Le previsioni economiche confermano la ripresa

maggio 2011

«La ripresa economica dell’Unione europea è solida e continua, nonostante le recenti turbolenze e tensioni nel mercato del debito sovrano» ha dichiarato il commissario europeo per gli Affari economici e finanziari, OlliRehn, presentando il 13 maggio scorso le consuete previsioni economiche di primavera che confermano quanto annunciato nelle previsioni provvisorie rese note nel marzo scorso (vedi euronote n. 67, pag. 6).

La ripresa dell’economia europea è infatti destinata a consolidarsi, secondo l’analisi della Commissione europea: le prospettive per il 2011 sembrano leggermente migliorate rispetto alle proiezioni dello scorso autunno, il Prodotto interno lordo (Pil) dovrebbe crescere dell’1,75% quest’anno e dell’1,9% nel 2012 per quanto concerne l’intera Unione europea, mentre per quanto riguarda la zona euro è prevista una crescita dell’1,6% nel 2011 e dell’1,8% nel 2012.

Queste previsioni sono confortate da un miglioramento delle prospettive economiche mondiali e del sentimento di fiducia delle imprese europee, anche se l’inflazione sta salendo ad un ritmo più elevato del Pil: dovrebbe mantenersi in media attorno al 3% nell’Ue e al 2,5% nell’area dell’euro nel 2011, prima di scendere rispettivamente a circa l’1% e all’1,75% nel 2012.

Nel contempo, le condizioni del mercato del lavoro dovrebbero migliorare lentamente nel prossimo futuro: è previsto un calo del tasso di disoccupazione di mezzo punto percentuale a poco più del 9% e al 9,75% nell’Ue e nella zona euro entro il 2012.

Il consolidamento di bilancio sta progredendo, mentre il disavanzo pubblico è destinato a scendere a circa il 3,75% del Pil entro il 2012. «Le prospettive, tuttavia, continuano a essere notevolmente diverse per i singoli Stati membri» osserva la Commissione europea.

«È ora fondamentale rafforzare queste tendenze di crescita e consolidamento e fare in modo che possano tradursi in più numerosi e migliori posti di lavoro. Questo richiede un consolidamento di bilancio continuo e la decisa realizzazione di riforme strutturali che contribuiscano alla creazione di posti di lavoro e migliorino la competitività delle nostre economie» ha aggiunto il commissario europeo Rehn.

L’economia dell’Ue
mantiene lo slancio

Nonostante le persistenti vulnerabilità sui mercati finanziari e un ambiente esterno divenuto più difficile, la ripresa economica nell’Ue continua ad avanzare e dovrebbe continuare a farlo per tutto il 2011. Gli investimenti in beni strumentali sono destinati ad accelerare notevolmente quest’anno, sostenuti da una revisione al rialzo della crescita delle esportazioni. Gli investimenti nell’edilizia, invece, continueranno a ridursi rispecchiando gli aggiustamenti in atto in diversi Stati membri. Nel frattempo, i consumi privati nel 2011 dovrebbero registrare un modesto incremento nell’Ue, mentre la loro graduale ripresa dovrebbe essere successivamente sostenuta da un lento miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, da una crescita moderata dei redditi e da tassi di risparmio più bassi. I tassi di inflazione più elevati, tuttavia, hanno rallentato in una qualche misura il ritmo di questo rafforzamento graduale rispetto alle previsioni di autunno. Inoltre, «il processo di riduzione della leva finanziaria e dell’indebitamento nei settori delle imprese e delle famiglie tuttora in corso, l’accresciuta avversione al rischio e l’impatto del consolidamento di bilancio sono destinati a pesare sulla spesa per investimenti e consumi nel breve termine» osserva la Commissione.

Come avviene sempre nelle riprese che succedono a gravi crisi finanziarie, nota l’esecutivo dell’Ue, la ripresa europea «sarà più smorzata rispetto ai rimbalzi precedenti e anche se la domanda proveniente dal settore privato interno è destinata a rafforzarsi gradualmente, la ripresa sarà sempre più autoalimentata nel periodo oggetto di previsione». Per quanto riguarda le medie annuali, la crescita del Pil dovrebbe passare da poco più dell’1,5% nella zona euro e dell’1,75% nell’Ue quest’anno a circa il 2% in entrambe le aree nel 2012. Le cifre per il 2011 sono leggermente superiori a quanto era stato previsto dalla stessa Commissione europea nelle precedenti previsioni complessive dell’autunno scorso.

