Al via la presidenza di turno polacca

luglio 2011

È stato inaugurato il 1 luglio a Varsavia il semestre polacco di presidenza dell’Unione europea. La Polonia diventa così il quarto tra i Paesi entrati nell’Ue con l’ultimo allargamento (2004-2007) ad assumere la presidenza; prima di lei Slovenia (2008), Repubblica Ceca (2009) e Ungheria (2011). Proprio dal primo ministro ungherese Viktor Orbam ha preso il testimone il capo del governo polacco, Donald Tusk, che sin dalla presentazione del programma ha dato chiari segnali di voler invertire la rotta rispetto al suo predecessore ungherese e di voler dimostrare l’avvenuto cambiamento di atteggiamento della sua Polonia (che nell’era dei gemelli Kaczynski chiese e ottenne di poter “rinunciare” al valore vincolante della Carta dei diritti fondamentali e che concluse in extremis il processo di ratifica del  Trattato di Lisbona) nei confronti dell’Europa.

La Polonia è un Paese popoloso (38 milioni di abitanti) e in crescita economica (oltre il 3% annuo), che sta utilizzando i fondi strutturali 2007-2013 (60 miliardi di euro) per ammodernare le infrastrutture e per sostenere la nuova classe imprenditoriale e che vuole assumere una leadership regionale nell’Europa dell’Est per arrivare a trovarsi su un piano paritario con i “grandi” d’Europa (Francia e Germania).

Tutto questo si può leggere nel corposo programma di presidenza, in cui sono delineate tre priorità strategiche quando si parla di «integrazione europea come fonte di crescita», di «Europa sicura» e di «Europa che trae beneficio dall’apertura».

Alla prima delle priorità indicate sono ascritti temi quali: il bilancio (annuale e pluriennale), la riforma della politica agricola comune, la politica di coesione, lo sviluppo del mercato unico e il sostegno alle imprese, gli investimenti nell’innovazione e nel «capitale intellettuale d’Europa» (che non possono prescindere dalla modernizzazione delle università, dalla mobilità dei giovani e da rapporti di cooperazione sempre più stretta tra mondo della formazione e mondo del lavoro).

«La stabilità e la sicurezza dei cittadini sono prerequisiti essenziali per la crescita» si legge nel documento programmatico in cui si afferma anche che «non si può produrre crescita senza garantire sicurezza e stabilità», binomio che viene declinato in «sicurezza e stabilità delle finanze pubbliche, sicurezza energetica e misure in tema di politica estera e di sicurezza».

La presidenza polacca si impegna poi a «migliorare la governance economica nell’Ue» e a «supportare azioni e proposte finalizzate alla regolamentazione del mercato finanziario e allo sviluppo di regole per la gestione delle situazioni di crisi».

Grande importanza è attribuita anche ai temi della sicurezza energetica (con un impegno al rafforzamento della posizione dell’Ue rispetto ai Paesi di produzione o di transito dell’energia), della sicurezza delle frontiere e della politica europea di sicurezza e difesa, a cui il Trattato di Lisbona «fornisce una buona opportunità di consolidamento».

La Terza parola-chiave del programma polacco è «apertura», in quanto «il benessere delle società europee dipende non solo dalla situazione interna ma anche dalle relazioni con i Paesi terzi e dalla situazione al di fuori dell’Europa». Forti investimenti e ingenti impegni sono dunque annunciati nei rapporti con i Paesi vicini (si parla ad esempio di un «accordo di associazione» e della «creazione di un’area di libero scambio con Ucraina e Moldova»), nel sostegno ai processi di democratizzazione in corso nei Paesi della sponda sud del Mediterraneo e nella prosecuzione dei negoziati di adesione con Croazia, Islanda e Turchia per consentire all’Ue di proseguire nell’allargamento che «permette di costruire il futuro sulla base di standard comuni e contribuisce al miglioramento della sicurezza e della prosperità dei cittadini».

Auspicati, infine, in tema di relazioni esterne «un nuovo quadro di cooperazione Ue-Russia» e una maggiore «consistenza e chiarezza» della voce dell’Ue nelle istituzioni internazionali.

Molte le sfide che la Polonia dovrà affrontare per cercare di assumere un ruolo centrale in Europa a vent’anni dalla fine del Patto di Varsavia e questo cammino sembra essere cominciato in salita: la Polonia che non adotta l’euro ma «lo adotterà non appena ve ne saranno le condizioni» ha chiesto e ottenuto «in via del tutto straordinaria» un invito per il suo ministro delle Finanze, JacekRostowsky, alla riunione dell’Eurogruppo cominciando a giocare la sua partita da protagonista. (Marina Marchisio)

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