Sono oltre il 6% gli stranieri nell’Ue

febbraio 2010

Sono circa 31 milioni i cittadini di nazionalità straniera che risiedono regolarmente nei 27 Paesi dell’Ue e costituiscono oltre il 6% dell’intera popolazione; di questi, 19,5 milioni provengono da Paesi terzi e 11,3 milioni sono cittadini di un altro Stato membro dell’Ue.

È quanto rileva Eurostat in un recente Rapporto basato su dati relativi ai 27 Paesi dell’Ue più Norvegia e Svizzera ma aggiornati al gennaio 2008, quindi è probabile che il numero complessivo reale a inizio 2010 sia più elevato, anche considerando il numero rilevante di cittadini in condizioni di irregolarità rispetto alle norme di ingresso e soggiorno, soprattutto in alcuni Stati membri.

Secondo i dati e le stime rese note dall’Ufficio statistico dell’Ue, comunque, tra i 19,5 milioni di stranieri residenti nel 2008 e provenienti da Paesi terzi circa 6 milioni sono cittadini di un altro Paese europeo non Ue, 4,7 milioni sono giunti dall’Africa, 3,7 milioni dall’Asia e 3,2 milioni dal continente americano.

La distribuzione non è però omogenea tra gli Stati dell’Ue, infatti oltre il 75% di tutti gli stranieri residenti nell’Ue nel 2008 vivevano in soli 5 Paesi: Germania (7,3 milioni), Spagna (5,3 milioni), Regno Unito (4 milioni), Francia (3,7 milioni) e Italia (3,4 milioni).

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Rispetto all’incidenza dei cittadini stranieri sulla popolazione di un Paese, invece, al primo posto si trova il Lussemburgo (43%), seguito da Lettonia (18%), Estonia (17%), Cipro (16%), Irlanda (13%), Spagna (12%) e Austria (10%); molto bassa invece l’incidenza di stranieri in Romania, Polonia, Bulgaria e Slovacchia, con percentuali inferiori all’1%.

Sul totale dei cittadini stranieri residenti nei Paesi dell’Ue nel 2008, circa il 37% era cittadino comunitario proveniente cioè da un altro Stato membro.

Il gruppo nazionale più numeroso di cittadini comunitari residenti in altri Paesi dell’Ue era costituito dai rumeni (1,7 milioni, cioè il 15% del totale dei migranti comunitari nell’Ue), seguiti dagli italiani (1,3 milioni, 11%) e dai polacchi (1,2 milioni, circa l’11%).

Tra gli stranieri non comunitari residenti nell’Ue, invece, il primo gruppo nazionale era costituito dai turchi (2,4 milioni, cioè il 12% del totale dei migranti extracomunitari nell’Ue), seguiti dai marocchini (1,7 milioni, 9%) e dagli albanesi (un milione, 5%).

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Le origini dei cittadini stranieri residenti nell’Unione europea variano molto tra gli Stati membri, e in 6 Paesi dell’Ue il principale gruppo nazionale di stranieri immigrati costituisce oltre il 30% della popolazione straniera totale.

Gli Stati membri dell’Ue con la più alta percentuale di stranieri provenienti da un unico Paese sono la Grecia (64% di stranieri provenienti dall’Albania), la Slovenia (47% dalla Bosnia Herzegovina), l’Ungheria (37% dalla Romania) e il Lussemburgo (37% dal Portogallo).

INFORMAZIONI:

http://epp.eurostat.ec.europa.eu

PIÙ DI 214 MILIONI I MIGRANTI NEL MONDO SECONDO L’ILO

Secondo i dati presentati dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil-Ilo) in occasione della Giornata internazionale del migrante 2009, i migranti internazionali nel mondo sono oltre 214 milioni, di cui il 10-15% sono irregolari, circa la metà sono donne (il 49,6%) e, eccetto l’Africa e l’Asia/Medio Oriente, nella altre regione mondiali le donne migranti sono più degli uomini.

Le migrazioni cosiddette “Sud-Sud”, cioè tra Paesi in via di sviluppo, sono significative quanto quelle più note che si dirigono dal Sud al Nord del mondo. Si stima infatti che 61 milioni di persone siano migranti protagonisti dei flussi “Sud-Sud” e 62,5 milioni dei flussi “Sud-Nord”. Il maggior numero di migranti si trova in Europa, circa 70,6 milioni, seguita dal Nord America con più di 45,1 milioni e dall’Asia con 25,3 milioni; nel Medio Oriente vivono invece 18,8 milioni di immigrati, 16,9 milioni in Africa, 6,6 milioni in Sud America e 5 milioni  in Oceania.

L’Ilo stima che i migranti  rappresentino circa il 3% dell’intera forza lavoro globale. Un terzo dei lavoratori migranti vive in Europa, un numero leggermente inferiore vive in Asia e in Nord America. Le donne svolgono principalmente lavori temporanei, mentre per gli uomini immigrati in Paesi a sviluppo avanzato l’impiego è nell’industria e nell’edilizia (40%) e nei servizi (50%).

In prospettiva futura, poi, entro il 2030 si stima che Cina e India rappresenteranno il 40% della forza lavoro. Senza migrazioni internazionali, invece, la popolazione tra i 20 e i 64 anni dei Paesi sviluppati potrebbe scendere del 23% passando dai 714 milioni ai 571 milioni entro il 2050, mentre la stessa fascia di età per gli africani dovrebbe invece triplicare, passando dai 408 milioni nel 2005 a 1,12 miliardi nel 2050. Aumenterà anche la popolazione dell’Asia: la fascia dai 20 ai 64 anni crescerà del 40%, secondo le stime, passando da 2,21 miliardi di abitanti nel 2005 a 3,08 miliardi nel 2050.

Infine, alcune tendenze e caratteristiche regionali. In Africa i migranti si spostano prevalentemente in altri Paesi africani, in particolare in Sud Africa. Maghreb e Africa Occidentale sono le zone in cui si riscontra la maggiore mobilità del lavoro. L’Asia fornisce il maggior numero di lavori temporanei nel mondo ed è caratterizzata da flussi migratori interni molto intensi, in particolare per quanto riguarda i movimenti interni di Cina e India. Diversa la situazione in Europa: la politica dell’Ue crea infatti uno spazio migratorio comune. Usa e Canada, nelle Americhe, sono i Paesi che continuano ad attrarre più immigrazione, mentre in Oceania i due grandi Paesi di destinazione sono Australia e Nuova Zelanda, ma con molti piccoli Paesi insulari la cui popolazione è sempre più interessata al lavoro migrante. (Fonte: redattore sociale)

INFORMAZIONI: http://www.ilo.org

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