Gaza: l’UE condanna il blitz israeliano, ma deve fare di più

giugno 2010

L’Unione europea, come l’Onu e tutta la comunità internazionale, ha condannato l’azione violenta della marina israeliana contro la flotta umanitaria (Freedom Flotilla) diretta a Gaza, intervento militare avvenuto lo scorso 31 maggio che ha causato almeno 9 morti, decine di feriti e 480 arresti.

Mentre il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha chiesto l’immediata apertura di un’inchiesta «indipendente e trasparente», qualche critica ha sollevato la dichiarazione della rappresentante della Politica estera dell’Ue, Catherine Ashton, la quale ha chiesto a Israele «un’inchiesta completa sulle circostanze in cui ciò è avvenuto». Ezemen Bagis, ministro per gli Affari europei della Turchia, Paese da cui proveniva la maggior parte delle vittime del blitz israeliano, ha immediatamente definito un «non senso» la richiesta della rappresentante dell’Ue: «Se ci deve essere un’inchiesta deve essere condotta dall’Onu o dall’Ue: non si può chiedere agli aggressori di fare un’inchiesta su se stessi».

Ferma condanna è stata espressa anche dal Consiglio d’Europa attraverso le parole del presidente dell’Assemblea parlamentare, Mevlüt Çavuşoğlu: «Atti simili non dovrebbero mai prodursi, indipendentemente dalla motivazione. Condanno l’azione intrapresa dai militari israeliani e deploro l’uso sproporzionato della forza. Prendere di mira coloro che sono coinvolti in azioni umanitarie e pacifiche è inaccettabile, ed è contrario ai valori difesi dal Consiglio d’Europa. È indispensabile far luce su tale incidente ed esigere che i responsabili delle violazione del diritto internazionale rendano conto delle proprie azioni».

«Sproporzionata» e «una violazione inaccettabile della legge internazionale» è stata definita l’azione militare israeliana contro la flotta umanitaria dal presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek, il quale ha anche ribadito la ferma opposizione dell’Europarlamento al blocco della Striscia di Gaza, considerato «intollerabile e controproducente». Nei giorni precedenti il blitz israeliano, infatti, si era svolta una visita a Gaza di una delegazione di europarlamentari, tra l’altro resa possibile grazie al supporto delle autorità egiziane mentre quelle israeliane avevano negato l’accesso. La delegazione dell’Europarlamento ha fatto notare che l’assedio israeliano ha isolato completamente la popolazione palestinese, «condannandola a una vita di assoluta povertà, con l’80% degli abitanti che dipendono dagli aiuti umanitari». Il blocco, hanno osservato gli europarlamentari, crea anche un ampio mercato nero e fa il gioco delle fazioni radicali, che possono rafforzarsi con i proventi delle attività illegali. I deputati ritengono quindi che «il blocco va sollevato per dare l’accesso completo agli aiuti umanitari, permettere la ricostruzione e offrire nuove prospettive alla popolazione». Secondo la delegazione del Parlamento europeo «l’Ue deve lanciare senza perdere tempo un’iniziativa politica per porre fine al blocco e iniziare la ricostruzione delle infrastrutture di base». “Vedere per credere” è il motto coniato dagli europarlamentari per capire la situazione di Gaza: «Fino a oggi soltanto due ministri degli Esteri dell’Ue hanno visitato la regione, chiediamo agli altri 25 di andarci e vedere lo stato delle cose con i loro occhi. L’Ue deve impegnarsi fin da subito a diventare un agente di pace».

INFORMAZIONI: http://www.europarl.europa.eu

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