Affrontare le sfide dell’invecchiamento demografico

ottobre 2011

Nel 2025 oltre il 30% degli europei avrà più di 65 anni, mentre il numero degli ultraottantenni sarà quasi raddoppiato rispetto ad oggi. In una simile prospettiva, la Commissione europea ha invitato gli Stati membri a sviluppare e a dare seguito a una visione comune sul coordinamento della ricerca a livello europeo in materia di invecchiamento demografico. Attraverso la raccomandazione dal titolo Vivere di più, vivere meglio – potenzialità e sfide del cambiamento demografico, adottata nel luglio scorso, la Commissione europea caldeggia l’adesione degli Stati membri a un’iniziativa di programmazione congiunta sull’invecchiamento della popolazione in aree di ricerca volte a prolungare la partecipazione al mercato del lavoro, a promuovere uno stile di vita attivo per gli anziani, all’insegna della salute e della qualità della vita, nonché a rendere sostenibili i futuri regimi previdenziali.

Tredici paesi si sono già impegnati ad aderire all’iniziativa di programmazione congiunta, dove esponenti di spicco del mondo della scienza, dell’economia, delle scienze sociali, della sanità e della tecnologia si confrontano con rappresentanti dell’industria, della politica e delle organizzazioni di utenti al fine di promuovere lo sviluppo delle conoscenze in materia di invecchiamento demografico. Nel quadro di quest’iniziativa gli Stati membri collaboreranno, per la prima volta, per finanziare la ricerca strategica in materia. Questa collaborazione fornirà un contributo al partenariato per l’innovazione europea sull’invecchiamento attivo e in buona salute e all’agenda digitale europea, integrando inoltre le attività di ricerca sull’invecchiamento condotte nell’ambito del Settimo programma quadro, del programma congiunto Domotica per categorie deboli  e del programma quadro per la competitività e l’innovazione.

Nella raccomandazione la Commissione invita gli Stati membri a includere le seguenti azioni nelle proprie iniziative di ricerca sull’invecchiamento demografico:

• individuare e scambiare informazioni in merito ai programmi nazionali e alle attività di ricerca, nonché scambiare buone pratiche, metodi e orientamenti;

• individuare i settori o le attività di ricerca che trarrebbero vantaggio dal coordinamento o dalla condivisione delle risorse;

• tenere in considerazione l’evoluzione delle esigenze degli anziani nel definire gli obiettivi per i programmi di ricerca sull’invecchiamento;

• condividere, quando opportuno, le infrastrutture di ricerca esistenti oppure sviluppare nuovi strumenti, come banche dati coordinate, o sviluppare modelli per lo studio dei processi di invecchiamento;

• incoraggiare una maggiore collaborazione tra settore pubblico e privato, nonché tra diverse attività di ricerca e settori economici collegati al cambiamento demografico e all’invecchiamento della popolazione;

• mettere in rete i centri dedicati al cambiamento demografico e all’invecchiamento della popolazione.

I Paesi che aderiscono all’iniziativa di programmazione congiunta svilupperanno la propria agenda strategica di ricerca comune nei prossimi mesi, coadiuvati da esperti. In seguito l’agenda si tradurrà in azioni comuni e progetti che richiederanno un considerevole contributo finanziario e un forte impegno da parte dei Paesi coinvolti. La Commissione europea fornirà il proprio sostegno finanziario al coordinamento dell’iniziativa, che dovrebbe dare i primi risultati concreti dopo il 2012, ad esempio con la formulazione di raccomandazioni che, fondate su basi scientifiche, propongano un adeguamento dei sistemi pensionistici che tenga conto non più soltanto dei dati anagrafici, ma anche della capacità lavorativa della popolazione.

(Fonte: http://europa.eu/rapid)

INFORMAZIONI:

http://www.jp-demographic.eu

ALLARME OCSE SUI COSTI DELL’INVECCHIAMENTO

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) prevede che le spese dovute alla presa in carico di persone dipendenti dalla popolazione attiva possano raddoppiare o addirittura triplicare entro il 2050 e invita i governi nazionali a «migliorare la sostenibilità delle loro politiche di bilancio in questo settore e a sostenere coloro che si occupano del lavoro di cura».

Secondo i dati resi noti dall’Ocse gli ultra-ottantenni (che oggi rappresentano più della metà delle persone in situazione di dipendenza) rappresenteranno il 10% della popolazione dei Paesi Ocse entro il 2050 (oggi sono il 4%), con punte del 17% in Giappone e del 15% in Germania. Anche le spese relative alla presa in carico, oggi pari all’1,5% del Prodotto interno lordo, aumenteranno di conseguenza e questo impone, come ha sostenuto il segretario generale dell’Organizzazione, Angel Gurría, «l’ottimizzazione delle spese relative alla presa in carico e il sostegno agli addetti al lavoro di cura, che costituiscono la spina dorsale dei dispositivi di presa in carico di lungo periodo». L’Ocse ritiene dunque necessario mettere in campo riforme che attraggano manodopera da impiegare in questo settore, oggi caratterizzato da impieghi precari, poco remunerativi e socialmente poco riconosciuti. Anche quando il lavoro di cura è svolto nell’ambito della rete familiare, chi se ne fa carico risulta impossibilitato ad assumere altri lavori (che, quando ci sono, sono precari o a tempo parziale) ed è esposto a elevati rischi di povertà e di disagio psichico.

Sono dunque da incoraggiare tutte le misure implementate (ad esempio da Paesi Bassi, Germania, Svezia, Norvegia e Belgio) per incoraggiare i lavoratori a restare in questo settore o per valorizzare, anche in termini di livelli salariali, le esperienze in esso maturate; ma sarà necessario incoraggiare l’afflusso dei lavoratori migranti che già oggi rappresentano la maggioranza degli addetti in questo settore (uno su due in molti Paesi Ocse tra cui l’Italia), ad esempio aumentando le quote dei visti di ingresso e dei permessi di lavoro per chi andrà a lavorare in questo settore.

Si tratta, secondo l’Ocse, di «trovare un equilibrio tra qualità e sostenibilità della presa in carico» puntando soprattutto su servizi di tregua, incentivazione del lavoro a tempo parziale e sostegno ai lavoratori domestici: queste «le opzioni più positive in termini di costi ed efficacia».

L’Ocse invita infine i poteri pubblici a sollevare le famiglie dal «troppo oneroso costo della dipendenza», sia con l’erogazione di prestazioni universalistiche a favore di coloro che hanno più bisogno di aiuti e di cure sia con l’attivazione di partenariati pubblico-privato.

INFORMAZIONI: http://www.oecd.org

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