L’Europarlamento sulla crisi finanziaria, economica e sociale

ottobre 2011

A tre anni di distanza dal fallimento della banca d’affari statunitense Lehman Brothers, che ha segnato la massima espressione della crisi finanziaria globale, sono stati adottati solo alcuni provvedimenti per contrastare la degenerazione finanziaria ma servono ben altre misure per creare un settore finanziario sostenibile, in grado di far fronte all’eccessiva speculazione e di finanziare l’economia reale preferibilmente tramite il finanziamento del fabbisogno a lungo termine in materia di investimenti e la creazione di occupazione. Inoltre, le riforme della governance economica non hanno affrontato in maniera adeguata il problema degli squilibri a livello mondiale e dell’Unione europea, mentre la crisi finanziaria ha innescato una crisi socioeconomica sfociata in alcuni Paesi in una crisi politica.

Di questa preoccupante situazione ha discusso all’inizio del luglio scorso il Parlamento europeo, adottando una dettagliata risoluzione sulla crisi finanziaria, economica e sociale contenente raccomandazioni sulle misure e le iniziative da adottare.

I costi sociali della crisi sono elevati in Europa, l’occupazione nell’Unione europea ha subito una contrazione dell’1,8% e, di conseguenza, 23 milioni di persone economicamente attive si ritrovano disoccupate (9,6% del totale), mentre il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 21%, permangono incerte le prospettive di ripresa dei livelli di occupazione e il 17% dei cittadini dell’Ue rischia di divenire indigente. La crisi evidenzia una mancanza di fiducia, sicurezza e lungimiranza in seno all’Unione europea mentre, secondo previsioni della Commissione europea, entro il 2013 la produzione dovrebbe diminuire del 4,8% circa del Pil e nel corso prossimo decennio dovrebbe essere nettamente inferiore agli ultimi vent’anni.

Secondo l’Europarlamento, la crisi ha reso manifesta la necessità di compiere progressi verso la creazione di una vera e propria governance economica dell’Ue, costituita da un complesso di politiche intese a garantire la crescita sostenibile, la stabilità e la qualità dell’occupazione, la disciplina di bilancio, la correzione degli squilibri macroeconomici eccessivi, la competitività e la produttività dell’economia europea e una più rigorosa vigilanza e regolamentazione dei mercati finanziari, così come un idoneo meccanismo di soluzione della crisi finanziaria.

Il bilancio dell’Unione, al suo attuale livello dell’1% del Reddito nazionale lordo (Rnl), non è in grado di colmare il deficit di finanziamento prodotto dalle nuove esigenze create dal Trattato e da quelle legate alle politiche e agli impegni in corso, sostiene l’Europarlamento secondo cui per garantire una crescita sostenibile dell’Ue e conseguire gli obiettivi della strategia Europa 2020 «occorre riassegnare gli stanziamenti di pagamento inutilizzati a programmi comuni orientati verso la crescita, la competitività e l’occupazione e potenziare i prestiti concessi dalla Bei, creando un mercato obbligazionario in grado di attrarre gli investitori pubblici e privati, con il quale finanziare progetti comuni d’interesse per l’Unione nel suo insieme».

Debito e crisi dell’euro

La politica di bilancio squilibrata di taluni Stati membri ha amplificato i disavanzi pubblici esistenti prima della crisi e la crisi finanziaria ha contribuito significativamente a un’ulteriore crescita esponenziale di tali disavanzi, cui hanno fatto seguito le tensioni sui mercati del debito in alcuni Stati membri. Il declassamento del debito sovrano di Grecia, Irlanda, Portogallo da parte delle agenzie di rating del credito ha avuto un effetto di ricaduta sull’intera area dell’euro e ha provocato una rimodulazione del portafoglio che riflette comportamenti speculativi e avversi al rischio da parte degli investitori e, di conseguenza, il reperimento di fondi sui mercati a tassi sostenibili è diventato inaccessibile per la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo, sfociando quindi nella concessione di un’assistenza finanziaria nell’ambito dei programmi Ue-Fmi, programmi nei quali dovrebbe essere coinvolta anche l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil-Ilo) secondo il Parlamento europeo.

Gli approcci bilaterali o multilaterali degli Stati membri «rappresentano una minaccia per l’integrazione economica, la stabilità finanziaria e la credibilità dell’euro» osserva però l’Europarlamento, che accoglie con favore il principio del semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche, finalizzato a superare gli eccessivi squilibri interni all’Ue.