Sviluppi differenziati
tra gli Stati membri

Il quadro complessivo nasconde però notevoli differenze negli sviluppi tra gli Stati membri. Alcuni Paesi dell’Ue infatti, in particolare la Germania ma anche alcune piccole economie orientate all’esportazione, hanno registrato «un solido rimbalzo dell’attività», mentre altri, in particolare alcuni Paesi periferici, «stanno segnando il passo» sottolinea la Commissione, prevedendo che il ritmo della ripresa all’interno dell’Ue continuerà a variare.

Inoltre, la correzione in atto degli squilibri all’interno dell’Ue è destinata a continuare nel periodo oggetto di previsione: «Tale aggiustamento è più deciso nei Paesi dove i disavanzi erano più consistenti all’inizio della crisi, essendo dovuto in larga misura ad una riduzione dei consumi. Tuttavia, anche alcuni avanzi strutturalmente elevati delle partite correnti registrano una riduzione dovuta sia ad un incremento della domanda interna che a maggiori importazioni» nota la Commissione europea.

Mercati del lavoro
e finanze pubbliche

«È in vista una ripresa senza creazione di posti di lavoro, mentre le finanze pubbliche continuano a migliorare» osserva l’esecutivo dell’Ue, sottolineando come la situazione sui vari mercati del lavoro europei continui ad essere diversa, con tassi di disoccupazione che vanno dal 4-5% nei Paesi Bassi e in Austria al 17-21% in Spagna e nei Paesi Baltici. L’occupazione nell’Ue è leggermente cresciuta nell’ultimo trimestre del 2010, spinta da miglioramenti in tutti i settori tranne l’industria e l’edilizia. «Tenendo conto del divario di tempo che intercorre abitualmente tra un aumento della produzione e la crescita dell’occupazione, quest’ultima dovrebbe registrare quest’anno un modesto miglioramento in entrambe le aree» scrive la Commissione che prevede un calo dell’occupazione di circa mezzo punto percentuale nel periodo oggetto di previsione in entrambe le aree. Perciò, aggiunge, «nonostante una certa schiarita in atto dall’autunno, le prospettive rimangono di una ripresa tendenzialmente senza creazione di posti di lavoro».

Per quanto riguarda invece le finanze pubbliche, esse hanno cominciato a migliorare nel 2010 e, in conseguenza della crescita più elevata e della fine delle misure temporanee di incentivazione, il disavanzo delle pubbliche amministrazioni nell’Ue dovrebbe scendere da circa il 6,5% del Pil nel 2010 al 4,75% nel 2011 e al 3,75% nel 2012, con un andamento sostanzialmente simile ma ad un livello leggermente inferiore nell’area dell’euro. Si tratta di una situazione leggermente più favorevole rispetto a quanto previsto in autunno, con i tagli alla spesa che costituiscono la maggior parte degli aggiustamenti in entrambe le aree. L’indice di indebitamento, invece, resta in crescita nel periodo oggetto di previsione, raggiungendo l’83% del Pil nell’Ue e l’88% nell’area dell’euro entro il 2012.

Inflazione e rischi di flessione della crescita

Sia nell’Ue sia nella zona euro si prevede nel prossimo futuro un aumento dei prezzi al consumo relativamente elevato, anche se decisamente inferiore rispetto ai picchi registrati nel 2008. Indotta principalmente dall’aumento dei costi dell’energia, l’inflazione secondo l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Iapc) dovrebbe mantenersi attorno al 3% nell’Ue e al 2,5% nell’area dell’euro quest’anno, prima di scendere rispettivamente a circa l’1% e all’1,75% nel 2012. Secondo la Commissione «il ristagno che ancora si può cogliere nell’economia dovrebbe tenere sotto controllo sia la crescita dei salari che l’inflazione sottostante, compensando in parte gli aumenti dei prezzi dell’energia e delle materie prime».

Gli sconvolgimenti politici in atto nel Medio Oriente e nel Nord Africa e le conseguenze economiche del terremoto e dello tsunami che hanno colpito il Giappone, sottolinea però l’esecutivo dell’Ue, hanno acutizzato le incertezze e «costituiscono dei rischi di rallentamento dell’attività economica mondiale, potenzialmente in grado di portare ad un’inflazione più elevata a livello mondiale e ad una crescita inferiore a quanto previsto inizialmente».

I mercati finanziari, in particolare alcuni segmenti che trattano il debito sovrano, restano fragili, mentre non sono totalmente da escludere contraccolpi negativi e sono presenti i rischi derivanti da tensioni sui mercati dei cambi.

