Contro la povertà investire sull’educazione

giugno 2010

Educazione per combattere l’esclusione sociale:questo il tema affrontato nel corso della Conferenza Biennale organizzata dal Comitato economico e sociale europeo (Cese) a Firenze, nei giorni 20-22 maggio scorsi con la partecipazione del presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, nell’ambito dell’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

Un tema certamente coraggioso, soprattutto in questo periodo di profonda crisi economica e finanziaria che continua a generare disoccupazione, a minare la coesione sociale e a seminare sul suo percorso seri pericoli per il welfare europeo, se non addirittura per il buon funzionamento della nostra vita democratica.

Obiettivo principale del Convegno del Cese, oltre a sottolineare la centralità del problema dell’esclusione sociale nell’Ue, era quello di compiere un primo passo politico verso una nuova  legislazione europea di inclusione, basata sullo strumento fondamentale dell’educazione e sulla revisione delle politiche dell’istruzione e della formazione dell’Ue e degli Stati membri. Al riguardo, i lavori del Convegno hanno cercato di definire raccomandazioni rivolte alla Commissione europea, con la richiesta di promuovere un Libro verde da sottoporre all’attenzione dei responsabili politici europei e della società civile nel suo insieme. Questa iniziativa rientra nei nuovi poteri attribuiti al Cese dal Trattato di Lisbona, che nel suo articolo 11 pone le basi per una democrazia partecipativa a livello europeo.

Sono stati tre giorni di lavoro che hanno visto a confronto politici e tecnici, imprenditori e sindacalisti, sociologi ed esperti dell’istruzione e della formazione, nonché i protagonisti dell’educazione non formale e le organizzazioni non governative impegnate sul campo.

Il nesso tra educazione ed esclusione sociale

Tre i seminari in cui si sono svolte le discussioni per mettere chiaramente in evidenza il nesso tra educazione, povertà ed esclusione sociale: l’educazione come strumento per vivere nella società, l’educazione come strumento per accedere al mercato del lavoro e l’educazione come strumento per esercitare i propri diritti.

Le cifre della povertà e dell’esclusione sociale in Europa fanno riferimento ad una povertà relativa che cresce e colpisce oggi il 17% dei cittadini europei, vale a dire circa 78 milioni di persone. Ciò significa globalmente disoccupazione, precariato, abitazioni prive di dignità, assistenza sanitaria inadeguata, barriere all’apprendimento e all’informazione, all’integrazione culturale e alla partecipazione sociale. Una povertà relativa riconducibile anche a disuguaglianze di genere, di razza o di etnia, di religione o di credenza, di disabilità, di età, di orientamento sessuale, di lavoro (stabile o precario). In poche parole, oggi in Europa, un cittadino su quattro si trova nell’incapacità di accedere ai diritti fondamentali, ad avere condizioni di vita dignitose e ad avere un rapporto con il mercato del lavoro.

Il disagio cresce e colpisce in particolare i figli della precarietà. Secondo recenti sondaggi, i cittadini europei esprimono una fortissima preoccupazione al riguardo e manifestano un diffuso pessimismo per il futuro, prefigurando un 10% di povertà estrema, un 29% di esclusione sociale e addirittura un 31% di europei a rischio di nuova povertà. E, in primo luogo, ne attribuiscono la responsabilità all’ingiustizia sociale.

Un problema sociale ed economico

Il problema non è stato visto solo sotto questi aspetti, ma analizzato anche sotto il profilo economico. L’Europa si trova di fronte a imponenti sfide per il futuro, che le impongono di adeguarsi al progresso tecnologico e alla competitività globale, alle esigenze di nuove professionalità e capacità richieste da un mercato del lavoro in continua evoluzione. Sullo sfondo di questo scenario, l’Europa non può certo permettersi di escludere un cittadino su quattro dalla produzione e dai consumi.

Se l’analisi di fondo non è più stata messa in discussione, e cioè che l’educazione non è solo un diritto fondamentale ma è anche e soprattutto lo strumento per vivere nella società ed evitare qualsiasi tipo di esclusione, i dati presentati sul ruolo accordato oggi all’educazione per affrontare queste sfide sono invece allarmanti. Questi dati confermano inoltre che disoccupazione ed esclusione si concentrano soprattutto fra le persone che non hanno istruzione e qualifiche adeguate per accedere al mondo del lavoro.

Investire nell’istruzione e nella formazione

Nelle conclusioni adottate al Convegno, il Cese ha chiesto quindi maggiori investimenti, non solo finanziari, nell’istruzione e nella formazione, e questo soprattutto in un momento di crisi: sviluppo di maggiori sinergie e complementarietà tra l’istruzione formale e non formale; maggiore coinvolgimento di tutti gli attori, parti sociali, imprese, scuole, istituti di formazione continua, famiglie; sviluppo di qualifiche adeguate del corpo insegnante; politiche che permettano di conciliare maggiormente vita professionale e vita privata; sviluppo di un’attenzione particolare all’istruzione e all’integrazione dei lavoratori migranti; una riduzione drastica dell’abbandono scolastico e un aumento del numero dei giovani laureati. Tutti ingredienti necessari per rispondere agli obiettivi che l’Europa si è fissata nella sua strategia per il 2020.

Il grande pericolo che corre oggi l’Europa è proprio quello di affrontare la crisi economica, finanziaria e sociale solo in termini di rigore di bilancio, di tagli alla spesa pubblica, di contrasto alla speculazione finanziaria. Si tratta di interventi necessari ma non sufficienti se rimangono nell’ombra e sono disattesi i grandi temi del futuro, dello sviluppo economico e sociale, della crescita sostenibile, del profilo che si vorrà dare alle nostre società e al futuro delle giovani generazioni.

