L’emergenza umanitaria riguarda tutta l’Europa

marzo 2011

Come l’Unione europea intende affrontare gli sviluppi della situazione in Africa settentrionale e in particolare il potenziale afflusso di migranti dalla regione? Ne hanno parlato i ministri dei 27 Stati membri durante la sessione del Consiglio Giustizia e affari interni (Gai), svoltasi lo scorso 24 febbraio, nel corso del quale sono stati esaminati gli strumenti tecnici, finanziari e giuridici che sono a disposizione dell’Ue per affrontare la situazione in Africa settentrionale ed è stato fatto il punto sulle operazioni in corso e su quelle previste.  Il 28 febbraio, poi, l’Ue ha approvato una serie di misure restrittive nei confronti del regime libico di Muammar Gheddafi, nello specifico: un embargo su armi, munizioni e attrezzature che potrebbero essere utilizzate per la repressione dei manifestanti; un congelamento dei beni; un divieto di visto per il colonnello Gheddafi, i suoi familiari e altre persone coinvolte nella repressione violenta della popolazione civile.

Necessaria maggiore solidarietà

«Il fenomeno non riguarda solo l’Europa meridionale, bensì tutta l’Europa e il mondo intero» ha affermato il ministro dell’Interno ungherese, Sándor Pintér, che presiede il Consiglio nel primo semestre di quest’anno. Pintér ha sottolineato lo «spirito di solidarietà» emerso in seno al Consiglio e il fatto che «tutti e 27 gli Stati membri sono disposti ad impegnarsi e a fornire aiuto». Insieme alla Commissione europea il Consiglio Gai ha esaminato i fondi dell’Ue disponibili e le possibilità giuridiche, convenendo sull’importanza che l’Europa continui a «sostenere gli sforzi profusi dai Paesi dell’Africa settentrionale per costruire un futuro democratico e più prospero».

Intervenendo qualche giorno prima nell’aula del Parlamento europeo, la commissaria europea agli Affari interni, Cecilia Malmström, aveva affermato: «Il principio di solidarietà dovrebbe spingere gli Stati membri a offrire assistenza immediata al governo italiano e agli altri Paesi colpiti da un flusso straordinario d’immigrati, dovuto alla situazione politicamente instabile in Africa settentrionale». La commissaria europea ha inoltre offerto all’Italia assistenza finanziaria «eccezionale» e proposto di organizzare un’azione comune con l’agenzia per il controllo delle frontiere esterne Frontex, proposte però ritenute deboli da alcuni europarlamentari e dallo stesso governo italiano.

Controllo delle frontiere

A seguito di una richiesta formale di aiuto presentata dal ministro dell’Interno italiano, Roberto Maroni, il 20 febbraio scorso Frontex e l’Italia hanno avviato un’operazione congiunta denominata “Hermes 2011”, nell’area centrale del Mediterraneo. L’obiettivo di questa specifica operazione è stato di aiutare l’Italia a far fronte ai flussi migratori effettivi (oltre 6000 migranti giunti sulle coste italiane e soprattutto a Lampedusa da metà gennaio a fine febbraio 2011) e potenziali (vedi box) originari dell’Africa settentrionale.

Vari Stati membri dell’Ue hanno fornito le dotazioni tecniche e il personale specializzato per svolgere questa operazione. Inoltre, Frontex ed Europol hanno avviato un’analisi del rischio relativa alla regione in modo da poter reagire più efficacemente all’evolversi delle situazioni. È stato altresì attivato il meccanismo di protezione civile dell’Unione europea allo scopo di accelerare il rimpatrio dei cittadini europei dalla Libia.

Aiuti, coordinamento e garanzie

In risposta al gran numero di persone in fuga dalla Libia verso la Tunisia e l’Egitto, la commissaria europea Malmström ha poi confermato che l’Ue è disposta ad aiutare questi due Paesi a far fronte alle possibili conseguenze umanitarie e, a tale scopo, sono stati stabiliti contatti con varie organizzazioni internazionali quali ad esempio l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur-Unhcr).

Più in generale, il Consiglio Gai ha espresso l’intenzione di rafforzare la cooperazione tra i 27 ministeri degli Affari esteri e degli Interni per potenziare la politica globale dell’UE nei confronti della regione.

Dal canto suo, l’Acnur-Unhcr ha espresso apprezzamento per «gli sforzi sostenuti dal governo italiano per dare alloggio e assistenza» ai migranti giunti a Lampedusa, chiedendo però un maggior supporto dall’Ue e la garanzia del rispetto delle procedure: «L’Unhcr chiede solidarietà nei confronti dell’Italia che si trova ad affrontare un nuovo capitolo nella gestione dei movimenti migratori misti. L’Unhcr si augura che gli strumenti previsti per il controllo dell’immigrazione irregolare continuino a garantire l’accesso alla procedura di asilo per coloro che hanno bisogno di protezione».

INFORMAZIONI:

http://www.consilium.europa.eu

UNHCR: APRIRE LE FRONTIERE AI PROFUGHI DELLA LIBIA

Alla fine di febbraio gli operatori dell’Unhcr segnalavano la situazione critica al confine tra Libia e Tunisia, con circa 75.000 persone in fuga dalla Libia e giunte in Tunisia in una decina di giorni e un incremento costante di flussi (fino a 10-15.000 persone al giorno). Non si tratta solo di persone di nazionalità libica bensì di varie nazionalità, per questo l’Unhcr ha rivolto un appello: «Per evitare che la situazione assuma i contorni di una crisi umanitaria, diventa ora fondamentale garantire rapidi trasferimenti».

Da anni, infatti, la Libia è un Paese di transito e di destinazione per i rifugiati: l’Unhcr ha riconosciuto come rifugiati 8000 palestinesi, iracheni, sudanesi, etiopi, somali ed eritrei; oltre 3000 hanno presentato domanda d’asilo e molte altre migliaia si trovano verosimilmente nel Paese. «Gli africani sembrano essere particolarmente a rischio perché sospettati di essere mercenari stranieri» ha riferito l’Alto commissario dell’Unhcr, António Guterres, preoccupato per il fatto che «non riescano a mettersi al sicuro». Temendo che solo un numero ridotto di rifugiati sia riuscito ad abbandonare la Libia, l’Unhcr ha chiesto a tutti i governi dei Paesi confinanti, in Nord Africa così come in Europa, di lasciare aperte le frontiere marine, terrestri ed aeree per le persone costrette a fuggire dalla Libia. «Deve essere garantito accesso al territorio a tutte le persone che lasciano la Libia, indiscriminatamente e senza distinzioni di origine» ha detto Guterres, esprimendo gratitudine ai governi di Tunisia ed Egitto per aver scelto una politica di frontiere aperte e facendo appello all’aiuto della comunità internazionale.

INFORMAZIONI: http://www.unhcr.it

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