Europa in ritardo nella lotta alla povertà

ottobre 2011

Il 2011 segna il primo anno operativo della nuova strategia Europa 2020, con la quale l’Unione europea si è impegnata a perseguire una crescita economica e sociale sostenibile fissando, tra i vari obiettivi, per la prima volta quello di ridurre sensibilmente la povertà: almeno 20 milioni di poveri in meno entro il 2020. Una strategia avviata però in un contesto problematico di profonda crisi, con i governi europei concentrati sulle questioni economico-finanziarie per il salvataggio dell’euro attraverso riduzioni del disavanzo che prevedono forti tagli alle spese sociali.

Che possibilità ha quindi questo tipo di approccio di conseguire gli impegni di riduzione della povertà e promuovere la coesione sociale? Questa la domanda a cui ha cercato di rispondere l’European Anti-Poverty Network (Eapn, Rete europea contro la povertà) che tra maggio e settembre 2011 ha svolto un’indagine con i suoi membri nazionali ed europei su questo primo anno della strategia, valutando specificamente i Programmi nazionali di riforme varati dai vari Paesi dell’Ue. Sono state analizzate le misure macroeconomiche, quelle per l’occupazione, l’istruzione, la formazione e l’inclusione sociale, nonché il ruolo svolto dai meccanismi di governance e dai Fondi strutturali europei. Emerge un quadro fortemente negativo, segnato da profonda delusione, sensazione di inganno e rabbia diffusa rispetto all’approccio generalmente adottato sia a livello comunitario che nazionale. I membri della Rete europea evidenziano le carenze nella definizione di obiettivi contro la povertà, mentre le risposte politiche per garantire una crescita inclusiva sembrano essere nel migliore dei casi inadeguate e nel peggiore dei casi colpevoli di generare addirittura un aumento della povertà e dell’esclusione sociale, nonché in molti casi un attacco ai diritti umani.

In generale, sottolinea l’indagine svolta dal network europeo, si è avuta la netta sensazione che l’Ue non stesse lavorando nell’interesse delle persone povere e a rischio di povertà, cosa che ha demotivato i soggetti e le organizzazioni della società civile allontanandoli da un impegno efficace nella collaborazione con le istituzioni per la definizione e l’adozione dei Programmi nazionali. Le implicazioni di questo rifiuto, osserva l’European Anti-Poverty Network, possono avere gravi conseguenze per il futuro dell’Ue, perché «se l’Europa non ha cuore, perché la gente dovrebbe tornare a volere più Europa?».

Conseguenze delle politiche macroeconomiche

La maggior parte dei membri della Rete europea (soprattutto in Bulgaria, Danimarca, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia e in parte Estonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna) ha sottolineato che le politiche macro-economiche proposte dai governi difficilmente potranno contribuire alla crescita inclusiva e alla riduzione della povertà e dell’esclusione sociale, mentre è piuttosto probabile che generino un aumento della povertà. Solo un piccolo numero di membri (Austria, Belgio, Lituania e Malta) considera i Programmi nazionali in grado di contribuire in qualche modo ad una crescita inclusiva. In generale si è osservato come la crescita inclusiva non sia una priorità delle politiche, concentrate invece unicamente su questioni relative a deficit di bilancio, Patto euro-plus, aggiornamento del Patto di stabilità, salvataggio economico-finanziario di Paesi a rischio di fallimento e relativi programmi concordati con l’Ue e il Fondo monetario internazionale.

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Di conseguenza, i riferimenti a una crescita inclusiva sono quasi completamente assenti, segnando così un fallimento dell’impegno di integrare gli obiettivi sociali e di considerare come le politiche macro-economiche potrebbero contribuire alla riduzione della povertà e dell’esclusione sociale.

Non solo, secondo molti tali politiche potrebbero contribuire ad aumentare la povertà, sia perché un minor numero di persone sarà nelle condizioni di uscire da situazioni di povertà sia perché l’impatto delle misure di austerità e i conseguenti tagli alla spesa sociale provocheranno un incremento del rischio di povertà.

