Sempre più poveri in Italia

ottobre 2010

Non è vero che in Italia siamo meno poveri, come farebbero pensare gli ultimi dati ufficiali sulla povertà (luglio 2010), anzi il numero di persone povere nel 2009 è aumentato di oltre mezzo milione. È quanto afferma il X Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia curato da Caritas Italiana e Fondazione Zancan, presentato lo scorso 13 ottobre. I dati forniti dall’Istat, secondo cui il livello di povertà in Italia è rimasto sostanzialmente stabile tra il 2008 e il 2009, sono «un’illusione ottica» sostiene il Rapporto Caritas-Zancan che spiega in questo modo la situazione reale: «Visto che tutti stanno peggio, la linea della povertà relativa si è abbassata, passando da 999,67 euro del 2008 a 983,01 euro del 2009 per un nucleo di due persone. Se però aggiornassimo la linea di povertà del 2008 sulla base della variazione dei prezzi, il valore di riferimento non calerebbe ma al contrario salirebbe a 1007,67 euro. Con questa operazione di ricalcolo, alzando la linea di povertà relativa di soli 25 euro mensili, circa 223.000 famiglie ridiventano povere relative: sono circa 560.000 persone da sommare a quelle già considerate dall’Istat (cioè 7,81 milioni di poveri) con un risultato ben più amaro rispetto ai dati ufficiali: sarebbero 8,37 milioni i poveri nel 2009 (+3,7%)».

Poveri e impoveriti

Secondo l’analisi contenuta nel Rapporto Caritas-Zancan, la povertà in Italia si conferma un fenomeno che riguarda soprattutto il sud del Paese, le famiglie numerose con tre o più figli minori, quelle monogenitoriali e coloro che hanno bassi livelli di istruzione. Inoltre, cresce il numero di famiglie povere in cui uno o più membri lavorano. Oltre ai cosiddetti “poveri ufficiali” però, sottolinea il Rapporto, ci sono le persone impoverite che, pur non essendo povere, vivono in una situazione di forte fragilità economica. Si tratta di coloro che, soprattutto in questo periodo di crisi, hanno dovuto modificare anche sostanzialmente il proprio tenore di vita, privandosi di una serie di beni e servizi precedentemente ritenuti necessari. Facendo una media di vari indicatori, il Rapporto stima quindi un 10% in più di poveri da sommare agli oltre 8 milioni.

Famiglie in caduta libera

In Italia è la famiglia la prima vittima della povertà, osserva il Rapporto. A differenza di quanto avviene in altri Paesi europei, in Italia più alto è il numero di figli maggiore è il rischio di povertà: se in famiglia c’è un solo figlio minore l’incidenza della povertà relativa sale dal 10,8%, che è il dato medio, al 12,1%, mentre se ci sono tre o più figli l’incidenza è del 26,1%. «La società italiana si nega così la possibilità di futuro: il numero medio di figli minori per famiglia era trent’anni fa di 0,75, passato nei primi anni Novanta a 0,6 e ulteriormente sceso a 0,5 nel 2000 per arrivare all’attuale 0,43» rileva il Rapporto, osservando che l’assistenza alle persone non autosufficienti costituisce un altro problema che grava sulle famiglie. «Le istituzioni dovrebbero tener conto del contributo, anche economico, garantito dalle famiglie al benessere dei loro componenti. Sempre più spesso, infatti, il nucleo familiare garantisce servizi che sarebbero a carico dell’offerta pubblica, senza ricevere per questo riconoscimento e tutele più ampie» scrivono gli autori dello studio.

Uno sguardo all’Europa

«Una differenza sostanziale che caratterizza l’azione di altri Paesi rispetto all’Italia è la capacità di governare azioni di sistema e non solo trasferimenti monetari, per questo il loro impatto è mediamente maggiore rispetto all’effetto insignificante ottenuto in Italia» osserva il Rapporto, segnalando alcune situazioni. In Finlandia, ad esempio, il basso tasso di povertà dei bambini deriva da politiche familiari strutturate e da sistemi di welfare che sostengono l’occupazione femminile. In Svezia, altre politiche efficienti prevedono che una quota elevata del Pil sia dedicata al contrasto alla disoccupazione attraverso programmi pubblici di inserimento lavorativo. In Francia, invece, le politiche per l’inserimento lavorativo si sono sviluppate in diverse forme, principalmente attraverso il reddito minimo di inserimento, le politiche di integrazione e il sostegno sociale alle persone in cerca di occupazione.

INFORMAZIONI:

http://www.caritasitaliana.it

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