Per l’Ue previsioni moderatamente positive

gennaio 2011

Ripresa economica «consolidata» e prospettive economiche e occupazionali moderatamente positive per l’Ue, almeno secondo le Previsioni d’autunno per il periodo 2010-2012 rese note dalla Commissione europea nelle scorse settimane.

Tra il 2010 e il 2011 il Prodotto interno lordo (PilL) dell’Ue dovrebbe aumentare dell’1,75% e di circa il 2% nel 2012, stime che segnano una revisione al rialzo rispetto alle previsioni di primavera dettata dai «risultati migliori del previsto ottenuti nell’anno in corso». Tuttavia, osserva la Commissione, tra un’attenuazione dei fenomeni mondiali e l’avvio del risanamento delle finanze pubbliche, «l’attività dovrebbe declinare verso la fine dell’anno e nel 2011 per poi riprendere nel 2012 grazie al rafforzamento della domanda privata».

Con il consolidamento della ripresa economica nell’Ue, le condizioni del mercato del lavoro e la situazione di bilancio dovrebbero lentamente migliorare nel corso del periodo di riferimento: il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere al 9% circa nel 2012 e il disavanzo pubblico diminuire a circa il 4,25% del Pil.

La Commissione sottolinea però come, nonostante la ripresa stia assumendo un carattere sempre più autosufficiente a livello aggregato, i progressi nei diversi Stati membri sono disuguali e perciò la ripresa dovrebbe continuare a un ritmo piuttosto sostenuto in alcuni di essi e accusare ritardi in altri, situazione che «riflette le disparità nell’entità degli aggiustamenti necessari nelle diverse economie e il riequilibrio in corso nell’Ue e nell’area dell’euro».

In genere, secondo la Commissione, il mercato del lavoro riflette l’evoluzione del Pil con un ritardo di almeno sei mesi. Così, conformemente a questo modello, negli ultimi mesi la situazione del mercato del lavoro nell’Ue ha iniziato a stabilizzarsi e un leggero miglioramento è previsto nel periodo di riferimento: si prevede quindi una crescita dell’occupazione dello 0,5% e di circa lo 0,75% rispettivamente nel 2011 e nel 2012, mentre le proiezioni danno il tasso di disoccupazione in progressivo calo, dal 9,5% circa quest’anno al 9% circa entro il 2012. «La situazione generale dovrebbe però restare fragile e riflettere, tra l’altro, l’esaurimento delle misure politiche adottate in risposta alla recessione e l’adeguamento strutturale in corso, in particolare nel settore pubblico» scrive la Commissione.

Qualche miglioramento è previsto anche a livello di finanze pubbliche, dato che nel 2010 il disavanzo pubblico dovrebbe risultare inferiore a quello del 2009 nella metà circa degli Stati membri dell’Ue. «Poiché le misure di stimolo giungono a termine e la fase di risanamento sta consolidandosi, si prevede per il prossimo anno una diminuzione del disavanzo in 24 Stati membri»: per l’Ue nel suo complesso, il disavanzo dovrebbe essere di poco superiore al 5% del Pil nel 2011 e presentare un ulteriore calo di circa un punto percentuale nel 2012 con l’affermarsi della ripresa. Tuttavia nel periodo di riferimento il rapporto debito/Pil dovrebbe continuare a salire.

Deficit e debito
aumentati nel 2009

Tale miglioramento stimato delle finanze pubbliche nei Paesi dell’Ue per il 2010 e il 2011 giungerebbe opportuno dopo il peggioramento registrato nel 2009. Come rilevato da Eurostat in un Rapporto pubblicato il 15 novembre scorso, infatti, sia nell’Ue che nell’area dell’euro, a fronte di una diminuzione del Pil, si è registrato un aumento dei deficit e dei debiti di governo.

Nella zona euro il rapporto deficit/Pil medio è salito dal 2% del 2008 al 6,3% del 2009, mentre nell’intera Ue l’aumento è stato dal 2,3% al 6,8%. Per quanto riguarda il rapporto medio debito/Pil, invece, nell’area dell’euro si è passati dal 69,8% alla fine del 2008 al 79,2% alla fine del 2009 e dal 61,8% al 74% nell’intera Unione europea.

