Il Manifesto di Atene: linee guida dei sindacati europei

maggio 2011

Si è svolto ad Atene, nei giorni 15-19 maggio scorsi, il XII Congresso della Confederazione europea dei sindacati (Ces-Etuc) incentrato sulla governance economica europea. Il messaggio dei sindacati europei è chiaro: governance europea significa rafforzare e non attaccare il modello sociale europeo. Un messaggio urgente, lanciato ai decisori politici dell’Unione europea e confermato dalla giornata di azione sindacale a livello europeo e nazionale organizzata per il 21 giugno.
Il XII Congresso della Ces, attraverso il voto dei delegati sindacali di 36 Paesi, ha eletto il suo nuovo segretario generale per guidare la Confederazione europea dei sindacati nel periodo 2011-2014: si tratta di Bernadette Ségol, sindacalista francese e prima donna a ricoprire questo ruolo, che succede al britannico John Monks.
«L’austerità non funziona e lo dimostra quanto sta accadendo in Grecia. L’austerità è ingiusta, sbagliata e distruttiva, perché costringe i lavoratori a pagare il conto di danni che non hanno commesso, con la disoccupazione, la riduzione dei salari e dei servizi pubblici» ha dichiarato Ségol, illustrando il “Manifesto di Atene” approvato dal Congresso (e che pubblichiamo di seguito) e sottolineando che «i diritti sociali vengono prima delle libertà economiche: su questo principio non molleremo mai».

Il tema prioritario per i sindacati europei oggi è la crisi finanziaria, che colpisce Grecia, Portogallo, Irlanda e che, insieme alle politiche di austerità più in generale attuate negli altri Stati membri, sta esercitando una pressione importante su retribuzioni, pensioni e standard di vita.
La Confederazione europea dei sindacati (Ces) è preoccupata per le conseguenze negative causate finora dal salvataggio delle economie in difficoltà da parte dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale. Le misure di austerità imposte, per esempio in Grecia e in Irlanda, hanno peggiorato la situazione ed i Paesi interessati debbono affrontare un lungo periodo di recessione prolungata, con il debito e la disoccupazione in crescita. Esiste un rischio reale che gli Stati e le relative popolazioni divengano ancor più pesantemente indebitate, con enormi pericoli per l’Europa e i suoi Stati membri.
La Ces chiede quindi con urgenza un serio cambiamento nell’approccio politico dell’Ue, affinché provveda ad aiutare meglio i Paesi maggiormente in difficoltà.
Il nuovo Patto euro-plus, applicabile alla zona euro e alle sei altre economie che vi hanno aderito, contiene implicazioni di ampia portata in particolare sulle retribuzioni, poiché include raccomandazioni agli Stati membri su:
• comparazione del costo del lavoro per unità;
• ostilità all’indicizzazione salariale e, più in generale, alla contrattazione centralizzata;
• collegamento delle retribuzioni alla produttività, senza includere inflazione o elementi comparabili;
• pressione per abbassare le retribuzioni del settore pubblico e, in alcuni casi, i salari minimi;
• pressione al ribasso sui diritti pensionistici;
• promozione di rigorosi controlli istituzionali sul debito pubblico.
La Ces afferma che tale approccio è totalmente inaccettabile per i sindacati in Europa ed insiste affinché siano mantenuti i seguenti principi:
• i salari non sono nemici dell’economia, bensì il suo motore, che stimola crescita ed occupazione;
• l’autonomia delle parti sociali nella contrattazione collettiva e nella negoziazione salariale deve essere rispettata;
• il potere d’acquisto dei salari dei lavoratori deve essere migliorato, con aumenti in linea con l’inflazione e la produttività, con l’obiettivo generale dell’equa distribuzione della ricchezza;
• il processo verso la disuguaglianza del reddito deve essere invertito;
• la lotta contro il dumping salariale e fiscale deve essere intensificata e deve essere applicato il principio di parità di retribuzione a parità di lavoro svolto;
• le pensioni debbono essere protette e debbono garantire condizioni di vita dignitose;
• le regolamentazioni sul debito pubblico debbono essere adattate alle realtà economiche e alle circostanze eccezionali contingenti, senza provocare recessione attraverso misure di austerità.
In questo contesto, siamo determinati a:
• combattere il crescente potere dell’estrema destra e dei suoi alleati nazionalisti più vicini, difendendo l’Europa sociale e, a tal fine, ci attiveremo per le prossime elezioni del Parlamento europeo;
• lottare contro la disoccupazione, la crescente disuguaglianza, il lavoro precario e la governance dell’austerità;
• mobilitarci per la crescita e la sostenibilità;
• lavorare per una più ampia forza sindacale e degli iscritti;
• sviluppare una risposta congiunta per un mercato del lavoro europeo sempre più integrato.
Tutto questo sarà posto al centro dell’attività della Ces per il periodo 2011-2014.