Il ruolo dell’Unione europea

A Firenze è stata sottolineata la necessità di trovare un equilibrio tra la risposta all’emergenza e l’investimento sul futuro, con decisioni che necessitano di coraggio e di innovazione e dove l’istruzione e la formazione devono trovare un loro posto centrale e strategico.

L’Unione europea non ha responsabilità normativa in materia di educazione, ma ha un ruolo di indicazione e coordinamento delle politiche nazionali. L’obiettivo del Convegno di Firenze era quello di individuare raccomandazioni adeguate da presentare alla Commissione europea e al Parlamento europeo perché si facciano forti promotori del futuro dell’Europa e dei suoi cittadini.

Perché è del futuro che si sta decidendo in questi giorni nell’Unione europea e in Italia, anche se non tutti sembrano averne coscienza e trovare il coraggio per decisioni che coniughino rigore ed equità.

(Adriana Longoni)

INFORMAZIONI: http://www.eesc.europa.eu

L’ESCLUSIONE SOCIALE COLPISCE UN QUARTO DEGLI EUROPEI

Il Comitato economico e sociale europeo (Cese), che riunisce i rappresentanti delle categorie economiche e sociali dei 27 Stati membri dell’Ue, ha deciso di dedicare al problema della povertà la Conferenza Biennale 2010, convocando le istituzioni europee e i governi nazionali per rilanciare il ruolo dell’educazione nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

Come sottolineano vari studi europei citati dal Cese, infatti, la povertà e l’esclusione sociale colpiscono ormai un cittadino su quattro nell’UE: il 24% degli europei è costretto a vivere con risorse inferiori al 70% della media europea e si vede negato l’accesso a condizioni di vita accettabili, senza un lavoro certo e un alloggio dignitoso, privato del diritto all’assistenza sanitaria e all’apprendimento, impedito nell’accesso alla cultura e allo sport. Un europeo su 10 non riesce a raggiungere nemmeno la metà del reddito medio dell’Ue, mentre il 6% della popolazione non arriva neppure al 40% della media.

«L’esclusione sociale preclude in Europa l’accesso ai diritti fondamentali di un cittadino su quattro: il lavoro, l’alloggio, l’assistenza sanitaria, l’apprendimento, la cultura, lo sport, sono a portata di mano di tre europei e vengono negati al quarto. Non è solo un’ingiustizia clamorosa, ma anche una diseconomia imperdonabile per il sistema economico europeo e per i singoli sistemi nazionali» osservano i responsabili del Cese, secondo i quali l’educazione ha tutte le carte in regola per aggredire questo fenomeno, a patto che i sistemi educativi dei 27 Paesi siano messi nella condizione di svolgere un nuovo ruolo da una legislazione adeguata a questa sfida.

CESE: LA DICHIARAZIONE FINALE DELLA CONFERENZA BIENNALE

«La crisi economica e sociale aggrava le situazioni di povertà e di esclusione sociale in Europa. Milioni di posti di lavoro sono andati persi negli ultimi mesi, rendendo ancora più urgente l’adozione di misure a favore delle persone più svantaggiate.

L’Unione europea ha il dovere di avviare un nuovo modello di sviluppo mettendo l’accento sulla realizzazione di un’autentica governance economica. Per raggiungere questi obiettivi, i governi degli Stati membri devono agire collettivamente, in particolare per lottare contro la disoccupazione, per arrestare il processo di precarizzazione e per migliorare la coesione sociale nel quadro di un contesto economico sostenibile.

L’educazione, in tutte le sue forme, è al centro della dinamica di inclusione sociale: per comprendere la società, per integrarsi nel mondo del lavoro e sviluppare lo spirito di imprenditorialità, per conoscere i propri diritti e partecipare alla vita economica e sociale.

• Il Comitato economico e sociale europeo ha riunito le organizzazioni della società civile attorno al tema “L’educazione per combattere l’esclusione sociale”, al fine di mettere in luce la creatività e l’esperienza della società civile in questo campo e di far emergere proposte concrete capaci di alimentare la riflessione e l’azione delle istituzioni dell’Unione europea.

• Sulla scia dell’Anno europeo 2010 della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, l’Unione europea deve impegnarsi dando una risposta concreta alle attese dei cittadini in relazione all’esclusione sociale. La lotta contro la povertà e l’esclusione sociale deve continuare a essere una priorità della strategia Europa 2020.

• Il Comitato economico e sociale europeo invita la Commissione ad avviare una consultazione sulla base di un Libro verde sul tema “L’educazione per lottare contro l’esclusione sociale” quale prima tappa dell’attuazione dell’iniziativa faro Piattaforma europea contro la povertà prevista nella strategia Europa 2020. Tale iniziativa consentirà di attingere al potenziale di innovazione sociale delle organizzazioni della società civile e delle parti interessate, e di adempiere al Trattato di Lisbona il quale stabilisce che «le istituzioni mantengono un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni rappresentative e la società civile» e che «al fine di assicurare la coerenza e la trasparenza delle azioni dell’Unione, la Commissione europea procede ad ampie consultazioni delle parti interessate» (art. 11, parr. 2 e 3, del TUE).

• Il Comitato economico e sociale europeo invita la Commissione europea a dar seguito alle proposte formulate dalle organizzazioni nel quadro dei lavori del Convegno biennale 2010 L’educazione per combattere l’esclusione sociale».

Firenze, 22 maggio 2010

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