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Nel corso del 2009 nessuno Stato membro dell’Ue ha registrato un avanzo di bilancio, mentre i disavanzi più elevati in rapporto al Pil sono stati registrati in Grecia (-15,4%), Irlanda (-14,4%), Regno Unito (-11,4%), Spagna (-11,1%), Lettonia (-10,2%), Portogallo (-9,3%), Lituania (-9,2%), Romania (-8,6%), Slovacchia (-7,9%), Francia (-7,5%) e Polonia (-7,2%); i rapporti deficit/Pil più bassi hanno invece riguardato Lussemburgo (-0,7%), Svezia (-0,9%) ed Estonia (-1,7%). In generale, 25 Stati membri hanno registrato un peggioramento nel loro disavanzo pubblico in rapporto al Pil tra il 2008 e il 2009, e solo due un miglioramento (Estonia e Malta).

Per quanto riguarda invece il rapporto tra debito pubblico e Pil, alla fine del 2009 i più bassi sono stati registrati in Estonia (7,2%), Lussemburgo (14,5%), Bulgaria (14,7%), Romania (23,9%) e Lituania (29,5%). Ben 12 Stati membri hanno invece fatto registrare un debito pubblico superiore al 60% del Pil: Grecia (126,8%), Italia (116%), Belgio (96,2%), Ungheria (78,4%), Francia (78,1%), Portogallo (76,1%), Germania (73,4%), Malta (68,6%), Regno Unito (68,2%), Austria (67,5%), Irlanda (65,5%) e Paesi Bassi (60,8%).

Questa situazione di fine 2009 non è poi migliorata molto nel corso del 2010, dal momento che dopo il caso Grecia della scorsa estate è stata la volta dell’Irlanda, Stati membri per i quali le autorità dell’Ue hanno concordato necessari interventi di salvataggio che hanno portato addirittura il Consiglio europeo a modificare le regole vigenti (vedi pag. 2). Anche perché, come ha dichiarato più volte negli ultimi mesi la cancelliera tedesca Angela Merkel, «tutto è in gioco: se fallisce l’euro, fallisce l’Europa», mettendo in guardia sulla necessità di «stabilire una nuova cultura della stabilità in Europa» e sottolineando l’importanza politica della situazione: prevenire altre crisi è necessario, secondo Merkel, perché «si tratta di qualcosa di grande, dell’idea di pace dell’Europa».

La situazione italiana

Dopo Grecia e Irlanda, però, si è iniziato a parlare dell’effetto domino che avrebbe potuto colpire altri Paesi dell’Ue, quali Portogallo, Spagna e la stessa Italia, alle prese con una crescita economica tra le più basse dell’Ue e con seri problemi di governo dovuti all’instabilità politica. Come scritto in un articolo del 29 novembre scorso dal quotidiano economico statunitense “The Wall Street Journal”, «La buona notizia è che l’Italia, terza economia dell’eurozona per ricchezza prodotta, non è come la Grecia e l’Irlanda: non è stata vittima di una bolla immobiliare né di un crollo del sistema finanziario, almeno non ancora. La cattiva notizia è che l’Italia è come il Portogallo, che finora è riuscito a evitare i problemi immobiliari e bancari della Grecia e dell’Irlanda ma cresce così lentamente che le entrate fiscali potrebbero non bastare per coprire il debito. La notizia peggiore è che l’economia italiana è quasi il doppio di quella della Spagna, che è un Paese considerato troppo grande per fallire ma del quale le istituzioni finanziarie europee difficilmente potrebbero garantire il salvataggio». Tra il 1998 e il 2008, osserva ancora il quotidiano statunitense, mentre in Germania la produttività è aumentata del 22% e in Francia del 18%, in Italia l’aumento è stato di appena il 3%, tendenza che se fosse confermata difficilmente permetterebbe al Paese di far crescere il Pil a un tasso superiore all’1% come previsto dal governo (fonte: “Internazionale”  n. 876/2010, pag. 32).

