Consultazione sulla dimensione europea delle imprese

marzo 2010

La Commissione europea ha avviato una consultazione sul funzionamento dello statuto della società europea, che offre alle società che operano in più Stati membri dell’Ue la possibilità di riorganizzare le attività transfrontaliere sotto un’unica etichetta europea. In questo modo le società possono operare all’interno di un quadro giuridico stabile, ridurre i costi interni dovuti allo svolgimento delle attività in diversi Paesi ed essere quindi più competitive sul mercato interno.

Alla ricerca di un
miglior funzionamento

Lo statuto della società europea, conosciuta comunemente attraverso il nome latino di Societas Europaea, è stato adottato l’8 ottobre 2001 dopo oltre trent’anni di negoziati ed è entrato in vigore tre anni dopo, l’8 ottobre 2004. Al settembre 2009 erano state registrate complessivamente 431 società europee nell’Ue, distribuite però in modo non omogeneo. Mentre infatti la società europea ha riscosso notevole successo in alcuni Stati membri in altri stenta a diffondersi (vedi box), così la Commissione europea ha lanciato questa consultazione pubblica al fine di determinare se sia necessario apportare modifiche allo statuto della società europea in vista di un migliore funzionamento.

Secondo il commissario europeo per il Mercato interno e i Servizi, Michel Barnier, «si tratta di un’ottima opportunità che ci consente di verificare il reale funzionamento dello statuto della società europea a cinque anni dalla sua introduzione. Tuttavia – ha aggiunto Barnier – è chiaro che il suo successo è stato maggiore in alcuni Paesi rispetto ad altri: mi interessa capirne la ragione e scoprire se è necessario migliorare la normativa esistente. Incoraggio pertanto tutte le parti interessate a esprimere opinioni al riguardo».

Lo studio
e la consultazione

In base al regolamento della società europea, la Commissione deve presentare una Relazione sulla sua applicazione pratica a cinque anni dall’entrata in vigore e proporre modifiche, se del caso. Per ottenere un solido fondamento fattuale per la Relazione, la Commissione ha avviato un studio esterno nel dicembre 2008, in relazione al quale richiede ora l’opinione delle parti interessate.

Scopo della consultazione è verificare le risultanze dello studio esterno e fornire alla Commissione informazioni su problematiche pertinenti alla valutazione. Le domande riguardano i seguenti aspetti: stimoli positivi e negativi per la costituzione di una società europea, assi principali della distribuzione delle società europee presso gli Stati membri dell’Ue, problemi pratici ai quali hanno dovuto far fronte le società per creare o gestire una società europea e possibili miglioramenti dell’attuale quadro giuridico.

Le risposte saranno prese in considerazione per la compilazione della prossima Relazione della Commissione che sarà accompagnata anche da una Conferenza di alto livello che si terrà il 26 maggio 2010. Il termine ultimo per inviare i contributi alla consultazione è il 23 maggio 2010. (Fonte: http://europa.eu/rapid)

INFORMAZIONI:

il questionario è disponibile all’indirizzo web http://ec.europa.eu/internal_market /company/se/index_en.htm

NESSUNA IMPRESA ITALIANA
HA LO STATUTO DI SOCIETÀ EUROPEA

Quante sono le imprese italiane tra le 431 che hanno lo status di “società europea”? Zero, cioè nessuna. Nessuna s.r.l., nessuna s.p.a. Morale? Uno strumento nato per semplificare la vita alle imprese che operano sul mercato interno viene utilizzato in venti Paesi, ma non in quello con il più alto numero di imprese d’Europa.

È il dato più sorprendente che emerge da uno studio recente effettuato per la Commissione europea, che ha appena avviato una consultazione pubblica per verificare il funzionamento dello strumento che dà la possibilità di riorganizzare le attività transfrontaliere sotto un’unica etichetta.

Lo statuto di società europea permette a queste imprese di operare all’interno di un quadro giuridico stabile, di ridurre i costi interni dovuti allo svolgimento delle attività in diversi Paesi e di essere quindi più competitive sul mercato interno. Peccato che in Italia non si usi proprio.

Eppure di società a statuto “europeo”, dal 2004 ne sono state create 137 in Repubblica Ceca, 91 in Germania, e oltre 200 in altri 18 Paesi dell’Ue come Francia, Regno Unito o Austria, ma anche Belgio o Cipro. Tra gli esempi di successo, le tedesche Allianz, Basf, Porsche, Fresenius e Man, la francese Scor, la lussemburghese Elcoteq e l’austriaca Strabag.

L’Italia spicca per la sua assenza insieme a pochi (e piccoli) Paesi come Lituania, Malta o Grecia. Perché lo strumento ha riscosso notevole successo in alcuni Stati ma stenta a diffondersi in altri? Questa è la domanda che pone la Commissione europea nella consultazione, per vedere come migliorare lo strumento.

Ma il dubbio, dal nostro punto di vista è un altro: colpa dello strumento (vedremo), o c’è un po’ della storica ritrosia nostrana a cogliere le opportunità che vengono dall’Unione europea? Le imprese italiane sono radicate sul territorio, e questa è la forza del sistema. Ma iniziare a considerare il mercato interno come la propria casa, o, se si vuol mettere in termini più aggressivi, come un terreno di conquista ricco di opportunità, forse non sarebbe male.

Matteo Fornara – Rappresentanza a Milano della Commissione europea

INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/italia/milano/milano_it.htm

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