La maggior parte dei tagli di spesa sembrano infatti essere principalmente destinati ai servizi sociali, al sostegno del reddito e benefici correlati, ed in alcuni casi addirittura alle politiche attive del mercato del lavoro, con un inevitabile impatto negativo sull’accesso al mondo del lavoro e quindi sulla prevenzione e la riduzione della povertà. Alcuni membri nazionali dell’Eapn segnalano una prospettiva di «tagli selvaggi» alle prestazioni e ai servizi senza l’opportuna attenzione alle conseguenze di tali misure, mentre altri membri evidenziano l’esistenza di tagli meno espliciti ma piuttosto «nascosti», ad esempio limitando l’accesso all’assistenza sociale o non indicizzando le soglie di ammissibilità al reddito: in entrambi i casi, però, l’Eapn osserva chiaramente come il risultato probabile sia un aumento della povertà e dell’esclusione sociale.

Così come destano preoccupazione i deboli investimenti in eque e sostenibili riforme delle pensioni, perché i governi mirano soprattutto ad aumentare l’età pensionabile ed abbassare i contributi, ma sono evidenti i rischi di innalzamento dell’età pensionabile in particolare per i redditi più bassi o per i posti di lavoro poco qualificati, mentre l’abbassamento dei contributi avrà un impatto negativo sulle pensioni future.

Aumento
delle disuguaglianze

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I membri dell’Eapn hanno poi valutato in che misura gli Stati membri stanno contemplando una condivisione più equa delle ricadute della crisi. Secondo la Rete europea il problema della povertà non può essere affrontato senza ridurre le disuguaglianze, che rappresentano il principale ostacolo allo sviluppo sostenibile e alla crescita inclusiva. Basso o molto basso è considerato dall’Eapn il livello di politiche che promuovono una maggiore uguaglianza, per questo si prevedono aumenti delle disuguaglianze. Quasi ovunque (Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Regno Unito e Repubblica Ceca) i membri della Rete europea anti-povertà hanno segnalato come non sia data priorità a una condivisione più equa delle misure di riduzione del deficit attraverso un aumento del gettito fiscale più equo e una più equa distribuzione dei livelli salariali e di reddito, al fine di ridurre le disuguaglianze di reddito e di ricchezza.

In una recente Relazione sull’impatto sociale della crisi l’Eapn aveva avanzato alcune proposte alternative per assicurare una ripresa più equilibrata e più giusta: ridurre il deficit più lentamente, garantire servizi essenziali e benefici sociali, aumentare le entrate promuovendo una più giusta redistribuzione attraverso sistemi fiscali progressivi. Sistemi fiscali più equi sono considerati dall’Eapn come base essenziale per ridurre le disuguaglianze e progredire verso una crescita inclusiva. Preoccupano invece le misure adottate perché generalmente basate sul sacrificio della spesa sociale.

La spesa sociale, sottolineano i membri della Rete europea, non deve essere vista come un costo ma invece come uno strumento essenziale per raggiungere una crescita sostenibile e inclusiva. La chiave dovrebbe essere investire su un reddito minimo adeguato, in grado di fornire un piano di consumi e un trampolino di lancio per l’inclusione.

Scarso impegno
dei governi europei

Il Consiglio europeo del giugno scorso e la Commissione europea, attraverso la valutazione effettuata sui Programmi nazionali di riforme, hanno evidenziato il mancato rispetto da parte degli Stati membri nel fissare obiettivi di riduzione della povertà sufficienti a soddisfare l’obiettivo globale dell’Ue. La Commissione ha osservato che non è nemmeno possibile produrre un dato comparativo a livello europeo per sapere «quanto vicino» siano gli obiettivi nazionali all’obiettivo generale, questo a causa delle differenze esistenti nelle metodologie nazionali. L’obiettivo povertà, infatti, è basato su una complessa combinazione di tre indicatori diversi (rischio di povertà, privazione materiale grave e bassa intensità di lavoro) e gli Stati membri sono stati lasciati liberi di scegliere il loro indicatore di povertà (tutti e tre, uno dei tre, o in alcuni casi i loro indicatori nazionali). Questa situazione ha però compromesso la possibilità di ottenere robusti dati comparativi necessari per definire e raggiungere un obiettivo credibile. I membri dell’Eapn chiedono che l’obiettivo anti-povertà sia almeno trattato come gli altri obiettivi.

