In Europa avanzano i partiti xenofobi

ottobre 2010

In Austria, alle elezioni comunali svoltesi a Vienna il 10 ottobre 2010 il Partito della Libertà Austriaco (Freiheitliche Partei Österreichs, Fpö), nazionalista, populista e dichiaratamente anti-islamico ha raddoppiato i consensi raggiungendo il 27%: il suo programma si basa sulla difesa dei valori nazionali contro l’islamizzazione e sulla massima severità contro l’immigrazione «per migliorare l’ordine pubblico». In Svezia, le elezioni legislative svoltesi un mese prima, il 19 settembre 2010, hanno segnato per la prima volta l’ingresso in Parlamento, con 20 deputati, del partito nazionalista xenofobo dei Democratici di Svezia (Sverigedemokraterna, Sd), secondo cui «la crescita della popolazione musulmana costituisce la maggiore minaccia avvertita in Svezia dalla Seconda guerra mondiale» e «la società multiculturale e l’Ue sono minacce gravi per la cultura unica svedese». Quelli di Austria e Svezia sono solo gli ultimi casi di una tendenza che sta attraversando tutta l’Europa segnando una rilevante quanto preoccupante ascesa dei partiti più o meno apertamente xenofobi e razzisti.

Secondo il Rapporto 2010 sullo “Stato delle minoranze” pubblicato dall’Ong Minority Rights Group, in Europa «la crisi economica ha aumentato la popolarità delle organizzazioni nazionaliste populiste che alimentano il risentimento contro le minoranze». Gli esiti di questa tendenza si sono manifestati chiaramente dalle elezioni europee del giugno 2009, quando i partiti più o meno dichiaratamente xenofobi hanno ottenuto risultati superiori al 10% in Italia (Lega Nord), Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Ungheria, Austria e Bulgaria, mentre in Finlandia, Romania, Grecia, Francia, Regno Unito e Slovacchia sono comunque cresciuti attestandosi tra il 5 e il 10%.

Nel 2010, poi, il fenomeno si è ulteriormente consolidato. In marzo il Fronte Nazionale (Front National, Fn) ha sfiorato il 18% alle elezioni regionali francesi. In aprile il partito nazionalista ungherese Jobbik, che parla apertamente di «criminalità gitana», alle elezioni parlamentari ha raggiunto il 16,67% risultando il terzo partito ungherese e ottenendo per la prima volta 26 seggi in Parlamento. Sempre in aprile il partito austriaco Fpö ha portato la sua candidata Barbara Rosenkranz, d’estrazione filo-nazista, a ottenere il 15,2% alle elezioni presidenziali. A maggio, la sorpresa delle elezioni politiche in Repubblica Ceca è stata il partito populista degli Affari pubblici (Věci veřejné, Vv) con il 10,88% e 24 seggi, il cui imprevedibile leader in passato ha espresso posizioni estremiste e razziste.

A giugno è stata la volta dei Paesi Bassi prima, dove il Partito per la Libertà (Partij voor de Vrijheid, Pvv), ultranazionalista e antieuropeista, ha ottenuto 23 seggi alle elezioni parlamentari confermandosi terza forza politica del Paese; lo slogan in campagna elettorale è stato: «Più sicurezza, meno crimini, meno immigrazione e meno Islam». Poi è toccato al Belgio, dove la Nuova Alleanza Fiamminga (Nieuw-Vlaamse Alliantie, N-Va), separatista, è risultata il primo partito alle elezioni parlamentari con 27 seggi. Ottengono consensi anche altri partiti nazionalisti e xenofobi europei, come il Partito del Popolo (Dansk Folkeparti, Df) in Danimarca e quello dei Veri Finlandesi (Perussuomalaiset) in Finlandia. Nel Regno Unito il British National Party (Bnp), anche grazie alla campagna anti-immigrazione “Lavori britannici per lavoratori britannici”, ha ottenuto il suo primo seggio alle elezioni europee del 2009 ma nessuno alle elezioni generali del 2010; il vincitore di queste ultime e attuale premier, David Cameron, ha però deplorato la politica laburista perché «ci ha lasciato in eredità un livello di immigrazione insostenibile», avvicinandosi così alle posizioni del Bnp.

In Germania, durante le elezioni in Sassonia dell’agosto 2009 e quelle federali di settembre, il partito ultranazionalista Nationaldemokratische Partei Deutschland (Npd) ha lanciato slogan quali «posti di lavoro per i tedeschi» o «stranieri criminali out». In Bulgaria, poi, il partito di estrema destra Attacco Unione Nazionale (Ataka) ha ottenuto l’8,2% e 21 deputati alle elezioni politiche del 2005, è giunto secondo con il 21,5% dei consensi al primo turno delle presidenziali nel 2006 e alle elezioni europee del 2009 ha sfiorato il 12% eleggendo due eurodeputati: ebbene, un simile partito non certo marginale ha lanciato un appello per «trasformare i gitani in sapone».

Fonti: Fra, “l’Unità”, “Internazionale”, “la Repubblica”, Wikipedia

Tags: ,

Scrivi un commento

You must be logged in to post a comment.

Tag Cloud

Cerca in Euronote

Ricerca per data