Anno Europeo del Volontariato

marzo 2011

Anche grazie al volontariato si costruisce l’identità europea

Oltre 100 milioni di europei sono impegnati in attività di volontariato, vivono la solidarietà e attraverso questo fanno la differenza nella società europea. Vi è una vasta gamma di nozioni, definizioni e tradizioni che riguardano il volontariato, tuttavia ciò che è comune in tutta Europa è che ovunque le persone partecipano insieme ad attività per aiutarsi a vicenda, sostenere i bisognosi, preservare l’ambiente, salvaguardare i diritti umani o avviare azioni per garantire che ognuno possa godere di una vita dignitosa. Tutto ciò rafforza la coesione sociale e la società nel suo insieme, portando inoltre notevoli benefici individuali ai volontari stessi. Sono queste alcune delle considerazioni che hanno spinto l’Ue a dichiarare il 2011 Anno europeo del volontariato (European Year of Volunteering – EYV 2011).

L’idea principale di ogni Anno europeo è di sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema o una causa e di coinvolgere i soggetti interessati in una serie di eventi a livello europeo e negli Stati membri. L’Ue ha quindi istituito un «quadro operativo» per consentire di attuare le attività correlate all’Anno europeo del volontariato, senza però voler definire in alcun modo disposizioni legislative per quanto riguarda il settore, i volontari o le organizzazioni che lavorano con i volontari né per quanto concerne il loro ruolo sociale o altre condizioni legali o finanziarie, «che variano notevolmente da uno Stato membro all’altro».

La motivazione con cui nel novembre 2009 il Parlamento europeo ha accolto la proposta della Commissione europea di proclamare il 2011 quale Anno europeo del volontariato costituisce un pieno riconoscimento del ruolo del volontariato in Europa: «Il volontariato è un pilastro importante delle nostre società democratiche e pluralistiche. È espressione di un impegno e di un sostegno attivi. Il volontariato comprende tutte le forme di attività formali e informali intraprese in base alla libera volontà, scelta e motivazione di una persona senza scopo di lucro. Esso ha un notevole impatto sulla società. I volontari svolgono la loro attività nel settore sociale o educativo, a sostegno dell’ambiente o della cooperazione allo sviluppo, in ambito culturale, a livello locale o nel quadro di missioni al di fuori del loro Paese di origine. L’iniziativa intesa a istituire un Anno europeo del volontariato va accolta con favore poiché rende omaggio e promuove l’impegno dei volontari e delle organizzazioni che lavorano con loro e contribuisce a trovare una soluzione alle sfide che il settore del volontariato deve affrontare».

Obiettivi dell’Anno europeo 2011

Ricordando che il 2011 coincide con il decimo anniversario dell’Anno internazionale dei volontari, proclamato dalle Nazioni Unite nel 2001, e che il volontariato è uno degli elementi centrali della cittadinanza attiva la quale rafforza la coesione sociale e sviluppa la democrazia, il 27 novembre 2009 il Consiglio dell’Ue ha delineato gli obiettivi prioritari dell’iniziativa.

L’obiettivo generale dell’Anno europeo è di migliorare la visibilità delle attività di volontariato nell’Unione europea e accrescere le opportunità per la società civile di parteciparvi. A tale scopo, l’Anno europeo offre sostegno alle autorità locali, regionali e nazionali per lo scambio di esperienze e di buone pratiche.

In particolare, l’Anno europeo mira a:

• creare condizioni favorevoli al volontariato;

• fornire agli organizzatori gli strumenti per migliorare la qualità delle attività di volontariato;

• migliorare il riconoscimento delle attività di volontariato;

• sensibilizzare l’opinione pubblica al valore e all’importanza del volontariato.

Per conseguire tali obiettivi, l’Anno europeo sostiene iniziative organizzate ai livelli comunitario, nazionale, regionale e locale, fra cui:

• scambi di esperienze e di buone pratiche;

• realizzazione di studi e di lavori di ricerca e diffusione dei relativi risultati;

• conferenze ed eventi di sensibilizzazione dell’opinione pubblica;

• iniziative concrete negli Stati membri volte a promuovere gli obiettivi dell’Anno europeo;

• campagne d’informazione e di promozione.

Le iniziative a livello comunitario sono finanziate, in parte o interamente, dal bilancio generale dell’Ue. Le iniziative a livello nazionale sono cofinanziate dall’Ue ed è altresì disponibile un sostegno non finanziario. Il bilancio assegnato all’Anno europeo è pari a 8 milioni di euro (cifra considerata però insufficiente da gran parte della società civile europea).

Ogni Stato membro designa un organismo nazionale di coordinamento incaricato di organizzare la sua partecipazione all’Anno europeo. Gli organismi nazionali di coordinamento hanno il compito di preparare i programmi e le priorità nazionali per l’Anno europeo. A tale scopo, consultano e cooperano con un’ampia pluralità di parti interessate.

Ai fini dell’Anno europeo, la Commissione europea può cooperare con le pertinenti organizzazioni internazionali, in particolare con le Nazioni Unite o il Consiglio d’Europa. La Commissione è inoltre responsabile della gestione dell’Anno europeo a livello comunitario. Essa convoca riunioni delle parti interessate attive nel campo del volontariato affinché la assistano nel suo lavoro e organizza incontri con gli organismi nazionali di coordinamento per coordinare le attività a livello nazionale.

Per la gestione e il coordinamento dell’Anno europeo la Commissione lavora in stretta collaborazione con l’EYV 2011 Alliance, un gruppo informale che riunisce 33 reti di Ong europee con un interesse particolare per il volontariato che si sono impegnate a lavorare insieme per la promozione, l’organizzazione e la realizzazione dell’iniziativa. La EYV 2011 Alliance rappresenta più di 1500 organizzazioni di volontariato in tutta l’Ue.

