Diritti Fondamentali

luglio 2011

Dalla Carta alla realtà: la situazione dei diritti fondamentali nell’Ue

Il 2010 è statoil primo anno in cui l’Unione europea ha operatosulla base diun quadro legislativo giuridicamente vincolanterelativo ai diritti fondamentali dei cittadini: insieme al Trattato di Lisbona, infatti, è entrata in vigore il 1°dicembre 2009la Carta dei dirittifondamentali dell’Unioneeuropea. Pur non estendendo le competenze dell’Ue, la Carta deve essere presa in considerazione nel processo decisionale e nell’attuazione della legislazione europea al fine di garantire l’effettiva esigibilità dei diritti fondamentali nell’Ue.

A questo è stato dedicato il terzo Rapporto annuale dell’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione europea (FundamentalRights Agency – Fra), pubblicato il 15 giugno 2011, in cui sono delineati gli sviluppi giuridici e politici a livello europeo e internazionale del 2010, con un’analisi approfondita degli impegni assunti a livello europeo in materia di diritti fondamentali.

Varie sono le questioni che destano preoccupazione per l’Ue e i suoi Stati membri nel campo dei diritti fondamentali: la povertà estrema e persistente così come l’esclusione sociale tra le comunità rom; il peggioramento delle condizioni dei richiedenti asilo in alcuni Stati membri e in tutti la sfida aperta dell’integrazione degli immigrati; la mancanza di uguaglianza e pari opportunità per molti, così come frequenti e persistenti casi di razzismo, xenofobia e discriminazione; le violazioni dei diritti dei minori, l’insufficiente accesso alla giustizia, l’ancora scarsa protezione delle vittime e le nuove esigenze in materia di protezione dei dati.

Alla luce di tutto ciò, non è sorprendente che nel 2010 la Corte europea dei diritti dell’uomo abbia emesso 795 sentenze contro quasi tutti i 27 Paesi dell’Ue e che in 657 di queste la Corte abbia individuato almeno una violazione dei diritti fondamentali. La maggior parte di questi casi non rientrava nell’ambito di applicazione del diritto comunitario, tuttavia è noto che i casi giudiziari rivelano solo la “punta dell’iceberg” del numero reale di violazioni che restano in larga parte non dichiarate. Inoltre, nel corso dello scorso anno quasi tutti gli Stati membri dell’Ue sono stati monitorati da uno o più organismi europei (Consiglio d’Europa) e internazionali (Nazioni Unite) e sono stati oggetto di oltre 50 Rapporti sulla base dei più importanti Trattati internazionali.

Principali urgenze in materia
di diritti fondamentali

Il Rapporto dell’Agenzia affronta un’ampia gamma di problematiche connesse ai diritti fondamentali, tutte ugualmente importanti; talune questioni, tuttavia, sono attualmente più urgenti di altre nell’agenda politica. Secondo il Rapporto, le tre principali urgenze per l’Ue in materia di diritti fondamentali riguardano l’asilo, la situazione delle popolazioni rom e la protezioni dei dati.

In materia di asilo, segnalando con particolare preoccupazione la situazione della Grecia dove le autorità non sono riuscite a garantire i diritti di accoglienza e asilo, la Fra ricorda che nel quadro del sistema europeo comune di asilo (che dovrebbe essere completato entro il 2012) gli Stati membri dell’Ue hanno una responsabilità condivisa: «Ciò potrebbe significare garantire un sostegno adeguato, in termini di risorse umane e finanziarie, agli Stati membri che si trovano alle frontiere esterne dell’Ue».

C’è poi l’irrisolta questione dei rom, «il gruppo minoritario nell’Ue maggiormente soggetto a discriminazione», con tassi di occupazione da 10 a 30 punti percentuali inferiori rispetto al resto della popolazione nei sette Stati membri coperti dall’indagine (Fra Eu-Midis). Per migliorare le condizioni di questa minoranza «l’Agenzia continuerà a svolgere un ruolo chiave nella task force per i rom della Commissione europea, quale principale fonte di ricerche affidabili, nonché di consulenza basata su dati oggettivi».

Nel 2010, ricorda poi il Rapporto, è proseguito il dibattito sulla direttiva dell’Ue riguardante la conservazione dei dati e sulla sua conformità con gli standard dei diritti fondamentali: di fronte alla richiesta giunta da oltre 100 organizzazioni europee di abrogare i requisiti esistenti e di avviare un sistema alternativo, oltre al pronunciamento contrario di alcune Corti costituzionali, la Commissione europea ha annunciato una revisione della direttiva.

Rimangono inoltre aperte alcune questioni trasversali, secondo l’Agenzia dell’Ue: la scarsa consapevolezza dei diritti; la difficoltà a ottenere accesso alla giustizia; l’omessa denuncia di casi di discriminazione; l’insufficiente raccolta di dati riguardanti la situazione sul terreno.

Alcuni miglioramenti,
ma va rafforzato il monitoraggio

In generale, sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Ue, il Rapporto segnala alcuni miglioramenti quali: il carattere giuridicamente vincolante della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue; la creazione di un nuovo incarico di commissario europeo il cui portafoglio comprende i diritti fondamentali (affidato alla vicepresidente della Commissione, VivianeReding); la prima Relazione annuale della Commissione sull’applicazione della Carta dei diritti fondamentali; l’introduzione di misure quali la “lista di controllo dei diritti fondamentali”, per garantire che le proposte legislative siano conformi agli standard dei diritti fondamentali; l’integrazione della dimensione dei diritti fondamentali in altri settori.

Per la prima volta, inoltre, tutti gli Stati membri hanno istituito o designato organismi a livello nazionale incaricati di promuovere la parità di trattamento.

Il Rapporto segnala poi favorevolmente l’integrazione della dimensione dei diritti fondamentali in altri settori, come il lavoro di Frontex, l’agenzia delle frontiere esterne dell’Ue, nonché mediante la legislazione riguardante questioni come la tratta di esseri umani, in cui viene posto maggiormente l’accento sulla tutela dei diritti delle vittime, soprattutto nel caso di minori. Nel 2010, inoltre, l’Ue ha aderito alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità: sebbene gli Stati membri abbiano aderito a numerosi Trattati sui diritti umani, questa è la prima volta per l’Unione europea, ciò significa che l’Ue dovrà garantire in tutte le sue normative il rispetto della Convenzione, nonché impegnarsi nell’elaborazione di politiche volte a promuovere l’uguaglianza.

