Economia, migrazioni e Medioriente al centro del Consiglio europeo

luglio 2011

Economia, politica migratoria e politica di vicinato mediorientale sono stati i tre argomenti principali trattati dai capi di Stato e di governo dell’Ue riuniti nel Consiglio europeo svoltosi a Bruxelles nei giorni 23-24 giugno scorsi.

Il Consiglio europeo si è compiaciuto del prossimo completamento dell’attuazione del pacchetto globale di misure approvato nel marzo scorso al fine di riportare l’Europa verso una crescita sostenibile e tesa a creare occupazione, nonché al fine di rafforzare la governance economica.

Concluso il primo semestre europeo sono stati valutati collettivamente i programmi degli Stati membri in base alla valutazione della Commissione e approvate le raccomandazioni specifiche per Paese che dovranno essere prese in considerazione nelle prossime decisioni nazionali sul bilancio e sulle riforme strutturali.

In questo contesto il Consiglio ha rilevato che «gli Stati membri partecipanti al Patto euro-plus si sono impegnati a rafforzare l’ambizione e la precisione dei rispettivi impegni nel prossimo esercizio».

In particolare, per quanto riguarda la Grecia i capi di Stato e di governo della zona euro hanno convenuto la via da seguire e hanno invitato i loro ministri delle Finanze a portare a termine i lavori per poter prendere le decisioni necessarie.

Inoltre, il Consiglio europeo ha definito gli orientamenti per l’elaborazione della politica migratoria dell’Ue per quanto concerne la gestione dello spazio Schengen, il controllo delle frontiere esterne, lo sviluppo di partenariati con i Paesi del vicinato meridionale e il completamento del sistema europeo comune di asilo entro il 2012.

Politica economica

Sulla base della prima esperienza del semestre europeo il Consiglio europeo ha ritenuto che questo può diventare un metodo di governance efficace «per sostenere in modo integrato, trasparente e tempestivo la definizione delle politiche nazionali e dell’Ue.La presentazione contemporanea dei programmi di stabilità e di convergenza e dei programmi nazionali di riforma permette all’Ue di valutare allo stesso tempo le strategie nazionali di bilancio e di crescita, e di prendere in considerazione eventuali rischi, squilibri o compromessi».

In base alla valutazione della Commissione, il Consiglio europeo ha discusso le politiche e le misure presentate dagli Stati membri, che «costituiscono un valido punto di partenza per sostenere la ripresa dell’Europa, affrontare le sfide di bilancio e promuovere riforme più ambiziose a livello nazionale».Il Consiglio europeo ha quindi constatato che tutti gli Stati membri sono determinati a compiere tutto quanto necessario per attuare pienamente il Patto di stabilità e crescita.La realizzazione di alcuni obiettivi è «sulla buona strada», per altri (concernenti occupazione, efficienza energetica, ricerca e sviluppo, povertà e istruzione terziaria) occorrono invece sforzi supplementari, secondo il Consiglio europeo che esorta gli Stati membri ad assicurare un ambiente macroeconomico sano, ripristinare la sostenibilità dei conti pubblici, correggere gli squilibri macroeconomici e rafforzare il settore finanziario.

Occorre poi accelerare i lavori per concretizzare le iniziative faro della strategia Europa 2020 e dell’Atto per il mercato unico, in particolare riducendo ulteriormente l’onere normativo che grava sulle piccole e medie imprese e, se del caso, esentare le microimprese da alcune normative future o quantomeno assoggettarle a un regime agevolato.

Secondo il Consiglio europeo, nella definizione dei prossimi impegni gli Stati membri partecipanti dovranno prevedere:

- una portata più vasta:gli impegni dovrebbero concentrarsi maggiormente sulla realizzazione prioritaria delle riforme atte a favorire la crescita in modo da promuovere la competitività e più attenzione dovrebbe essere dedicata al rafforzamento della stabilità finanziaria;

- un approccio più concreto:gli Stati membri dovrebbero adoperarsi per rendere i futuri impegni quanto più specifici e misurabili possibile, precisando come e quando gli impegni saranno soddisfatti per poter misurare i progressi nel tempo e agevolare l’analisi comparativa;

- un maggiore grado di ambizione:gli Stati membri dovrebbero annunciare dove sono stati avviati i progetti di riforme a lungo termine in risposta al Patto e tenere conto delle migliori pratiche;

- un coordinamento pragmatico delle politiche fiscali:la Commissione e i ministri delle Finanze sono invitati a riferire, entro dicembre 2011, sui progressi compiuti nelle discussioni strutturate riguardanti le politiche fiscali, per garantire in particolare lo scambio di migliori pratiche, la prevenzione di pratiche dannose e le proposte volte a contrastare la frode e l’evasione fiscale.