La Commissione europea si aspetta quindi che l’Anno europeo 2011 porti ad un aumento di volontariato, ad una maggiore consapevolezza del suo valore aggiunto e che metta in evidenza il legame tra l’impegno volontario a livello locale e il suo significato nel più ampio contesto europeo. Secondo l’esecutivo dell’Ue «il volontariato è l’espressione attiva di partecipazione civica che rafforza i valori comuni europei come la solidarietà e la coesione sociale. Offre anche importanti opportunità di apprendimento, perché il coinvolgimento in attività di volontariato può fornire alle persone nuove abilità e competenze che possono anche migliorare la loro occupabilità». Cosa che, sottolinea la Commissione, «è particolarmente importante in questo momento di crisi economica». L’importanza del volontariato in Europa è inoltre evidenziata dall’ampia gamma di settori in cui svolge un ruolo importante e che la Commissione elenca in: istruzione, giovani, cultura, sport, ambiente, salute, assistenza sociale, tutela dei consumatori, aiuti umanitari, politica di sviluppo, ricerca, pari opportunità e relazioni esterne.

Perché un Anno europeo
del volontariato

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Varie sono le motivazioni sull’Anno europeo del volontariato espresse dalle istituzioni dell’Ue, tra queste:

• I volontari sono i fautori dei valori e degli obiettivi europei previsti dai Trattati, in particolare in termini di promozione e messa in pratica della coesione sociale, della solidarietà e della partecipazione attiva.

• Il volontariato contribuisce a costruire una identità europea basata su questi valori e orientata alla comprensione reciproca tra le persone nella società e in tutta Europa.

• Il volontariato nella sua natura trasversale è indispensabile in una vasta gamma di politiche europee come l’inclusione sociale, la fornitura di opportunità di formazione permanente per tutti, le politiche che riguardano i giovani, il dialogo tra le generazioni, l’invecchiamento attivo, l’integrazione dei migranti, il dialogo interculturale, la protezione civile, gli aiuti umanitari e lo sviluppo, lo sviluppo sostenibile e la protezione dell’ambiente, i diritti umani, i servizi sociali, accrescere l’occupabilità, la promozione di una cittadinanza europea attiva, la lotta contro il “divario digitale”, la responsabilità sociale.

• Il volontariato è anche un fattore economico: il settore del volontariato rappresenta circa il 5% del Pil delle economie nazionali dell’Ue.

• I volontari e le loro organizzazioni sono in prima linea nello sviluppo di azioni innovative per identificare, dare voce e rispondere ai bisogni emergenti nella società.

• I volontari rispecchiano la diversità della società europea, con persone di tutte le età, donne e uomini, occupati e disoccupati, persone di diverse etnie e gruppi religiosi e, infine, cittadini di tutte le nazionalità.

Se è vero però che 3 europei su 10 affermano di essere impegnati come volontari, tuttavia 7 persone su 10 non fanno volontariato e molte devono affrontare vari ostacoli per avvicinarsi o svolgere attività di volontariato, come ad esempio: la mancanza di informazioni su come partecipare; le scarse risorse economiche e la sensazione di non essere in grado di “permettersi” di fare volontariato; un’immagine negativa del volontariato che deriva dai tempi in cui questo era considerato quasi un “dovere obbligatorio”; la discriminazione derivante da disposizioni di legge insufficienti e dall’assenza di uno status legale; l’assenza o la scarsa protezione contro i rischi; visti o altre barriere per i cittadini extracomunitari.

Il volontariato, osservano poi i promotori dell’Anno europeo, è dato gratuitamente ma non è esente da costi, per questo necessita e merita un sostegno mirato da tutte le parti interessate – le organizzazioni di volontariato, il governo a tutti i livelli, le imprese – e un ambiente favorevole alle politiche, tra cui una infrastruttura di volontariato.

Mentre l’Ue rivolge un’attenzione sempre maggiore al volontariato in tutte le sue forme, si è però ancora lontani da una strategia globale e un’azione a livello europeo per promuovere, riconoscere, agevolare e sostenere il volontariato, al fine di realizzarne il suo pieno potenziale.

L’Anno Internazionale del Volontariato proclamato dalle Nazioni Unite nel 2001, di cui ricorre quest’anno il decimo anniversario, ha dimostrato che un alto livello di attenzione del pubblico per i volontari e il loro contributo alla società porta i governi e altre parti interessate ad unirsi all’azione. Possono quindi essere cercate sinergie con le attività svolte dalle Nazioni Unite dal 2001, per fare il punto dei progressi compiuti finora e per sviluppare un’agenda politica europea per il volontariato.

INFORMAZIONI:

http://europa.eu/volunteering  -  http://www.eyv2011.eu

Cese: creare sinergie tra gli Anni europei “sociali”

Al fine di «realizzare sinergie sostenibili» sarebbe utile creare uno stretto collegamento tra l’Anno europeo del volontariato 2011 con gli altri due Anni europei a carattere prevalentemente “sociale”, cioè il 2010 che è stato dedicato alla lotta alla povertà e all’esclusione sociale e il 2012 che sarà dedicato all’invecchiamento attivo e alla solidarietà intergenerazionale. È quanto richiesto dal Comitato economico e sociale europeo (Cese) in un parere espresso in seguito alla proclamazione dell’Anno europeo del volontariato 2011, nel novembre 2009.

Il Cese ritiene necessario realizzare condizioni quadro favorevoli, in modo da assicurare il sostegno e l’infrastruttura necessari per il volontariato a livello locale, regionale, nazionale ed europeo e rendere possibile la partecipazione dei cittadini. Anche una piattaforma dei soggetti direttamente interessati al volontariato potrebbe contribuire alla creazione di necessarie strutture sostenibili a livello europeo. Inoltre, secondo il Cese la prevista Relazione di valutazione dell’Anno europeo dovrebbe sfociare in un Libro bianco, così da «assicurare il follow up dell’iniziativa ed evidenziare le tappe e le misure supplementari da realizzare a livello europeo».

Un parere approfondito e dettagliato quello del Cese sull’Anno europeo del volontariato (che riportiamo di seguito), tra l’altro non privo di critiche ad alcune motivazioni espresse dalle istituzioni europee. Ne è un esempio la questione della qualità del volontariato: mentre la Commissione europea auspica un «rafforzamento della professionalità» dei volontari, il Cese ritiene che questo sia un «concetto fuorviante» e che «dovrebbe essere evitato», perché deve essere innanzitutto la qualità del volontariato a essere garantita.