L’Ue sta anche negoziando l’adesione alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, mentre per la prima volta tutti gli Stati membri hanno istituito o designato organismi a livello nazionale incaricati di promuovere la parità di trattamento. I loro compiti comprendono il sostegno e la consulenza alle vittime di discriminazione, nonché la formulazione di raccomandazioni per i responsabili politici. Benché tali organismi siano stati istituiti per affrontare la discriminazione sessuale e razziale, ogni anno sono sempre più numerosi gli Stati membri che conferiscono loro competenze in altri ambiti di discriminazione, come l’orientamento sessuale, la religione, l’età e la disabilità.

«È difficile, tuttavia, valutare con precisione le tendenze a livello europeo, perché talvolta le autorità nazionali non raccolgono i dati, o li raccolgono con modalità diverse, il che rende impossibile confrontare i problemi tra gli Stati membri» osserva la Fra, che per risolvere questa situazione sta lavorando allo sviluppo di indicatori dei diritti fondamentali che possano contribuire a registrare i progressi nel corso del tempo.

INFORMAZIONI: http://www.fra.europa.eu

Rom: una questione di implementazione dei diritti

Nell’estate 2010 la controversa questione dei rimpatri di cittadini rom rumeni e bulgari decisi dalle autorità della Francia ha riportato la questione delle comunità rom ai primi posti dell’agenda politica europea, osserva il Rapporto dell’Agenzia per i diritti fondamentali.

Il fatto cheil diritto allalibera circolazione e al soggiorno all’interno dell’Unione europea dei cittadinidi origine romsia statomesso in discussioneha generatoun ampio dibattitopubblicoe politicoincentrato sulla situazionedella più grande minoranza etnica d’Europa, qual è la minoranza rom, e sull’adempimentodei diritti fondamentali per i membri di questa minoranza. Così, sottolinea il Rapporto, «nella sua determinazionea radicarei diritti fondamentalinel tessutodel diritto comunitario,laCommissione europea ha inviatofortisegnalipoliticinel 2010in relazione airom, anche attraverso la creazione diuna task forcesui romnel settembre 2010».

Principali sviluppi
nella questione rom

Una popolazione compresa tra i 10e 12milioni di persone di etnia romvive attualmente in Europa, negli Stati membri dell’Ue, nei Paesi candidati e nei potenziali candidatidei Balcani occidentali. Questacomprende unavasta gamma digruppi (sinti, zingari, jenisch, kalé, camminanti, ashkali)e lorosottogruppi. L’utilizzo del termine “rom” costituisce una sorta di “ombrello”daipregiudizirispetto al modo in cuiognuno di questigruppisi presenta, o almeno così dovrebbe essere.

Il Rapporto della Fra individua i più importanti sviluppi della situazione dei rom in Europa, soprattuttonegli Statimembri dove i rom costituisconouna parte significativadella popolazione complessiva:

• I rom hanno incontrato crescenti difficoltà amuoversi liberamenteall’interno dell’Ue e alcuni Stati membri hanno rinforzatole politichedi rimpatrio.

•La questione riguardante lecondizioni abitativedelle popolazioniromè rimastaparticolarmente sensibile. L’Uepotrebbe fornirestimoliulterioriper migliorare la situazioneattraversouna revisionedel Fondoeuropeo di sviluppo regionale(Fesr),per quanto riguardal’ammissibilità degli interventidi alloggi a favoredelle comunità emarginate.

•I tassi di occupazionetra le comunitàrom hanno continuato aessere decisamente inferiori a quellidellamaggioranza della popolazione.

•Il livello diistruzione della popolazioneromè rimasto molto basso. Nonostante la riformadei sistemi nazionali diistruzione,tendenzesegregantisono state segnalate indiversi Statimembri dell’Ue, Paesi candidati e potenziali candidati.

• La popolazione romha continuato asoffrire condizioni dicattiva salute, un’aspettativa divita inferioreeun accesso limitatoai servizi sanitari.

Prospettive

L’Ue e i suoi Stati membri hanno una responsabilità particolare nei confronti dei rom, che costituiscono appunto la più grande minoranza etnica nell’Unione. Il Consiglio d’Europa ha invitato gli Stati membri a trattare la questione dei rom non solo dal punto di vista di un gruppo di persone socialmente svantaggiate, ma dal punto di vista di una minoranza nazionale che ha il diritto di godere dei diritti sanciti dalla Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali (Framework Convention for the Protection of National Minorities – Fcnm).

La Carta dei diritti fondamentali stabilisce i valori su cui si fonda l’Ue. Per fare in modo che questi valori diventino realtà, e quindi migliorino la situazione delle popolazioni rom, essi devono però essere tradotti in pratica, sottolinea il Rapporto dell’Agenzia per i diritti fondamentali che indica una serie di elementi chiave per vincere le sfide che ostacolano l’inclusione delle comunità rom nelle società europee:

• Il pieno utilizzo e applicazione degli strumenti giuridici dell’Ue nel rispetto della Carta dei diritti fondamentali, come la direttiva sull’uguaglianza razziale e la direttiva sulla libera circolazione. La promozione dell’inclusione dei rom attraverso il rafforzamento della governance multilivello, basata su partenariati efficaci con tutti i soggetti interessati. Questi includono gli organismi nazionali e regionali di coordinamento dei rom, le autorità locali e regionali, soggetti privati, altri organismi di parità specializzati e le Ong attive nel campo dei diritti dei rom.

• Una migliore cooperazione tra autorità nazionali, organismi europei e internazionali e rappresentanti delle comunità rom, che può aumentare l’efficacia degli strumenti (anche finanziari) disponibili per raggiungere l’inclusione dei rom;

• La promozione di un utilizzo più integrato ed efficace dei fondi europei per affrontare le sfide multidimensionali di esclusione dei rom, compreso lo sviluppo di politiche di desegregazione nazionali sostenute dai Fondi strutturali.

