Secondo Congresso della Csi

luglio 2010

Sulla base dello slogan “Adesso le persone! Dalla crisi alla giustizia globale”, si è svolto a Vancouver (Canada) dal 21 al 25 giugno scorsi il secondo Congresso della Confederazione sindacale internazionale (Csi), la più grande organizzazione mondiale di sindacati costituita nel 2006. Da quell’anno a oggi la situazione mondiale è decisamente cambiata, come ha ricordato il segretario generale uscente Guy Ryder: «Ognuno di voi nel proprio Paese sta vivendo le conseguenze della prima crisi sistemica dell’economia globale. Una crisi economica e finanziaria dove 34 milioni di lavoratori e lavoratrici hanno perso il lavoro e 64 milioni sono passati alla condizione di povertà estrema». Questa crisi, ha aggiunto Ryder, «ci sta portando a una dicotomia drammatica: o democrazia o dittatura dei mercati», per questo il Congresso della Csi ha espresso la necessità di una rapida uscita dalla crisi mettendo però al primo posto le persone, garantendo un lavoro dignitoso e l’accesso ai servizi per tutti.

Su queste basi è stato formulato il documento di base del Congresso, centrato su sei punti principali: lavoro dignitoso per tutti; giustizia ed equità nel mercato e nel lavoro; regole finanziarie; un futuro sostenibile con basse emissioni di carbonio; un nuovo modello di sviluppo; una differente governance della globalizzazione.

Per raggiungere questi obiettivi la Csi ritiene necessarie una migliore cooperazione tra le varie organizzazioni del movimento sindacale internazionale, la mobilitazione dei propri membri sulle questioni chiave a livello internazionale, l’incorporazione delle istanze sindacali internazionali anche nella vita sindacale nazionale, la costruzione di capacità attraverso la cooperazione allo sviluppo e l’educazione, lavorare con alleati del panorama politico e della società civile.

Oltre ad approvare varie risoluzioni tematiche, il Congresso della Csi ha fermamente richiesto una seria riforma del sistema finanziario globale, riproponendo la tassazione sulle transazioni finanziarie, e ha sottolineato la necessità di portare la questione del lavoro al centro delle politiche, perché «non ci può essere nessuna ripresa se non c’è una ripresa del lavoro».

Uguaglianza di genere

La risoluzione sull’uguaglianza di genere adottata dal Congresso spiega che la crisi mondiale ha reso più profonde le disuguaglianze ed eroso i diritti delle donne e stabilisce un programma d’azione in vista dell’attuazione dell’uguaglianza di genere sul luogo di lavoro e nella società. Le donne, è stato ricordato, rappresentano la metà della popolazione del pianeta e svolgono due terzi del lavoro nel mondo, eppure non percepiscono che il 10% del reddito e non possiedono che il 2% dei beni. Rappresentano inoltre la maggioranza dei lavoratori che hanno un lavoro precario o dei lavoratori dell’economia informale non protetta, costituiscono quasi la metà dei migranti nel mondo e sempre più sono vittime della tratta degli esseri umani. Secondo stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil-Ilo) 18,7 milioni di donne hanno perso il lavoro nel 2009 a causa della crisi finanziaria.

Attraverso questa risoluzione, il Congresso ha chiesto alla Csi di «intensificare la campagna sul lavoro dignitoso per una vita dignitosa per le donne, con l’obiettivo di raggiungere una giustizia sociale e l’uguaglianza di genere sul luogo di lavoro e all’interno del sindacato e di continuare la mobilitazione per organizzare le lavoratrici, in particolare nelle zone industriali di esportazione e nell’economia informale, oltre che le lavoratrici domestiche, migranti, rurali, giovani o altre lavoratrici vulnerabili».

Difesa dei diritti

Il Congresso ha deplorato e condannato le persistenti e diffuse violazioni dei diritti fondamentali dei lavoratori. Almeno 12,3 milioni di persone sono sottoposte a moderne forme di schiavitù o ad altri tipi di lavoro forzato. La Csi ritiene necessari «sforzi urgenti» per sradicare la crescita della tratta di persone e di altri abusi legati alla mondializzazione, mentre ha delineato un programma di azione per lo sradicamento del lavoro minorile.

Dopo un video sui violenti attacchi a sindacalisti nel 2009, Agnes Jongerius (Federazione olandese dei sindacati) ha dichiarato: «Mentre noi ci riuniamo, questa settimana altri tre compagni sindacalisti sono stati ammazzati». Maung Mung (Federazione dei sindacati birmani) ha spiegato i rischi che i sindacalisti corrono in Birmania (Myanmar): «Se venite catturati, siete condannati a sette anni di prigione come minimo. Uno dei miei colleghi è stato condannato all’ergastolo». Negli ultimi anni, poi, 43 sindacalisti sono stati selvaggiamente assassinati in Guatemala: Noe Antonio Ramirez Portela, dirigente del Sindicato de Trabajadores del Banano de Izabal – Guatemala, ha evocato le atroci condizioni dei lavoratori nel settore delle banane e gli attacchi selvaggi di cui sono vittime i sindacalisti nel Paese. Ma, è stato ricordato, anche nel mondo industrializzato i diritti della manodopera sono violati, come nel caso dei lavoratori americani che si battono per il riconoscimento dei loro diritti di organizzazione in virtù di una legge sulla libertà sindacale.

INFORMAZIONI: http://www.ituc-csi.org

CSI: UNA DONNA ALLA SEGRETERIA GENERALE

La Confederazione sindacale internazionale (Csi – International Trade Union Confederation – Ituc) è la principale organizzazione sindacale internazionale che rappresenta gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici di tutto il mondo. Ne fanno parte 312 organizzazioni affiliate in 156 Paesi e territori, in rappresentanza di circa 176 milioni di lavoratori. La Csi è stata fondata nel corso del primo Congresso svoltosi a Vienna nei giorni 1-3 novembre del 2006, unendo in un’unica organizzazione gli affiliati della Confederazione internazionale delle organizzazioni sindacali libere e quelli della Confederazione mondiale del lavoro, che si sono sciolte per confluire nella Csi, oltre alle altre organizzazioni che non avevano un’affiliazione internazionale.

Il secondo Congresso, svoltosi a Vancouver (Canada) nei giorni 21-25 giugno 2010, ha eletto una donna nel ruolo di segretario generale della Csi ricoperto nei primi quattro anni di vita della Confederazione dal britannico Guy Ryder. Si tratta dell’australiana Sharan Burrow, fino a quel momento presidente della Csi e che ha così lasciato il ruolo di presidente dell’Australian Council of Trade Unions (Actu) svolto dal 2000. «È un momento di grande orgoglio per me, ma spero lo sia anche per ogni donna del pianeta» ha dichiarato dopo la sua elezione la prima donna segretario generale della più grande organizzazione sindacale mondiale. Un fatto significativo per la parità di genere in ambito sindacale, supportato da un’alta partecipazione di donne al Congresso della Csi con il 50% circa di delegati.

Al posto di Sharan Burrow alla presidenza della Csi è stato eletto il tedesco Michael Sommer.

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