Grecia tra aiuti e tensioni

luglio 2011

I ministri dell’Eurogruppo, cioè i responsabili economico-finanziari dei Paesi della zona euro, hanno deliberato l’erogazione di una nuova tranche di aiuti per 8,7 miliardi di euro alla Grecia. La decisione è avvenuta dopo che il Parlamento greco aveva definitivamente approvato il piano di austerità di bilancio supplementare preteso da Unione europea e Fondo monetario internazionale (Fmi).

A questi 8,7 miliardi dell’Eurogruppo si aggiungono altri 3,3 miliardi erogati dal Fmi, per un versamento complessivo di 12 miliardi di euro concessi alla Grecia a partire dal 15 luglio che rappresentano la quinta tranche dei 110 miliardi previsti dal piano di sostegno triennale al Paese. Entro la metà di settembre, poi, l’Eurogruppo si riunirà per valutare l’ipotesi di un nuovo piano di aiuti alla Grecia.

Le decisioni dei ministri europei e del Fondo monetario internazionale sono state rese possibili dall’iniziativa del Parlamento greco, che il 29 giugno scorso ha approvato un nuovo pacchetto di misure di austerità, piano concordato dal governo del primo ministro George Papandreou con l’Ue e il Fmi che proprio a questi tagli avevano condizionato l’erogazione della quinta tranche di aiuti. Il Parlamento greco ha approvato prima un piano di privatizzazioni per 50 miliardi e successivamente un impopolare piano di austerità da circa 28 miliardi, per un valore complessivo di 78 miliardi di euro. Il voto del Parlamento di Atene è stato definito dal presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, e dal presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, il «secondo decisivo passo per far tornare la Grecia ad una situazione di sostenibilità. In circostanze difficili – hanno detto ancora i due leader – il voto è stato un altro atto di responsabilità nazionale».

Diversa la posizione di larghe fasce della società civile e più in generale della popolazione greca, che un anno dopo il salvataggio del Paese vivono un continuo peggioramento del tenore di vita. Secondo il quotidiano greco “To Vima” la nuova manovra costerà 2795 euro all’anno per ogni famiglia di quattro persone, pari a una mensilità media in meno, mentre il ministro tedesco delle Finanze (Wolfgang Schäuble) ha stimato che se la Germania dovesse sostenere uno sforzo simile a quello della Grecia in proporzione i tagli al bilancio pubblico tedesco ammonterebbero a 125 miliardi di euro, cifra equivalente a quasi l’intero budget assegnato nel 2011 al ministero tedesco del Lavoro e delle Politiche sociali. Il nuovo piano del governo greco impone infatti duri sacrifici ai greci: ogni cittadino sarà chiamato a versare un contributo di solidarietà che varia in base al reddito dall’1% al 4% del reddito personale (5% per ministri, parlamentari, politici e funzionari pubblici eletti), mentre la soglia di reddito esente da tasse scende da 12.000 a 8000 euro l’anno, ad esclusione di pensionati over 65 e giovani under 30.

Nonostante ciò, l’Ue ritiene che le misure di austerità già introdotte dalle autorità greche sono insufficienti e il bilancio pubblico dovrà essere tagliato di ulteriori 4 miliardi di euro entro il 2014. Mentre il Parlamento greco approvava il nuovo piano di austerità nel Paese si svolgeva quindi uno sciopero generale di 48 ore e cresceva la protesta sociale in un clima di alta tensione.

Ma perché alla Grecia servono altri soldi oltre a quelli già ricevuti finora? Come spiega il quotidiano tedesco “Süddeutsche Zeitung”, «nel maggio 2010 lo Stato greco stava per esaurire i suoi fondi. Erano scaduti titoli di Stato per un valore di diversi miliardi di euro. In genere i Paesi rimborsano i creditori emettendo nuove obbligazioni, ma alla Grecia gli istituti di credito imponevano tassi di interesse troppo alti. Per questo un anno fa Atene ha ricevuto aiuti per 110 miliardi di euro. L’obiettivo era fornire liquidità per il tempo necessario a tornare sul mercato e ottenere capitali a condizioni migliori. Ma in questi mesi i tassi di interesse sono rimasti troppo alti».

Ciò che si vuole evitare è un fallimento della Grecia, che creerebbe uno shock del sistema finanziario globale e bloccherebbe il credito di altri Paesi in difficoltà, su tutti Irlanda e Portogallo. I titoli greci perderebbero infatti ogni valore e le banche greche ed europee, oltre a creditori come la Bce e il Fmi ma anche istituti finanziari statunitensi che hanno emesso titoli derivati, si troverebbero con enormi buchi di bilancio.

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