• L’integrazione sistematica della questione dell’inclusione dei rom nelle aree politiche generali relative a istruzione, occupazione, sanità pubblica, infrastrutture, urbanistica, economia e sviluppo territoriale.

• La raccolta regolare e sistematica di dati etnicamente disaggregati ufficiali, utilizzabili e significativi, accompagnata da tutte le necessarie salvaguardie previste dalla direttiva comunitaria sulla protezione dei dati. «Politiche di inclusione efficaci sono politiche informate» sottolinea l’Agenzia dell’Ue per i diritti fondamentali.

Asilo e immigrazione

Nel corso del 2010circa 250.000 personehanno chiesto asilo ai27 Paesi dell’Unioneeuropea.Ilsistema europeo d’asiloconsente a coloro che rischiano un danno gravenelloro Paese d’originedi chiedere la protezioneinternazionale, tuttavia i progressinelleriforme legislativeche portano allacreazione di un sistemaeuropeo comune di asiloentro il 2012sono stati lenti, rileva il Rapporto della Fra. Inoltre, la Grecia si è confrontata con una pressionesenza precedentisul suosistema di asilo mettendo a rischio la sua capacità digarantire i diritti umani, mentre unarecente sentenza dellaCorteeuropea dei diritti dell’uomoha sollevato questionicircal’operativitàdelregolamento Dublino II. Per quanto riguardal’integrazione dei migranti, il Rapporto osserva una tendenzaa legarela concessionedella residenza permanente peri cittadini non comunitari soggiornantilegalmentealle esigenzedi integrazione.

Tre le sfideprincipali individuate dal Rapporto in materia di asilo. In primo luogo,mentre ilProgramma diStoccolmaimpegna gli Statimembri dell’Ue alla creazione di unSistemaeuropeo comune di asilo(Ceas) entro il 2012, i progressi nella revisione
del quadro legislativosono statimodesti.In secondo luogo,gli Stati membrihanno continuato adaffrontare le sfidecon l’applicazionedell’acquis esistentein materia dicondizioni diaccoglienza per i richiedentiasilo. Alcuni casi di straordinaria pressionedeisistemi di asilo (come la Grecia) hanno però messo in lucele difficoltà chepossono sorgerenegli Statiin cuisi combinal’attualequadroin materia di asilocon unsistema nazionale di asilocherichiede ancoraun ulteriore sviluppoe mostrainsufficientecapacità amministrativaper far fronteall’afflusso dirichiedenti asilo.In terzo luogo,vi sono prove chesuggerisconocome sia in aumento l’intolleranzapubblicanei confronti dei migrantie dei richiedenti asilo.

Principali sviluppi
per asilo e immigrazione

•Le disposizionidella direttiva sulla qualifica, riguardanti l’idoneitàper la concessione e la revocadello status di rifugiato, sono state chiarite da unasentenzadella Corte digiustizia dell’Unioneeuropea.

• Gli Stati membrialle frontiereesterne dell’Ue che hanno sperimentatol’afflussomaggiore diimmigratihanno avuto difficoltànel garantirei diritti fondamentali,inparticolare per quanto riguardale condizioni di detenzionedei migranti irregolari.

•Trasferimentidi richiedentiasilo verso la Grecianell’ambito delregolamento Dublino IIsono stati sospesiin modo da noncomportare rischi peri diritti fondamentalidelle persone trasferite.

• Le condizioni di detenzionedei migranti irregolari, anche per coloro le cuidomande di asilosono state respinte, pongonoproblemiper la tutela deidiritti umani.

• Le pratiche di protezionein virtù di accordidi riammissione hanno sollevato preoccupazioniper quanto riguarda ilprincipio di nonrespingimento.

• Vari Stati membrihannointrodottorequisiti di integrazionecome condizioneper la concessione dipermessi di soggiornopermanente.

•Alcuni Stati membrihanno discussola concessione dimaggiori dirittipoliticiai cittadini immigrati.

Prospettive

In materia di asilo, due questionirimangonoal primo postodell’agenda dell’Uenei prossimi anni, osserva il Rapporto del’Agenzia per i diritti fondamentali. In primo luogo,se ilSistemaeuropeo comune di asilo(Ceas) deve essere completatoentro il 2012progressi significativisono necessarinel 2011.In secondo luogo,gli Statimembriche non l’hannoancora fattopossonosospendere i trasferimentidi richiedentiasilo verso la Grecia, in applicazione delregolamento Dublino II, per un periodo indefinitodi tempo, ma resta ancora poco chiaro se saranno avviate ulteriori iniziativebasatesulla solidarietàe sulla responsabilitàcollettiva.

Per quanto concerne la questionedei diritti fondamentalinel contestodei rimpatri, ci si attende chegli Stati membri continuinocon ilrecepimento e l’attuazionedella direttiva sui rimpatri.

Rispetto all’immigrazione legale da Paesi terzi, invece, èprobabile chela Commissione europea avanzinuovepropostesull’immigrazioneper lavoro, oltre a quelle sui lavoratori stagionalie sui trasferimenti intra-aziendali da Paesi terzipresentate nel 2010. Il ritmodella ripresa economicain Europapotrebbe poi avere un impattosulladisponibilità degli Statimembri ad aprirenuoverotte di migrazionelegalmente riconosciuteper i lavoratori migranti.Infine, per quanto riguarda l’integrazione dicittadini di Paesi terzi, nota il Rapporto, resta davedere sel’introduzionedi una base giuridicaper la cooperazionein materia di integrazione (art.79 delTrattato di funzionamento dell’Ue)aumenteràl’impatto dell’Uein quest’area, cosa che sarà più chiara in seguito alla proposta di una nuova Agenda per l’integrazioneda parte della Commissioneeuropea.