Altri dati risultano essere preoccupanti per la situazione italiana. Secondo Bankitalia nel 2010 si è registrato un nuovo record per il debito pubblico, che nel mese di ottobre ha raggiunto i 1867,398 miliardi di euro: rispetto all’ottobre 2009, quando il debito delle amministrazioni pubbliche era a 1804,5 miliardi, il debito è aumentato di circa 63 miliardi. L’aumento è ancora più alto se si calcola l’incremento dall’inizio dell’anno: la crescita è stata di 104 miliardi, con un incremento del 5,9%. Altro dato segnalato da Bankitalia riguarda la riduzione delle entrate tributarie: nei primi dieci mesi del 2010 le entrate tributarie del Bilancio dello Stato si sono attestate a 294,307 miliardi di euro, riducendosi dell’1,8% (-5,2 miliardi) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Una delle cause è senza dubbio da addebitare all’evasione fiscale che, secondo un’indagine effettuata da Krls Network of Business Ethics per l’Associazione contribuenti italiani, nei primi 11 mesi del 2010 è cresciuta in Italia del 10,1%, confermandosi al primo posto in Europa con il 54,5% del reddito imponibile evaso: in termini di imposte sottratte all’erario si è nell’ordine dei 159 miliardi di euro l’anno. Nella classifica europea degli evasori l’Italia è seguita da Romania (42,4% del reddito imponibile non dichiarato), Bulgaria (39,8%), Estonia (38,2%), Slovacchia (35,4%). A livello territoriale l’evasione italiana è diffusa soprattutto nel Nord-Ovest (29,4% del totale nazionale), seguito dal Sud (24,5%), dal Centro (23,2%) e dal Nord-Est (22,9%), mentre per quanto concerne le categorie professionali i principali evasori italiani sono gli industriali (32,8%) seguiti da bancari e assicurativi (28,3%), commercianti (11,7%), artigiani (10,9%), professionisti (8,9%) e lavoratori dipendenti (7,4%).

Riduzione delle entrate e aumento dell’evasione, oltre che strettamente collegate tra loro sono correlate a un altro dato segnalato nelle ultime settimane del 2010 dall’Ocse: nel 2009 la pressione fiscale in Italia è salita al 43,5% del Pil, dal 43,3% del 2008; l’Italia ha così superato il Belgio salendo al terzo posto nella classifica dei Paesi dov’è più elevata la pressione fiscale dopo Danimarca (48,2%) e Svezia (46,4%). Paesi dove, però, a differenza di quanto avviene in Italia a una pressione fiscale elevata corrispondono servizi adeguati.

INFORMAZIONI:

http://ec.europa.eu/economy_finance/eu/forecasts/2010_autumn_forecast_en.htm#

APPROVATO IL BILANCIO 2011 DELL’UE

Il Parlamento europeo ha adottato il bilancio dell’Ue per il 2011, approvando i livelli proposti dalla Commissione nel progetto del 26 novembre scorso: 141,8 miliardi di euro in stanziamenti d’impegno e 126,5 miliardi di euro in pagamenti.

Un accordo raggiunto tra il Consiglio, la Commissione e il Parlamento europei prevede inoltre, nel caso siano necessari fondi aggiuntivi per rispettare gli obblighi giuridici dell’Ue, un bilancio emendato durante il 2011, azione resa necessaria in quanto l’Unione non può, per Trattato, andare in deficit.

Il bilancio 2011, cosi come approvato dagli eurodeputati, include più finanziamenti per tutte le priorità presentate dal Parlamento europeo, compresi i programmi per la gioventù, l’innovazione, il processo di pace in Medio Oriente e la Palestina.

Per la crescita e l’occupazione, ad esempio, l’Europarlamento ha ottenuto più risorse per il programma per l’apprendimento permanente (+18 milioni di euro), il programma quadro per la competitività e l’innovazione (+10 milioni) e il programma Energia intelligente (+10 milioni), oltre a una nuova sezione da 2,5 milioni per l’assistenza alla regione del Mar Baltico in materia di coesione.

Dopo quasi due mesi di negoziati, la delegazione europarlamentare ha ottenuto un accordo con la Presidenza del Consiglio dell’Ue che prevede un impegno delle prossime quattro presidenze di turno (Ungheria, Polonia, Danimarca e Cipro) sul coinvolgimento del Parlamento. ha inoltre ottenuto di avere una valutazione sistematica del valore aggiunto europeo per la nuova legislazione e il corrispondente finanziamento e una valutazione dei benefici delle sinergie fra il bilancio comunitario e quelli nazionali. In tal modo, il Parlamento vuole garantire che i contribuenti europei ottengano il massimo dei risultati con i soldi spesi.

