Direttiva rimpatri recepita dall’Italia

luglio 2011

Dopo la sentenza dell’aprile scorso, con la quale la Corte di Giustizia dell’Unione europea aveva affermato l’incompatibilità tra il diritto comunitario (direttiva “rimpatri”) e la legge italiana (Pacchetto sicurezza) che puniva con il carcere l’inottemperanza all’ordine di espulsione da parte di un cittadino irregolarmente presente sul territorio nazionale, è giunto il Decreto-legge n 89/2011 con il quale l’Italia completa il recepimento della direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e recepisce la direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio dei cittadini irregolari di Paesi terzi.

Libera circolazione
dei comunitari

In tema di libera circolazione dei cittadini comunitari il decreto stabilisce: un diverso criterio d valutazione del requisito della «disponibilità delle risorse economiche sufficienti al soggiorno» (non più basato sull’ammontare dell’assegno sociale ma sulla «situazione complessiva»); l’abolizione dell’obbligo del visto di ingresso per i familiari extracomunitari dei cittadini comunitari che entrano in Italia, nonché nuove norme in materia di iscrizione anagrafica dei familiari e verifica della sussistenza delle condizioni ostative al soggiorno da parte dei Comuni. Sul recepimento della direttiva “rimpatri”, invece, il decreto stabilisce che quando il cittadino comunitario o il suo familiare sono allontanati dall’Italia con un provvedimento non coercitivo (in quanto la direttiva non lo consente), perché indigenti e si trattengono in Italia oltre il termine fissato, il prefetto «può adottare un provvedimento di allontanamento coattivo per motivi di ordine pubblico, ai sensi dell’articolo 20, immediatamente eseguito dal questore».

Rimpatri
di extracomunitari

Per quanto riguarda i cittadini extracomunitari il decreto stabilisce che lo straniero «identificato durante i controlli della polizia di frontiera, in uscita dal territorio nazionale» non potrà essere espulso né denunciato per il reato di ingresso e soggiorno clandestino. Il decreto enumera, inoltre, i casi nei quali è da applicarsi l’espulsione con accompagnamento immediato alla frontiera che riguardano i «soggetti pericolosi», i casi in cui sussiste il rischio di fuga (che si configura in mancanza di passaporto o documento equivalente valido, in assenza di un alloggio o, ancora, in caso di falsa attestazione delle proprie generalità o di inottemperanza a un provvedimento emesso dal questore) o nei casi di domanda di permesso di soggiorno respinta perché «infondata o manifestamente fraudolenta».

Se nei casi di cui sopra non è possibile procedere all’allontanamento può essere disposto il trattenimento nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie) con un innalzamento da sei a diciotto mesi del termine  massimo di trattenimento e proroghe bimestrali da accordare con il giudice di pace qualora non sia possibile procedere al rimpatrio per l’impossibilità di accertarne l’identità. Se anche il trattenimento nei Cie non è praticabile il questore ordina allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di sette giorni, ordine la cui violazione è punita con multa da 6000 a 30.000 euro.

Permangono tuttavia alcuni problemi sostanziali, come sottolineano esperti di diritto penale sul sito www.penalecontemporaneo.it: «Le nuove norme sembrano consentire che lo Stato possa astenersi dal comprimere i diritti di libertà del cittadino di Paese terzo soltanto nel caso in cui costui disponga del passaporto, il che risulta in contrasto con quanto previsto dalla direttiva 2008/115/CE»; «non è previsto esplicitamente alcun rimedio (impugnazione) avverso i provvedimenti di convalida che – emessi dal Giudice di Pace – confermano le misure coercitive disposte dal Prefetto»; «i presupposti di trattenimento nel Cie potrebbero consentire la privazione della libertà del cittadino di Paese terzo anche per fatti disancorati a sue condotte di mancata collaborazione alla decisione di rimpatrio»; «la disciplina del trattenimento nel Cie – laddove sembra consentire una reiterazione dei provvedimenti di trattenimento o una nuova decorrenza del termine – risulta in contrasto con le disposizioni della direttiva rimpatri»; «non è previsto nessun controllo giudiziario (ad opera di un organo terzo all’Amministrazione) sulle concrete condizioni di detenzione amministrativa dei cittadini di Paesi terzi».

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