ALTERNATIVE E DURATA DELLA DETENZIONE DEI MIGRANTI

Un problema esaminato nel Rapporto dell’Agenzia per i diritti fondamentali riguarda le misure alternative alla detenzione dei migranti. Anche se molti Stati membri dell’Ue prevedono la possibilità di imporre misure alternative alla detenzione, questa pratica è spesso adottata solo in via eccezionale e in primo luogo per gruppi particolarmente vulnerabili, come le famiglie con bambini. In Belgio, ad esempio, le famiglie possono essere collocate in case aperte, programma accompagnato da consulenze individuali sulle opzioni di immigrazione a disposizione dei migranti: finora questa pratica ha avuto un discreto successo in quanto, grazie all’intensa consulenza individuale, riduce la necessità di privazione della libertà senza aumentare i tassi di fuga.

Un altro aspetto analizzato dal Rapporto riguarda la durata della detenzione che precede l’espulsione. La direttiva sui rimpatri prevede una lunghezza massima di detenzione di sei mesi, che può essere prolungata a certe condizioni fino a un totale di 18 mesi. La trasposizione della direttiva doveva essere completata entro dicembre 2010, ma a novembre otto Stati membri non avevano ancora stabilito per legge un limite massimo di tempo per questo tipo di detenzione (Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lituania, Malta, Svezia e Regno Unito). Inoltre, nei Paesi Bassi non è previsto un limite massimo di legge per la privazione della libertà derivante dall’art. 59,1 della legge sugli stranieri del 2000, che è di gran lunga il terreno più comune per la detenzione degli stranieri. Senza un periodo massimo di detenzione previsto dalla legge, osserva il Rapporto della Fra, i diritti dei migranti irregolari detenuti sono protetti solo nella misura in cui essi possono esercitare il diritto al ricorso giurisdizionale. Alla fine del 2010 i limiti di tempo per la privazione della libertà di stranieri in attesa di espulsione variavano da 32 giorni in Francia a 20 mesi in Lettonia o due anni in Romania.

Razzismo e discriminazione etnica

Nonostante il divieto di discriminazionesulla base dellarazzae dell’origine etnicasia benconsolidato nel dirittointernazionale ed europeo, varicasi giudiziarie studipubblicatinell’Uemostranoche il razzismoresta un grave problema in Europa in settori quali l’occupazione, l’assistenza sanitaria, l’alloggio e l’istruzione. Come già nei Rapporti annuali precedenti, anche in questo suo terzo Rapporto l’Agenzia europea per i diritti fondamentali sottolinea che, al fine dicomprendere appienoil fenomeno delrazzismo e della discriminazioneetnica, sarebbe utile e necessario attivare meccanismi per una raccolta di dati completie comparabili.Tuttavia,i progressi per l’introduzione ditali meccanismisono rimastilenti, pur in un generale aumento degli sforzi perintensificare il contrasto del razzismo e delladiscriminazione etnica.

Principali sviluppi in materia di
razzismo e discriminazione etnica

• La discriminazione etnica nel settore dell’occupazioneè rimastaprevalente, con vari casirilevatinegli annunci di lavoro, nelle procedure di assunzione, nelle condizioni di lavoro e nei licenziamenti.

•L’accessoalle cure sanitarieresta subordinato aglisforzi persuperare le barriere linguisticheeaccoglierela diversità culturale. Nel casodegli immigrati irregolari, l’accesso è strettamente collegato al fatto cheal personale sanitarioè stato richiesto disegnalarealle autorità le personeprive di documenti.

•Anche seformalibarriere giuridiche e amministrativeperl’accesso all’alloggio socialesono presentisolo inalcuni Stati membri, l’evidenza suggerisceche le minoranze etniche continuano a vivere inalloggidi minore qualità, cosa che deriva da discriminazione sia diretta che indiretta.

•La segregazionenel settore dell’istruzionesembrarimanere unproblema che colpiscesoprattutto i bambinirom in taluni Statimembri. Tuttavia esistono barriere di accessoall’istruzioneper i figli di migranti irregolariin alcuni Statimembri dovele autorità scolastichehanno l’obbligodi raccogliere informazionie riferiresullo status giuridicodegli studenti e deiloro genitori.

•Un certo numero diStati membrista cominciando amuoversi versola raccolta di datisuddivisi perrazza oetnia,cosa che rappresentauno sviluppo importantenel tentativo diregistrare eidentificare lepratiche potenzialmentediscriminatorie.

•La maggior partedegli Statimembriche attuano una raccoltadati sulla criminalitàa sfondo razzialeha mostrato unaumento del numero diatti di questo tipo.

• I Paesi che svolgono una raccolta dati completa e dettagliata sono però solo Finlandia, Svezia e Regno Unito.

• Quelli che hanno un sistema di registrazione considerato “buono” sono: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Polonia e Slovacchia.

• Quelli con un sistema “limitato” di monitoraggio dei reati e della discriminazione etnica e razziale sono: Estonia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Romania e Slovenia.

• Infine i Paesi che non hanno dati sistematicamente disponibili sono: Bulgaria, Cipro, Grecia, Portogallo e Spagna.

Prospettive

• Secondo il Rapporto della Fra, l’utilizzopositivo dei test didiscriminazionequale mezzo peril monitoraggio della prevalenzadella discriminazionee per dimostrare pratiche discriminatorienei settoridell’occupazionee degli alloggida parte di alcuniStati membrievidenziail valoredi questa tecnica.Come risultato ditale successo, sottolinea l’Agenzia europea, si prevede che tale sperimentazionepossa diventare piùcomunein tutta l’Ue.

• Al fine digarantire la paritànel godimentodi buona salute dovrà esseresviluppata una maggiorecomprensione dei problemidi salute mentaleche colpiscono i membri delle minoranze etniche.

• La lotta alla segregazione nel settore dell’istruzionedovrà essereaccompagnata da misure perprevenire le molestie e la discriminazioneall’interno delsistema scolastico,al fine di garantireche le minoranze etniche possano parteciparein modo efficace al ciclo scolastico.

• Iniziative a livello europeo da parte della Commissioneeuropea e delComitato per la protezionesocialepotrebbero contribuire a favorirela diffusionedelle migliori pratiche messe in atto dagli Stati membri dell’Ue.