Osservazioni di carattere generale

•  Il Cese si compiace della proposta della Commissione di proclamare il 2011 Anno europeo del volontariato. La Commissione riprende così gli auspici e le raccomandazioni formulati dal Cese e da altre organizzazioni della società civile come pure dal Parlamento europeo.

•   Si deve espressamente dare atto alla Commissione della sua disponibilità a coltivare un intenso dialogo civile con le organizzazioni della società civile. Si deve mirare a che le organizzazioni della società civile siano, anche a livello nazionale, coinvolte nel quadro degli organismi di coordinamento previsti e associate alla pianificazione nonché all’attuazione delle attività, e che agende politiche corrispondenti siano elaborate a livello nazionale ed europeo. In proposito il metodo aperto di coordinamento potrebbe fungere da esempio.

• Il titolo “Anno europeo del volontariato” è scelto bene, in quanto permette di cogliere tutta l’ampiezza e la varietà del fenomeno. È sufficientemente concreto perché gli europei possano identificarvisi e lascia un margine di manovra sufficiente per mettere in luce tutti i diversi aspetti di tale impegno. Dato che si tratta di un nome che esprime efficacemente il carattere trasversale del volontariato e i diversi ambiti in cui esso si esplica, esso dovrebbe a parere del Comitato essere mantenuto.

• Il Cese si compiace che venga sottolineata l’importanza del volontariato in quanto espressione della partecipazione civica, dei valori europei, della solidarietà e dello sviluppo delle società europee, importanza che esso stesso ha ribadito in diversi pareri.

• In nessuna circostanza si dovrebbe parlare di “strumentalizzazione” del volontariato. I volontari non sono strumenti della politica, bensì espressione o parte integrante di una cittadinanza attiva. Con il loro impegno essi mettono in pratica valori ideali come l’integrazione e la coesione sociale, la solidarietà e l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita nel campo dell’ambiente, dello sport, dei diritti umani, della cultura, per citarne solo alcuni.

• Il pericolo della strumentalizzazione del volontariato, ad esempio riguardo al mercato del lavoro e all’occupabilità, diviene evidente in talune formulazioni del testo proposto dalla Commissione. Ad esempio, si pone l’accento sul fatto che il volontariato «costituisce un’esperienza di apprendimento non formale che permette l’acquisizione di capacità e competenze professionali e rappresenta, al contempo, una forma importante di partecipazione civica attiva». L’apprendimento non formale, che può effettivamente migliorare l’integrazione nel mercato del lavoro e l’occupabilità, è un effetto collaterale del tutto positivo.

• L’attuale crisi economica e finanziaria viene spesso addotta per invocare un ripensamento in diversi settori di attività. Al riguardo bisognerebbe prestare molta attenzione a non ricorrere in maniera automatica ai volontari per contrastare gli effetti negativi della crisi sulle nostre società. Nel settore del volontariato questa crisi dimostra piuttosto, una volta di più, quale valore abbia l’impegno dei cittadini per le nostre strutture sociali: esso consente infatti alle persone di vivere la solidarietà e dà loro la possibilità di impegnarsi l’una per il bene dell’altra, ma anche di beneficiare esse stesse dalla loro attività – se non altro per effetto dell’ampliamento delle proprie capacità e/o delle proprie reti sociali. Il volontariato dispone dunque del potenziale per ammortizzare l’impatto della crisi e contrastare lo scollamento della società: si tratta però non della conseguenza della crisi, bensì di una componente dell’autentico valore dell’impegno, che viene qui soltanto “riscoperto”.

Creare le necessarie condizioni quadro

Un quadro giuridico è indispensabile per garantire l’infrastruttura necessaria per il volontariato a livello locale, regionale, nazionale ed europeo e rendere possibile una partecipazione più agevole da parte dei cittadini. Inoltre, anche le condizioni quadro finanziarie e politiche devono essere conformate in modo da rimuovere gli ostacoli che si frappongono al volontariato.

Rafforzare le organizzazioni di volontariato

• La promozione delle organizzazioni di volontariato in quanto luoghi e catalizzatori dell’impegno dei cittadini è decisiva: tali organizzazioni sono in genere i primi e i soli punti di contatto dei volontari e in molti casi sono state fondate dai volontari stessi. Nel corso del 2011 dovrebbero poi svolgere un ruolo di particolare rilievo aspetti come lo scambio di esperienze, il miglioramento delle capacità in seno alle organizzazioni di volontariato nonché la qualità del loro lavoro: sono questi infatti gli aspetti che costituiscono la spina dorsale della società civile e del volontariato.

• L’obiettivo deve essere quello di creare delle strutture sostenibili, anche a livello europeo. Una piattaforma dei soggetti direttamente interessati al volontariato potrebbe garantire che gli effetti di questo Anno europeo vadano anche al di là del 2011 e sfocino nel delinearsi di una “politica favorevole al volontariato”.

• L’occasione rappresentata dall’Anno europeo del volontariato 2011 dovrebbe essere sfruttata per additare, illustrare e scambiare esempi di buone prassi.

Migliorare la qualità

In relazione al miglioramento della qualità, nella proposta della Commissione si parla tra l’altro di «un livello più elevato di professionalità» e di «rafforzare la professionalità». Questo concetto è fuorviante e dovrebbe essere evitato. Si tratta infatti innanzitutto di garantire la qualità del volontariato. I volontari hanno il diritto di impegnarsi nei campi che loro aggradano. Il loro impegno serve alla società, ai singoli, ma anche ai volontari stessi. È necessario garantire i presupposti finanziari e personali per la loro qualificazione, la loro formazione continua e permanente nonché il loro accompagnamento nel corso dell’attività di volontariato.

Dare riconoscimento alle attività di volontariato

Il Comitato accoglie con favore lo sviluppo di una “cultura del riconoscimento”. Tuttavia, in relazione ai volontari si dovrebbe evitare di parlare di “ricompensa”: dato infatti che il riconoscimento di cui si tratta non ha in alcun modo carattere finanziario, questo termine è fuorviante, e anche foriero di conflitti.

