L’Ue lontana dagli obiettivi di sviluppo

maggio 2011

I Paesi membri dell’Unione europea sono ben lontani dal mantenere gli impegni presi sugli aiuti allo sviluppo, sia in termini di quantità che di efficacia: è quanto afferma il quinto Rapporto Aidwatch 2011 elaborato dalla Confederazione europea di Ong Concord, che stila per i 27 Paesi dell’Ue la valutazione delle politiche di lotta alla povertà con le relative raccomandazioni da seguire in ogni Stato membro.

«I Paesi europei devono concentrarsi e fare i passi necessari per rispettare gli impegni presi nei confronti dei Paesi partner» scrivono gli autori del Rapporto, che proseguono indicando le opportunità da non perdere per il 2011: l’incontro del Consiglio europeo di giugno e il quarto Forum ad alto livello sull’efficacia dell’aiuto (Hlf4) di Busan, nella Corea del Nord.

Aiuti insufficienti e “gonfiati”

Dal punto di vista quantitativo, l’Ue non ha raggiunto l’obiettivo collettivo prefissato per il 2010 dello 0,56% del Reddito nazionale lordo (si veda la pagina seguente), con uno scarto vicino ai 15 miliardi di euro. A conti fatti, l’aiuto dell’Ue per il 2010 non superava lo 0,43%, quindi ben lontano dall’obiettivo dello 0,7% del Rnl da raggiungere entro il 2015 (anno che rappresenta la scadenza ultima per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio stabiliti dall’Onu). Secondo i dati, tre Paesi da soli sono responsabili di oltre i tre quarti dello scarto dei 15 miliardi: l’Italia (43,8%), la Germania (26,4%) e la Spagna (6,4%).

Nel 2010, secondo le stime Aidwatch, gli Stati membri avrebbero rendicontato circa 5,2 miliardi di euro di aiuto “gonfiato”, pari a quasi il 10% degli aiuti complessivi ai Paesi partner, includendo nel calcolo anche la cancellazione del debito (2,5 miliardi), i costi a sostegno degli studenti (1,6 miliardi) e dei rifugiati nei Paesi donatori (1,1 miliardi). Guardando al 2015, si prevede che l’aiuto europeo crescerà molto più lentamente di quanto sarebbe necessario per raggiungere l’obiettivo dello 0,7%. Secondo le proiezioni e in base alle attuali tendenze, lo scarto collettivo non farà che aumentare ogni anno fino al 2015 e tutto fa presagire che, a questa scadenza, si riuscirà a raggiungere un deludente 0,45% del Reddito nazionale lordo.

Dal punto di vista qualitativo, il Forum ad alto livello sull’efficacia dell’aiuto costituisce un’opportunità per i Paesi donatori e i Paesi partner per riaffermare gli impegni presi nel 2010 a Parigi e ad Accra. Se si guarda all’attuale contesto politico, il timore di Aidwatch è che i Paesi europei facciano sempre più pressione per un’agenda incentrata sui loro interessi, senza tenere conto delle priorità dei Paesi partner e dei cambiamenti politici e istituzionali necessari per far sì che le riforme sull’efficacia dell’aiuto abbiano successo.

Il Rapporto evidenzia inoltre il risultato di alcune indagini che mostrano come i cittadini europei, nonostante la crisi economica, continuino a sostenere l’importanza dell’Aiuto pubblico allo sviluppo: il 64% degli europei pensa che l’aiuto dovrebbe essere aumentato, mentre l’89% attribuisce grande valore alla cooperazione allo sviluppo. In particolare, in Italia il 68% dei cittadini ritiene che le promesse di aiuto debbano essere mantenute e solo il 3% è favorevole ai tagli alla cooperazione.

Raccomandazioni ai governi europei

Il Rapporto conclude con una serie di raccomandazioni e le 1600 organizzazioni che rappresentano Concord «invitano i governi europei ad assumersi le proprie responsabilità e a reclamare globalmente l’aumento della quantità e della qualità dell’aiuto» nei seguenti modi:

• Assicurandosi che l’Europa fornisca risorse non “gonfiate” in favore dello sviluppo, orientate fermamente allo sradicamento della povertà come richiesto dal Trattato di Lisbona; facendo in modo che i finanziamenti per il clima si aggiungano agli impegni di Aiuto pubblico allo sviluppo già esistenti; ponendo fine all’uso dell’Aps per obiettivi di sicurezza nazionale, interessi legati alla politica migratoria o commerciale impedendo, in questo modo, un ulteriore indebolimento degli attuali livelli di Aps.

• Introducendo una tassa sulle transazioni finanziarie che contribuisca a sostenere sfide globali come la lotta alla povertà e il cambiamento climatico.

