Rimesse globali in aumento, nonostante la crisi

gennaio 2011

Le rimesse finanziarie dei migranti verso i Paesi in via di sviluppo costituiscono una fonte importante e flessibile di finanziamento anche durante la crisi globale in corso, dando alle fragili economie di questi Paesi un contributo a volte decisivo, circa tre volte più decisivo degli aiuti ufficiali allo sviluppo. I flussi di rimesse registrati verso questi Paesi hanno raggiunto i 325 miliardi di dollari nel 2010, con un incremento rispetto ai 307 miliardi di dollari del 2009, mentre complessivamente a livello mondiale si stimano flussi di rimesse per circa 440 miliardi di dollari. La situazione dovrebbe poi ulteriormente variare nei prossimi due anni, con flussi di rimesse verso i Paesi in via di sviluppo in aumento anche nel 2011 e nel 2012, per un importo complessivo probabilmente superiore ai 370 miliardi di dollari. È quanto sostiene la Banca mondiale nel Rapporto Migration and Remittances 2011 pubblicato nel novembre scorso, un’analisi dei flussi migratori in 210 Paesi e delle loro ricadute economiche sui Paesi d’origine.

215 milioni di migranti nel mondo

Si stima che più di 215 milioni di persone, cioè il 3% circa della popolazione mondiale, vivano al di fuori dal proprio Paese di nascita. Nella classifica delle destinazioni principali gli Stati Uniti sono al primo posto con 42,8 milioni di immigrati, seguiti dalla Federazione Russa (12,3 milioni), dalla Germania (10,8 milioni) e dall’Arabia Saudita (7,3 milioni). Nella classifica mondiale, il primo Paese dell’Ue è il Regno Unito, al sesto posto con 7 milioni, mentre l’Italia è in dodicesima posizione con 4,5 milioni. Diversa la classifica se si considera la percentuale di immigrati sul totale della popolazione, con ai primi posti Qatar (87%), Monaco (72%), Emirati Arabi Uniti (70%) e Kuwait (69%). Le differenze di reddito, così come le questioni politiche e demografiche, hanno l’effetto più forte sui modelli di migrazione, osserva la Banca mondiale, sottolineando come i principali problemi in materia di migrazioni internazionali consistano nel trovare le modalità per ridurre al minimo gli effetti distruttivi e migliorare il loro impatto sullo sviluppo. La migrazione massiccia di cittadini altamente qualificati, la cosiddetta “fuga di cervelli”, pone ad esempio problemi preoccupanti soprattutto per alcuni piccoli Paesi a basso reddito: basti pensare che 8 laureati su 10 haitiani o giamaicani vivono all’estero.

Le tendenze principali più recenti

Le rimesse verso i Paesi in via di sviluppo si stima che siano aumentate del 6% nel 2010, raggiungendo i 325 miliardi dollari, con una ripresa dopo il calo del 5,5% registrato nel 2009. In quell’anno, le rimesse equivalevano a circa l’1,9% del Pil di tutti i Paesi in via di sviluppo, ma rappresentavano una quota quasi tripla (5,4% del Pil) per il gruppo dei Paesi a reddito più basso. Nel 2010 i Paesi che hanno ricevuto la maggior quantità di rimesse sono stati India, Cina, Messico, Filippine e Francia, ma considerando l’incidenza sul Pil alcuni piccoli Paesi sono ancor più interessati: Tajikistan (35% del Pil), Tonga (28%), Lesotho (25%), Moldavia (31%). La fonte principale di queste rimesse sono i Paesi più sviluppati: soprattutto gli Stati Uniti, con 48 miliardi di dollari, davanti ad Arabia Saudita, Svizzera e Russia; l’Italia è al sesto posto, con 13 miliardi di dollari di rimesse verso i Paesi d’origine degli immigrati. Secondo la Banca mondiale quello delle rimesse verso i Paesi in via di sviluppo è un trend in crescita, nonostante la crisi, che nei prossimi due anni dovrebbe aumentare del 6,2% nel 2011 e dell’8,1% nel 2012, per raggiungere i 374 miliardi dollari entro il 2012. Si tratta di cifre che equivalgono al Pil di Paesi come Norvegia e Arabia Saudita (rispettivamente 388 e 383 miliardi di dollari) e, soprattutto, di gran lunga superiori all’ammontare complessivo degli aiuti allo sviluppo che questi Paesi ricevono da quelli più ricchi: nel 2009 il totale delle rimesse è stato di circa tre volte superiore a quello degli aiuti ufficiali, 307 miliardi contro 120, e di  poco inferiore al contributo che è arrivato ai Paesi poveri dagli investimenti diretti stranieri (359 miliardi), che peraltro si sono pesantemente ridotti nel 2009 (-40%).

Alcuni rischi in prospettiva

Queste prospettive al rialzo per i flussi delle rimesse, tuttavia, sono soggette a tre principali rischi, secondo la Banca mondiale. In primo luogo, la ripresa economica nei principali Paesi di destinazione dei migranti (Usa e Ue) non è stabile e c’è il rischio che l’austerità in programmazione possa frenare la domanda aggregata e la crescita economica nonché contribuire ad alti tassi di disoccupazione, che a loro volta potrebbero ridurre i redditi dei migranti e quindi le rimesse. In secondo luogo, i movimenti dei tassi di cambio e dei prezzi delle materie prime possono comportare rischi imprevedibili per i flussi di rimesse. Vi è poi il rischio che i controlli imposti all’immigrazione, in risposta a elevati tassi di disoccupazione, possano influenzare negativamente i flussi migratori e delle relative rimesse. In generale, osserva la Banca mondiale, le politiche protezionistiche che rallentano la circolazione di merci e persone attraverso le frontiere ritardano l’adeguamento alla crisi e prolungano il processo di recupero. Tali politiche sono poi anche in contrasto con il forte aumento della domanda di migranti nelle società in rapido invecchiamento delle principali economie a sviluppo avanzato.

Per l’Ue solo dati 2009

Per quanto riguarda l’Ue, il 13 dicembre scorso Eurostat ha pubblicato uno studio sulle rimesse degli immigrati relativo ai dati 2009, quindi non ancora aggiornato alle nuove tendenze 2010 illustrate dalla Banca mondiale. Nel 2009, infatti, dopo il costante incremento registrato negli anni precedenti il flusso di rimesse dall’Ue è diminuito del 7%, passando dai 32,6 miliardi del 2008 ai 30,3 miliardi. Si tratta di cifre che comprendono i flussi di rimesse sia intra che extra Ue (questi ultimi costituiscono il 73% circa del totale delle rimesse dell’Ue), che hanno avuto tra l’altro flessioni molto simili (-7% i flussi extra e -6% quelli intra). Nel 2009, la maggioranza degli Stati membri ha registrato diminuzioni del flusso delle rimesse dei lavoratori immigrati rispetto al 2008, con i cali principali osservati in Spagna (da 7,9 miliardi di euro a 7,1 miliardi) e Francia (da 3,4 miliardi a 2,8 miliardi), mentre l’aumento più grande è stato rilevato in Italia (da 6,4 miliardi a 6,8 miliardi). La Spagna è comunque stato il primo Paese dell’Ue per volume di rimesse nel 2009 (7,1 miliardi di euro o il 22% del totale delle rimesse dell’Ue), seguita da Italia (6,8 miliardi o 21%), Germania (3 miliardi o 9%), Francia (2,8 miliardi o 9% ) e Paesi Bassi (1,5 miliardi di euro o 5%).

INFORMAZIONI:

http://web.worldbank.org

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