La differenza tra attività professionale remunerata e attività volontaria non retribuita non dovrebbe essere cancellata proprio nel quadro dell’Anno europeo 2011; al contrario, bisognerebbe piuttosto sottolineare la complementarità fra questi tipi di attività.

Sensibilizzare i cittadini

La sensibilizzazione di un pubblico più ampio è un obiettivo essenziale, che il Comitato accoglie con favore. Tuttavia, il problema è quello di garantire risorse sufficienti per la sua attuazione. Una campagna di sensibilizzazione efficace e fruttuosa a livello dell’Ue, che segnali le possibilità di impegnarsi in attività di volontariato e metta in luce il valore che esse rappresentano, necessiterebbe – se si volesse far giungere davvero tale messaggio ai cittadini – di circa 3,5 milioni di euro, ossia già di oltre la metà della dotazione finanziaria disponibile per l’Anno europeo. Tale dotazione appare dunque insufficiente. A titolo di paragone, per l’Anno europeo dell’educazione attraverso lo sport (2004) vennero stanziati 12,3 milioni di euro; tuttavia, la Relazione di valutazione commissionata dalla Commissione stessa ha rivelato che i cittadini erano poco o addirittura per nulla informati riguardo all’iniziativa e che i suoi messaggi essenziali non li avevano raggiunti.

Accrescere la dotazione finanziaria

• L’iniziativa prevede risorse finanziarie pari a 6 milioni di euro per le attività del 2011 e a 2 milioni di euro per le attività preparatorie da compiere nel 2010. Se si vogliono raggiungere gli obiettivi e soprattutto tener conto della dimensione locale dell’impegno degli europei, allora l’Ue deve prevedere una dotazione finanziaria realistica. Una dotazione di 6 milioni di euro per tutte le attività da svolgere a livello europeo e dei singoli Stati membri ci sembra insufficiente. Sarebbe deleterio se l’Anno europeo 2011, con una dotazione finanziaria inferiore alla metà di quella disponibile per l’Anno europeo 2004 appena ricordato, producesse un risultato analogo e vedesse fallire i suoi ambiziosi obiettivi.

• Solo per l’Anno nazionale del volontariato nel 2005 il governo britannico ha stanziato 10 milioni di sterline, mentre per un’analoga iniziativa a livello regionale nel 2006 la comunità valenzana (Spagna) ha stanziato 4,2 milioni di euro. A livello europeo, un buon esempio di dotazione realistica potrebbe essere quello dell’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale (2010), per il quale sono stati stanziati 17 milioni di euro, di cui 9 destinati alle attività da svolgere nei singoli Stati membri. Questi ultimi, a loro volta, si sono impegnati a contribuire con altri 9 milioni di euro.

Pubblicare un Libro bianco

A titolo di accompagnamento e valutazione, la Commissione intende presentare una Relazione sull’attuazione, i risultati e la valutazione generale delle iniziative. Il Cese richiama, in questo contesto, la proposta a suo tempo formulata di iscrivere invece in un Libro bianco le tappe e misure supplementari da realizzare per conferire un effetto duraturo ai risultati dell’Anno europeo.

Sfruttare le sinergie

Si dovrebbero assolutamente porre in evidenza e sfruttare le sinergie tra gli Anni europei 2010 (lotta alla povertà e all’esclusione sociale), 2011 (volontariato) e 2012 (invecchiamento attivo e solidarietà intergenerazionale). Questa terna offre infatti un’occasione unica per conferire all’azione delle istituzioni europee e degli Stati membri nel settore dell’impegno civico per il bene reciproco un filo conduttore che vada al di là del triennio e garantisca in tal modo effetti duraturi. A questo fine, i team incaricati dell’organizzazione di questi tre Anni europei all’interno delle istituzioni europee e nazionali dovrebbero lavorare insieme a stretto contatto.

INFORMAZIONI: http://www.eesc.europa.eu

DOMANDA E OFFERTA DI VOLONTARIATO SI INCONTRANO ON LINE

In occasione dell’avvio dell’Anno europeo del volontariato è stato attivato un servizio on line che intende mettere in contatto costante domanda e offerta del settore, una sorta di mercato europeo virtuale dei volontari.

L’iniziativa è stata lanciata dall’Alliance of European Voluntary Service Organisations, organizzazione non governativa internazionale fondata nel 2007 che riunisce 33 reti di organizzazioni europee impegnate nei servizi del volontariato nazionale e internazionale in diversi settori e che fornisce ad esse supporto di vario genere. L’Alliance, tra l’altro, coordina la maggior parte delle attività previste per l’Anno europeo in corso.

Il Volunteer Marketplace, questo il nome dell’iniziativa, consente alle varie organizzazioni di volontariato, ma anche a cooperative, aziende e agenzie che impiegano lavoratori volontari, di rendere note le loro richieste e opportunità di volontariato nonché di trovare partner a livello europeo per progetti comuni, soprattutto in questo Anno europeo; allo stesso tempo, le persone che intendono conoscere meglio il settore del volontariato, svolgere attività o sperimentare nuove esperienze e settori di impegno volontario possono farlo attraverso l’utilizzo di questo sito web.

Per partecipare al Marketplace è necessario registrarsi, gratuitamente, utilizzando una finestra di accesso e introducendo i dati richiesti, che sono così inseriti nella banca dati del sito dove si possono consultare e ricercare le varie occasioni già inserite, che naturalmente aumenteranno con il prosieguo del servizio appena lanciato.

Va ricordato che circa il 20% dei cittadini europei svolge attività di volontariato e che l’Anno europeo del volontariato 2011 intende incoraggiare un maggior numero di persone a dare il proprio contributo: facilitando le attività di volontariato; ricompensando i volontari, ad esempio tramite un riconoscimento formale delle competenze acquisite nel prestare la loro opera; migliorando la qualità del volontariato con un’apposita formazione e assegnando ad ogni lavoro la persona più qualificata disponibile; facendo opera di sensibilizzazione al valore del volontariato.