Per quanto riguarda la Grecia, riconoscendo i «notevoli progressi compiuti nell’ultimo anno, in particolare in materia di risanamento del bilancio», il Consiglio europeo ha accolto con favore «il forte impegno costante del governo greco ad attuare il programma di aggiustamento», sostenendo inoltre l’elaborazione da parte della Commissione, insieme agli Stati membri, di un programma globale di assistenza tecnica al Paese. Il tutto nella consapevolezza che le misure di aggiustamento comportano sforzi enormi per i cittadini greci, ma che «tali sacrifici sono indispensabili per la ripresa economica e che contribuiranno alla stabilità e al benessere futuri del Paese».

Politica migratoria

In materia di libera circolazione delle persone il Consiglio europeo ha ribadito che l’orientamento politico e la cooperazione nello spazio Schengen devono essere ulteriormente potenziati, «rafforzando la fiducia reciproca tra gli Stati membri che hanno pari responsabilità nel garantire che tutte le regole Schengen siano applicate efficacemente in conformità delle norme comuni concordate e dei principi e delle norme fondamentali. Le frontiere esterne dell’Europa devono essere gestite in modo efficace e coerente, in base a responsabilità comune, solidarietà e maggiore cooperazione pratica».

In ogni caso, secondo i capi di Stato e di governo dell’Ue il sistema di valutazione di Schengen deve essere migliorato e approfondito, a tal fine è dunque necessario «un sistema di monitoraggio e di valutazione efficace e affidabile». Dovrebbe inoltre essere introdotto un meccanismo per far fronte a situazioni eccezionali che mettono a rischio il funzionamento globale della cooperazione Schengen, senza compromettere il principio della libera circolazione delle persone: «Il meccanismo dovrebbe comprendere una serie di misure da applicare in maniera progressiva, diversificata e coordinata per poter assistere uno Stato membro confrontato a una forte pressione alle frontiere esterne. Tali misure potrebbero includere visite d’ispezione e sostegno tecnico e finanziario nonché assistenza, coordinamento e intervento di Frontex». In ultima analisi, ha aggiunto il Consiglio europeo, si potrebbe introdurre una clausola di salvaguardia per autorizzare la reintroduzione eccezionale dei controlli alle frontiere interne in una situazione realmente critica, in cui uno Stato membro non sia più in grado di adempiere i propri obblighi nell’ambito delle regole Schengen: «Tale misura sarebbe adottata sulla base di criteri obiettivi specificati e di una valutazione comune, avrebbe portata e durata rigorosamente limitate e terrebbe conto della necessità di essere in grado di reagire in casi di urgenza. Essa non comprometterà i diritti delle persone cui è riconosciuta la libertà di movimento a norma dei Trattati».

Dal momento che il controllo e la sorveglianza delle frontiere esterne rientrano nella responsabilità degli Stati membri che, nell’esercitare tale funzione, «agiscono anche nell’interesse comune di tutti gli Stati membri», affinché le frontiere esterne dell’Europa siano gestite efficacemente e siano applicate ovunque le stesse norme il Consiglio europeo ritiene necessario l’utilizzo di tutti gli strumenti in modo ottimale e, se necessario, il loro riadattamento: «Il sistema europeo di sorveglianza delle frontiere sarà ulteriormente sviluppato in via prioritaria per diventare operativo entro il 2013 e permettere alle autorità degli Stati membri preposte alla sorveglianza delle frontiere di condividere le informazioni operative e migliorare la cooperazione». Sforzi che saranno intensificati grazie all’accelerazione dei lavori in materia di “frontiere intelligenti”, «al fine di garantire che per rispondere alle sfide dei controlli di frontiera ci si avvalga delle nuove tecnologie».

Rilevando la difficile situazione cui fanno fronte alcuni Stati membri, il Consiglio europeo ha ribadito la «necessità di una reale e concreta solidarietà nei confronti degli Stati membri maggiormente interessati dai flussi migratori», per questo saranno forniti i fondi e le risorse tecniche e umane necessari per proseguire e, se del caso, intensificare le attività a sostegno degli Stati membri interessati. Per gestire la mobilità in condizioni di sicurezza «è necessaria una politica coerente e strategica il cui obiettivo deve essere quello di affrontare le cause della migrazione a livello strutturale» ha sottolineato il Consiglio europeo, impegnandosi a sviluppare partenariati con i Paesi del vicinato meridionalee orientale nel quadro della politica europea di vicinato.

