Un glossario della crisi

giugno 2010

Il Parlamento europeo ha pubblicato sul suo sito web un glossario per «chiarire i concetti di base usati dai media sulla crisi». Si tratta di definizioni non presentate in ordine alfabetico ma, come spiegano gli autori, «seguono quella che è oggi una narrativa generalmente accettata sulle cause della crisi».

Ne pubblichiamo di seguito alcune voci.

Bilancia commerciale attiva e passiva: la bilancia commerciale di un Paese è attiva quando il valore dei beni che esporta supera il valore dei beni importati, ed è passiva nel caso opposto. Nel primo caso, il Paese può essere considerato creditore nei confronti delle nazioni estere, mentre nel secondo caso è debitore.

Squilibrio globale dell’economia: è un effetto delle attività o passività persistenti della bilancia commerciale. Alcuni Paesi hanno attivi costanti, mentre altri vivono una situazione opposta, il che risulta in uno squilibrio globale.

I Paesi creditori con enormi attività della bilancia (come Cina, Germania, Giappone ed esportatori di petrolio) hanno una forte entrata di capitale monetario e investono i fondi in eccesso offrendo prestiti all’estero tramite i mercati finanziari internazionali.

I Paesi debitori con grandi passività della bilancia (come Usa, Spagna, Italia e Grecia) non riescono a pagare le importazioni con i proventi delle esportazioni, quindi devono ricorrere ai prestiti internazionali per far quadrare i conti.

Debito al consumo: dati i capitali in eccesso dei Paesi esportatori disponibili nei circuiti finanziari, le banche e le altre istituzioni cercano di indirizzarli verso dove c’è più richiesta. I consumatori e le compagnie delle economie che consumano più di quanto producono sono un bersaglio ovvio.

Insolvenza: l’inabilità di pagare in toto o in parte un debito. Se una banca non riesce a recuperare i soldi che ha prestato, non potrà a sua volta ripagare i suoi correntisti o le altre banche. Negli ultimi anni le banche hanno prestato enormi quantità di denaro per il consumo e l’edilizia; con i tassi di disoccupazione in aumento, sempre più debitori diventano insolventi e anche i prestiti all’edilizia fanno fatica a essere ripagati perché è difficile vendere le case.

Subprime (o second-chance): prestiti offerti a chi ha una storia creditizia negativa con tassi più alti della media del mercato, vengono riconosciuti come una delle cause principali della crisi. I prestiti ipotecari subprime sono stati offerti a debitori che avrebbero potuto ripagarli solo se l’economia e il mercato immobiliare avessero continuato a salire e se i tassi d’interesse fossero rimasti bassi, il che non si è avverato, esponendo le banche a enormi perdite.

Avanzo o disavanzo (deficit) pubblico: è la situazione in cui un governo incassa rispettivamente più soldi o meno soldi di quanti ne spende. Con le banche che barcollavano, i governi sono dovuti correre in loro aiuto iniettando miliardi di euro per coprire le perdite per insolvenza. Questo, insieme alla caduta delle entrate fiscali in periodo di recessione, ha causato gravi deficit nei bilanci degli Stati.

Debito pubblico: la quantità di denaro che uno Stato deve ai suoi creditori. È chiamato così perché alla fine i fondi per coprire il debito vengono dai contribuenti. Se un governo spende più di quello che riceve in tasse deve prendere denaro in prestito, solitamente attraverso i bond.

Bond (o obbligazione): una promessa del venditore (per esempio un governo) di restituire con gli interessi la somma investita dal compratore per acquistare il bond. Il denaro è trasferito sul budget dello Stato, mentre l’acquirente ovviamente si aspetta di essere ripagato in futuro con gli interessi.

Tasso d’interesse sui bond: determina quanto l’acquisizione di denaro da parte dello Stato peserà sui contribuenti. Più il Paese debitore è a rischio, più alto sarà il tasso d’interesse. Di conseguenza, il governo dovrà spendere più soldi per pagare gli interessi e meno per i servizi ai cittadini.

Rifinanziamento del debito: pagare un vecchio debito contraendone uno nuovo. Quando i bond si avvicinano alla scadenza il governo può emetterne di nuovi e usarne i proventi per ripagare i finanziatori precedenti. Il problema sorge quando gli investitori non sono disposti a rifinanziare, per esempio perché giudicano l’operazione troppo rischiosa, e vogliono i loro soldi indietro.

(Fonte: http://www.europarl.europa.eu)

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