INFORMAZIONI: http://www.eyv2011.eu/online-marketplace

UN MANIFESTO DEL VOLONTARIATO PER L’EUROPA

«Il volontariato, in Italia come in Europa, è un elemento fondante per lo sviluppo della società civile e per il consolidamento della vita democratica. Il volontariato si basa sulla cultura della gratuità e del dono e può aiutare tutti a scoprire una nuova cultura – quella della solidarietà, dello sviluppo sostenibile, della non violenza, del rispetto dell’altro e della cittadinanza responsabile». Inizia così il Manifesto del volontariato per l’Europa, lanciato dalle principali associazioni e organizzazioni di volontariato italiane nel corso dell’Assemblea Italiana del Volontariato svoltasi il 5 dicembre 2009. Con questo Manifesto le associazioni e organizzazioni italiane hanno chiesto l’impegno concreto del Parlamento europeo in occasione dell’Anno europeo del volontariato 2011, nonché un maggior impegno agli europarlamentari italiani con l’auspicio che nella loro attività perseguano gli obiettivi declinati nel Manifesto stesso.

Attraverso le sue pratiche quotidiane e i progetti per l’invecchiamento attivo e i rapporti fra le generazioni, secondo i Manifesto, il volontariato «apre importanti prospettive e costituisce una significativa modalità di coinvolgimento della popolazione, rendendola protagonista del proprio tempo, per il benessere individuale e la promozione del bene comune». Con la sua azione invece, basata sul principio della solidarietà, il volontariato «apporta un contributo essenziale per la creazione e per l’accrescimento del capitale sociale, per la valorizzazione delle relazioni interpersonali e per l’affermazione della persona, superando i limiti di una visione economicistica dello sviluppo».

Il Manifesto considera infatti riduttivo misurare il contributo dei volontari solo in termini di valore economico che, seppur grande (il 5% circa del Pil secondo le stime ufficiali), non dà conto dell’apporto qualitativo, di innovazione e sperimentazione sociale che l’azione volontaria produce, nonché della sua capacità di intervenire all’insorgere delle emergenze sociali ridimensionandone l’impatto.

Inoltre, il Manifesto ritiene «necessario sottolineare il ruolo insostituibile del volontariato nella promozione della coesione sociale, obiettivo fra i più rilevanti della Carta di Lisbona, che si esprime attraverso la promozione del rapporto fra le generazioni, il sostegno agli strati emarginati della popolazione, l’impegno per realizzare percorsi di integrazione e di comprensione reciproca in un’epoca di grandi flussi migratori».

Il volontariato italiano ha quindi indicato all’Unione europea le proprie richieste per valorizzare e sostenere l’impegno volontario «a beneficio della coesione sociale e dello sviluppo equo e sostenibile della comunità europea dei cittadini», chiedendo l’impegno dei deputati del Parlamento europeo a costruire il quadro comune europeo perseguendo gli obiettivi così definiti. Tra le principali richieste: l’adozione della Carta europea del volontariato; la definizione di un quadro istituzionale stabile e vincolante per la partecipazione del volontariato a tutti i livelli decisionali – europeo, nazionale, regionale e locale; un Programma di sviluppo dell’infrastruttura per il volontariato; agevolazioni gestionali e fiscali per le organizzazioni di volontariato e per i volontari; misure per garantire l’accessibilità del volontariato a tutti; il riconoscimento del valore formativo del volontariato; il sostegno al lavoro di rete, lo scambio delle buone prassi e gli scambi dei volontari; il sostegno alla ricerca, la rilevazione statistica e la valutazione.

«Queste richieste e proposte – scrivono le organizzazioni italiane nel loro Manifesto del volontariato per l’Europa – si inseriscono nel quadro generale dell’impegno delle organizzazioni di volontariato a livello locale e nazionale, dal quale cresce la nostra tensione positiva per la costruzione di un’Europa dei cittadini, basata su regole condivise e inclusive, rispettosa delle esigenze di crescita e di partecipazione di ogni individuo».

INFORMAZIONI: http://www.destinazioneeuropa.eu

In tutta Europa cresce il volontariato

Si stimano 92-94 milioni di persone adulte impegnate in attività di volontariato in tutta l’Ue, il che equivale al 22-23% dei cittadini europei di età superiore ai 15 anni. Un fenomeno, quello del volontariato europeo, che riguarda principalmente settori quali sport, ricreazione e tempo libero, cultura e arte, istruzione e ricerca, attività sociali e sanitarie e che in alcuni Paesi come Regno Unito, Finlandia, Danimarca, Austria, Paesi Bassi e Svezia costituisce un valore anche economico rilevante, mediamente superiore al 2% del Pil con punte fino al 5%. Oltretutto si tratta di un fenomeno in aumento, dal momento che negli ultimi dieci anni si sono verificati incrementi rilevanti del numero di organizzazioni di volontariato, questo sia in Paesi dove il volontariato ha una tradizione consolidata (ad esempio, in Francia e Germania) sia in quelli dove il fenomeno è più recente (come in Bulgaria ed Estonia).

È quanto emerso da uno studio sul volontariato in Europa svolto per la Commissione europea e pubblicato nel febbraio 2010, primo nel suo genere per l’esaustività con cui è stata affrontata la materia. Obiettivo di tale studio non è stato di definire una metodologia uniforme per la misurazione del volontariato nell’Ue, né tantomeno per svolgere attività di ricerca empirica sul volontariato, ma invece di rivedere ciò che studi nazionali, indagini, relazioni e le principali parti interessate hanno dichiarato sul volontariato e sui volontari in ogni singolo Stato membro dell’Ue. Per far ciò sono state utilizzate varie fonti, al fine di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili sulle caratteristiche del volontariato nell’Ue, cosa che però ha evidenziato le discrepanze tra metodi e metodologie delle varie indagini nazionali e che quindi non ha reso possibile fornire una comparazione quantitativamente approfondita.

Gli autori dello studio sottolineano pertanto che l’analisi statistica del livello e della natura del volontariato deve essere considerata come puramente indicativa.

