Prospettive finanziarie 2014-2020: la proposta della Commissione

luglio 2011

La Commissione europea ha presentato la proposta di quadro finanziario 2014-2020, aprendo un dibattito che dovrebbe concretizzarsi in un accordo interistituzionale nella primavera 2013. La questione rilevante è la seguente: l’Ue può usare la leva della fiscalità per aumentare le risorse “proprie”, cioè inviate dagli Stati membri o direttamente dai cittadini? Di questo si discuterà nei mesi a venire non tanto nel merito dei numeri quanto, e forse soprattutto, nel metodo perché se la proposta della Commissione uscirà vincente vorrà dire non solo che l’Europa avrà le risorse «per fare di più e meglio» ma che gli Stati membri avranno cominciato a rinunciare a un’altra prerogativa della sovranità nazionale trasferendola ad organismi istituzionali garanti degli interessi di tutti.

I numeri della proposta

Gli stanziamenti di impegno (cioè le risorse spese nell’arco di più di un esercizio finanziario) sono complessivamente pari a 1025 miliardi di euro, mentre gli stanziamenti di pagamento ammontano a 927,2 miliardi di euro. In termini assoluti (cioè guardando all’ammontare del bilancio) la Commissione ha fatto prevalere le istanze del Parlamento e non quelle degli Stati membri che chiedevano un congelamento del bilancio ai livelli del 2013 (127 miliardi secondo quanto previsto dal quadro finanziario attualmente in vigore), mentre la dotazione complessiva proposta aumenta del 5%. Una riduzione si osserva, invece, guardando il dato relativo alla percentuale di ricchezza prodotta destinata al bilancio comunitario: il quadro finanziario attualmente in vigore prevedeva, infatti, un massimale dell’1,24% mentre in quello nuovo non si va oltre l’1,08%, al di sotto dunque del precedente massimale e appena superiore al dato reale attuale (1,07%).

Il nuovo quadro pluriennale proposto dalla Commissione introduce un Fondo denominato Connecting Europe Facility che avrà una dotazione di 40 miliardi di euro destinati a progetti nei settori dei trasporti, delle energie e dell’Information Communication Technology con l’obiettivo di facilitare l’accesso al mercato interno e di «porre fine all’isolamento di alcune zone d’Europa». 376 miliardi di euro saranno destinati alla coesione economica sociale e territoriale e verranno assegnati, dietro norme di condizionalità che ne garantiscano efficienza ed efficacia di utilizzo, anche a quelle che vengono chiamate «regioni in via di transizione».

Viene inoltre proposto un potenziamento dei programmi di istruzione e formazione professionale con la creazione di un programma integrato istruzione, formazione e giovani la cui dotazione dovrebbe essere di 15,2 miliardi e le cui priorità dovrebbero essere la creazione delle competenze e la mobilità. Anche per la ricerca si profila l’unificazione dei programmi e degli strumenti esistenti nell’ambito della Strategia “Orizzonte 2020” con uno stanziamento di 80 miliardi di euro.

Alla politica agricola comune sarebbero destinati quasi 372 miliardi di euro privilegiando, soprattutto nel campo dei contributi diretti agli agricoltori, le aziende più “verdi” e sostenibili. Proposta inoltre l’apertura agli agricoltori del Fondo di adeguamento alla globalizzazione.

Nella terza rubrica rientrano, secondo la Commissione, non soltanto le risorse da destinare alla sicurezza europea e alla lotta alla criminalità (con un budget di 4,1 miliardi di euro) o ai capitoli immigrazione e asilo (3,4 miliardi), ma anche i fondi da destinare al miglioramento dell’ambiente e alla protezione del clima. Su questo punto la proposta prevede l’inclusione di questi obiettivi in tutti gli ambiti di intervento e l’aumento delle spese per il clima del 20%.

Le proposte per il rafforzamento del ruolo dell’Ue nel mondo consistono in: un aumento del bilancio per le relazioni esterne (70,2 miliardi), lo stanziamento di 16 miliardi per la politica di vicinato destinati a «promuovere la democrazia e la prosperità ai confini dell’Unione» e a confermare l’impegno dell’Ue in tema di cooperazione allo sviluppo e perseguimento degli obiettivi del millennio (20,6 miliardi di euro).

Non sono, infine, proposti aumenti delle spese amministrative (che oggi ammontano al 5,7% del bilancio complessivo) in quanto su questa questione la Commissione propone di proseguire sulla strada delle riforme e dei risparmi.

Gli elementi maggiormente innovativi della proposta non riguardano però tanto le uscite quanto le entrate: la tassa sulle transazioni finanziarie e l’Iva europea avrebbero, secondo la Commissione europea, il merito di aumentare le risorse a disposizione del bilancio comunitario (si parla di 30 miliardi all’anno a partire dal 2018) e di porre fine ai meccanismi delle compensazioni e dei rimborsi rendendo la gestione del bilancio più semplice e più trasparente.

Alcune reazioni a caldo

Alla soddisfazione dei commissari europei LászlóAndor (Occupazione) e AndroullaVassiliou (Educazione, Formazione e Gioventù), che plaudono alle scelte fatte a tutela dell’occupazione e del «futuro dei nostri giovani» e che trovano sostegno nelle parole dell’eurodeputato Alain Lamassoure (presidente della commissione parlamentare Bilancio) che chiede di «non discutere del bilancio europeo al chiuso delle segrete stanze ministeriali», si contrappongono le reazioni contrarie degli Stati membri (Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia) che, con motivazioni e prospettive differenti, invocano rigore e austerità non soltanto a livello nazionale ma anche a livello comunitario.

Intanto le proposte della Commissione europea sul fronte delle entrate incontrano il parere contrario delle istituzioni finanziarie e il favore della società civile rappresentata da associazioni, Ong e sindacati. Mentre il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha manifestato la sua preoccupazione per una tassa sulle transazioni finanziarie applicata soltanto in Europa, che «avrebbe conseguenze negative e comporterebbe una perdita di attività in un momento in cui è importante avere attività finanziaria», la segretaria generale della Confederazione europea dei sindacati (Ces), Bernadette Ségol, ha invece espresso soddisfazione per il fatto che «questa tassa sia finalmente riconosciuta come una possibilità credibile di fonte di finanziamento» invitando a discuterne «indipendentemente dal dibattito sul bilancio europeo». (M. M.)

Scrivi un commento

You must be logged in to post a comment.

Tag Cloud

Cerca in Euronote

Ricerca per data