Una rete europea contro la povertà

febbraio 2010

«Abbiamo creato un modello di società in cui le persone devono assumersi sempre maggiori rischi individuali, in cui i sistemi di sicurezza non sono più così forti e molti posti di lavoro sono sempre più insicuri: in conseguenza di tutto ciò, molte persone diventano povere». Sono parole di Fintan Farrell, direttore dell’European Anti Poverty Network (Eapn), la rete europea indipendente di organizzazioni non governative e gruppi che fin dal 1990 è impegnata nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale con referenti in 25 Paesi europei. Con Farrell abbiamo parlato del significato dell’Anno europeo appena iniziato, della povertà in Europa, delle strategie e delle iniziative per contrastarla e prevenirla.

Il 2010 è l’Anno europeo di lotta alla povertà e all’esclusione sociale, ma cosa significa “povertà” nell’Europa benestante, del consumismo e del welfare? Chi sono i poveri oggi?

Per l’Europa quella della povertà è una definizione relativa, in base alla quale una persona vive in condizioni di povertà se non ha accesso a beni e servizi che le altre persone nella società considerano normali, garantiti. C’è poi un altro modo di analizzare il problema, secondo il quale la soglia di povertà riguarda le persone che vivono al di sotto del 60% del reddito medio. In base a ciò i dati ci dicono che ci sono circa 80 milioni di persone in Europa che vivono in condizioni di povertà. Si tratta di un numero enorme, che è rimasto costante nella popolazione europea nel corso degli ultimi anni. Sappiamo inoltre che l’attuale crisi contribuisce ad aumentare il fenomeno della povertà e che negli ultimi 20-30 anni il livello di ineguaglianza è aumentato drasticamente in tutto il mondo e anche nei Paesi europei. Questo è il contesto nel quale l’Anno europeo deve partire per introdurre politiche che abbiano un impatto reale e possano invertire il trend, al fine di ridurre il numero delle persone che vivono in condizioni di povertà e contrastare l’abbassamento del livello di dignità e qualità di vita.

Le stime ufficiali sul numero di persone a rischio di povertà in Europa sono però probabilmente in difetto, perché non considerano ancora il reale impatto sociale della crisi. Ritiene che la situazione sia in peggioramento?

Sì, credo che la crisi attuale contribuisca ma soprattutto credo si debba considerare come la crisi economica e dell’occupazione in una certa misura sia la conseguenza e il risultato della crescita di un sistema di ineguaglianza e ingiustizia che si è verificato nel modo a partire dagli anni Settanta. È aumentata enormemente la distanza tra i redditi e in una certa misura la crisi ha ulteriormente ridotto il potere d’acquisto delle persone accrescendo il sistema di disuguaglianza nelle società. Naturalmente questo rende molto più duro e critico lo sforzo per combattere la povertà. Inoltre ci confrontiamo con una società nel suo insieme in cui c’è più precarietà e in cui la solidarietà è lasciata fuori dall’agenda politica. Tutto ciò non fa che rendere ancor più difficile e preoccupante la situazione generale.

In una fase di recessione come quella attuale cresce il rischio di povertà per tutte le persone con impieghi precari e “atipici”, aumenta il numero di disoccupati, di “lavoratori poveri” e di passaggi dalle classi medio-basse alla povertà. Stiamo pagando le politiche liberiste portate avanti dall’Ue negli ultimi anni?

Beh, ritengo che abbiamo creato un modello di società in cui le persone devono inevitabilmente correre, assumersi sempre maggiori rischi individuali, in cui i nostri sistemi di sicurezza non sono più così forti, in cui sono stati creati molti posti di lavoro insicuri e in conseguenza di tutto ciò molte persone diventano povere. E penso che non abbiamo dato la giusta importanza al compito di mantenere costante un alto livello di protezione sociale, di mantenere condizioni dignitose di lavoro e di vedere che è necessario imporre un sistema più equo. E ritengo che queste preoccupazioni non sono state mai tra le priorità delle agende politiche nel periodo di crescita economica. Questo è il motivo per cui non siamo stati in grado di ridurre il numero di persone in povertà e di ridurre l’ingiustizia e l’ineguaglianza, perché non c’è stata una chiara volontà politica.

Il vostro network dice che questo Anno europeo dovrebbe «segnare una differenza»: come?

L’European Anti Poverty Network lavora per mantenere alta l’attenzione su questo Anno europeo perché è il primo anno nella vita delle nuove istituzioni europee: abbiamo un nuovo Parlamento, una nuova Commissione, nuovi responsabili e in questo periodo verranno decisi gli elementi chiave delle strategie per gli obiettivi da raggiungere entro il 2020. La prima cosa che vogliamo vedere nella Strategia Ue 2020 è l’altissima priorità data alla lotta alla povertà e alla disuguaglianza. Più concretamente pensiamo sia anche possibile sviluppare delle direttive sull’aliquota del reddito minimo, di creare benefits sociali come ultima risorsa. Tutto ciò significa che i Paesi devono cooperare per ottenere questo livello di protezione sociale e questo è anche positivo perché crea le basi per poter lavorare ad obiettivi più alti e successivamente all’inversione della tendenza all’aumento della povertà in Europa.

Oltre ai responsabili politici, qual è il ruolo della società civile, delle Ong e delle single persone nella lotta alla povertà e all’esclusione?

Molte informazioni disponibili ci dicono che i cittadini ritengono la povertà e l’esclusione sociale fenomeni largamente diffusi nei Paesi europei e che essi hanno una forte aspettativa riguardo al ruolo che le istituzioni europee devono svolgere nel dare una risposta al fenomeno, ben sapendo che ci sono anche responsabilità locali e nazionali. Esiste dunque un vasto supporto pubblico per l’adozione di misure politiche più drastiche nel combattere la povertà e l’esclusione sociale e tutti i metodi di lotta devono essere utilizzati per raggiungere i rappresentanti politici europei, locali e i media. Ciascuno può e deve fare la sua parte nel diffondere il messaggio che una società più equa è un bene e un vantaggio per tutti. Poi ci sono organizzazioni come la nostra che cercano di portare avanti proposte chiave per ottenere dei progressi durante il 2010, ci sono campagne come quella che abbiamo lanciato sul reddito minimo e molti eventi organizzati per tutto il 2010 ai quali i cittadini possono partecipare, come si può vedere sul sito web www.endpoverty.eu. Ci sono quindi vari modi in cui la società civile può partecipare ed essere coinvolta e verificare così se la politica e le istituzioni stanno effettivamente affrontando le priorità per combattere la povertà.

INFORMAZIONI:

http://www.eapn.eu

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