PROFILING ETNICO E BASSI LIVELLI DI FIDUCIA NELLA POLIZIA

Nel corso del 2010 l’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Ue ha promosso una Guida per aiutare le forze dell’ordine a meglio comprendere le differenze tra gli usi legittimi del profiling come strumento di indagine e di analisi e le violazioni delle norme in materia di non discriminazione. La Guida, caratterizzata da esempi di buone prassi attuate in alcuni Paesi dell’Ue, è accompagnata da un Report di analisi dei dati sui fermi di polizia nei confronti di membri di minoranze che presenta i dati di un sondaggio Eu-Midis sulle esperienze e le percezioni dei fermati e degli arrestati dalla polizia in 10 Stati membri. I risultati del sondaggio e della Guida indicano che i livelli di fiducia nelle forze di polizia diminuiscono se le minoranze percepiscono e sperimentano trattamenti discriminatori. Una mancanza di fiducia che ha forti implicazioni sulla rinuncia a segnalare alla polizia reati a sfondo razziale subiti da membri delle minoranze etniche.

Diritti e protezione dei minori

I diritti deiminori sono parte integrantedei diritti fondamentali che l’Ue si è impegnataa proteggere nel rispetto dellagiurisdizione degli Statimembri e, secondo ilTrattato di Lisbona, l’Ue devepromuovere i dirittidel bambino.Nel 2010 l’azione dell’Ue sull’attuazionedel Programma di Stoccolma, che delineala strategiain materia digiustizia, si è concentrata soprattutto sulla questione dellaprotezione dei minori. Nei primi mesi del2011, poi, la Commissione europea hapubblicatouna comunicazionerelativa all’Agenda dell’Unione europeaper i diritti deibambini, che stabilisce un programma d’azioneper i prossimi anni. Un elementochiave èrenderei sistemi giudiziaripiùadatti ai minori, trasformando i diritti deibambini inrealtà attraversola legislazione dell’Ue.

Restano tuttaviamolte sfideaperte, osserva il Rapporto dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali, perché varie sono le prove che i diritti dei bambini e dei minori, in particolare di quelliin situazioni di vulnerabilità, non sono adeguatamenteprotetti.

Principali sviluppi
per i diritti dei minori

• La Commissioneeuropea ha adottatoneiprimi mesi del 2011un ordine del giornodell’Unione europeaper i dirittidel bambino, contenente 11punti d’azione.

• Un accordoè stato raggiuntoa livello europeosul testofinaledella direttivasulla prevenzione e lalotta alla trattadi esseri umani ela protezione delle vittime, che dedica particolare attenzione allatutela dei minori.

• Il Consigliod’Europa ha adottatoorientamenti in materia digiustiziaa misura di bambinoeuna raccomandazione sullade-istituzionalizzazione e lavita comunitariadei bambini condisabilità.

•Il numero verdeeuropeoper ibambini scomparsi (116 000) è in funzionesoltanto in13 Stati membri dell’Ue.

• Risultatipreoccupanti sono emersidalle indagini svolte indiversi Stati membri dell’Uein merito ad abusi su minoricommessi all’interno di istituzioni o da membridel loro personale.

•L’Agenzia europea per i diritti fondamentali ha sottolineatoche i minoriseparatiin un contesto dimigrazione odi asilospesso non sonoadeguatamentealloggiati, lo screening medicoall’arrivonon è sempreaccessibile, le procedure per la determinazione dell’asilosonospesso nonadatte ai minori e la qualità di tutelavarianotevolmentetra gli Statimembri.

•Permane poi una completa mancanzadidati disaggregatiper quanto riguardail traffico di minoripersfruttamento sessuale o lavorativo, mentredove esistono registrazioni il numero delle vittime della trattaidentificateè rimasto molto basso.

Prospettive

• La comunicazione della Commissione europea su una Agenda per i diritti del fanciullo contiene un piano di lavoro ambizioso per migliorare la protezione dei minori nell’Unione europea, osserva il Rapporto della Fra. Si propongono infatti azioni concrete in settori chiave, come la giustizia a misura dei bambini, la protezione dei minori in situazioni vulnerabili e la lotta alla violenza contro i minori all’interno e all’esterno dell’Europa. L’Agenzia sosterrà la sua implementazione fornendo assistenza, raccogliendo dati da fonti secondarie e da ricerche sul campo, e continuando a riferire i progressi compiuti.

• Secondo la Fra, dopo la forte attenzione da parte dell’Agenda Ue per una giustizia a misura dei minori e l’adozione delle pertinenti linee guida da parte del Consiglio d’Europa, i progressi in questo settore saranno di primaria importanza.

• Gli sviluppi giuridici e politici in questo campo dovrebbero rispecchiare le norme internazionali come la Convenzione dell’Onu sui diritti del fanciullo, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, le norme internazionali e la giurisprudenza riguardanti i minori. Un obiettivo particolarmente importante è quello di ottenere il riconoscimento dello statuto speciale per i bisogni e diritti dei bambini e, di conseguenza, la necessità di rispettare, proteggere e garantire il loro diritto di accesso alla giustizia, così come di essere consultati e ascoltati nei procedimenti che li coinvolgono o che li riguardano.

• I bambini in situazioni di particolare vulnerabilità costituiscono un’altro obiettivo chiave per il lavoro dell’Ue. Tra questi, i bambini che scompaiono da casa, i bambini disabili, i bambini rom e migranti, i bambini separati in un contesto di migrazione o di asilo e i minori vittime di tratta per sfruttamento sessuale e lavorativo. Le misure dell’Ue per migliorare la protezione di questi bambini devono avere una considerazione preminente per gli interessi dei bambini, rispetto al loro benessere psicologico e fisico, così come i loro interessi giuridici, sociali ed economici.

• Inoltre, i punti di vista dei bambini e le loro opinioni devono essere prese in considerazione.

• Infine, i bambini che utilizzano moderne tecnologie di comunicazione beneficiano di un apprendimento digitale, ma sono anche vulnerabili di fronte a contenuti potenzialmente nocivi e comportamenti dannosi attraverso il cyber-bullismo. A questo proposito, l’Ue, le autorità nazionali e i fornitori di servizi hanno laresponsabilità di sviluppare misure concrete per proteggere i bambini in modo efficace.

