Campagna per la direttiva antidiscriminazione

giugno 2010

«La discriminazione è in aumento e ha un impatto profondo sull’accesso ai diritti fondamentali. L’Ue deve agire immediatamente per fermare l’effetto negativo che la discriminazione ha sulla società nel suo complesso» sostiene Amnesty International, che ha lanciato una campagna per l’adozione della direttiva proposta nel 2008.

Secondo Amnesty, infatti, il primo passo per contrastare la discriminazione, che ha effetti negativi sull’accesso di tutti ai diritti fondamentali nell’Ue, dovrebbe essere l’adozione della nuova direttiva antidiscriminazione, «senza indebolirla e senza inserirvi ulteriori eccezioni alla definizione di discriminazione, evitando di offrire a diversi gruppi differenti livelli di protezione». Se adottata, la nuova direttiva realizzerebbe il principio dell’uguaglianza di trattamento per tutte le persone all’interno dell’Ue al di là di quanto già stabilito in materia d’impiego, colmando le lacune del quadro legale europeo antidiscriminazione. Ma per fare ciò è necessario superare un ostacolo: convincere il governo tedesco, che sta bloccando di fatto l’adozione del testo all’interno del Consiglio dell’Ue, nonostante Spagna e Svezia (attuale e precedente presidenze di turno) avessero fatto della sua adozione una priorità.

Il governo tedesco sostiene che l’attuale legislazione antidiscriminazione europea si è dimostrata inefficace e che non vi è base legale per l’Ue per agire in alcuni dei settori cui fa riferimento la proposta di nuova direttiva. Amnesty osserva però che «entrambe queste affermazioni sono prive di fondamento»: studi indipendenti hanno dimostrato che la direttiva sull’uguaglianza razziale ha migliorato significativamente la protezione nei confronti della discriminazione basata sulla razza in molti Paesi dell’Ue; l’articolo 19 del Trattato di Lisbona, inoltre, conferisce al Consiglio dell’Ue un chiaro mandato a svolgere le azioni necessarie per combattere la discriminazione basata su sesso, razza od origine etnica, religione o credo, disabilità, età e orientamento sessuale. «È un’autentica vergogna che una parte così importante di legislazione, che peraltro si limita a colmare i vuoti legislativi esistenti, venga bloccata da un Paese che afferma pubblicamente di affrontare seriamente la discriminazione. La Germania garantisce protezione alle vittime di discriminazione nel suo territorio, ma la nega nel resto dell’Europa» ha dichiarato Nicolas Beger, direttore dell’ufficio di Amnesty International presso l’Ue.

INFORMAZIONI: http://www.amnesty-actie.nl/eupetition/?locale=it_IT

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