L’obiettivo fissato dalla maggior parte degli Stati dell’Ue è visto dai membri dell’Eapn come troppo basso e inferiore alla loro quota proporzionale per raggiungere l’obiettivo comunitario, in rapporto alla popolazione attuale a rischio di povertà, per questo esprimono delusione per la mancanza di ambizione degli obiettivi denunciando la scarsa serietà dei governi nell’impegno per ridurre la povertà.

Un gran numero di membri dell’Eapn (Bulgaria, Danimarca, Estonia, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia) ha poi evidenziato la priorità bassa o molto bassa data nei Programmi nazionali di riforme a garantire un adeguato reddito minimo e la protezione sociale, mentre mancano generalmente misure serie per contrastare le discriminazioni ed è totalmente ignorato il legame tra povertà e discriminazione.

In generale, conclude la Rete europea contro la povertà, «l’impatto delle misure di austerità sulle prestazioni sociali e sui servizi, l’incapacità di ridurre il deficit con altri mezzi, compresa una fiscalità più equa, significa che i poveri stanno pagando un onere eccessivo per una crisi che non hanno causato, mentre la disuguaglianza crescente mette a rischio la coesione sociale e una risposta sostenibile alla crisi. Tutto ciò sta minando la credibilità e il futuro dell’Ue».

FONTE E INFORMAZIONI: Deliver Inclusive Growth – Put the heart back in Europe! Eapn analysis of the 2011 National Reform Programmes Europe 2020 , 12 ottobre 2011, http://www.eapn.eu

I MESSAGGI CHIAVE DELL’INDAGINE SULLA POVERTÀ

L’indagine svolta dall’European Anti-Poverty Network ha portato alla definizione di alcuni messaggi chiave sullo stato attuale delle politiche europee contro la povertà.

• L’approccio macro-economico dell’Ue, guidato da una governance economica che si concentra sulla stabilità e sulla competitività, non solo non promuove una crescita inclusiva, ma minaccia i diritti umani ed è probabile che generi un aumento della povertà, dell’esclusione e della disuguaglianza nell’Ue.

• L’incapacità di raggiungere l’obiettivo prefissato da parte dell’Ue e dei suoi Stati membri riflette una inaccettabile mancanza di serietà circa la riduzione della povertà. L’obiettivo della povertà deve essere trattato e attuato su una base di parità con gli altri obiettivi dell’Ue.

• Le politiche proposte per combattere la povertà sono insufficienti, non adeguatamente dettagliate ed eccessivamente focalizzate sull’occupazione, invece di investire in un approccio multidimensionale sostenuto da forti sistemi di protezione sociale.

• Anche se l’obiettivo occupazione è considerato ambizioso, seri dubbi sono espressi circa la sua attuazione, la mancanza di sinergie con l’obiettivo povertà e l’incapacità di dare priorità a mercati del lavoro inclusivi.

• Non c’è un investimento adeguato in campo educativo, manca un’analisi delle cause legate alla povertà e all’esclusione sociale. La tendenza è a concentrarsi sulla riduzione della dispersione scolastica, mentre scarsa attenzione è data a strategie integrate di apprendimento permanente.

• L’uguaglianza di genere e la lotta contro la discriminazione sono in gran parte assenti, manca un sistema integrato basato sui diritti e su servizi universali, con soluzioni mirate al fine di superare gli ostacoli esistenti per gruppi specifici.

• I Fondi strutturali sono al di sotto del loro potenziale in materia di inclusione sociale, manca un approccio integrato strategico per ridurre la povertà e l’esclusione sociale anche attraverso i Fondi europei.