BAMBINI SEPARATI DAI GENITORI IN CONTESTO DI MIGRAZIONI

Molti minori giungono ogni anno in Europa separati dai loro genitori, spesso in cerca di asilo. Alcuni di questi bambini hanno abbandonato il loro Paese di origine a causa della guerra, di conflitti armati, per timore di persecuzioni o per sfuggire alla povertà. Alcuni possono persino essere vittime della tratta per sfruttamento sessuale o lavorativo. La situazione di questi bambini è particolarmente precaria e la loro protezione è quindi di importanza fondamentale. Il Consiglio europeo ha preso atto del problema nel Programma di Stoccolma, invitando a dare «priorità ai bisogni di protezione internazionale e di accoglienza dei minori non accompagnati».

In questo contesto, l’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Ue ha pubblicato nel 2010 un Rapporto sui minori separati richiedenti asilo, basato su una ricerca svolta sul campo al fine di delineare un quadro il più possibile esaustivo sulle politiche di accoglienza, rimpatrio e integrazione, nonché sul numero di minori non accompagnati. Dalle interviste effettuate con 336 minori separati richiedenti asilo e 302 adulti responsabili nella loro cura in 12 Stati membri è emerso che i minori soli in molti casi sono sistemati in alloggi non idonei, ad esempio in strutture chiuse, tra cui alberghi o ostelli con estranei adulti. Altri problemi sono stati rilevati rispetto allo screening medico e di valutazione della salute al loro arrivo e ai sistemi di tutela. Inoltre, ha rilevato lo studio dell’Agenzia, i rappresentanti legali dei minori non sempre sono preparati o qualificati.

Eguaglianza e non discriminazione

A oltre dieci anni dall’adozione da parte dell’Unioneeuropea, nel 2000,di un quadrolegislativodettagliato sulla discriminazione, gli elementi di cui disponel’Agenzia europea per i diritti fondamentali mostrano chel’eliminazione della discriminazionecontinua a costituireuna sfida significativanegli Statimembri.Il non esserediscriminati– sulla base disesso, religione,disabilità, orientamentosessuale oetà –costituisce un dirittofondamentale rilevante perinnumerevoli situazionidella vita quotidiana. Nel 2010 l’Ueha adottato direttivesul congedo parentale esulla paritàdi genere in ambito lavorativo, mentre la Commissione europea ha stabilitouna nuova strategiadi cinque annidi lavoroverso l’uguaglianzatra uomini e donne. Da parte loro, gli Stati membri hanno introdotto una legislazione perattuare una serie didirettive europee sull’uguaglianza.Ma nonostantequesti progressi, le sfide contro le varie forme di discriminazione nell’Ue rimangono, sottolinea il Rapporto della Fra. La discriminazione multipla,peresempio, rimaneuna realtà chenon si riflette in gran partedal quadro giuridicodell’Unione.Il Trattato diLisbona ponel’Unione europeainun nuovo obbligo «orizzontale» per combattere la discriminazionein tutte le suepolitiche e attività, «un compito chepuò contribuire alla formazione di una societàpiù equa» sottolinea l’Agenzia per i diritti fondamentali.

Principali sviluppi in materia
di non discriminazione

•Negoziati sulla direttiva“orizzontale”sono rimastiin corso nell’ambito delConsiglio dell’Unioneeuropea.

•Gli Stati membri dell’Uehanno continuato aintrodurrenuove legislazioni, o modifichea quelle esistenti, per recepire ledirettive sulla parità, vale a dire ladirettiva sull’uguaglianza razziale, la direttiva sull’uguaglianzanel settore dell’occupazione, la direttiva che estende la non discriminazione nell’area dei beni e dei servizi e la direttiva sull’uguaglianzadi genere.

• Il livellodi reclami ricevutidagliorganismi di parità è rimastovariegatoin tutta l’Ue. Nonostanteun aumento delle denuncesegnalatein 12Stati membri dell’Ue, i numeri complessivisono apparsibassi.I mandatidi alcuniorganismi di paritàsono stati ampliatiper includere piùmotivi di discriminazione.

•Sono state adottate direttive in materia dicongedo parentale esulla paritàtra lavoratoriuomini e donne, così come unastrategia quinquennale sulla promozione della paritàtra uomini e donneper il periodo2010-2015. Sono invece rimasti in corso negoziati sulladirettiva relativa alle lavoratrici gestanti.

• È stata formalmente avviata l’attività dell’Istituto europeo perl’uguaglianza di genere.

•L’Unione europeaha ratificato laConvenzione delle Nazioni Unitesui dirittidelle persone con disabilità, come hanno fatto altri quattroStati membrinel 2010 portando a 16il totale dei Paesi dell’Ue che l’hannoratificata. La Commissione europeaha poi lanciato la sua Strategiaeuropea per le persone disabili, mentre alcuni Stati membrisi sono impegnati per l’attuazione di misure atte a favorire una vita indipendentee un’educazioneinclusivaper le persone condisabilità.

• Il Consigliod’Europa ha adottato unaraccomandazionedi vasta portata sulla discriminazione legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere,mentrel’Assemblea parlamentare dell’organismo europeo ha adottato una raccomandazionee una risoluzionesul tema. La giurisprudenzae le misure adottate dalla Corte europea deidiritti dell’uomo per alcuniStati membririchiedonosviluppinei dirittidelle coppie dello stesso sesso, nei diritti transgender e nello svolgimentodelle manifestazioni deiPride.

•La discriminazionesulla basedella religione ha ricevutoconsiderazionenelle decisionigiudiziarieriguardanti l’esposizione di simboli religiosisui luoghi di lavoro enelle scuole.

• La promozionedella partecipazionedellepersoneanzianee dei giovaninel mercato del lavoroha ricevuto l’attenzionedi varie iniziativedella Commissione europea.

• Progressiverso lalotta alle discriminazioni multiple sono stati osservati nei tribunali e negli organismi di parità di alcuni Stati membri.

Prospettive

• Gli Stati membri hanno una nuova occasione per rafforzare la protezione contro la discriminazione per motivi di religione o credo, orientamento sessuale, disabilità ed età oltre la sfera del lavoro, azione che potrebbe essere realizzata attraverso diversi strumenti e iniziative compresa l’adozione della direttiva “orizzontale” contro le discriminazioni.

