Rilanciare gli obiettivi del Millennio

luglio 2010

A soli cinque anni dalla scadenza del 2015 per realizzare gli obiettivi di sviluppo del Millennio (Osm) è necessaria una posizione dell’Ue «ambiziosa e unitaria» in vista della riunione plenaria ad alto livello che l’Onu dedicherà in settembre alla questione. Per questo l’Europarlamento chiede «nuovi impegni aggiuntivi, trasparenti, misurabili e orientati ai risultati».

Nonostante il Consiglio europeo del 17 giugno scorso abbia confermato «l’impegno a conseguire gli obiettivi in materia di aiuto allo sviluppo entro il 2015, come stabilito nelle sue conclusioni di giugno 2005», l’Ue si trova attualmente al di sotto dell’obiettivo intermedio fissato per il 2010 di destinare lo 0,56% del Pil ad aiuti pubblici allo sviluppo, ed è «reale il rischio che non siano rispettati gli obiettivi di sviluppo del Millennio» osserva il Parlamento europeo, che auspica nell’immediato meccanismi di finanziamento innovativi per gli Osm, quali: la riduzione dell’onere del debito per i Paesi in via di sviluppo; un giro di vite su paradisi fiscali, evasione fiscale e flussi finanziari illeciti e la divulgazione automatica dei profitti realizzati e delle imposte pagate; la riduzione dei costi di trasferimento delle rimesse inviate dai lavoratori migranti nei loro Paesi d’origine.

Senza impegno politico obiettivi irraggiungibili

L’Europarlamento ha sottolineato come l’Ue attualmente abbia un ammanco di circa 20 miliardi di euro rispetto ai suoi impegni di spesa per gli Osm, mentre alcuni Stati membri stanno addirittura riducendo il proprio bilancio per gli aiuti. Ma «le incoerenze nelle politiche del’Ue non devono compromettere l’impatto dei finanziamenti allo sviluppo» ha ammonito l’Aula europarlamentare. D’altro canto, ha aggiunto il Parlamento europeo nella sua analisi, il valore delle transazioni finanziarie mondiali equivale ormai a 70 volte il reddito lordo mondiale; l’82% dei nuovi prestiti del Fondo monetario internazionale (Fmi) è andato a Paesi dell’area europea, mentre i Paesi meno sviluppati potrebbero trarre beneficio da una maggiore quantità di nuovi prestiti da parte del Fmi; inoltre, gli aiuti non programmati possono essere dannosi per i Paesi destinatari, mentre un miglioramento della qualità degli aiuti potrebbe rendere disponibili altri 3 miliardi di euro l’anno da destinare ai bilanci per lo sviluppo dell’Ue e dei suoi Stati membri.

Secondo l’Europarlamento, sebbene il G20 sia più rappresentativo del G8, «l’Onu resta il forum più inclusivo per affrontare le questioni di governance globale». Una questione da affrontare urgentemente, perché le recenti crisi dei prodotti alimentari e dei carburanti, insieme alla flessione dell’economia e al cambiamento climatico, hanno ritardato gran parte dei progressi fatti nell’ultimo decennio per ridurre la povertà. Questo ha creato una situazione per cui, nonostante i progressi incoraggianti in alcuni Osm, tutti e otto gli obiettivi del Millennio sono ancora lontani e soltanto una forte volontà politica può permettere di raggiungerli entro i cinque anni dalla scadenza del 2015.

Progressi scarsi
su troppi obiettivi

Secondo l’Europarlamento, gli Stati membri dell’Ue e la Commissione europea dovrebbero destinare almeno il 20% di tutte le spese per lo sviluppo alla salute e all’istruzione di base e dovrebbero dare priorità alla salute materna e alla lotta contro la mortalità infantile, poiché i progressi su questi Osm sono ancora insufficienti. «Le politiche in materia di pianificazione familiare volontaria, aborto sicuro, trattamento delle malattie sessualmente trasmissibili e fornitura di materiale sanitario per la riproduzione costituito da medicinali salvavita e contraccettivi, inclusi i preservativi» dovrebbero essere sostenute dall’Ue e dai suoi Stati membri sostiene il Parlamento europeo, ricordando come il 13% dei casi di mortalità materna nei Paesi in via di sviluppo è dovuto ad aborti non sicuri e questa percentuale risulta essere molto più alta in Africa.

INFORMAZIONI: http://www.europarl.europa.eu

RAPPORTO 2010 SUGLI AIUTI ALLO SVILUPPO

Nel 2009 l’Ue ha destinato il 9% (12 miliardi di euro) del suo budget totale (143 miliardi di euro) per la cooperazione esterna di cui hanno beneficiato più di 140 Paesi in via di sviluppo. È quanto rileva il Rapporto annuale 2010 sulle politiche dell’Unione in materia di sviluppo e aiuti esterni, presentato dalla Commissione europea nel giugno scorso. Più di 2 miliardi di euro sono stati destinati ai Paesi europei (Europa orientale e Paesi di pre-adesione), 618 milioni all’Africa del nord, 3,9 miliardi all’Africa subsahariana, 669 milioni al Medio Oriente, 1,4 miliardi all’Asia del Sud, Asia centrale e Estremo Oriente, 899 milioni all’America Latina e 89 milioni all’Oceania. Si stima che tra i 40 milioni e gli 80 milioni di persone nei Paesi in via di sviluppo siano precipitate in una situazione di estrema povertà a seguito della crisi economica, alimentare e finanziaria del 2009. Il Rapporto spiega il ruolo giocato dalla Commissione per aiutare questi Paesi a far fronte alla crisi e descrive una serie di misure che la Commissione ha attivato in questi ambiti:

• Sicurezza alimentare: l’Ue ha destinato un miliardo di euro (di cui 837 milioni alla fine del 2009), per dare una risposta rapida ed efficace all’insicurezza alimentare;

• “Vulnerabilità Flex”: sono stati impegnati 236 milioni di euro attraverso il meccanismo “V Flex ” per aiutare 11 Paesi africani, 3 dei Caraibi e uno del Pacifico a ridurre il deficit del loro bilancio interno del 2009;

• Cambiamenti climatici: l’Alleanza mondiale per la lotta contro i cambiamenti climatici ha ricevuto 35 milioni di euro per sostenere i Paesi più vulnerabili dal punto di vista climatico, in particolare quelli meno avanzati e i piccoli Stati insulari in via di sviluppo. Altri 2,4 miliardi di euro sono stati destinati per il periodo 2010-2012 per aiutare i Paesi in via di sviluppo a adattarsi ai cambiamenti climatici e a adottare strategie a bassa emissione di carbonio.

L’Ue si è impegnata a fare da catalizzatore e coordinatore in materia di aiuti e ad incoraggiare le sinergie tra gli Stati; per dimostrare risultati concreti e misurabili, con l’obiettivo di implementare il programma d’azione Accra per l’efficacia degli aiuti, la Commissione si è concentrata su un utilizzo sempre maggiore dei sistemi nazionali come strumento principale per canalizzare gli aiuti bilaterali; sull’implementazione della divisione del lavoro tra i donatori per diminuire la frammentazione degli aiuti; su un miglioramento della cooperazione a livello tecnico.

INFORMAZIONI:http://ec.europa.eu/europeaid/multimedia/publications/index_en.htm

Tags: , , ,

Scrivi un commento

You must be logged in to post a comment.

Tag Cloud

Cerca in Euronote

Ricerca per data