La crisi del debito sovrano ha evidenziato i rischi rappresentati dagli squilibri intraeuropei, per cui gli eurodeputati ritengono che l’Unione europea dovrebbe reagire in modo univoco, adottare un coordinamento molto più stretto della politica di bilancio e, se del caso, elaborare una politica di bilancio comune, dotata di risorse finanziarie sufficienti, provenienti in parte dalle risorse proprie, nonché predisporre opportuni meccanismi per la gestione delle crisi e la convergenza economica.

Tutti gli Stati membri rivestono un’importanza sistemica, osserva l’Europarlamento che chiede un pacchetto di riforme completo, socialmente inclusivo e coesivo, che affronti le carenze del sistema finanziario e lo sviluppo della nozione di un Tesoro europeo per rafforzare il pilastro economico dell’Unione economica e monetaria. Chiede inoltre l’adozione di misure per superare l’attuale mancanza di competitività, mediante riforme strutturali adeguate che affrontino gli obiettivi della strategia Europa 2020 e le cause fondamentali alla base della crisi del debito pubblico, sottolineando la necessità che gli Stati membri ripristino la sostenibilità delle finanze pubbliche e dei tassi di crescita, sulla base di solide politiche in materia di spesa pubblica di qualità e dell’equità ed efficienza della riscossione delle imposte.

Alla Commissione europea è chiesto di esaminare un futuro sistema di eurobbligazioni, al fine di determinare le condizioni che rendano tale sistema vantaggioso per tutti gli Stati membri che aderiscono all’area dell’euro nel suo complesso: le eurobbligazioni rappresenterebbero una valida alternativa al mercato obbligazionario in dollari statunitensi e potrebbero favorire l’integrazione del mercato europeo dei debiti sovrani, ridurre gli oneri finanziari, rafforzare la liquidità, la disciplina di bilancio e il rispetto del Patto di stabilità e crescita, promuovere riforme strutturali coordinate e contribuire a una maggiore stabilità dei mercati dei capitali, «il che promuoverà l’idea dell’euro quale valuta rifugio a livello mondiale». Per giungere all’emissione comune di eurobbligazioni, però, occorre avanzare ulteriormente verso una politica economica e di bilancio comune, osserva l’Europarlamento sottolineando che tale emissione dovrebbe limitarsi a un rapporto debito/Pil del 60%, avvenire sotto forma di obbligazioni di primo grado ed essere legata a incentivi per la riduzione del debito sovrano a tale livello: «L’obiettivo sotteso delle eurobbligazioni consiste nel ridurre il debito sovrano, evitare il rischio morale e prevenire le speculazioni ai danni dell’euro».

Sostenibilità e strategia Europa 2020

L’Europarlamento sottolinea poi l’importanza di politiche dell’Ue che si sostengono reciprocamente nel realizzare gli obiettivi della strategia Europa 2020 di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e dell’occupazione, supportata da diversi strumenti, tra cui strategie lungimiranti in materia di istruzione, ambiente, clima ed energia, efficienza delle risorse, rinnovamento della politica agricola, politica di coesione, strategie per ricerca, sviluppo e innovazione, rinnovamento del bilancio dell’Ue e una maggiore convergenza tra le spese nazionali a sostegno di tali obiettivi comuni.

L’elemento di sostenibilità della strategia Europa 2020 dovrebbe essere integrato in tutti i pertinenti settori d’intervento affinché l’Ue recuperi la leadership mondiale, sottolinea il Parlamento europeo secondo cui per mantenersi competitiva nell’economia mondiale l’Europa deve assumere la leadership della transizione ecocompatibile verso una società sostenibile ed efficiente sotto il profilo delle risorse. Al fine di raggiungere un ampio consenso sulla strategia da seguire in futuro sono necessari un dialogo sociale e una contrattazione collettiva forti e correttamente funzionanti nel quadro della strategia Europa 2020, nonché la promozione di un autentico dialogo sociale europeo sulle politiche e sulle misure macroeconomiche, osserva l’Europarlamento ricordando inoltre che il successo della strategia Europa 2020 dipende dall’impegno dell’Ue nel suo insieme e dalla titolarità di Stati membri, Parlamenti nazionali, enti locali e regionali e parti sociali.

Il Parlamento europeo sottolinea poi che il risanamento di bilancio deve essere accompagnato da obiettivi di medio e lungo periodo, come quelli indicati dalla strategia Europa 2020, in particolare per quanto riguarda la creazione di posti di lavoro, l’integrazione sociale, gli investimenti infrastrutturali, l’efficienza delle risorse, la trasformazione in chiave ecologica dell’economia e un’economia basata sulla conoscenza, affinché si rafforzino la competitività e la coesione sociale, economica e territoriale: la disciplina di bilancio, infatti, «se imposta senza una strategia ben definita può compromettere le prospettive di crescita, ridurre la competitività e, a lungo termine, nuocere gravemente all’economia».