• Mentre a livello nazionale il numero relativamente basso di denunce ricevute da vari organismi di parità è motivo di preoccupazione, il fatto che ci sono stati aumenti in molti Stati membri è incoraggiante. Tuttavia, sottolinea l’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Ue, al fine di massimizzare la loro efficacia gli organismi di parità necessitano di risorse sufficienti.

• La strategia quinquennale dell’Ue sulla promozione della parità tra uomini e donne sarà l’occasione per superare le discriminazioni che le donne sono ancora costrette a subire nei luoghi di lavoro e nell’accesso a beni e servizi. La strategia si riferisce anche a questioni di identità di genere.

• La ratifica da parte dell’Ue della Convenzione delle Nazioni Unitesui dirittidelle persone con disabilità offre una notevole opportunità di sviluppare la promozione della parità per le persone con disabilità in tutta la gamma delle competenze dell’Ue. Entro la fine del 2011 la Commissione suggerirà le soluzioni per creare un quadro di controllo che porti l’Unione europea in linea con la Convenzione.

• L’adozione della raccomandazione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere offre agli Stati membri un chiaro insieme di standard e linee guida, la cui messa in pratica si dimostrerà una sfida significativa. Un contributo per far luce sui progressi e fornire un impulso al miglioramento può essere portato dai risultati del prossimo sondaggio sulla discriminazione e vittimizzazione delle persone Lgbt realizzato dall’Agenzia per i diritti fondamentali.

• Secondo la Fra è probabile che l’attuale clima economico ponga grossi problemi agli Stati membri in materia di non discriminazione in base all’età per il raggiungimento degli obiettivi delineati dalla strategia Europa 2020, che include migliori opportunità di lavoro per le persone anziane.

• Le discriminazioni multiple rimangono una realtà che non è in gran parte rispecchiata dal quadro giuridico dell’Ue e dei suoi Stati membri, o dall’approccio di tribunali e organismi di parità. Accrescere la comprensione e la consapevolezza delle discriminazioni multiple e inserirle nel processo legale è una «condizione difficile ma necessaria per i prossimi anni» dichiara l’Agenzia europea per i diritti fondamentali.

Protezione delle vittime

Insieme alle garanzie dei dirittiper gli indagati e gliimputati,una migliore protezionedei dirittidelle vittime della criminalità, in particolare donne e bambini,caratterizzafortemente l’agenda politicain tutta l’Unioneeuropea. In molti Paesi dell’Ue si osservano infatti vari sforzi permigliorare l’accesso all’informazionee allacompensazione, chesono essenziali pergarantire che i dirittidelle vittime della criminalitàsianoefficaci nellapratica. Inoltre, rileva l’Agenzia europea per i diritti fondamentali, gli Stati membri dell’Ue così come vari altri Paesi hanno introdotto miglioramentiinerenti la raccolta dei datisulle vittimedel crimineal fine di sostenere lo sviluppodi politiche più efficaci.

Principali sviluppi nel settore
della protezione delle vittime

• Alcune iniziativesono state presea livello europeo permigliorare laprotezione legislativadelle vittime,come la direttiva sullatratta di esseri umani, la proposta di un Ordine diprotezione europeoe le discussionisu una nuova direttivavittime.

•Standardpiù fortisono stati fissati perla protezione delle vittime a livello internazionale, come l’adozioneda parte del Consigliod’Europa degliorientamenti in materia digiustizia “a misura di bambino”e la ratifica da parte degli Statimembri della Convenzione sulla lotta contro latratta di esseri umani.

• Anche a livello nazionale si sono registrati sviluppipermigliorarela posizione delle vittime, compreso l’accesso al risarcimentoe alle informazionisui loro dirittinel contestodi procedimenti giudiziari.

•Il Consigliodell’Unione europeae la Commissione europea hanno intensificato gli impegniper affrontare la violenzacontro le donne.

• A livello nazionale ed europeo sono state prese nuove misureper migliorare la raccoltadei datisulle vittimedi crimini e reati.

Prospettive

I lavori in corsonell’Ueper promuoverei diritti delle vittime«sembrano promettenti», osserva l’Agenzia per i diritti fondamentali. Iniziativesui diritti deisospettati edegli accusati, in particolare la roadmapdiscussa nel capitolo sull’accessoalla giustizia, trarrebbero vantaggio dalla considerazionedegli sviluppiparallelinel settore deidiritti delle vittime. Ciò consentirebbe infattiuna legislazionepiù chiara eglobale che comprendai diritti degli indagatiedegli imputatie quellidelle vittimee dei testimoni.

Riforme legislativea parte,l’effettivo recepimento delle direttivecontinuerà ad essere fondamentalenei prossimi anni. Alcuni studi e ricerche promossi dallaCommissione europea dimostrano infatti che leleggi inerenti le vittime sonospesso maltradotte inpraticae di conseguenzanon vi è un tangibile impatto sul terreno.

A tal fine,la prossima“Indagine europea per la sicurezza” insieme al sondaggio della Fra sulla violenzacontro le donne– cheinclude la violenzadurante l’infanziaemodellidi reportingtra le vittime–faranno luce sul rispetto dei diritti dellevittimenella pratica.A tale proposito, questi sondaggi possono essere considerati come significativi sviluppinel campodella raccolta dei datisulle vittime di reatiche saranno alla basedelle iniziative future.

La delicata questione della protezione dei dati

Nell’ambito dei dirittifondamentaliesisteun delicato equilibrio che deve necessariamente essere trovato trainteressi contrastanti. Nel caso dellaprotezione dei datiquesto equilibrioha luogo quandoildiritto alla protezionedei dati personali ècontrappostoal diritto di informazione. GoogleStreetView, Facebook e altri social mediasono ormai diventatiparte del tessutodella vita quotidiananella società dell’informazionenegli ultimi anni. Ma proprio in relazione aquesti sviluppi, nel corso del 2010sono state sollevatein un certo numerodi Stati membri dell’Ue questioni riguardanti la protezione dei dati. Inoltre, le minacce alla sicurezzanazionalehanno continuato ad avereun impattosulla sicurezza negli aeroporti, cosa che ha portato lo scorso anno ad unacceso dibattitoa livello europeo e nazionaleinrelazione all’introduzionedei body scanner.