Inoltre la Ces:
1. lotterà per un New Deal europeo per i lavoratori, contro la governance dell’austerità, i tagli dei salari e dei servizi pubblici e a favore di una governance economica europea positiva, con la tassazione delle transazioni finanziarie, l’armonizzazione della base fiscale delle imprese e verso gli Eurobond.
2. Chiederà che i diritti fondamentali abbiano priorità sulle libertà economiche e, di conseguenza, solleciterà un Protocollo di progresso sociale da inserire nei Trattati europei, la revisione della direttiva distacchi e una regolamentazione “Monti II”.
3. Porrà l’occupazione al vertice dell’agenda europea e al centro della governance economica dell’Ue e, allo stesso modo, nel dialogo sociale europeo, nonché nella valutazione della strategia Europa 2020 e nell’Atto per il mercato unico.
4. Richiederà un attacco coordinato alla disoccupazione giovanile con garanzie su istruzione, formazione e lavoro, investendo in un buon sistema scolastico dalla prima infanzia all’istruzione superiore.
5. Darà priorità al miglioramento delle condizioni di lavoro di tutti i lavoratori europei, alla lotta contro il lavoro non dichiarato e al dumping sociale e salariale, in particolare nell’ambito del dialogo sociale.
6. Svilupperà iniziative congiunte con gli imprenditori europei su lavoro ecosostenibile, crescita ed investimento, politiche industriali sostenibili, istruzione e formazione.
7. Agirà per la protezione di tutti i lavoratori, impiegati in qualunque forma di lavoro, attraverso contratti collettivi e/o legislazione.
8. Solleciterà una regolamentazione efficace sui mercati finanziari e sulle agenzie di valutazione, l’eliminazione dei paradisi fiscali, nuove tasse sulle transazioni finanziarie ed un limite alle retribuzioni ed ai bonus eccessivi per i dirigenti.
9. Chiederà nuovi sistemi di governance aziendale per promuovere la sostenibilità, il progetto nel lungo termine e livelli di retribuzione giusti per tutti – un sistema in cui i Comitati aziendali europei, i sindacati e i diritti all’informazione e alla consultazione dei lavoratori avranno un ruolo fondamentale.
10. Chiederà un nuovo dialogo europeo per gestire la giusta transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e per lo sviluppo di ricerca e innovazione nelle nuove tecnologie e nell’efficienza energetica.
11. Sosterrà i servizi pubblici e combatterà contro il loro smantellamento dovuto alle misure di austerità e alla privatizzazione all’ingrosso, al fine di garantire il loro contributo essenziale per lo sviluppo democratico, la crescita sostenibile, l’occupazione e il benessere sociale.
12. Combatterà ogni forma di discriminazione basata su sesso, razza, religione, età, disabilità e orientamento sessuale e per la riduzione del divario di genere. L’intera Unione europea deve guidare la ricerca di soluzioni rispetto ai flussi migratori esterni basandosi sul nostro impegno per l’uguaglianza, la libertà, la democrazia e la legalità contenuti nei Trattati.
13. Proteggerà i lavoratori migranti, promuovendo il riconoscimento reciproco dell’appartenenza sindacale, richiedendo il rispetto della parità di retribuzione a parità di lavoro svolto, basato sul principio del Paese ospitante.
14. Migliorerà gli standard di salute e sicurezza, anche promuovendo campagne per regolamentare gli orari di lavoro a protezione della salute e per porre fine all’opting out, monitorando gli accordi su stress, violenza e molestie sul lavoro, dando priorità alle patologie muscoloscheletriche, proteggendo i dati personali, applicando completamente le regolamentazioni Reach sulle sostanze chimiche, aumentando la formazione e dedicando una giornata all’anno alla celebrazione e alla promozione dell’attività dei rappresentanti di salute e sicurezza.
15. Agevolerà il processo di allargamento dell’Ue lavorando con gli affiliati in Turchia e nei Balcani occidentali.
16. Sosterrà la globalizzazione equa e sostenibile, con accordi di cooperazione a livello di Unione europea (ma non necessariamente bilaterali, come l’accordo con la Colombia) e lavorerà a stretto contatto con la Confederazione sindacale internazionale (Csi) e il Tuac (Trade Union AdvisoryCommittee, Confederazione dei sindacati dei Paesi Ocse).
17. Promuoverà il Modello sociale europeo come modello positivo e sostenibile per lo sviluppo mondiale ed effettuerà campagne con la Csi a livello globale per i diritti sindacali.
18. Sosterrà il Consiglio regionale Paneuropeo (Perc) e le attività sub regionali in Europa, nonché i sindacati e il dialogo sociale nella regione euromediterranea; promuoverà relazioni con le organizzazioni sindacali in Africa, America del nord, America Latina e Asia.
19. Chiederà il diritto di sciopero su tematiche transnazionali e insisterà sulla richiesta di una Camera del lavoro specifica all’interno della Corte di giustizia europea.
20. Massimizzerà l’uso dei mezzi a sua disposizione per migliorare l’impatto dell’agenda sindacale a livello europeo, utilizzando, per esempio, campagne e mobilitazioni, istituzioni dell’Ue, imprenditori e dialogo sociale, gli alleati nella società civile, il Vertice sociale tripartito, il dialogo macroeconomico e le relazioni esterne dell’Ue.