• Assicurandosi che al Forum ad alto livello sull’efficacia dell’aiuto venga approvato un accordo internazionale ambizioso e vincolante che riaffermi gli impegni presi a Parigi e ad Accra e includa obiettivi con tempi vincolanti e un meccanismo indipendente di monitoraggio a livello nazionale e internazionale.

• Assicurandosi che essi forniscano informazioni sugli aiuti in maniera puntuale e dettagliata in un formato compatibile con gli standard enunciati dall’International AidTransparencyInitiative(Iati).

• Ponendo la parità di genere e l’empowerment delle donne al centro della cooperazione allo sviluppo, attraverso il sostegno all’attuazione del Piano di azione sulla parità di genere della Commissione europea con adeguate risorse umane e finanziarie nonché tenendo conto delle buone pratiche di alcuni Stati membri dell’Ue.

• Promuovendo la titolarità democratica ponendo fine all’utilizzo di politiche economiche e di altre condizionalità e aumentando il sostegno politico e finanziario nei confronti delle organizzazioni della società civile, dei Parlamenti e degli altri corpi di vigilanza, per assicurare inoltre un’ampia accountability.

(Fonte: http://www.lavorodignitoso.org)

INFORMAZIONI:

http://aidwatch.concordeurope.org;

una sintesi in italiano del Rapporto è disponibile al sito web http://www.cininet.org

CONCENTRARE GLI AIUTI SUI PAESI PIÙ POVERI E VULNERABILI

Gli aiuti allo sviluppo dell’Ue hanno bisogno di «un significativo incremento in termini reali» dal prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea, solo così potranno aumentare l’impatto effettivo e raggiungere i più bisognosi: è quanto afferma un Rapporto sulla futura politica di sviluppo adottato in maggio dalla commissione per lo Sviluppo del Parlamento europeo. Inoltre l’Ue dovrebbe continuare a sostenere il finanziamento per i bilanci nazionali dei Paesi in via di sviluppo a condizione che le finanze pubbliche siano sane e trasparenti, afferma un altro Rapporto sul futuro del sostegno di bilancio adottato dall’Europarlamento.

Se si vuole realmente raggiungere il fine ultimo della politica di sviluppo, cioè l’eliminazione della povertà, allora l’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) dell’Ue deve concentrarsi «sui Paesi più poveri e più vulnerabili e al raggiungimento degli strati più poveri della società» sostiene il Rapporto (redatto dall’europarlamentare FilipKaczmarek). I deputati europei chiedono una maggiore attenzione per l’impatto e i risultati, ma avvertono che il finanziamento dell’Aiuto non deve concentrarsi sui “Paesi facili” che presentano il minor rischio per quanto concerne l’impatto degli aiuti, mentre dovrebbe essere eliminato per Paesi ancora definiti “emergenti” come la Cina.

I deputati sollecitano gli Stati membri e la Commissione a trovare nuove fonti di finanziamento degli aiuti, come una tassa globale sulle transazioni finanziarie, ma si oppongono a qualsiasi ampliamento della definizione originale di Aps data dall’Ocse, dal momento che molti Paesi donatori hanno mascherato una riduzione delle loro spese per l’Aps ampliando le voci che lo compongono.

Pur riconoscendo che la crescita economica è un fattore cruciale per lo sviluppo, il Rapporto sottolinea che «l’impatto della crescita sullo sradicamento della povertà potrebbe essere molto superiore se la disuguaglianza fosse ridotta e i diritti umani rispettati». Inoltre, «la crescita dovrebbe essere promossa in settori dove i poveri possono guadagnarsi da vivere, come l’agricoltura e il settore informale». Il relatore del Rapporto ha quindi sottolineato che «non dobbiamo avere una comprensione puramente economica della povertà, dal momento che essa è multi-dimensionale e comprende tutta una serie di privazioni ed esclusioni economiche, politiche e culturali».

Il Rapporto sul sostegno di bilancio osserva invece che il principio alla base di questo strumento di aiuto è che i Paesi in via di sviluppo dovrebbero possedere le loro strategie di sviluppo. A tal fine, è chiesto un maggiore controllo parlamentare della spesa ed un maggior coinvolgimento della società civile. Attraverso il sostegno di bilancio, sostiene il Rapporto, i donatori possono aiutare i governi dei Paesi beneficiari a soddisfare esigenze fondamentali quali la costruzione di scuole, ospedali e infrastrutture, il pagamento di insegnanti e personale medico. Dato l’impatto che può avere un’improvvisa interruzione del sostegno finanziario sui Paesi più vulnerabili, se i pagamenti devono essere ridotti il Rapporto consiglia che ciò avvenga per fasi graduali.

INFORMAZIONI:http://www.europarl.europa.eu

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