Presidenza belga dell’Ue: rimettere l’Europa in marcia

luglio 2010

La grande sfida per l’Unione europea consiste nella ripresa della crescita, nel ripristino della stabilità economico-finanziaria e della disciplina di bilancio. È quanto dichiarato dal primo ministro belga Yves Leterme, alla presidenza di turno dell’Unione europea dal 1° luglio 2010, in un’intervista pubblicata dal sito web del Consiglio dell’Ue. La riportiamo di seguito perché esplicita quanto intende fare il Belgio in questo suo semestre di turno alla presidenza dell’Ue.

Il Belgio, uno degli Stati membri fondatori, è alle prese con la sua dodicesima presidenza del Consiglio. Come potrete trarre profitto dall’esperienza acquisita?

Effettivamente disponiamo non soltanto tra i nostri politici, a livello sia federale che regionale, ma anche all’interno del nostro corpo diplomatico e in tutta l’amministrazione di un gran numero di uomini e donne che hanno una profonda conoscenza dell’Unione europea e del suo funzionamento. I meccanismi della preparazione di una presidenza sono quindi ben rodati. L’insegnamento fondamentale derivante da questa esperienza consiste nella volontà di abbracciare con realismo l’agenda europea e portarla avanti con efficacia. Le convinzioni europee dei nostri cittadini ci sostengono. L’idea dell’Europa e l’integrazione europea continuano a essere popolari in Belgio.

Che impronta intende dare il Belgio a questa presidenza?

Sono sorpreso di sentire quanto sia forte nel resto del mondo la convinzione che il futuro sarà migliore. In Asia, per esempio, l’energia, l’ambizione, la fiducia in se stessi e nel domani sono quasi tangibili. L’America, malgrado i problemi che sta attraversando, continua a credere in sé. Lo svolgimento dei mondiali di calcio in Sudafrica è stato un segnale forte che l’Africa ci ha dato e ha ricevuto, un’iniezione di adrenalina. L’Europa, invece, sembra aver perso la fiducia nell’avvenire. È questo in primo luogo l’aspetto che vogliamo affrontare. Occorre ridare fiducia all’Europa, imprimere nuovo slancio all’ambizione per l’Unione europea.

Abbiamo preparato la nostra dodicesima presidenza del Consiglio con interesse ancora maggiore in quanto essa coincide con il termine di un lungo periodo quasi decennale di transizione, iniziato con la dichiarazione di Laeken e conclusosi con la ratifica del Trattato di Lisbona. Oggi L’Unione ha ricevuto nuovo impulso, con un Parlamento di recente elezione, una nuova Commissione e nuovi attori, in particolare il presidente permanente del Consiglio europeo e l’Alto rappresentante e vicepresidente della Commissione. La presidenza belga intende dare attuazione al nuovo Trattato nella forma e nella sostanza e facilitare il buon funzionamento delle istituzioni. Questo progetto nasconde un’ambizione molto concreta, quella di creare validi precedenti nelle relazioni tra le istituzioni, e di smaltire parzialmente il lavoro arretrato che si è accumulato in ambito legislativo dalle elezioni dello scorso anno.

Solo un’azione collettiva da parte del Consiglio e delle altre istituzioni consentirà all’Europa di affrontare le sfide e i rischi del momento.

Quali sono a suo avviso le principali sfide che l’Europa deve affrontare?

La grande sfida per l’Europa è la ripresa economica. Dobbiamo ripristinare la nostra stabilità finanziaria ed economica, ristabilire la disciplina di bilancio senza ostacolare la ripresa economica e ritrovare una crescita annua di almeno il 2%. Abbiamo bisogno di questa crescita per finanziare il nostro modello sociale, cui restiamo legati. E abbiamo bisogno di questa stabilità e di questa crescita per avere credibilità a livello mondiale. Il peso da noi esercitato a livello politico e diplomatico dipende dalla nostra solidità finanziaria ed economica. Dopo il periodo di transizione che abbiamo attraversato, è giunto il momento di rimettere l’Europa in marcia.

Potrebbe dirci qualcosa sugli aspetti principali del programma della presidenza belga?

Il programma della presidenza belga è imperniato su cinque linee di forza: il ritorno a una crescita economica durevole; la coesione sociale; la protezione dell’ambiente e del clima; il Programma di Stoccolma per una migliore cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni e, infine, la dimensione esterna dell’Unione.

Per quanto concerne l’uscita dalla crisi e il ritorno alla crescita economica, abbiamo bisogno, come ho già detto, di stabilità finanziaria. Una crisi bancaria di cui non eravamo responsabili ci ha trascinati in una dura recessione da cui facciamo fatica ad uscire. La Commissione europea ha elaborato una serie di proposte per impedire il ripetersi di una crisi di questo tipo, che ha avuto conseguenze così disastrose per i nostri Stati membri e i nostri cittadini. Durante la sua presidenza, il Belgio intende portare a buon esito sia la nuova struttura di sorveglianza delle istituzioni finanziarie, sia quella dei fondi d’investimento alternativi, fra cui gli “hedge funds”. È urgente concretizzare tali proposte.

In ottobre, inoltre, la task force avrà messo a punto le sue raccomandazioni sulla disciplina di bilancio, sul Patto di stabilità e di crescita e sulla governance economica. Questi aspetti sono prioritari per il Belgio e, in stretta consultazione con la Commissione e il Parlamento europei, daremo tutto il nostro sostegno affinché tali raccomandazioni siano attuate quanto più rapidamente possibile.

