Rapporto sulla situazione sociale dell’Ue

febbraio 2010

La recessione non ha ancora dispiegato appieno le sue conseguenze sociali, mentre la disoccupazione continua ad aumentare ponendo in situazione di particolare rischio i lavoratori edili, dell’industria manifatturiera e i giovani che dovrebbero accedere al mercato del lavoro. Anche i sistemi di protezione sociale faticano in molti Stati membri a reggere l’impatto della crisi con il risultato che molte persone escluse dal mercato del lavoro non riescono ad accedere ad alcuna copertura economica. È quanto emerge dal Social Situation Report, redatto da Eurostat e pubblicato dalla Commissione europea all’inizio di febbraio 2010.
Nel lungo termine, poi, le conseguenze della recessione dipenderanno dalla velocità della ripresa: se essa procederà lentamente (ad esempio per una contrazione della domanda a sua volta legata alla scarsa disponibilità di reddito delle famiglie e ad un difficile accesso al credito) si creerà una situazione di disoccupazione di lunga durata che rischia di colpire soprattutto i giovani, con conseguente diffusione del rischio di esclusione e di «caduta in povertà» di ampi strati di popolazione. I governi nazionali e le istituzioni comunitarie, osserva il Rapporto, sono quindi chiamati ad esercitare azioni di prevenzione garantendo sussidi di disoccupazione, promuovendo politiche attive del lavoro e attuando uno stretto monitoraggio delle politiche di bilancio.
Un altro rischio su cui il Rapporto attira l’attenzione è quello legato ai danni che possono subire i sistemi di welfare in caso di tagli alla spesa pubblica che investano, ad esempio, i servizi educativi, l’assistenza all’infanzia, i servizi sanitari.

La questione della casa ha un ruolo cruciale: sono alti sia i costi di acquisto di una casa sia i costi di mantenimento e questo ha conseguenze ad un doppio livello. In primo luogo la crisi del mercato immobiliare: le case non si comprano e non si vendono, quindi non si costruiscono e questo determina la perdita di molti posti di lavoro nel settore edile. Inoltre, se è vero che la maggioranza degli europei vive in una casa di proprietà è anche vero che i costi che devono essere sostenuti per il mantenimento di una casa sono molto elevati: in media gli europei spendono per l’alloggio un quinto del loro reddito disponibile. Gli affitti e i pagamenti a rimborso dei mutui ipotecari rappresentano solo il 30% dei costi totali per l’alloggio nell’Ue, mentre il restante 70% è costituito da spese per riparazioni, manutenzione e combustibile. L’impatto di questi costi sul reddito disponibile è molto pesante, soprattutto per le famiglie a basso reddito che vedono ridursi drasticamente il proprio potere d’acquisto, fino ad arrivare in alcuni casi al limite della soglia di povertà.

Insieme al Social Situation Report è stata pubblicata anche un’indagine Eurobarometro sul clima sociale nell’Ue, che indaga la percezione della situazione personale, della situazione generale e dei temi della protezione e dell’inclusione sociale. La maggior parte degli intervistati si dice soddisfatta della propria situazione personale e ottimista rispetto alle prospettive che, sempre a livello personale, si delineano per i prossimi mesi. Per quanto riguarda la situazione generale, invece, i cittadini europei sono in media piuttosto scontenti del modo in cui sono gestite le loro amministrazioni pubbliche (-1,2 punti). In tutti i Paesi, tranne il Lussemburgo, i cittadini ritengono che il quadro sia peggiorato nell’ultimo quinquennio e che continuerà a peggiorare. Per quanto riguarda le politiche pubbliche, i cittadini europei si sono dichiarati soddisfatti dei servizi sanitari con punte di soddisfazione elevata in Belgio, nei Paesi Bassi e in Lussemburgo e livelli di insoddisfazione elevati in Bulgaria, Grecia e Romania.
In particolare, gli europei sono estremamente insoddisfatti del modo in cui nel loro Paese si affronta il problema delle diseguaglianze e della povertà. Anche su questo punto solo gli intervistati del Lussemburgo e dei Paesi Bassi hanno espresso un parere positivo, mentre quelli della Lettonia e dell’Ungheria hanno espresso il maggior grado di insoddisfazione.

INFORMAZIONI:
http://ec.europa.eu/social

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