Europarlamento: più sicurezza per i lavoratori atipici

luglio 2010

L’Ue deve adottare «orientamenti chiari e misure concrete» per salvaguardare i posti di lavoro dignitosi e l’occupazione di qualità e creare opportunità di lavoro sostenibili nel quadro di un’ambiziosa strategia Europa 2020, che tenga conto dell’impatto della crisi sull’economia, la società e il mercato del lavoro. È quanto affermato dal Parlamento europeo in una risoluzione adottata il 6 luglio scorso sui contratti atipici, la flessicurezza e le nuove forme di dialogo sociale.

Secondo l’Europarlamento, gli Stati membri devono «mettere a punto un’attuazione più giusta ed equilibrata dei principi di flessicurezza», e a tal fine l’apprendimento reciproco e lo scambio di buone prassi, nonché il metodo di coordinamento aperto sottoposto a miglioramenti, «sono strumenti essenziali per coordinare gli approcci strategici divergenti degli Stati membri». Nell’ampia diversità di tradizioni del lavoro, di forme contrattuali e di modelli aziendali esistenti sui mercati del lavoro europei, «la salvaguardia dei modelli sociali europei e dell’acquis occupazionale» costituisce una priorità secondo il Parlamento europeo, che raccomanda un approccio «dal basso verso l’alto» nell’elaborazione di nuove strategie occupazionali che faciliti il dialogo e il coinvolgimento di tutti i livelli di autorità politiche e sociali.

Varie le forme del lavoro atipico

Il lavoro atipico è cresciuto in modo significativo dal 1990 e i posti di lavoro perduti a causa della presente crisi economica sono stati, in primo luogo, quelli situati all’interno del settore del lavoro atipico, osserva il Parlamento europeo, ricordando che «nei rapporti di lavoro cosiddetti atipici rientrano nuove forme contrattuali che presentano una o più delle seguenti caratteristiche: lavoro a tempo parziale, lavoro occasionale, lavoro interinale, lavoro con contratti lavorativi a tempo determinato, lavoro a domicilio e telelavoro, occupazione a tempo parziale di 20 ore o meno a settimana».

La crisi finanziaria ed economica, trasformatasi in una grave crisi occupazionale con un’ingente perdita di posti di lavoro, ha portato inoltre all’instabilità dei mercati del lavoro e all’aumento della povertà e dell’emarginazione sociale, «in particolare per le persone già a rischio e i gruppi svantaggiati».

Garantire i diritti essenziali

Osservando che cresce il numero di persone in condizioni di povertà lavorativa, diventato l’8% della forza lavoro europea, e che la percentuale di lavoratori a basso salario è attualmente circa il 17% del totale; considerando che il tasso di disoccupazione nell’Ue è aumentato fino al 10% e che è poco probabile che la disoccupazione raggiunga il suo culmine prima del primo semestre del 2011; rilevando che in media ogni anno tra un quinto e un quarto di tutti i lavoratori europei cambia lavoro ma che il 45% di tutti i periodi di disoccupazione dura più di un anno; sottolineando che il cambiamento di occupazione viene più spesso subito che non scelto ed è legato a contratti precari e di breve durata e che spesso i giovani non trovano un lavoro corrispondente al titolo di studio conseguito, l’Europarlamento ritiene necessario garantire a tutti i lavoratori, a prescindere dalla loro posizione professionale, una serie di diritti essenziali.

È «di vitale importanza» che i lavoratori in forme di occupazione atipiche godano di diritti minimi e siano protetti dallo sfruttamento, sostiene il Parlamento europeo, che esorta gli Stati membri a «promuovere la transizione verso posti di lavoro di qualità, produttivi e remunerativi» e a mettere a punto disposizioni in materia di diritto del lavoro che tutelino effettivamente i diritti dei lavoratori con contratti di lavoro atipici, garantendo sempre la parità di trattamento rispetto ai lavoratori con contratti standard a tempo pieno «sulla base del livello massimo di tutela dei lavoratori».