L’Europarlamento chiede poi che la Commissione avvii, in stretta collaborazione con Eurostat, un rigoroso audit finanziario di tutti gli Stati membri al fine di determinarne l’effettiva situazione finanziaria, permettendo l’adozione di decisioni basate su dati oggettivi riguardo a progetti regionali e di coesione nell’ambito della strategia Europa 2020, così come deve essere avviato un esame di tutti i programmi di finanziamento nell’Ue, nonché delle sovvenzioni nazionali e regionali, al fine di intensificare i progetti e i programmi il cui successo è determinante e di abolire le sovvenzioni e i programmi di sviluppo economico inefficaci. Infine il Parlamento europeo sottolinea che la strategia Europa 2020 «risulterà credibile soltanto se supportata da sufficienti risorse finanziarie».

INFORMAZIONI:

http://www.europarl.europa.eu

NUOVE PROPOSTE PER IL SISTEMA BANCARIO

La Commissione europea ha presentato nel luglio scorso un pacchetto di misure per rafforzare la solidità del settore bancario dell’Ue garantendo che le banche continuino a finanziare l’attività economica e la crescita. A partire da questo obiettivo la Commissione chiede alle banche di detenere «un livello di capitale quantitativamente e qualitativamente più elevato» e di accumulare sufficienti riserve di capitali, in modo da potere fare fronte a crisi impreviste. Per parte sua l’esecutivo europeo si impegna ad attuare le norme sul capitale delle banche convenute in seno al G20 (Basilea III).

La Commissione intende inoltre istituire un nuovo quadro di governance, conferendo alle autorità di vigilanza nuove competenze di monitoraggio e prevedendo sanzioni quali l’obbligo alla riduzione dell’erogazione dei crediti in presenza di una bolla speculativa. Infine le proposte mirano a riunire in un unico corpus di norme tutta la legislazione in materia bancaria in modo da migliorare la trasparenza e l’efficienza del sistema.

Secondo il commissario europeo per il Mercato unico, Michel Barnier, le proposte presentate dovranno modificare i comportamenti delle 8000 banche operanti in Europa ed eviteranno il ripetersi di una situazione come quella attuale in cui «le famiglie e le imprese stanno ancora scontando le dure conseguenze della crisi finanziaria» causata dalle «azioni di pochi esponenti del mondo finanziario che hanno messo a repentaglio l’economia dell’intera società».

INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/index_it.htm

STRESS TEST BANCARI 2011: PUBBLICATI I RISULTATI

L’European Banking Authority ha reso noti nel luglio scorso i risultati degli stress test realizzati per verificare la solidità del sistema bancario di fronte a uno scenario economico avverso. Su un totale di 90, sono 8 gli istituti che non hanno superato i test (cinque spagnoli, due greci e uno austriaco) e 16 (sette spagnoli, due tedeschi, due greci, due portoghesi, uno cipriota, uno slovena e l’italiano Banco Popolare) quelli che sono stati definiti «a rischio». A questo quadro va aggiunta la posizione della tedesca Helaba che si è ritirata dai test in segno di dissenso con la metodologia adottata. Per quanto riguarda l’Italia gli istituti sottoposti a test, oltre al Banco Popolare, sono stati Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Ubi Banca, che hanno dimostrato di poter assorbire eventuali crisi simili a quelle del biennio 2007-2009 senza bisogno di interventi di ricapitalizzazione.

Tutte le banche che non hanno superato i test dovranno presentare alle rispettive autorità nazionali di sorveglianza l’elenco delle misure che intendono adottare per rafforzare il capitale reperendo 2,5 miliardi di euro (a tanto ammonta l’«aggregato mancante» degli istituti bocciati). L’elenco andrà presentato entro la metà di ottobre e le misure andranno implementate entro l’anno per gli istituti che non hanno superato i test ed entro l’aprile 2012 per quelli che sono stati definiti a rischio.

Così come era già avvenuto nel 2010, gli esiti dei test hanno suscitato reazioni di soddisfazione in molte capitali europee e di perplessità presso gli analisti internazionali. Il Fondo monetario internazionale, salutando con soddisfazione i risultati, ha anche auspicato che l’elevata trasparenza che ha caratterizzato i test e la pubblicazione delle relative informazioni diventi un «principio permanente a livello delle giurisdizioni nazionali».

INFORMAZIONI: http://stress-test.eba.europa.eu

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