Nordafrica: sostegno Ue ma no a ingerenze

marzo 2011

«Sono i nostri vicini. Dobbiamo essere ambiziosi, dobbiamo essere efficaci, dobbiamo essere integrati» ha dichiarato l’alto rappresentante della politica estera dell’Ue, Catherine Ashton, nel corso del Consiglio Affari esteri del 21 febbraio scorso dedicato alla situazione verificatasi nelle ultime settimane nei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo.

Di fronte a questi «eventi senza precedenti» nella regione mediterranea l’Ue è disponibile a «un nuovo partenariato», secondo quanto riferito dall’alto rappresentante, la quale ha costituito una task force sia all’interno del servizio europeo per l’azione esterna sia della Commissione al fine di «adeguare gli strumenti di cui l’Ue dispone» a favore dei Paesi della regione. Ashton ha dichiarato di puntare a un pacchetto di misure «a carattere globale, in tutti i settori del nostro impegno, e adattate alle esigenze specifiche di ciascun Paese». Così, ad esempio, l’alto rappresentante si è recata in Egitto per incontrare rappresentanti delle autorità di transizione, dell’opposizione e della società civile in modo da esaminare quale sia la migliore assistenza che l’Ue può prestare al Paese.

Nel corso del Consiglio, i ministri degli Esteri dei Paesi dell’Ue hanno poi condannato la repressione attuata contro i dimostranti in Libia e incoraggiato «tutte le parti» ad avviare un dialogo «guidato dalla Libia a livello nazionale» da cui scaturisca un futuro costruttivo per il Paese e per la popolazione.

I ministri hanno accolto con favore la decisione di «avviare un dialogo nazionale» adottata dalle autorità del Bahrein e hanno esortato le autorità yemenite a procedere nello stesso modo. Hanno confermato la loro solidarietà al popolo tunisino e l’impegno dell’Ue a contribuire allo «sviluppo socioeconomico e alla costruzione istituzionale» del Paese.

Il Consiglio degli Esteri dell’Ue ha inoltre incoraggiato le autorità egiziane di transizione a stabilire «un calendario e misure precisi in materia di riforma costituzionale», quali condizioni preliminari indispensabili allo svolgimento di elezioni legislative e presidenziali libere e corrette. Tuttavia, ha sottolineato Catherine Ashton, il futuro del Paese «appartiene indiscutibilmente al popolo egiziano» e «non saremo noi a dettare un esito o a imporre una soluzione».

INFORMAZIONI:

http://www.consilium.europa.eu

EUROPA E TURBOLENZE MEDITERRANEE

Nessuno oggi mette più in dubbio che le turbolenze nel Mediterraneo abbiano una portata storica e si iscrivano nel rifiuto delle dittature da parte delle popolazioni, e nella richiesta di democrazia, di stato di diritto, di libertà di espressione e di migliori condizioni di vita. La caduta di due trentennali dittature è stata resa possibile solo grazie alla tenacia e alla volontà della gente, senza interventi o sostegni provenienti dall’esterno. È una pagina di storia che prima o poi doveva essere scritta e che ha sorpreso anche per l’assenza, almeno per ora, di contrapposizioni con l’Occidente. È un aspetto importante che l’Europa dovrebbe cogliere per ripensare e affrontare le sue future relazioni con i Paesi dell’area, se effettivamente crede che la stabilità di una regione così sensibile possa passare anche attraverso il sostegno ad ancor fragili, e tuttora a rischio, boccioli di democrazia.

Fragili e a rischio come dimostra la Tunisia. A oltre un mese dalla partenza di Ben Alì l’incertezza e la disorganizzazione del nuovo potere hanno spinto migliaia di tunisini a prendere la via dell’emigrazione e a sbarcare a Lampedusa, il punto più vicino all’Europa. La richiesta di aiuto lanciata dalle autorità italiane all’Europa, nonché il dito puntato da queste contro l’indifferenza dell’Europa, suggeriscono alcune riflessioni.

Due, più generali: la prima, sulla scarsa attenzione dell’Ue all’area mediterranea, come testimonia il binario morto su cui è finito prima il “processo di Barcellona” e poi il progetto francese di un’Unione per il Mediterraneo; la seconda, sul ridotto impegno dell’Italia in Europa e la progressiva caduta di credibilità del nostro governo, precipitata fragorosamente in questi ultimi tempi.

Quanto poi alla politica dell’immigrazione, sempre molto sensibile, va ricordato che, nel suo insieme, resta di responsabilità dei governi nazionali. Il trasferimento di responsabilità verso l’Ue è sempre stato fortemente ostacolato da buona parte degli stessi Stati membri e, in essi, da parte di alcuni partiti come, in Italia, proprio da quella Lega Nord che adesso accusa l’Europa di lasciarci soli. È soltanto con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, nel dicembre 2009, che si intravede la possibilità di una futura politica comune dell’immigrazione e di asilo.

Ma al di là delle richieste, delle accuse o delle dichiarate disponibilità della Commissione europea a sostenere l’Italia in questa “emergenza umanitaria”, i soli strumenti disponibili oggi a livello europeo sono il sistema di pattugliamento delle frontiere esterne, attraverso l’agenzia Frontex, e un sostegno economico di emergenza a fronte di proposte concrete di intervento da parte del governo italiano.
Poco in confronto a quello che sta succedendo sulle rive sud del Mediterraneo, che chiama l’Europa – e con essa l’Italia – a un nuovo dialogo, a nuove politiche e a nuove responsabilità verso il Mediterraneo. (Adriana Longoni)

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