In materia di politica europea di asilo, messa «a dura prova» dai recenti sviluppi,si ritengono necessarie procedure sicure ed efficaci per coloro che hanno bisogno di protezione. A tale proposito «è essenziale che il sistema europeo comune di asilo (Ceas) sia ultimato entro il 2012, sulla base di standard elevati di protezione combinati a procedure eque ed efficaci in grado di prevenire gli abusi e consentire un rapido esame delle domande di asilo al fine di garantire la sostenibilità del sistema». La recente presentazione da parte della Commissione di proposte di modifica della direttiva sulle procedure d’asilo e della direttiva sulle condizioni di accoglienza dovrebbe fornire una nuova base per l’avvio di negoziati su due importanti elementi del Ceas: «Le modifiche non dovrebbero avere come risultato quello di incoraggiare la presentazione di domande infondate o di aumentare i costi complessivi per gli Stati membri» ha osservato il Consiglio europeo.

INFORMAZIONI:

http://www.european-council.europa.eu

DICHIARAZIONE DEL CONSIGLIO EUROPEO SUL VICINATO MERIDIONALE

Approvando «pienamente» le conclusioni del Consiglio sulla politica europea di vicinato, adottate il 20 giugno scorso, e accogliendo con favore l’appoggio del G8 alle trasformazioni democratiche del vicinato meridionale dell’Europa, il Consiglio europeo ha sottolineato l’importanza dell’Unione per il Mediterraneo e di «lanciare rapidamente progetti concreti e significativi nel quadro dell’Unione stessa».

I capi di Stato e di governo dell’Ue hanno espresso compiacimento per i provvedimenti in fase di adozione verso una trasformazione democratica nella regione, specialmente in Egitto e in Tunisia, per l’annuncio degli elementi principali della nuova costituzione del Marocco, per il rinnovato impegno a favore delle riforme politiche in Giordania e per la revoca dello stato di emergenza e della prevista riforma costituzionale in Algeria.

Il Consiglio europeo ha poi confermato il suo pieno appoggio alle risoluzioni 1970 e 1973 sulla Libia del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e agli sforzi che gli Stati membri dell’Ue stanno compiendo per attuarle, esortando nuovamente Gheddafi ad abbandonare immediatamente il potere: «La trasformazione democratica della Libia resta un interesse primario dell’Unione europea. Il Consiglio europeo sottolinea il ruolo fondamentale svolto dal Consiglio nazionale transitorio (Cnt) in tale processo come rappresentante delle aspirazioni del popolo libico».

D’altro canto è condannata «con assoluta fermezza» la repressione in corso e gli atti di violenza «inaccettabili e barbarici» che il regime siriano continua a compiere contro i propri cittadini, ribadendo gli inviti a dare prova della massima moderazione: «Scegliendo la strada della repressione anziché rispettare le promesse di ampie riforme, il regime sta mettendo in questione la propria legittimità. I responsabili di reati e di atti di violenza contro la popolazione civile saranno chiamati a rispondere del loro operato» ha aggiunto il Consiglio europeo, accogliendo con favore l’adozione di nuove sanzioni e offrendo «appoggio incondizionato agli sforzi diplomatici intesi a far sì che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite possa assumere le proprie responsabilità e dare adeguata risposta alla situazione in Siria».

Resta la preoccupazione per la situazione nello Yemen: tutte le parti sono sollecitate a interrompere le violenze, rispettare i diritti dell’uomo e osservare un cessate il fuoco permanente. Analoga preoccupazione è espressa per il contesto in cui hanno luogo i processi e le condanne di membri dell’opposizione in Bahrain, incoraggiando le autorità del Paese a garantire il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Così come resta preoccupante la situazione a Gaza: «L’assistenza umanitaria fornita alla popolazione di Gaza dovrebbe essere conforme al quadro e alle decisioni pertinenti delle Nazioni Unite e dovrebbe essere tale da non mettere in pericolo vite umane». I mutamenti radicali in tutto il mondo arabo evidenziano «la necessità di compiere progressi nel processo di pace in Medio Oriente, superando l’attuale situazione di stallo nel rispetto degli accordi ed obblighi precedenti» osserva il Consiglio europeo, invitando tutte le parti ad avviare urgentemente i negoziati che offrirebbero un’opportunità realistica di migliorare la situazione sul campo e di giungere così a una soluzione durevole e globale. Tutte le parti sono quindi invitate ad astenersi da azioni unilaterali che sono in contrasto con una soluzione globale, mentre è sostenuta l’iniziativa di convocare una Conferenza a Parigi per fornire sostegno economico alla costruzione dello Stato palestinese nel quadro di un processo di pace rilanciato.

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