L’Ue e la Libia

maggio 2011

Il 22 maggio scorso l’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri, Catherine Ashton, ha ufficialmente inaugurato un ufficio dell’Unione europea a Bengasi, la capitale dei ribelli libici. Secondo le intenzioni dell’Ue, «l’ufficio aiuterà a convogliare le risorse e migliorerà i contatti con coloro che combattono per la democrazia». Nel corso della visita, Ashton ha incontrato i leader dell’opposizione, i rappresentanti della società civile e i partner internazionali dell’Ue. In occasione del Consiglio Affari esteri svoltosi il 23 maggio, poi, l’alto rappresentante dell’Ue ha informato i ministri in merito al suo viaggio e il Consiglio ha adottato misure restrittive più severe nei confronti del regime libico, ampliando l’elenco delle persone ed entità soggette a restrizioni di viaggio e a un congelamento dei beni.

In precedenza i ministri europei degli Affari esteri avevano chiesto un immediato cessate il fuoco e il rispetto dei diritti umani in Libia, sottolineando che «coloro che collaborano con il regime si trovano di fronte a una scelta: continuare ad essere associati alla repressione brutale del colonnello Gheddafi oppure sostenere una transizione ordinata verso la democrazia».

Già il Consiglio europeo di primavera, svoltosi nei giorni 24-25 marzo scorsi, aveva ribadito la posizione dell’Ue, stabilita dal Consiglio europeo straordinario dell’11 marzo sulla Libia e il vicinato meridionale: «Il colonnello Gheddafi deve abbandonare il potere immediatamente e la Libia deve avviarsi verso una transizione politica guidata dagli stessi libici. L’Ue è pronta ad assistere una nuova Libia sul piano economico e nella costruzione delle nuove istituzioni, in cooperazione con la Lega araba, l’Unione africana e le Nazioni Unite».

Per una transizione democratica in Libia l’Ue è infatti impegnata a cooperare con la comunità internazionale: è membro del Gruppo di contatto internazionale istituito alla Conferenza di Londra sulla Libia del 29 marzo insieme a partner fondamentali tra cui le Nazioni Unite, l’Unione africana, la Lega araba e gli Stati membri dell’Ue. Ma è soprattutto la situazione umanitaria nel Paese e ai suoi confini a destare «profonda preoccupazione»: se il conflitto continua, osserva l’Ue, vi è infatti un grave rischio di ulteriore deterioramento della situazione a causa dei flussi di sfollati e di migranti. Così, è in preparazione un’operazione militare destinata a «contribuire ad assicurare la circolazione e l’evacuazione degli sfollati in condizioni di sicurezza e sostenere le attività delle agenzie umanitarie nella regione»: l’operazione Eufor Libia sarà avviata se richiesta dalle Nazioni Unite e condotta nell’ambito della Politica di sicurezza e di difesa comune (Psdc) dell’Ue.

Alle frontiere libico-tunisine e libico-egiziane sono presenti le squadre di esperti Echo (aiuti umanitari e protezione civile dell’Ue) per valutare le esigenze sotto il profilo umanitario e la situazione in generale. Al 23 maggio scorso il contributo della Commissione europea più gli Stati membri per l’assistenza umanitaria delle persone più colpite in Libia e nei Paesi vicini (Tunisia ed Egitto) ammontava a quasi 125 milioni di euro.

Una squadra di coordinamento e valutazione formata da sei membri della protezione civile è stata inviata alla frontiera libico-tunisina ed è in contatto con l’ufficio Echo e con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). La delegazione dell’Ue a Tunisi sta coordinandosi attivamente con le organizzazioni internazionali presenti nella capitale (Programma alimentare mondiale, Banca africana di sviluppo, Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ecc.).

Inoltre, di fronte al numero crescente di profughi che arrivano sulle sue coste meridionali l’Ue «è pronta a dimostrare concreta solidarietà agli Stati membri più direttamente interessati». Nell’area centrale del Mediterraneo, l’Italia e l’agenzia dell’Ue per il controllo delle frontiere (Frontex) stanno conducendo un’operazione congiunta denominata Hermes 2011, avviata il 20 febbraio e destinata ad aiutare l’Italia a far fronte ai flussi migratori attuali e potenziali provenienti dall’Africa settentrionale. In totale 14 Stati membri (Italia compresa) hanno impegnato risorse, sotto forma di personale o attrezzature tecniche, per lo schieramento dell’operazione. Dall’inizio delle rivolte nel Nord Africa, oltre 20.000 profughi sono arrivati all’isola di Lampedusa a sud della Sicilia: in precedenza si è trattato soprattutto di migranti tunisini, mentre nelle ultime settimane prevalgono le persone in arrivo dalla Libia. La maggior parte dei migranti è trasferita nei Centri d’accoglienza in Italia.

INFORMAZIONI:

http://www.consilium.europa.eu

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