Rivedere la Politica di vicinato dell’Ue

maggio 2011

La Politica europea di vicinato (Pev), lanciata nel 2004 per sostenere la stabilità e la crescita ai confini comunitari, ha fallito nel promuovere i diritti umani nei Paesi terzi, per questo deve essere soggetta a una «profonda revisione».

Lo sostiene il Parlamento europeo, che di fronte ai cambiamenti politico-sociali in corso nel vicino Nord Africa ha chiesto all’Ue un maggior sostegno politico e finanziario per questi Paesi, a condizione però che siano realizzate in essi le riforme democratiche.

Secondo l’Europarlamento, nella nuova Pev l’Unione europea deve giocare «un ruolo attivo da protagonista e non solo quello di finanziatore», mentre le relazioni future con il Nord Africa e il Medio Oriente devono essere sufficientemente flessibili da permettere soluzioni mirate per ciascun Paese, con la possibilità di garantire ad alcuni degli Stati partner uno status più avanzato nelle relazioni con l’Ue, il tutto basato su accordi bilaterali condotti dalla Commissione europea che devono però «essere più trasparenti».

Dialogo politico e sostegno alle riforme

La revisione della Pev, sostengono i deputati europei, dovrebbe tenere conto delle manifestazioni a favore della libertà, della democrazia e delle riforme in diversi Paesi del vicinato meridionale dell’Ue che hanno dimostrato il forte desiderio popolare di un autentico cambiamento e di migliori condizioni di vita nella regione. La rivolta civile, estesasi all’intera regione, è conseguenza del generale malcontento della popolazione nei confronti dei regimi al potere e «prevalentemente motivata dall’iniqua distribuzione della ricchezza e della crescita economica nonché dalla mancanza di libertà» sottolinea il Parlamento europeo, secondo cui gli effetti della crisi economica e finanziaria si sono sommati alle sfide politiche, economiche e sociali già esistenti nei Paesi partner, soprattutto in relazione al problema della disoccupazione e dell’aumento dei prezzi, che hanno condotto alle rivolte nella regione. Pertanto, gli avvenimenti in Tunisia, Egitto, Libia, Siria, Algeria, Marocco, Giordania e in altri Paesi che chiedono riforme democratiche, sostiene l’Europarlamento, comportano la necessità per l’Ue di apportare determinate modifiche alla Pev al fine di sostenere efficacemente il processo di riforma a livello politico, economico e sociale, condannando in modo inequivocabile, al tempo stesso, l’uso della forza per reprimere manifestazioni pacifiche.

Il Parlamento europeo sottolinea quindi l’importanza di intensificare il dialogo politico con i vicini meridionali dell’Ue. Pone l’accento sul fatto che il rafforzamento della democrazia, lo Stato di diritto, il buon governo, la lotta contro la corruzione e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali sono elementi essenziali di tale dialogo; sottolinea, in proposito, l’importanza del rispetto della libertà di coscienza, di religione e di pensiero, della libertà di espressione, della libertà di stampa e dei media, della libertà di associazione, dei diritti delle donne e della parità di genere, della tutela delle minoranze e della lotta contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Oltre al dialogo con gli interlocutori politici, però, l’Europarlamento chiede anche di «dedicare maggiore attenzione» alla cooperazione con le organizzazioni della società civile, poiché esse sono state il motore principale delle rivolte popolari verificatesi nell’intera regione.

Migliorare il governo delle migrazioni

Per quanto riguarda i flussi migratori, poi, l’Europarlamento chiede di facilitare l’ottenimento dei visti d’ingresso per tutti i partner del Mediterraneo, in particolare per studenti, ricercatori e uomini d’affari. Criticando «l’approccio asimmetrico» dell’Ue in materia di mobilità nei confronti dei Paesi vicini e reiterando la convinzione che gli accordi di riammissione devono valere solo per gli immigrati irregolari e non per richiedenti asilo, rifugiati o persone che necessitano protezione, il Parlamento europeo ribadisce il valore del principio del “non respingimento”, da applicare a qualsiasi persona che nel Paese d’origine rischia la pena di morte, trattamenti disumani e tortura, e chiede una più stretta cooperazione per porre fine al traffico di esseri umani e per migliorare le condizioni dei lavoratori immigrati sia nell’Ue che nei Paesi meridionali della Pev.

A proposito delle migrazioni l’Europarlamento ricorda come le tendenze demografiche mostrino che nei prossimi vent’anni la popolazione degli Stati membri dell’Ue si manterrà quantitativamente stabile, anche se diventerà progressivamente più anziana, mentre quella dei Paesi meridionali della Pev aumenterà, soprattutto per quanto concerne la fascia d’età lavorativa; che la crescita economica e la creazione di posti di lavoro nei Paesi in questione potrebbero non riuscire a tenere il passo con l’espansione demografica prevista, soprattutto in considerazione del fatto che alcuni Paesi sono già confrontati a tassi di disoccupazione molto elevati, soprattutto a livello giovanile.

Interagire con partner rappresentativi

La Pev si è dimostrata finora «inefficace nel conseguire i suoi obiettivi in materia di diritti umani e democrazia, oltre che incapace di portare alle necessarie riforme politiche, sociali e istituzionali», sottolinea il Parlamento europeo, osservando che nelle relazioni con la regione «l’Ue ha trascurato il dialogo con le società civili e le forze democratiche della sponda meridionale del Mediterraneo». Per queste ragioni, gli eurodeputati sostengono che l’attenzione della Pev dovrebbe ora concentrarsi sull’interazione «con partner realmente rappresentativi della società civile e istituzioni chiave essenziali per la costruzione della democrazia, con priorità d’azione ben definite, parametri di riferimento precisi e una differenziazione basata sulla performance e i risultati ottenuti». Inoltre, l’Europarlamento ritiene che il dialogo interculturale nella regione del Mediterraneo sia fondamentale ai fini del rafforzamento della comprensione, della solidarietà e della tolleranza reciproche nonché del benessere delle sue popolazioni: si attende quindi che nel quadro della revisione si valuti la possibilità di elaborare appositi strumenti in tal senso.

I deputati europei osservano infine che nel quadro della revisione si dovrebbe affrontare il problema del fallimento dell’Unione per il Mediterraneo in termini di soddisfacimento delle aspettative, analizzare le sfide future e valutare nuove modalità di rafforzamento degli strumenti bilaterali nell’ambito della Pev: a tale proposito ritengono che si debbano assegnare maggiori risorse ai settori in cui è possibile ottenere tangibili progressi.

INFORMAZIONI:

http://www.europarl.europa.eu

Scrivi un commento

You must be logged in to post a comment.

Tag Cloud

Cerca in Euronote

Ricerca per data