Paesi dell’Ue sollecitati a integrare i rom

maggio 2011

La Commissione europea ha proposto un quadro europeo per le strategie nazionali di integrazione dei rom, che dovrebbe orientare le politiche nazionali e mobilitare i fondi europei disponibili per sostenere le iniziative di inclusione delle popolazioni rom.

Dal momento che i 10-12 milioni di rom che vivono nei Paesi dell’Ue continuano a subire discriminazioni e negazione di diritti fondamentali, è sempre più urgente una migliore integrazione sociale ed economica di queste popolazioni ma, sottolinea la Commissione, tale strategia può essere efficace solo se si agisce in modo concertato su tutti i livelli per affrontare le molteplici cause dell’esclusione.

Servono obiettivi nazionali

Il quadro proposto dall’esecutivo dell’Ue si basa su quattro pilastri: accesso all’istruzione, all’occupazione, all’assistenza sanitaria e all’alloggio. Ogni Stato membro deve fissare i suoi obiettivi nazionali di integrazione in funzione della popolazione rom presente sul suo territorio e della sua situazione di partenza.

Come sottolinea la Commissione europea, i rom in Europa vivono in condizioni socio-economiche notevolmente peggiori di quelle del resto della popolazione: «Un’indagine condotta in sei Paesi dell’Ue ha rivelato che solo il 42% dei bambini rom completa la scuola primaria, rispetto a una media europea del 97,5%. Per l’istruzione secondaria, la frequenza dei rom è stimata ad appena il 10%. Nel mercato del lavoro i rom presentano tassi di occupazione più bassi e una maggiore discriminazione. Per quanto riguarda la situazione abitativa, spesso non hanno accesso a servizi essenziali come l’acqua corrente o l’elettricità. Anche dal punto di vista sanitario esiste un divario: la speranza di vita dei rom è di 10 anni inferiore alla media dell’Ue, che è di 76 anni per gli uomini e 82 anni per le donne».

Malgrado qualche buona intenzione manifestata da alcuni responsabili politici nazionali, «negli ultimi anni troppo poco è cambiato nelle condizioni di vita della maggior parte dei rom» ha affermato la commissaria europea per la Giustizia, VivianeReding, secondo la quale gli Stati membri hanno la responsabilità comune di mettere fine all’esclusione dei rom dalle scuole, dall’occupazione, dall’assistenza sanitaria e dagli alloggi. «È una sfida importante – ha aggiunto Reding –. Per questo motivo stiamo fissando obiettivi per l’integrazione dei rom e abbiamo bisogno di un impegno esplicito da parte di tutte le capitali, le regioni e le città dell’Europa per metterli in pratica. È ora di andare oltre le buone intenzioni e intraprendere azioni concrete. Lo scopo principale è che gli Stati membri contribuiscano a garantire che tutti i bambini rom completino almeno la scuola primaria».

Dall’integrazione vantaggi anche economici

La persistente esclusione della popolazione rom «è inaccettabile nell’Europa del ventunesimo secolo, basata sui principi dell’uguaglianza, della democrazia e dello Stato di diritto» sostiene il commissario europeo per l’Occupazione, gli Affari sociali e l’Integrazione, LászlóAndor, osservando come «negli ultimi anni le condizioni di vita della maggioranza dei rom e le loro relazioni con il resto della società non hanno fatto che peggiorare». Per alcuni Paesi dell’Ue, ha aggiunto il commissario, «sarà semplicemente impossibile raggiungere gli obiettivi di Europa 2020 senza una svolta sul piano dell’integrazione dei rom».

L’integrazione dei rom potrebbe infatti offrire notevoli vantaggi anche economici, sottolinea la Commissione: «Con un’età media di 25 anni contro i 40 anni dell’Ue, i rom rappresentano una percentuale crescente della popolazione in età lavorativa. In Bulgaria e Romania, un giovane su cinque al primo ingresso nel mercato del lavoro è di origine rom. Secondo le ricerche della Banca mondiale, la completa integrazione dei rom potrebbe apportare un beneficio di circa 0,5 miliardi di euro l’anno alle economie di alcuni Paesi, aumentando la produttività, tagliando le spese sociali e accrescendo le entrate fiscali».

INFORMAZIONI:

http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=518&langId=it

L’UE PROMUOVE IL DIALOGO INTERRELIGIOSO

I presidenti delle tre istituzioni dell’Ue hanno incontrato il 30 maggio scorso una ventina di rappresentanti delle religioni cristiana, ebraica e islamica, nonché delle comunità buddiste. Tema dell’incontro la ricerca di efficaci modalità per promuovere diritti e libertà in vista di un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa tra l’Europa e i Paesi vicini. L’incontro, giunto alla sua settima edizione, riveste una particolare importanza oggi di fronte agli eventi epocali e ai tentativi di democratizzazione che coinvolgono molti Paesi vicini all’Ue. L’Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune ha infatti avviato un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale, ribadendo più volte l’impegno dell’Ue per la tutela delle libertà e dei diritti democratici anche al di là dei confini del continente. Secondo quanto dichiarato in occasione dell’incontro dal presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, è compito dell’Europa adoperarsi per promuovere la democrazia, il pluralismo, lo Stato di diritto e la giustizia sociale non solo in Europa ma anche nei Paesi vicini. «Questi obiettivi – ha spiegato Barroso – non possono essere perseguiti senza un coinvolgimento attivo delle comunità religiose e senza un impegno condiviso in favore della promozione dei diritti e delle libertà e quindi anche della libertà di culto».

Il presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek, ha sottolineato il ruolo fondamentale che le comunità religiose hanno nel tessuto sociale europeo e, ricordando quanta importanza l’istituzione da lui presieduta abbia sempre dato alla libertà di credo e di religione come diritto umano imprescindibile, ha invitato l’Unione a «collaborare con i gruppi religiosi su temi che vanno dall’istruzione all’assistenza sanitaria, fino alla ricostruzione del tessuto sociale».L’intervento del presidente del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, è stato invece caratterizzato da un forte richiamo alla storia che nel mondo arabo «si è messa in moto» avviando una «lunga marcia verso la libertà e la giustizia che sono i valori fondanti dei Trattati europei». «Noi Europei – ha proseguito Van Rompuy – non dobbiamo proprio adesso diventare meno aperti, meno tolleranti, più egoisti, più materialisti, se non addirittura più razzisti», concludendo che se i valori non possono sopravvivere senza uno slancio spirituale ed etico, il ruolo dei leader religiosi riveste un’importanza fondamentale in un contesto in cui «nessuno detiene il monopolio dei grandi valori umani che danno un senso alla vita e alla società».

INFORMAZIONI:http://ec.europa.eu/bepa/activities/outreach-team/dialogue/index_en.htm

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