La protezione dei datipersonaliè quindiin prima linea inmolti dibattiti sui diritti fondamentalinell’Unione europea, anche in relazionealle nuove tecnologiee alle proposterelative allariforma del quadrocomunitariodi protezione dei datitenendo conto delTrattato di Lisbona edel Programma di Stoccolma, tanto che il Rapporto dell’Agenzia europea considera quella della protezione dei dati una delle priorità europee in materia di diritti fondamentali.

Principali sviluppi nel settore
della protezione dei dati

•Le nuove tecnologie hanno sollevatonuovepreoccupazioni sulla tutela dei diritti fondamentali, portando a un crescente consenso sulle richieste diuna modernizzazionedella legislazioneeuropea in materia di protezione deidati.

•La protezione dei daticostituisce così unadelle principali preoccupazioninegli accordi internazionali. Preoccupazionisono state sollevatea livellopolitico e giuridico anche in relazioneall’aumento dellaconservazione obbligatoriadei dati sulle comunicazioni(telefonoe web)da parte di società private.

•L’indipendenzadelle autorità di protezionedatiè diventatauna questione cheè stata trattatadinanzi alla Corte digiustizia dell’Unioneeuropea.

• Continua poi il dibattitopoliticosulle implicazionidell’usodei body scannercome dispositividi sicurezza negli aeroporti.

•L’equilibriotra le preoccupazionisulla protezione dei datie il diritto diinformazione è emerso come argomento rilevante a livello politico e di fronte alla Corte digiustizia dell’Unioneeuropea.

• Nel 2010, la Commissione europea ha annunciato la revisione della direttiva del 2006 sulla conservazione deidati, che costringele aziende di comunicazioni a raccogliere i dati telefonici eweb di tutti i loroclienti. Varie preoccupazioni sonostate sollevate negli Stati membri dell’Ue sul fatto che la direttivanon è conforme agli standard sui diritti fondamentali. In unalettera congiunta, del 22 giugno
2010,più di 100organizzazioni non governativedi23 Stati membri dell’Uehanno chiestoalla Commissione europea di proporre l’abrogazione dei requisitidell’Ue in materia diritenzione dei dati a favoredi un sistema diconservazione rapidaedi raccolta mirata deidati. Secondola lettera, la conservazionegeneralizzatadei datimette a rischio di divulgazione attivitàconfidenzialiper mezzo difughe di dati eabusi. Campagne nazionalicontrol’attuazione della direttivahanno avuto luogoin Austria, Belgio, Bulgaria e Germania, ottenendoampiacopertura mediatica.Tali preoccupazioni sullagraduale erosionedi protezione della privacysono statericonosciute anche dal Relatore speciale delle Nazioni Unitesullapromozione e protezione deidiritti umani e delle libertàfondamentali nella lotta controil terrorismo.

Prospettive

L’Agenzia dell’Ue sottolinea come i nuovisviluppi tecnologicicontinuino a plasmarele nostre vite, portando alla ribalta la questione dei diritti fondamentali. Facebook, GoogleStreetViewebody scannerprobabilmente rimarrannoall’ordine del giornoe probabilmentecontribuiranno aldibattitogeneralesullamodernizzazione del quadrocomunitariodi protezione dei dati.

Sullo sfondodel Trattato di Lisbona, due temi sarannocentralinel prossimo futuro: la conformità con lenorme sui diritti fondamentali(ad esempio, nel contestodella conservazione dei dati) e l’eventuale estensionedell’ambito di applicazionedel quadro generaledi protezione dei datiper includerele areedicooperazione di polizia egiustizia in materia penale. Questopotrà incideresul modo in cuiètrattatala protezione dei datisiaall’interno che all’esternodell’Ue e il dibattito sulla protezione dei dati è destinato a entrare sempre più nel discorsosui diritti fondamentalinell’Unione europea.

BODY SCANNER E DIRITTI FONDAMENTALI

Nel luglio 2010 l’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Ue ha pubblicato un documento di riflessione sull’uso dei body scanner, evidenziando come i diritti fondamentali possono essere interessati dall’uso di tali apparecchiature e quali requisiti specifici devono essere presi in considerazione quando si discute l’introduzione di simili dispositivi tecnici negli aeroporti europei.

Nel corso del 2010, infatti, l’adozione di misure di sicurezza all’interno degli aeroporti e in particolare l’uso dei body scanner ha dominato i dibattiti sulla protezione dei dati nell’Ue. Dopo il tentativo di far esplodere un aereo con dell’esplosivo nascosto in un volo tra Amsterdam e Detroit il 25 dicembre 2009, il dibattito sui vari tipi di body scanner negli aeroporti ha preso una posizione di maggiore rilievo nell’agenda politica. Il problema ha attirato l’attenzione dei media e si è affermato che la visualizzazione di immagini in cui una persona passa attraverso lo scanner interferisce con il diritto al rispetto della vita privata.

Il 15 giugno 2010 la Commissione europea ha quindi pubblicato una comunicazione sull’utilizzo di scanner di sicurezza negli aeroporti dell’Ue, sostenendo che solo una soluzione trovata a livello comunitario garantirebbe un’applicazione uniforme delle norme e degli standard di sicurezza. Ciò è considerato essenziale «per garantire sia il massimo livello di sicurezza aerea sia la migliore protezione possibile dei diritti fondamentali e della salute dei cittadini dell’Unione europea». In questo contesto, la Commissione europea ha sottolineato l’importanza delle varie disposizioni della Carta europea dei diritti fondamentali, tra le quali: la dignità umana (articolo 1), il rispetto della vita privata e familiare (articolo 7), la tutela dei dati personali (articolo 8), la libertà di pensiero, di coscienza e religione (articolo 10), la non discriminazione (articolo 21), i diritti del fanciullo (articolo 24) e un elevato livello di tutela della salute nella definizione e nell’attuazione di tutte le politiche e attività dell’Ue (articolo 35).

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