Un compromesso è stato poi raggiunto sulle nuove priorità contenute nel Trattato di Lisbona, per le quali nessuna disposizione è stata prevista nel bilancio 2011: la Commissione europea si è impegnata a esaminare come tali priorità possano essere finanziate e potenziate nei bilanci per il 2012 e 2013.

INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/budget/index_en.htm

POLITICA DI COESIONE EFFICACE CONTRO LA CRISI

Secondo una Relazione pubblicata lo scorso novembre dalla Commissione europea, la politica di coesione dell’Ue sta rivestendo un ruolo importante nell’affrontare la crisi economica e, proprio per questo, deve essere accelerata la sua applicazione in alcuni settori.

Le riforme approvate nel corso del 2008 e del 2009 hanno favorito il ricorso ai Fondi strutturali dell’Ue, osserva la Relazione, con oltre il 27% dei fondi disponibili per il periodo 2007-2013 (93 miliardi di euro) già stanziati per progetti specifici. La maggior parte delle misure sono state attuate rapidamente da parte degli Stati membri e hanno prodotto «effetti importanti in tempi brevi per affrontare la crisi» sottolinea la Commissione.

Ad esempio, alcune misure hanno fornito una risposta alle crescenti richieste di finanziamento, mettendo a disposizione risorse aggiuntive e accelerando l’effettiva adozione dei Fondi strutturali per mezzo di anticipi, pagamenti intermedi per i grandi progetti, la consegna anticipata, un quadro di riferimento temporaneo per gli aiuti di Stato e la proroga del termine di ammissibilità delle spese 2000-2006. Altre misure hanno contribuito a ottenere l’accesso delle piccole e medie imprese ai finanziamenti e promosso misure attive del mercato del lavoro, destinate ai gruppi più colpiti dalla crisi, e altre ancora hanno offerto flessibilità in materia di ammissibilità della spesa per investimenti di efficienza energetica ed esteso il campo di applicazione del cofinanziamento a nuovi tipi di progetti.

In generale, rileva la Relazione, gli Stati membri dell’Ue stanno compiendo progressi sulla realizzazione degli obiettivi di coesione: la maggior parte delle risorse della politica di coesione (circa 230 miliardi di euro) sono state destinate a investimenti nei settori chiave della crescita e dell’occupazione, mentre la consegna delle strategie concordate avviene «a un buon ritmo».

Nonostante le differenze nella scelta delle misure a livello nazionale, i Rapporti strategici mostrano che tutte le misure sono state utilizzate, anche se in diverse combinazioni. «Ciò conferma come il piano di ripresa è stato accolto dagli Stati membri. Nel complesso, tali misure sono state viste come un passo positivo che ha fornito i mezzi necessari per accelerare gli investimenti per la politica regionale e superare gli ostacoli di attuazione» osserva la Relazione, sottolineando come le misure siano state sufficientemente flessibili per consentire agli Stati membri di scegliere e applicare le più adeguate al proprio ambiente specifico nazionale e regionale in considerazione del fatto che «non vi è un’unica soluzione».

Anche se adottate in circostanze eccezionali, aggiunge la Commissione, alcune di queste misure di semplificazione sono state progettate non solo per reagire alla crisi, ma anche al fine di mettere in atto un quadro opportuno per il periodo di programmazione europea che seguirà la crisi. «Le misure introdotte hanno anche costituito una risposta alla richiesta generale di una semplificazione complessiva della gestione dei Fondi strutturali e di coesione. Esse dovrebbero quindi servire da esempio per una maggiore semplificazione sia a livello di Ue che a livello nazionale e regionale».

La Relazione sottolinea poi la necessità di velocizzare l’attuazione del progetto di riforma in alcuni settori ancora in ritardo, quali quello ferroviario, energetico e ambientale, dell’economia digitale e dell’inclusione sociale.

INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/regional_policy/index_it.htm

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