Caratteristiche e tendenze del volontariato

Esistono differenze notevoli nel livello di volontariato tra gli Stati membri dell’Ue. Così, mentre alcuni Paesi hanno lunghe e ben sviluppate tradizioni nel volontariato, in altri tale settore risulta essere ancora emergente o poco sviluppato. In generale si possono individuare alcuni gruppi di Paesi con caratteristiche simili rispetto al livello di volontariato in essi esercitato:

• molto alto in Austria, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito, Paesi dove oltre il 40% degli adulti è coinvolto in attività di volontariato;

• alto in Danimarca, Finlandia, Germania e Lussemburgo, dove il volontariato coinvolge il 30-39% degli adulti;

• medio in Estonia, Francia e Lettonia, dove la percentuale di adulti impegnati nel volontariato è del 20-29%;

• relativamente basso in Belgio, Cipro, Repubblica Ceca, Irlanda, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Romania, Slovenia e Spagna, con il 10-19% degli adulti che svolge attività di volontariato;

• basso in Bulgaria, Grecia, Italia e Lituania, Paesi dove la percentuale di adulti coinvolti in attività di volontariato è inferiore al 10%.

Si tratta di risultati da trattare con cautela, sottolineano gli autori dello studio, date le rilevanti differenze negli strumenti di indagine nazionale. In ogni caso, dalle varie rilevazioni si può osservare come Svezia e Olanda siano gli unici Paesi che presentano sempre livelli molto elevati di volontariato, Danimarca, Finlandia e Lussemburgo fanno registrare livelli elevati e Austria, Regno Unito e Slovacchia livelli relativamente alti. Viceversa, i Paesi che i vari studi identificano come aventi livelli bassi o relativamente bassi di partecipazione al volontariato sono Bulgaria, Lituania, Polonia, Portogallo, Romania e Spagna.

In generale emerge poi un’espansione del settore del volontariato negli ultimi dieci anni: è stato infatti rilevato un aumento del numero di organizzazioni di volontariato in Austria, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Polonia, Romania, Slovenia e Spagna. L’unico Paese che ha segnalato una diminuzione marginale del numero di organizzazioni di volontariato è stato l’Olanda, situazione collegata a un leggero calo della quantità di tempo investito nel volontariato all’interno del Paese. Secondo gli autori dello studio, le ragioni principali per spiegare questa tendenza all’incremento del volontariato in Europa sono: la maggiore consapevolezza delle problematiche sociali e ambientali; le recenti iniziative pubbliche per promuovere il volontariato; un numero crescente di organizzazioni di volontariato che a sua volta significa che i volontari sono distribuiti su un numero sempre maggiore di organizzazioni; un crescente numero di volontari necessari per sostenere l’erogazione dei servizi pubblici; l’aumento del numero di persone coinvolte in progetti di volontariato a breve durata; un maggiore coinvolgimento delle persone anziane; il cambiamento nella percezione pubblica, in particolare nei nuovi Stati membri.

Gli autori dello studio sottolineano come sia importante ricordare che il livello di dettaglio sul numero e sul settore delle organizzazioni di volontariato di ciascun Paese dipende dal fatto che il Paese stesso abbia un registro delle organizzazioni di volontariato e se queste organizzazioni siano incentivate od obbligate a registrarsi. Anche nei Paesi che hanno questi registri, poi, è difficile fornire dati precisi sul numero di organizzazioni di volontariato attivo perché in molti casi i registri comprendono sia le organizzazioni attive sia quelle non attive.

In Italia, osserva lo studio, il numero delle organizzazione di volontariato è aumentato di oltre il 300% tra il 1995 e il 2007: questo significativo aumento è collegato all’entrata in vigore della legge sul riconoscimento delle organizzazioni di volontariato come partner ufficiali delle autorità locali per la programmazione e l’attuazione di programmi di assistenza sociale. Attraverso questa legge, le organizzazioni di volontariato che sono registrate nei registri regionali possono partecipare alle gare indette dagli enti locali e, in caso di approvazione dei progetti presentati, esse diventano partner degli enti locali ricevendo fondi per la realizzazione dei progetti approvati.

Sfide e opportunità per il volontariato

Al termine dell’analisi sul volontariato in Europa gli autori dello studio hanno individuato le principali sfide e opportunità che caratterizzano il volontariato europeo.

Coinvolgere i volontari. Complessivamente il livello del volontariato è aumentato nella maggior parte dei Paesi dell’Ue negli ultimi dieci anni. Le difficoltà principali non riguardano dunque un calo dei volontari quanto invece i cambiamenti che stanno influenzando il carattere dell’impegno volontario, soprattutto la scarsa corrispondenza tra le esigenze delle organizzazioni di volontariato e le aspirazioni delle nuove generazioni di volontari. Uno dei problemi riguarda l’insufficiente conoscenza dei bisogni delle organizzazioni di volontariato, mentre l’aumento del numero di organizzazioni significa che i volontari sono distribuiti su una gamma sempre più ampia di attività e organizzazioni. In alcuni settori, poi, mentre le richieste delle organizzazioni sono sempre più specifiche e richiedono particolari competenze, i volontari sembrano essere sempre meno disposti a impegnarsi per un’organizzazione per lunghi periodi e ad assumere responsabilità decisionali.

Sostegno ai volontari all’interno delle organizzazioni. La conservazione dei volontari è una sfida importante da affrontare per le organizzazioni di volontariato. Molti volontari hanno sollevato la questione di una mancanza di leadership e di coordinamento nelle attività di volontariato. Alcune buone pratiche hanno evidenziato gli sforzi per evitare il disimpegno di volontari, in particolare attraverso lo sviluppo dei ruoli di supporto all’interno delle organizzazioni. Molti Paesi, poi, investono notevoli risorse in opportunità di istruzione e di formazione per i volontari.

