Ultimi dati sulla disoccupazione nell’Ue

giugno 2010

Nel giro di pochi giorni, l’Istituto di statistica europeo Eurostat ha diffuso gli ultimi dati relativi al tasso di disoccupazione rilevato rispettivamente nell’aprile 2010 e nell’ultimo trimestre 2009.

È del primo giugno 2010 il comunicato stampa in cui si legge che «il tasso di disoccupazione registrato ad aprile 2010 nella zona euro è pari al 10,1%». Il dato è abbastanza simile a quello registrato negli Stati Uniti nello stesso periodo (9,9%) ed è decisamente più elevato di quello rilevato in Giappone nel marzo 2010 (5%).

Rispetto alle precedenti rilevazioni Eurostat, il tasso di aprile 2010 risulta in crescita sia rispetto a quello del mese precedente (10%) sia alla rilevazione dell’aprile 2009 (9,2%).

Le rilevazioni compiute su tutti i 27 Stati membri dell’Ue evidenziano invece un tasso del 9,7% nell’aprile 2010, sostanzialmente analogo a quello rilevato nel marzo dello stesso anno e sensibilmente più elevato rispetto all’aprile 2009 (9,7%). In termini assoluti Eurostat stima che nell’aprile 2010 risultavano disoccupate oltre 23 milioni di persone nell’Ue-27 e che oltre 15 milioni di esse vivano in Paesi della zona euro. Entrambe queste grandezze sono in aumento sia rispetto al marzo 2010 (+25.000 unità sia nell’Ue-27 che nella zona euro) sia rispetto all’aprile 2009: nell’arco di un anno, segnala Eurostat, l’aumento delle persone senza occupazione è stato di 2,4 milioni nell’Ue-27 e di oltre 1,2 milioni nella zona euro.

Secondo questa rilevazione gli Stati che presentano i tassi di disoccupazione più bassi sono i Paesi Bassi (4,1%) e l’Austria (4,9%); quelli che registrano situazioni più gravi sono la Lettonia (22,5%) e la Spagna (19%) oltre all’Estonia, Paese in cui si è registrato un tasso di disoccupazione del 39,8% nel primo trimestre 2010. Rispetto a un anno fa soltanto uno Stato membro ha visto migliorare la propria situazione occupazionale: si tratta della Germania, dove il tasso di disoccupazione  è sceso di mezzo punto percentuale passando dal 7,6% al 7,1%. Tutte le altre situazioni nazionali hanno fatto registrare aumenti: dai più contenuti di Stati come il Lussemburgo e Malta, passati rispettivamente dal 5,3% al 5,4% e dal 6,9% al 7%, a quelli ben più preoccupanti delle Repubbliche baltiche dove si sono registrati aumenti di 6-8 punti percentuali.

I tassi disaggregati per genere rilevati nell’aprile 2010 denotano un aumento della disoccupazione maschile, che per la zona euro è di un punto percentuale (dal 9% al 10%) mentre per l’Ue-27 è sostanzialmente analogo a quello delle donne (da 8,7% a 9,8%). Tra la popolazione femminile la disoccupazione passa dal 9,5% al 10,2% nella zona euro e dall’8,7 al 9,5% nell’Ue-27.

Per quanto riguarda le fasce di età, nell’aprile 2010 Eurostat ha registrato tassi di disoccupazione pari al 20% tra gli under 25 sia nell’Ue-27 sia nella zona euro, con un aumento di un punto percentuale rispetto all’aprile 2009.

Dati sull’ultimo
trimestre 2009

Pochi giorni prima invece, alla fine di maggio, sempre Eurostat ha pubblicato un’elaborazione dei dati sull’occupazione relativi alla situazione dell’Ue-27 nell’ultimo trimestre 2009.

Ancora una volta si parla di cali occupazionali rispetto all’anno precedente. Il calo di occupati rispetto all’ultimo trimestre 2008 è stato di 700.000 unità e il trimestre in questione è stato il sesto consecutivo caratterizzato da calo occupazionale, dopo il picco del secondo trimestre 2008 con una riduzione complessiva rispetto a quella data di 6 milioni di posti di lavoro.

La difficile situazione del Paesi baltici, di cui Eurostat parla nelle rilevazioni rese note a inizio giugno ed effettuate sull’aprile 2010, si riscontra anche confrontando i dati degli ultimi due trimestri 2009 con cali dell’occupazione che sono stati del 4% in Lettonia, del 3,4% e del 2,3% in Lituania. Nello stesso lasso di tempo – terzo e quarto trimestre 2009 – sono segnalati anche casi di stabilità dei tassi occupazionali (Regno Unito, Germania e Portogallo) o di cali piuttosto contenuti (Italia e Francia).

Oltre alla contrazione dell’occupazione e al conseguente aumento della disoccupazione Eurostat osserva che nel mercato del lavoro dell’Ue si assiste anche a una «graduale riduzione delle ore settimanalmente lavorate dalle persone occupate». Il calo è cominciato a metà 2008 e la riduzione registrata tra il quarto trimestre 2008 e il quarto trimestre 2009.

Nell’analizzare le ragioni della riduzione delle ore lavorate Eurostat evoca tre  fenomeni: l’aumento delle situazioni di assenza dal lavoro, la diffusione dei contratti part time e la riduzione del monte ore dei contratti full time.

Sempre più spesso le persone occupate risultano «assenti dal lavoro» per accordi sulla flessibilità o addirittura per licenziamenti temporanei. Entrambe queste situazioni sono in costante aumento sin dall’inizio del 2009 e riguardano oggi il 9% degli occupati: nell’ultimo trimestre del 2009 l’incidenza di queste situazioni è aumentata dello 0,8% rispetto al trimestre precedente.

Il lavoro part time ha riguardato nel quarto trimestre 2009 circa il 16,9% della forza lavoro, con un aumento percentuale su base annua di mezzo punto. Infine, anche coloro che hanno contratti a tempo pieno hanno lavorato nel quarto trimestre 2009 per monte ore inferiori rispetto ai periodi precedenti; in particolare in media ogni lavoratore a tempo pieno ha lavorato per 40,7 ore a settimana nel quarto trimestre, con una riduzione su base annua di 0,3 ore pro capite.

(Marina Marchisio)

INFORMAZIONIhttp://epp.eurostat.ec.europa.eu

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