Donne e giovani i più precari

La tendenza verso un aumento della quota dei contratti non standard o atipici ha una forte dimensione di genere e intergenerazionale, osserva il Parlamento europeo, «dato che le donne, i lavoratori anziani e i giovani sono rappresentati in modo sproporzionato nell’occupazione atipica».

Alcuni settori, in particolare, subiscono rapidi cambiamenti strutturali, per questo l’Europarlamento invita gli Stati membri e la Commissione a ricercare le cause di questa tendenza, e a combattere tale squilibrio nei settori interessati con misure adeguate e mirate, facilitando la transizione verso un’occupazione a tempo indeterminato e, in particolare, sostenendo interventi che consentano sia agli uomini che alle donne di conciliare la vita lavorativa, familiare e privata, grazie a una maggiore attenzione al dialogo sociale con i rappresentanti dei lavoratori all’interno delle imprese, nonché a controllare da vicino il successo di queste misure.

A Commissione europea e Stati membri è poi chiesto di «vigilare affinché il ricorso ai contratti non standard o atipici non celi forme di lavoro sommerse ma favorisca, attraverso lo scambio di competenze, la transizione verso un’effettiva inclusione dei giovani e dei disoccupati nel mondo del lavoro, fornendo ai lavoratori e alle imprese un contesto di flessibilità e sicurezza che potenzi sia la competitività che l’occupabilità».

Importanza dell’aspetto sicurezza nella flessicurezza

Secondo il Parlamento europeo è indispensabile un aggiornamento dell’odierna riflessione sulla flessicurezza a livello europeo alla luce della crisi attuale, «in modo da contribuire ad aumentare la produttività e la qualità dell’occupazione garantendo la sicurezza e la tutela dell’occupazione e dei diritti dei lavoratori, con un sostegno speciale per le persone che sono svantaggiate nel mercato del lavoro, e, al contempo, concedendo alle imprese la flessibilità organizzativa necessaria per creare o ridurre posti di lavoro in risposta alle mutevoli esigenze del mercato».

Nel contesto dell’attuale situazione economica è necessario fare un bilancio dell’attuazione della flessicurezza negli Stati membri, osservano i deputati europei, secondo cui «le parti sociali sosterranno le riforme in materia di diritto del lavoro e mercato del lavoro solamente se il loro obiettivo sarà anche quello di ridurre in modo efficace le differenze di trattamento tra i diversi tipi di contratto».

In ogni caso, l’Europarlamento sottolinea che l’applicazione dei principi di flessibilità richiede un’adeguata protezione sociale, garantendo alle persone la possibilità di vivere e crescere professionalmente, congiuntamente a un sostegno speciale per coloro che cercano lavoro e un diritto del lavoro solido per tutti i tipi di occupazione basato su un quadro istituzionale chiaro.

«La domanda di una maggiore flessibilità nella vita lavorativa raggiunge i propri limiti quando le possibilità di vita e di realizzazione delle persone si trovano ad essere ridotte in modo eccessivo» dichiarano gli eurodeputati, affermando che la flessicurezza non può funzionare in modo adeguato in mancanza di una forte protezione sociale e del sostegno alle persone che si reinseriscono nel mercato del lavoro, «elementi essenziali durante la transizione dallo studio al lavoro, da un lavoro ad un altro e dal lavoro alla pensione».

Per queste ragioni l’Europarlamento sottolinea l’importanza dell’aspetto sicurezza nella flessicurezza, che deve fornire sostegno ai lavoratori in cerca di un impiego in situazioni di transizione e garantire loro condizioni di vita dignitose.

INFORMAZIONI: http://www.europarl.europa.eu

RISOLUZIONE SULL’ACCESSO DEI GIOVANI AL LAVORO

La crisi economica ha causato un enorme aumento dei tassi di disoccupazione negli Stati membri dell’Ue e i giovani sono stati colpiti in modo sproporzionato da tale tendenza: il tasso di disoccupazione giovanile sta aumentando in modo più marcato rispetto al tasso di disoccupazione medio e nel dicembre 2009 i giovani disoccupati al di sotto dei 25 anni erano più di 5,5 milioni nell’Ue, ossia il 21,4% del totale della popolazione giovane. Si è generato così «il paradosso per cui i giovani, pur rappresentando la colonna portante dei sistemi previdenziali, dato l’invecchiamento della popolazione, rimangono allo stesso tempo ai margini dell’economia» osserva il Parlamento europeo in un’altra risoluzione adottata il 6 luglio scorso (vedi articolo di fondo), in questo caso sulla promozione dell’accesso dei giovani al mercato del lavoro.