Professionalizzazione del volontariato. La natura sempre più professionale del personale impiegato nel settore del volontariato significa nuove sfide in termini di gestione delle risorse umane all’interno delle organizzazioni che coinvolgono volontari, osservano gli autori dello studio. I volontari sono anche di fronte a compiti che richiedono sempre più competenze specifiche, situazione che crea spesso tensioni tra le richieste di maggior professionalizzazione poste ai volontari dalle organizzazioni e la capacità dei volontari stessi di rispondere a queste esigenze rimanendo disposti a farlo in modo non retribuito.

Quadro giuridico e normativo. La mancanza di un quadro giuridico e di regole chiari è considerata una sfida chiave per lo sviluppo del volontariato in vari Paesi. D’altro canto il crescente onere legislativo può creare difficoltà al volontariato derivanti dall’accumulo di regole e leggi applicabili al settore, per questo le parti interessate sottolineano i rischi di un eccesso di regolamentazione. Inoltre, i vincoli legali che limitano il volontariato (ad esempio, limiti al numero di ore di lavoro volontario per disoccupati o pensionati) possono porre restrizioni all’assunzione di certi gruppi. I requisiti per i volontari introdotti recentemente in diversi Stati membri creano poi un aumento degli oneri sia per le organizzazioni che per i volontari. Al fine di superare questi ostacoli alcuni Paesi, soprattutto dell’Europa centrale e orientale, hanno riconosciuto pubblicamente il ruolo del volontariato creando un ambiente normativo che mira a promuoverlo, anche attraverso agevolazioni fiscali ed esenzioni applicabili a organizzazioni di volontariato e volontari.

Mancanza di informazioni e monitoraggio. In tutti i Paesi esaminati è stata evidenziata la necessità di dati più precisi e dettagliati in materia di volontariato. Informazioni e dati relativi al volontariato sono infatti spesso non standardizzati, anche a livello nazionale. La raccolta costante e scientifica di dati rappresenta quindi una sfida importante per la corretta comprensione del settore del volontariato nei vari Paesi, del tipo di sostegno pubblico e delle politiche da mettere in atto. In ogni caso l’analisi mostra una chiara spinta verso il miglioramento della conoscenza e della comprensione del volontariato a livello nazionale, attraverso la raccolta di dati affidabile, regolare e sistematica. Sembra anche emergere un crescente consenso tra le organizzazioni di volontariato sul fatto che la misura del valore economico del volontariato possa portare vantaggi sostanziali in termini di riconoscimento e visibilità. Inoltre, l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil-Ilo) sta sviluppando per la prima volta delle linee guida internazionali utili per generare statistiche regolari e affidabili in materia di volontariato che permetteranno comparazioni tra i Paesi.

Finanziamento sostenibile. I problemi di finanziamento sono una delle principali preoccupazioni del settore del volontariato. Negli ultimi anni si è assistito ad un notevole cambiamento nelle relazioni tra le organizzazioni di volontariato e le autorità pubbliche. I contributi sono sempre più sostituiti da contratti, assegnati tramite bandi di gara, inviti a presentare progetti e l’esternalizzazione dei servizi pubblici. Le conseguenze sono però una maggiore concorrenza tra le organizzazioni di volontariato, l’applicazione di regole progettate per il settore delle imprese e il rischio di allontanare i volontari. Misure di accompagnamento per aiutare le organizzazioni di volontariato ad adattarsi alle nuove modalità di finanziamento, basate su procedure di appalti pubblici, sono state messe in atto finora in un numero limitato di Stati membri, mentre in molti Paesi è richiesta una modernizzazione dei rapporti tra lo Stato e il settore del volontariato che dovrebbe comprendere un chiarimento delle tipologie e modalità di finanziamento.

Strumentalizzazione e mancanza di riconoscimento. In alcuni Paesi, notano gli autori dello studio europeo, il settore del volontariato è sempre più visto come uno strumento per risolvere i problemi o fornire servizi che lo Stato non è più in grado di fornire. Difficoltà che aumenteranno in conseguenza della crisi economica, anche perché aumenterà contemporaneamente la domanda di tali servizi. Il riconoscimento delle attività di volontariato può invece svolgere un ruolo importante per “premiare” i volontari, accrescerne la partecipazione e attrarre nuovi volontari. A questo fine la validazione dell’apprendimento non formale e informale (Vnfil) offre importanti opportunità per riconoscere la capacità e le competenze dei volontari, ma vari Paesi non hanno ancora istituito interamente modalità di Vnfil (almeno 8), altri Paesi (7) stanno stipulando accordi in questo senso ma con applicazioni limitate al settore del volontariato, mentre in quelli dove sono consolidate le modalità e le politiche di Vnfil non sempre queste si applicano al volontariato.

Migliorare la percezione del volontariato. Una serie di campagne di successo sono state attuate e hanno contribuito a innalzare lo status del volontariato, in particolare nei Paesi dove manca una tradizione di volontariato organizzato. Alcune iniziative sono state realizzate anche dal settore del volontariato al fine di sensibilizzare la popolazione sui vantaggi di varia natura derivanti dal volontariato e dalle sue attività. A livello di Ue le azioni di sensibilizzazione hanno portato alla “settimana del volontariato” e alle cerimonie di premiazione dei volontari, fino all’Anno europeo appena iniziato interamente dedicato al volontariato. Al fine di stimolare il volontariato giovanile e affrontare il percepito disimpegno dei giovani, poi, sono state avviate campagne per rendere i giovani consapevoli dei lati positivi del volontariato in vari settori di attività, mentre la popolarità del Servizio volontario europeo è stata indicata come un fattore importante in numerosi Paesi per promuovere il volontariato tra i giovani. L’esperienza dei Paesi dell’Ue mostra come la creazione di efficienti infrastrutture possa migliorare nettamente l’ambiente per il volontariato, per cui reti e piattaforme sono in fase di realizzazione nei Paesi in cui tali infrastrutture non esistevano, in particolare nei nuovi Stati membri. Tra queste, i Centri di volontariato per fornire informazioni, formazione e servizi di coordinamento per le organizzazioni, database e servizi di intermediazione.

Fonte: Commissione Europea, Direzione Generale Educazione e Cultura, “Study on Volunteering in the EU”, 2010.