«A monte, una crescita mondiale più forte del previsto, in conseguenza di una più forte domanda interna sui mercati emergenti, potrebbe favorire ulteriormente la crescita delle esportazioni dell’Ue» ipotizza la Commissione, secondo cui sul piano interno «il ribilanciamento della crescita del Pil dell’Ue verso la domanda interna potrebbe rivelarsi più forte del previsto con, ad esempio, positive sorprese sul mercato del lavoro. Analogamente, potrebbero essere maggiori del previsto le ripercussioni della solida crescita dell’economia tedesca sulle economie degli altri Stati membri».

FONTE E INFORMAZIONI:

http://ec.europa.eu/economy_finance

CRESCE L’ECONOMIA GLOBALE, MA RESTA IL PROBLEMA LAVORO

La ripresa economica globale è ben avviata ma a diverse velocità a seconda dei Paesi e delle regioni mondiali, questo secondo l’89° Economic Outlook pubblicato il 25 maggio scorso dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). La crescita del Pil globale dovrebbe raggiungere il 4,2% nel 2011 e il 4,6% entro il 2012, mentre nei Paesi dell’area Ocse le proiezioni sono rispettivamente del 2,3% e del 2,8%, in linea con le previsioni del novembre 2010.

Resta però grave il problema della disoccupazione, come spiega il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurría: «Questo è un momento delicato per l’economia globale e la crisi non sarà superata finché le nostre economie non creeranno posti di lavoro sufficienti». Nella sola area Ocse si contano infatti oltre 50 milioni di disoccupati, per questo l’Organizzazione internazionale esorta i governi ad agire urgentemente con alcune iniziative. Ad esempio, «migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro attraverso i servizi per l’impiego e i programmi di formazione; riequilibrare la protezione sociale nei confronti dei lavoratori temporanei; ridurre la pressione fiscale sul lavoro attraverso sussidi mirati a favore dei lavoratori con redditi bassi; promuovere accordi per la condivisione del lavoro che minimizzino la perdita di posti di lavoro nei periodi di recessione».

Secondo l’Ocse, anche una maggiore concorrenza nei settori del commercio al dettaglio e dei servizi professionali potrebbe stimolare la creazione di posti di lavoro e dovrebbe essere considerata come parte integrante dei programmi di riforme strutturali sia nei Paesi avanzati che in quelli emergenti, mentre i governi dovrebbero fare passi in avanti per realizzare i loro obiettivi di consolidamento fiscale.

INFORMAZIONI:http://www.oecd.org

RIPRESA LENTA PER L’ITALIA

A proposito delle differenze osservate dalla Commissione europea tra gli Stati membri dell’Ue, anche in prospettiva, per l’Italia «la ripresa continua ad essere lenta»: si prevede infatti una crescita del Pil dell’1% nel 2011 (leggermente in ribasso rispetto all’1,1% previsto in febbraio) e dell’1,3% nel 2012, cioè di circa mezzo punto percentuale al di sotto della media della zona euro in entrambi gli anni. In termini trimestrali, la crescita reale del Pil risulta modesta nel primo trimestre del 2011 per accelerare poi in seguito, intorno allo 0,3-0,4% fino alla fine del 2012.

La lenta ripresa italiana è trainata soprattutto dalle esportazioni, anche nel periodo 2011-2012: sebbene ci siano prove di un graduale spostamento verso i mercati emergenti, le esportazioni italiane sono ancora prevalentemente rivolte a soddisfare la domanda dei partner della zona euro.

D’altro canto, osserva la Commissione europea, gli ancora bassi livelli di capacità di utilizzo nel settore industriale e la necessità di ulteriori regolazioni, in particolare nell’ambito delle piccole e medie imprese, limiteranno la possibilità di nuovi investimenti.

La crescita dei consumi privati ​​dovrebbe rimanere moderata nel 2011-2012, in quanto le condizioni del mercato del lavoro dovrebbero migliorare solo gradualmente e le pressioni inflazionistiche sono destinate a smorzare l’aumento del reddito reale disponibile.

Restano preoccupanti le proporzioni del debito pubblico rispetto al Pil: nel 2011, infatti, il debito pubblico italiano balzerà al 120,3% del Pil per poi scendere leggermente al 119,8% nel 2012. La Commissione europea sottolinea lo sforzo fatto dall’Italia per tagliare la spesa pubblica ma, ha ammonito il commissario europeo per gli Affari economici e monetari OlliRehn, «il livello di indebitamento dell’Italia raggiungerà presto il picco, è importante che si raggiunga il livello di stabilizzazione, in modo da poter cominciare a ridurre il debito quanto prima».

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