L’Europarlamento esorta la Commissione e gli Stati membri a adottare «un approccio ai giovani e all’occupazione basato sui diritti»; sottolinea che l’aspetto qualitativo del lavoro dignitoso per i giovani non deve essere compromesso e che le norme fondamentali sul lavoro, così come altri parametri relativi alla qualità del lavoro, come l’orario di lavoro, il salario minimo, la previdenza sociale nonché la sicurezza e la salute sul lavoro, devono essere considerazioni centrali nelle azioni intraprese. A Commissione e Stati membri è chiesto inoltre di definire una strategia occupazionale per l’Ue che coniughi gli strumenti finanziari e le politiche del lavoro, «così da evitare una “crescita senza lavoro”», e che comporti la definizione di parametri ambiziosi per l’occupazione dei giovani. Il Parlamento insiste poi affinché la strategia occupazionale si concentri in particolare sullo sviluppo di lavori verdi e di posti di lavoro nell’economia sociale.

INFORMAZIONI:http://www.europarl.europa.eu

OCSE: tasso di disoccupazione ai livelli massimi

In due anni e mezzo il tasso di disoccupazione dell’area Ocse è passato dal livello minimo del 5,8% a fine 2007 all’8,7% nel primo trimestre 2010, che corrisponde al livello massimo del dopoguerra con circa 17 milioni di disoccupati in più e un totale di 47 milioni di senza lavoro.

Aggiungendo però ai disoccupati le persone che hanno smesso di cercare lavoro e quelle che lavorano a part-time ma vorrebbero un impiego a tempo pieno, cioè i sotto-occupati, si stima un numero complessivo di 80 milioni di persone in difficoltà lavorative. È quanto rileva l’Employment Outlook 2010 dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), sottolineando tuttavia come l’aumento medio di quasi 3 punti percentuali del tasso di disoccupazione verificatosi tra dicembre 2007 e marzo 2010 non sia stato omogeneo tra gli Stati membri. Mentre infatti Irlanda e Spagna, ad esempio, hanno fatto registrare incrementi rispettivamente dell’8% e del 10%, in Paesi come Germania, Austria, Belgio, Norvegia e Polonia gli aumenti sono stati inferiori al punto percentuale.

Inoltre, osserva l’Ocse, la perdita di lavoro è stata «sproporzionatamente ampia» per alcuni tipi di impiego e settori, quali «l’edilizia, i lavoratori a termine e quelli con competenze basse, i giovani». In modo certamente «inusuale» rispetto al passato, poi, l’occupazione è diminuita più tra gli uomini che tra le donne, «probabilmente a causa della natura settoriale della recessione». È anche aumentata la differenza tra lavoratori assunti a tempo determinato e indeterminato nel rischio di perdere il lavoro, mentre l’occupazione per i lavoratori autonomi è calata circa quanto quella dei lavoratori dipendenti.

«Creare nuovi posti di lavoro deve essere una priorità per i governi» secondo il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, il quale ha sottolineato che «nonostante i segni di ripresa nella maggior parte dei Paesi, resta il rischio che milioni di persone possano perdere contatto con il mondo del lavoro. Una carenza di posti di lavoro elevata come quella attuale è inaccettabile, e va affrontata con una strategia politica ad ampio raggio».

Se da un lato la disoccupazione nell’area Ocse dovrebbe aver raggiunto il picco, «la ripresa non sembra essere abbastanza vigorosa per riassorbire rapidamente gli attuali alti livelli» osserva il Rapporto, secondo cui il tasso di disoccupazione dei Paesi Ocse sarà probabilmente ancora al di sopra dell’8% alla fine del 2011 mentre «cresce il rischio che il forte aumento della disoccupazione diventi di natura ciclica».

INFORMAZIONI:http://www.oecd.org

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