LE PRINCIPALI ATTIVITÀ SVOLTE DAI VOLONTARI

Lo studio europeo individua il tipo di attività principali svolte dalle persone impegnate nelle organizzazioni di volontariato in tutta Europa. Secondo le informazioni provenienti da 22 Paesi, le attività più comunemente svolte dai volontari sono: funzioni amministrative e di supporto; aiuto alle o lavoro diretto con le persone; elaborazione delle o sostegno alle attività di volontariato; compiti gestionali e di coordinamento; campagne e attività di lobbying; organizzazione di eventi.

Le attività amministrative e di supporto sono state riportate come le più comuni attività di volontariato in 9 dei 22 Paesi monitorati. Molti Paesi hanno poi genericamente affermato che i volontari svolgono “funzioni amministrative”, cosa che probabilmente copre una gamma di attività diverse che vanno dalle funzioni di segreteria a quelle organizzative.

Le attività che riguardano il rapporto diretto con le persone, cioè con i beneficiari del lavoro delle organizzazioni di volontariato, sono state segnalate come tra quelle principali svolte dai volontari in 9 Paesi. Si tratta di una categoria che comprende una grande varietà di compiti e diversi gruppi target, a seconda del tipo di organizzazione di volontariato e del settore in cui opera.

Altre mansioni frequenti svolte dai volontari in molti Paesi riguardano la preparazione e la fornitura di supporto alle attività di volontariato, la supervisione e l’organizzazione di attività di volontariato locale. Seguono poi le attività gestionali e di coordinamento, spesso interconnesse con funzioni amministrative, quelle di sensibilizzazione e di lobbying e quelle relative all’organizzazione di eventi, le cui scala e portata variano tra Paesi e settori, nonché tra i livelli nazionale, regionale e locale.

Queste tipologie di attività sono solo le più frequenti segnalate dagli studi nazionali sul volontariato, ma gli autori della ricerca sottolineano che le attività di volontariato in Europa comprendono molte altre mansioni e riguardano anche, ad esempio, la formazione, la fornitura di informazioni, il tutoraggio, le pubbliche relazioni, la consulenza e mediazione, la raccolta fondi, la manutenzione ecc.

LE RACCOMANDAZIONI A LIVELLO EUROPEO

Strutture giuridiche e politiche a sostegno del volontariato. Al fine di promuovere il volontariato, tutelare i volontari e rimuovere ostacoli di natura giuridica i Paesi dovrebbero, se necessario, rivedere le leggi o varare una legislazione separata, mentre l’Ue potrebbe considerare la promozione di linee guida per i Paesi che vogliono adottare la legislazione, trattando aspetti quali:

- il modo in cui il volontariato potrebbe essere distinto da altri tipi di relazioni legalmente riconosciute o regolamentate. La questione chiave è che il ruolo dei volontari dovrebbe essere quello di integrare il lavoro di personale retribuito, o costituire un valore aggiunto, e non sostituire il personale retribuito;

- come i volontari possono avere diritto al rimborso delle spese;

- come i volontari possono essere protetti mentre svolgono attività di volontariato (ad esempio, la copertura assicurativa);

- come evitare che l’attività di volontariato abbia un effetto negativo sul diritto alla disoccupazione e ad altre prestazioni sociali;

- come i regimi di sostegno aggiuntivo (ad esempio la convalida di esperienze) potrebbero essere forniti ai volontari;

- come il volontariato internazionale possa essere agevolato.

Misurazione del valore economico del volontariato. A livello di Unione europea, Eurostat potrebbe svolgere un ruolo nel sostenere la raccolta di statistiche sul volontariato, per ottemperare alle raccomandazioni di Ilo e Onu sulla misura del volontariato. Dal momento che Eurostat raccoglie i dati degli Istituti nazionali di statistica, che spesso non hanno queste informazioni, è importante che chieda agli uffici nazionali questi dati per avviare un cambiamento. Un aspetto correlato è quello relativo a come il volontariato potrebbe essere preso in considerazione nella misurazione del benessere sociale: la necessità di tenere conto di “indicatori sociali” oltre al Pil per misurare la ricchezza di una società può essere riconosciuta da Eurostat e riflettersi nella raccolta di dati a livello europeo.

Fornitura di servizi sociali. Le norme dell’Ue in materia di appalti pubblici e la direttiva europea sui servizi hanno poi dimostrato la necessità di un chiarimento della definizione di servizi sociali di interesse generale (Ssig) e dell’uso delle norme sugli appalti pubblici applicabili ai servizi forniti dalle organizzazioni di volontariato. Dato che il concetto di servizi sociali d’interesse generale è molto più recente rispetto a quelli dei servizi di interesse generale e servizi di interesse economico generale, esso non è stabilito nel diritto primario dal Trattato di Lisbona ed è quindi soggetto a minori garanzie giuridiche. In particolare, si dovrebbe riesaminare lo stato di attuazione della legislazione in vigore in tutti gli Stati membri, verificando ad esempio in che misura la possibilità di introdurre criteri sociali è effettivamente utilizzata nei vari Stati membri e, in quelli dove questa possibilità è sottoutilizzata, identificare le ragioni e incoraggiare gli Stati membri ad approfittare di questa possibilità. L’Ue dovrebbe inoltre promuovere il riconoscimento del valore aggiunto del settore del volontariato per la fornitura dei Ssig.

Promozione del volontariato. L’Anno europeo 2011 costituisce un’ottima occasione per mettere il volontariato all’ordine del giorno degli Stati membri, aumentare la consapevolezza generale sul volontariato e promuovere lo scambio di buone pratiche a livello europeo. Vi è infatti una forte domanda per la condivisione di esperienze e l’identificazione di quadri normativi e politici che funzionano veramente. L’Ue ha un ruolo importante da svolgere per migliorare il riconoscimento del volontariato e incoraggiare gli Stati membri a ridurre gli ostacoli legislativi al volontariato. Ad esempio, l’Ue dovrebbe diffondere le buone pratiche in materia di validazione dell’apprendimento non formale e informale, evidenziando la necessità di una sua applicazione a esperienze di volontariato.

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