FONTE E INFORMAZIONI:
http://www.etuc.org

LE PRIORITÀ DEL MANIFESTO DI ATENE
Con l’approvazione del Manifesto di Atene, la Confederazione europea dei sindacati (Ces) ha voluto affermare in primo luogo che i salari non sono il nemico dell’economia, ma piuttosto ne rappresentano il motore in quanto sostengono la crescita e l’occupazione, e che l’autonomia delle parti sociali nella contrattazione collettiva deve essere rispettata.
All’interno del documento la Ces chiede all’Unione e di attuare «un importante cambiamento» nella propria politica economica. Per il movimento sindacale europeo, infatti, «attualmente il problema essenziale è che la crisi finanziaria di Grecia, Irlanda e Portogallo e la più generale politica di austerità adottata negli altri Stati membri stanno esercitando una pressione al ribasso sui salari, i servizi pubblici, la sicurezza sociale, le pensioni e le condizioni di lavoro e di vita». Secondo i sindacati le misure di austerità imposte fino ad oggi hanno in realtà peggiorato la situazione conducendo a un periodo prolungato di recessione, all’aumento della disoccupazione, a un peso crescente del debito e ad una maggiore pressione sulle norme e i diritti del lavoro.
La Ces definisce l’approccio dell’Ue «totalmente inaccettabile» e denuncia, inoltre, il Patto euro-plus, in particolare per l’impatto che potrà avere sui salari.
Per tutte queste ragioni, nei prossimi quattro anni il movimento sindacale europeo si batterà per promuovere un New Deal a favore dei lavoratori, contro la politica dell’austerità e per una governance economica europea che risponda agli interessi dei cittadini e non dei mercati e includa la crescita qualitativa, la piena occupazione, e il rafforzamento del modello sociale europeo. La Ces si impegna, quindi, a porre la creazione di maggiori e migliori posti di lavoro al centro dell’agenda e della governance economica europea e ad includere questa priorità nel dialogo sociale europeo e nella valutazione della strategia Europa 2020 e dell’Atto per il mercato unico.
In particolare, la Ces vuole garantire che tutti i lavoratori europei, indipendentemente dal tipo di impiego, possano condurre una vita dignitosa e godere dei propri diritti grazie alla protezione garantita dai contratti collettivi e dalla legislazione. A questo proposito particolare attenzione è rivolta alla categoria più colpita dagli effetti della crisi: «Chiediamo un attacco coordinato contro la disoccupazione giovanile che garantisca l’accesso all’istruzione, alla formazione e all’occupazione, investendo su un sistema di istruzione di qualità dalla prima infanzia all’insegnamento superiore».
Fra gli obiettivi previsti dal Manifesto vi sono anche il miglioramento delle condizioni di lavoro di tutti gli europei e la lotta contro il dumping sociale e salariale, insieme ad una maggiore regolamentazione dei mercati finanziari e alla promozione di una transizione equa verso un’economia a bassa intensità di carbonio.
Infine, il movimento sindacale europeo dichiara di voler sviluppare iniziative congiunte con le organizzazioni datoriali europee a favore dei lavori verdi, della crescita e degli investimenti, di una politica industriale sostenibile e della formazione.

FONTE:http://www.lavorodignitoso.org

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