Per rafforzare o ristabilire la coesione sociale, occorre rimettere l’Europa al lavoro. Bisogna eliminare le strozzature che impediscono a troppi cittadini europei di avere accesso al lavoro. Dobbiamo ritrovare il cammino della crescita e la via indicata per arrivarci è la strategia Europa 2020 per l’innovazione e l’occupazione. La presidenza belga si appoggerà sulle iniziative faro annunciate dalla Commissione.

Nell’era della globalizzazione, dobbiamo spronare l’Europa perché diventi un’economia competitiva, innovativa, a bassa emissione di carbonio e orientata verso la crescita.

Occuparci di coesione sociale vuole anche dire che vogliamo stimolare il dibattito sulla dimensione sociale dell’Unione attraverso le tematiche dell’occupazione, della sanità pubblica e della protezione sociale.

Quanto al clima e all’ambiente, la priorità va alla ripresa dei negoziati a Cancùn e all’adozione di testi legislativi che consentiranno i progressi nel settore della protezione dell’ambiente in seno all’Unione.

Per approfondire il nostro spazio di libertà, sicurezza e giustizia, desideriamo incoraggiare l’attuazione del Programma di Stoccolma, specie nel settore dell’asilo e della lotta contro il terrorismo.

Per quanto riguarda l’azione esterna, l’Unione si trova di fronte alla sfida di creare la propria rete di rappresentanza diplomatica nel mondo, il che contribuirà notevolmente alla sua visibilità e credibilità. Il Belgio sostiene senza riserve la creazione del Servizio europeo per l’azione esterna.

Altro punto importante è l’allargamento dell’Unione. Occorre proseguire risolutamente i negoziati di adesione con tutti i Paesi candidati e ciascun Paese deve essere giudicato per i suoi meriti.

Spiegare le questioni europee ai cittadini è spesso difficile.

Quali sono gli strumenti di comunicazione che il Belgio ha messo a punto?

Il Belgio fa pieno uso dei nuovi media e delle nuove tecniche di comunicazione. Il 25 giugno ho lanciato con il ministro degli Affari esteri, Steven Vanackere, e il sottosegretario di Stato agli Affari europei, Olivier Chastel, il sito Internet della presidenza belga. Questo sito ufficiale costituirà il centro nevralgico della comunicazione durante il periodo di presidenza belga dell’Ue.

I cittadini, siano essi belgi, europei o originari di altri Paesi, costituiscono un gruppo di destinatari importante e beneficiano di un’ampia offerta di informazioni: fotografie, attualità dell’Ue, calendario delle attività culturali.

Il sito web può essere consultato in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento grazie alla versione mobile. La rubrica attualità e il calendario possono essere consultati via smartphone, Pda e telefono cellulare o si possono seguire da vicino le attività dei ministri e dei loro collaboratori via Twitter. La funzione “share this” consente di condividere le informazioni e di riutilizzarle su siti di socializzazione in rete, via Twitter e attraverso “segnalibri”.

I servizi stampa della nostra diplomazia sono poi stati rafforzati per rispondere nel modo migliore possibile a tutte le domande dei giornalisti.

(Fonte: http://www.consilium.europa.eu)

INFORMAZIONI: http://www.eutrio.be

LA PRESIDENZA BELGA DELL’UE LAVORA
NELL’AMBITO DEL “TRIO DI PRESIDENZE”

Il 1° luglio 2010 è iniziato il turno belga alla presidenza dell’Ue, i cui principali obiettivi riguardano il consolidamento delle istituzioni comunitarie, il rafforzamento della supervisione finanziaria e l’accelerazione dei dossier sull’allargamento relativi a Croazia, Islanda e Turchia.

Il programma della presidenza belga dell’Ue si basa sugli accordi maturati nell’ambito del “trio” di presidenze che comprende anche la presidenza precedente (spagnola) e quella successiva (ungherese).

Al primo posto tra gli impegni previsti dalla neo-presidenza belga dell’Ue c’è la completa attuazione del Trattato di Lisbona, entrato in vigore nel dicembre scorso, che semplifica il processo decisionale europeo. Negli ultimi mesi, poi, l’Europa è stata scossa dal calo dell’euro e dal forte aumento dei disavanzi di bilancio degli Stati membri: la presidenza belga intende ridare impulso alla crescita e migliorare il governo dell’economia, anche attraverso la creazione di una nuova struttura europea di vigilanza dei mercati finanziari. L’obiettivo è fare avanzare il governo economico europeo verso una “Convenzione” nel prossimo mese di ottobre. Secondo la presidenza belga, «al posto di un coordinamento limitato alle politiche di bilancio e alla sorveglianza multilaterale che oggi non funziona, come dimostrato dalla crisi greca, serve una vera convergenza strutturale sulle politiche economiche e sociali».

Dal momento che il 2010 è l’Anno Europeo dedicato alla lotta alla povertà e all’esclusione sociale, nel semestre di presidenza belga si discuterà poi dei risultati ottenuti in seguito all’accordo stipulato all’inizio del nuovo millennio, secondo cui tutti i Paesi europei sono impegnati a dimezzare del 50% la povertà nel mondo entro il 2020: la presidenza belga ha dichiarato di voler dare il suo contributo concentrandosi principalmente sui senzatetto, sulla povertà infantile e il reddito minimo.

Non poche preoccupazioni desta però il fatto che il Belgio abbia assunto la presidenza di turno dell’Ue con una situazione politica interna piuttosto complessa, un Paese politicamente spaccato in due come dimostrato dalla vittoria elettorale dell’ala fiamminga e un processo in corso per la formazione di un nuovo governo. Il primo ministro dimissionario, Yves Leterme, ha tuttavia assicurato che il Paese è pronto a presiedere l’Ue perché il programma della presidenza belga si basa su «un lavoro di preparazione durato due anni e gode di largo consenso».

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