Governance economica secondo l’Europarlamento

luglio 2011

Maggiore trasparenza, avvertimenti automatici e sanzioni più forti, questi gli elementi principali del pacchetto sulla governance economica adottato il 23 giugno scorso dal Parlamento europeo, che con questo provvedimento ha chiesto nuove regole per dare maggiori peso e ambizione alle proposte originarie della Commissione europea.

Non sono mancate le critiche a parte dei testi adottati: la sinistra europea, ad esempio, ritiene che tale posizione implichi più austerità e che vi sia un’eccessiva focalizzazione sul controllo fiscale e poco margine per continuare con gli investimenti vitali necessari per una crescita e un’occupazione a lungo termine. Le parti del pacchetto riguardanti la prevenzione degli squilibri macro-economici hanno invece ottenuto maggioranze significative.

I testi adottati hanno rappresentato la posizione ufficiale del Parlamento europeo ai ministri delle Finanze e ai capi di Stato e di governo riuniti nel Consiglio europeo del 23-24 giugno. Tale posizione costituirà la base per le trattative tra gli eurodeputati e gli Stati membri, che sono destinate a proseguire speditamente per raggiungere un accordo definitivo appena possibile.

Punti principali
del pacchetto

I testi adottati dall’aula dell’Europarlamento contengono una serie di miglioramenti ottenuti dai deputati europei durante l’ultima sessione dei negoziati conclusi con la presidenza di turno ungherese. Non comprendono tuttavia le proposte avanzate dall’Ecofin poiché ritenute insufficienti dai relatori europarlamentari.

Tra i nuovi punti figurano:

• Un maggiore utilizzo del voto a maggioranza qualificata inversa per rendere più automatiche le raccomandazioni e le avvertenze. Ciò riguarda in modo particolare la dichiarazione che uno Stato membro non ha preso alcuna azione correttiva per porre rimedio allo squilibrio macroeconomico accertato.

• Una maggiore trasparenza, rendendo pubblici più testi e più discussioni di quanto previsto inizialmente, anche attraverso il coinvolgimento del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali per responsabilizzare gli Stati membri.

• La codifica del semestre europeo in testi giuridici, dando così valore giuridico a tale procedura.

• L’aumento dei poteri della Commissione europea, attraverso maggiori informazioni da fornire alla Commissione rispetto a quanto previsto in precedenza e missioni di sorveglianza negli Stati membri.

• Una nuova sanzione (0,2% del Pil) per le statistiche fraudolente in relazione ai dati su deficit e debito.

• Un deposito fruttifero come sanzione (0,1% del Pil) nel caso uno Stato membro non agisca come raccomandato per correggere uno squilibrio macroeconomico.

• Una maggiore indipendenza degli istituti statistici.

• Maggiori dettagli sugli indicatori da utilizzare per il controllo degli squilibri macroeconomici per garantire che la Commissione non basi il suo giudizio solamente su dati puramente economici, ma consideri anche la dimensione sociale.

• La salvaguardia dei processi di contrattazione sociale e gli accordi di fissazione dei salari.

• Una clausola di revisione sugli Eurobond (Eurosecurities). Entro la fine del 2011, la Commissione preparerà una Relazione e, eventualmente, delle proposte legislative.

Questioni in sospeso ma inserite nel pacchetto

Sebbene non vi sia ancora un accordo definitivo con gli Stati membri sui punti seguenti, essi figurano nei testi adottati dagli eurodeputati:

• Nessun accordo ancora sulle dichiarazioni automatiche da inviare agli Stati membri che ignorano gli avvertimenti della Commissione sul superamento della spesa. Questo automatismo è previsto nei testi adottati in quanto è considerato il mezzo per riuscire a imporre sanzioni, e quindi in grado di fornire un reale incentivo a un Paese per regolarizzare la propria situazione. La clausola inserita riduce il potere dell’accordo di Deauville proposto da Francia e Germania di mantenere una salda presa sulle valutazioni di non conformità espressa dalla Commissione.

• Audizione dei ministri delle Finanze da parte del Parlamento europeo. In base alla proposta della plenaria, «lo Stato membro interessato si vedrebbe offerta l’opportunità (…) di partecipare a uno scambio di opinioni».

• Un riferimento alla necessità di guardare ai Paesi con una partita corrente attiva (come la Germania), nonché ai Paesi con partite correnti in deficit (Paesi che importano molto) al momento di valutare le cause di uno squilibrio macroeonomico.

INFORMAZIONI:

http://www.europarl.europa.eu

NON SOLO PIL PER MISURARE IL PROGRESSO

Il Prodotto interno lordo (Pil) è un indicatore dell’attività economica dei mercati diventato un parametro standard usato dai responsabili politici di tutto il mondo, ma è una misura della produzione e non misura la sostenibilità ambientale, l’uso efficiente delle risorse, l’inclusione sociale o il progresso sociale in generale. Può anche essere ingannevole: ad esempio, le misure di riparazione a seguito di eventi quali incidenti e catastrofi naturali sono considerate un beneficio anziché un costo. È quindi necessario sviluppare indicatori supplementari per la misurazione del progresso economico e sociale a medio e lungo termine, indicatori chiari e misurabili che prendano in considerazione i cambiamenti climatici, la biodiversità, l’efficienza delle risorse e l’inclusione sociale, indicatori più strettamente incentrati sulla prospettiva a livello di nucleo familiare che rilevino informazioni su reddito, consumi e ricchezza. Sono queste alcune delle considerazioni contenute in una risoluzione approvata a inizio giugno dal Parlamento europeo, che ha così accolto favorevolmente la comunicazione della Commissione europea intitolata appunto Non solo Pil – Misurare il progresso in un mondo in cambiamento.

L’Europarlamento si attende che lo spostamento dell’attenzione su indicatori più ampi e maggiormente sostenibili comporti una focalizzazione più sistematica sui fattori sociali e ambientali nei Paesi in via di sviluppo, inclusi il cambiamento climatico, la biodiversità, la sanità, l’istruzione e la governance, e permetta quindi di rivolgere le politiche di sviluppo in modo mirato alle popolazioni più bisognose e svantaggiate. Sottolineando che tali indicatori dovrebbero essere compatibili e coerenti con le iniziative mondiali esistenti, come ad esempio l’indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite, il Parlamento europeo evidenzia la necessità di misurare la qualità di vita nelle società, ritenendo che nel raggiungimento e mantenimento della qualità della vita siano coinvolti fattori importanti e generalmente riconosciuti quali la salute, l’istruzione, la cultura, l’occupazione, gli alloggi, le condizioni dell’ambiente ecc.

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