Irlanda e del Portogallo di attuare i loro programmi in modo rigoroso, ribadendo il forte impegno delle istituzioni e dei partner europei per la buona riuscita degli stessi. I tassi e le scadenze di prestito del Fondo europeo di stabilizzazione finanziaria (Fesf) convenuti per la Grecia saranno applicati anche al Portogallo e all’Irlanda: «In questo contesto, notiamo la disponibilità dell’Irlanda a partecipare in modo costruttivo alle discussioni in merito al progetto di direttiva sulla base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (Ccctb) e alle discussioni strutturate in materia di politica fiscale nel quadro del Patto euro-plus».

Tutti gli Stati membri, hanno poi sottolineato i leader della zona euro, si atterranno rigorosamente agli obiettivi di bilancio concordati, miglioreranno la competitività e affronteranno gli squilibri macroeconomici. In tutti i Paesi, eccetto quelli che partecipano a un programma, il disavanzo pubblico sarà portato al di sotto del 3% al più tardi entro il 2013. In questo contesto è stato accolto «con favore il pacchetto di misure di bilancio recentemente presentato dal governo italiano, che gli consentirà di portare il disavanzo al di sotto del 3% nel 2012 e di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014». Giudizi positivi sono stati espressi anche per le «ambiziose riforme intraprese dalla Spagna in materia finanziaria, strutturale e di bilancio».

A seguito dei risultati delle prove di stress sulle banche, gli Stati membri della zona euro dovrebbero quindi mettere a loro disposizione misure “anticaduta”, se necessarie, mentre dovrebbero essere attuate le raccomandazioni adottate a giugno in merito a riforme che favoriscano la crescita. «Invitiamo la Commissione e la Bei a potenziare le sinergie tra i programmi di prestiti e i fondi Ue in tutti i Paesi che beneficiano dell’assistenza Ue/Fmi. Sosteniamo tutti gli sforzi intesi a migliorare la loro capacità di assorbire i fondi dell’Ue al fine di stimolare la crescita e l’occupazione, anche mediante un aumento temporaneo dei tassi di cofinanziamento» hanno quindi precisato i leader europei.

Governance economica

Una rapida messa a punto del pacchetto legislativo per il rafforzamento del Patto di stabilità e crescita e la nuova sorveglianza macroeconomica sono due richieste urgenti avanzate dai partecipanti al Vertice europeo del 21 luglio al fine di attuare un efficace governo dell’economia. I membri della zona euro si sono impegnati a sostenere pienamente la presidenza polacca al fine di raggiungere un accordo con il Parlamento europeo in merito alle regole di voto nel braccio preventivo del Patto, nonché a introdurre entro la fine del 2012 i quadri nazionali di bilancio previsti nella direttiva sui quadri di bilancio.

Secondo i leader europei dovrebbe poi essere ridotta la dipendenza dai rating creditizi esterni nel quadro normativo dell’Ue, tenendo conto delle recenti proposte della Commissione in tal senso, mentre sono attese «con interesse» le proposte della Commissione relative alle agenzie di rating del credito.

Al presidente del Consiglio europeo è richiesto di presentare entro ottobre, in stretta consultazione con i presidenti della Commissione e dell’Eurogruppo, proposte concrete sulle modalità con cui migliorare i metodi di lavoro e potenziare la gestione delle crisi nella zona euro.

INFORMAZIONI: http://www.consilium.europa.eu

SODDISFAZIONE DELLA CES PER LE DECISIONI SULLA GRECIA

La Confederazione europea dei sindacati (Ces) ha espresso soddisfazione per l’impegno dell’Unione europea in favore di una strategia di crescita per la Grecia: «La riduzione dei tassi di interesse e il dilazionamento dei tempi di rimborso dei prestiti si sono rivelate misure necessarie» hanno osservato i sindacati europei.

Secondo Bernadette Ségol, segretaria generale della Ces, «i responsabili politici dell’Ue hanno ammesso che l’austerità non funziona e che è necessaria una strategia per la crescita. I Fondi strutturali inutilizzati dovrebbero servire alla crescita e all’occupazione, con un coinvolgimento dei sindacati nelle scelte relative all’utilizzo».

La Ces ha quindi ribadito la richiesta di una strategia europea di lungo periodo, che includa la creazione di euro-obbligazioni, l’istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie a sostegno di investimenti e occupazione e la fine dei paradisi fiscali e dell’evasione fiscale, oltre ad aliquote minime comuni per le imprese.

INFORMAZIONI: http://www.etuc.org

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