La posizione della Ces sull’orario di lavoro

marzo 2010

Orari di lavoro lunghi e irregolari, imposti unilateralmente ai lavoratori, rappresentano forme di organizzazione del lavoro «malsane e antiquate» secondo la Confederazione europea dei sindacati (Ces), che ha da tempo espresso il suo parere sulla revisione della direttiva sull’orario di lavoro e che ha immediatamente dato una prima risposta alla Commissione europea, che con la sua comunicazione ha iniziato una nuova tornata di consultazioni.

«C’è un chiaro legame tra orari di lavoro lunghi e irregolari e intensificazione dei problemi di salute legati al lavoro. Anche se il mondo del lavoro è cambiato, questa evidenza è rimasta uguale da quando è stata varata la prima normativa sull’orario di lavoro e poi dall’ultima volta che abbiamo discusso della revisione della direttiva» ha dichiarato il segretario generale della Ces, John Monks, secondo il quale «la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori deve rimanere l’obiettivo primario di qualsiasi revisione della direttiva sull’orario di lavoro». Questo è di fondamentale importanza per tutti i lavoratori, osservano i sindacati europei, ma in particolare per le mansioni lavorative che possono influenzare la vita di terzi, ad esempio nelle professioni sanitarie o del trasporto.

La Ces critica poi il fatto che la Commissione europea abbia permesso l’erosione della direttiva vigente sull’orario di lavoro. In netto contrasto con il modo in cui è stata ripresa la giurisprudenza della Corte di Giustizia europea in altri settori, secondo la Ces la Commissione ha rifiutato di applicare le sentenze della Corte sul lavoro a chiamata e non è riuscita a garantirne l’applicazione negli Stati membri dell’Ue. La revisione della direttiva è dunque necessaria a seguito di una serie di casi portati davanti alla Corte di Giustizia europea che limitano in particolare la possibilità per i sindacati e gli Stati membri di opporsi ad una concorrenza sleale in materia di salari e di condizioni di lavoro nei casi di prestazioni di servizi transfrontalieri.

«Abbiamo molti casi di studio che dimostrano la capacità delle parti sociali a livello nazionale e settoriale per sviluppare ed approvare pratiche innovative di organizzazione del lavoro. Ma abbiamo bisogno di norme europee chiare ed inequivocabili in materia di orario di lavoro» sostiene Catelene Passchier, segretaria confederale della Ces, secondo la quale «l’esclusione dell’opt-out dalla direttiva sull’orario di lavoro fornirebbe una solida base per soluzioni negoziate».

Investire in sani e sostenibili modelli di orario di lavoro può comportare costi nel breve termine ma non investire in questo senso potrebbe costare un prezzo molto più elevato per le economie e le società future, osserva la Ces.

«Migliorare il rapporto lavoro-equilibrio di vita è un fattore importante per contribuire alla creazione di posti di lavoro e a una migliore produttività – spiega Passchier –. Non è solo utile per donne e uomini con responsabilità di assistenza e cura ma anche per permettere ai lavoratori anziani di prolungare la propria vita lavorativa».

La Ces e tutte le sue organizzazioni membre si impegnano ad esaminare accuratamente e a discutere la comunicazione della Commissione, ma dichiarano di attendere un ulteriore contributo della Commissione per quanto riguarda l’implementazione corrente della direttiva sull’orario di lavoro, al fine di valutare correttamente la necessità di una revisione.

In occasione del suo Comitato esecutivo svoltosi nei giorni 9 e 10 marzo scorsi, la Ces ha adottato una risoluzione che ricapitola le proposte di revisione che giudica urgenti. «La mobilità dei servizi e dei lavoratori deve essere correttamente inserita nella regolamentazione nazionale ed europea, assicurando che le stesse regole siano applicate alle imprese locali e straniere attive sul mercato del lavoro dei Paesi ospitanti senza provocare una competizione al ribasso dei salari e delle condizioni di lavoro – ha spiegato Passchier –. Ci sono attualmente seri problemi riguardo agli effetti secondari del mercato interno e dell’accresciuta mobilità transfrontaliera delle imprese, dei servizi e dei lavoratori. Ciò richiama a un’azione urgente perché minaccia la coesione sociale e il sostegno dei cittadini e dei lavoratori al progetto europeo».

La direttiva sul distacco dei lavoratori è dunque uno strumento importante dell’Ue, sostiene la Ces, ma dovrebbe essere corretta in vista di un suo rafforzamento e nell’ottica di permettere che siano realizzati i suoi obiettivi di garantire una concorrenza leale e il rispetto dei diritti dei lavoratori, salvaguardando i diritti sociali fondamentali rappresentati dalla negoziazione e dalle azioni collettive.

INFORMAZIONI:

http://www.etuc.org

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