• Scarsa partecipazione ai Programmi nazionali di riforme da parte di organizzazioni e di persone in povertà, con contatti limitati a riunioni informative e bassi livelli di consultazione, quindi con un impatto minimo e nessun impegno visibile a livello regionale e locale. Nonostante la necessità di coinvolgere tutte le politiche per combattere la povertà, il processo continua ad essere controllato dai ministeri economici e finanziari più che da quelli di area sociale.

INFORMAZIONI: http://www.eapn.eu

PRINCIPALI RACCOMANDAZIONI CONTRO LA POVERTÀ

Sulla base di quanto emerso dall’indagine, l’European Anti-Poverty Network ha avanzato alcune raccomandazioni alle istituzioni e agli Stati membri dell’Ue per contrastare la povertà.

• Dare priorità ad un approccio economico e sociale equilibrato, integrando la crescita inclusiva in tutte le politiche (macroeconomiche, occupazionali, sociali) dei Programmi nazionali di riforme. Ciò dovrebbe includere una valutazione urgente dell’impatto sociale della crisi e delle misure di austerità. Una risposta più equa alla crisi dovrebbe prevedere: riduzione del disavanzo più lenta; investimenti sociali per promuovere occupazione di qualità, protezione sociale e servizi chiave; aumento delle entrate attraverso un’imposizione più equa.

• Ristabilire un obiettivo credibile di povertà nell’Ue, con una riduzione del 3% su tutti gli indicatori e specifici sotto-obiettivi per i gruppi a maggior rischio di povertà, per esempio bambini, anziani, migranti e minoranze etniche. L’obiettivo della riduzione della povertà dovrebbe poi ottenere un trattamento paritario rispetto agli altri obiettivi ed essere monitorato in modo trasparente, con un dibattito annuale in seno al Consiglio europeo e al Parlamento europeo.

• Attuare approcci integrati per affrontare la multidimensionalità della povertà e dell’esclusione sociale, sostenuti da strategie nazionali sulla protezione sociale e l’inclusione sociale. È fondamentale difendere e investire nella protezione sociale e nell’adeguatezza dei sistemi di reddito minimo.

• Investire in mercati del lavoro inclusivi, in particolare nell’economia sociale e “verde” e nel settore dei servizi; promuovere la qualità, sia nei nuovi posti di lavoro che in quelli esistenti: garantire salari dignitosi, sicurezza del lavoro e tutela dei diritti del lavoro. Garantire strategie mirate a ridurre e prevenire la povertà dei lavoratori.

• Investire in istruzione per tutti, attraverso l’educazione inclusiva e strategie di apprendimento permanente che contribuiscono alla lotta contro la segregazione e l’esclusione.

• Investire in una società inclusiva e combattere la discriminazione su tutti i terreni e in tutte le aree. In particolare: sostenere un giusto approccio alla parità di genere; prestare attenzione alle esigenze delle donne a basso reddito o in situazioni di esclusione multipla; garantire un invecchiamento dignitoso e maggiori opportunità per i giovani; garantire servizi universali nonché strategie e risorse mirate per ciascun gruppo di popolazione a rischio.

• Garantire che i Fondi strutturali europei contribuiscano in modo efficace a promuovere l’inclusione, attraverso approcci integrati e socialmente inclusivi (in particolare con azioni integrate di inclusione attiva) e rendendoli accessibili alle piccole Ong di base. Impostare un sistema di valutazione sull’efficacia dei Fondi strutturali nella lotta alla povertà.

• Promuovere una partecipazione significativa delle parti interessate (comprese le Ong e le persone in povertà) in tutte le fasi e le aree dei Programmi nazionali di riforme, accettando e implementando le linee guida obbligatorie per la partecipazione al fine di  assicurare un’efficace combinazione di parti e metodologie per promuovere il partenariato e il co-sviluppo. Fornire risorse e supporto per lo sviluppo di Forum nazionali contro la povertà che permettano un dialogo strutturato tra gli attori nazionali, regionali e locali nell’ambito dell’attuazione della strategia dell’Ue Europa 2020.

INFORMAZIONI: http://www.eapn.eu

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