Amnesty: troppe lacune nella giustizia globale

giugno 2010

«La repressione e l’ingiustizia prosperano nelle lacune della giustizia globale, condannando milioni di persone a una vita di violazioni, oppressione e violenza» ha dichiarato la presidente della Sezione italiana di Amnesty International, Christine Weise, durante la presentazione del Rapporto annuale redatto dall’organizzazione internazionale. I governi, ha aggiunto la presidente di Amnesty Italia, «devono assicurare che nessuno si ponga al di sopra della legge e che ogni persona abbia accesso alla giustizia. Fino a quando i governi non smetteranno di subordinare la giustizia agli interessi politici, la libertà dalla paura e dal bisogno rimarrà fuori dalla portata della maggior parte dell’umanità».

Il Rapporto 2010 di Amnesty segnala violazioni in 159 Paesi e punta il dito appunto contro quei governi potenti che stanno bloccando i passi avanti della giustizia internazionale, ponendosi al di sopra delle norme sui diritti umani, proteggendo dalle critiche gli alleati e agendo solo quando politicamente conveniente. È quindi rinnovata la richiesta ai governi di «dare piena adesione alla Corte penale internazionale e assicurare che i crimini di diritto internazionale saranno sottoposti a procedimenti giudiziari ovunque nel mondo». Soprattutto agli Stati che rivendicano una leadership globale, tra cui quelli del G20, compete la responsabilità specifica di dare l’esempio, sottolinea Amnesty.

La mappa delle violazioni

Nel corso del 2009 Amnesty International ha documentato torture e altri maltrattamenti in almeno 111 Paesi, processi iniqui in almeno 55 Paesi, restrizioni alla libertà di parola in almeno 96 Paesi e detenzioni di prigionieri di coscienza in almeno 48 Paesi.

Un impietoso disprezzo per le popolazioni civili ha caratterizzato i conflitti. Gruppi armati e forze governative hanno violato il diritto internazionale nella Repubblica Democratica del Congo, nello Sri Lanka e nello Yemen. Nel conflitto di Gaza e del sud d’Israele, le forze israeliane e i gruppi armati palestinesi hanno ucciso e ferito illegalmente i civili. Migliaia di persone hanno subito le conseguenze dell’escalation di violenza da parte dei taliban in Afghanistan e Pakistan, così come degli scontri in Iraq e Somalia. Nella maggior parte dei conflitti, le donne e le bambine sono state stuprate o sottoposte ad altre forme di violenza da parte delle forze governative e dei gruppi armati.

Tra gli altri dati che emergono dal Rapporto annuale 2010 di Amnesty International, si segnalano:

• gli sgomberi forzati di massa in Africa, come in Angola, Ghana, Kenya e Nigeria, che spesso hanno fatto sprofondare ancora di più nella povertà le persone colpite;

• l’aumento delle denunce di violenza domestica contro le donne, degli stupri, degli abusi sessuali, degli omicidi e mutilazioni successivi agli stupri in El Salvador, Giamaica, Guatemala, Honduras e Messico;

• lo sfruttamento, la violenza e le violazioni che milioni di migranti della regione Asia e Pacifico hanno subito in Paesi come Corea del Sud, Giappone e Malesia;

• il profondo aumento del razzismo, della xenofobia e dell’intolleranza nella regione Europa e Asia centrale;

• gli attacchi compiuti da gruppi armati in alcuni casi apparentemente affiliati ad al Qaeda, che in Paesi come Iraq e Yemen hanno acuito l’insicurezza.

L’intolleranza
del dissenso

«Gli organismi e gli attivisti per i diritti umani sono finiti sotto attacco in molti Paesi, dove le autorità hanno impedito loro di lavorare od omesso di fornire protezione» denuncia Amnesty.

Nella regione Medio Oriente e Africa del Nord, l’intolleranza dei governi nei confronti delle critiche è stata sistematica in Arabia Saudita, Siria e Tunisia e la repressione è aumentata in Iran.  In Asia, il governo della Cina ha esercitato ancora più pressione verso chi provava a sfidare la sua autorità, attraverso arresti e intimidazioni di difensori dei diritti umani. Migliaia di persone, a causa della forte repressione e delle difficoltà economiche, hanno lasciato la Corea del Nord e il Myanmar.

Lo spazio per le voci indipendenti e per la società civile si è ridotto anche in alcune parti della regione Europa e Asia centrale: inique limitazioni alla libertà d’espressione hanno avuto luogo in Azerbaigian, Bielorussia, Russia, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan. Il continente americano è stato tormentato da centinaia di omicidi illegali commessi dalle forze di sicurezza in vari Paesi tra cui Brasile, Colombia, Giamaica e Messico, mentre negli Stati Uniti è proseguita l’impunità per le violazioni dei diritti umani compiute nel contesto della lotta al terrorismo. Governi africani, come quelli di Guinea e Madagascar, hanno affrontato il dissenso con un uso eccessivo della forza e omicidi illegali, mentre le voci critiche sono state oggetto di repressione, tra gli altri, in Etiopia e Uganda.

Giustizia globale
deterrente contro
le violazioni

La dimensione globale di milioni di persone spinte nella povertà dalle crisi alimentare, energetica e finanziaria, ha dimostrato l’urgente bisogno di contrastare gli abusi che determinano la povertà. «La Conferenza Onu di revisione degli Obiettivi di sviluppo del millennio, che si terrà a New York a settembre, costituirà l’opportunità per i leader del mondo di passare dalle promesse a impegni vincolanti» sostengono i responsabili di Amnesty.

Agli Stati del G20 ancora inadempienti (Arabia Saudita, Cina, India, Indonesia, Russia, Stati Uniti d’America e Turchia) Amnesty International chiede poi di ratificare lo Statuto della Corte penale internazionale.

Nonostante un quadro generale non confortante, qualche piccolo segnale positivo si è avuto nell’ultimo anno. In America Latina sono state riaperte inchieste su crimini coperti da leggi di amnistia, come dimostrano le epocali sentenze riguardanti l’ex presidente del Perù Alberto Fujimori, condannato per crimini contro l’umanità, e l’ultimo presidente militare dell’Argentina Reynaldo Bignone, condannato per sequestri e torture. Tutti i processi celebrati dalla Corte speciale per la Sierra Leone si sono conclusi salvo quello, ancora in corso, contro l’ex presidente della Liberia, Charles Taylor. «Il bisogno di giustizia globale è una lezione fondamentale da trarre dallo scorso anno. La giustizia porta equità e verità alle vittime, è un deterrente nei confronti delle violazioni dei diritti umani e, in definitiva, conduce verso un mondo più stabile e sicuro» osserva Amnesty International.

INFORMAZIONI: http://www.amnesty.it

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