Non criminalizzare l’immigrazione

febbraio 2010

«Criminalizzare l’entrata e la presenza irregolare dei migranti in Europa lede i principi sanciti dal diritto internazionale provocando, al tempo stesso, numerose tragedie umane senza raggiungere la finalità voluta, ovvero quella di esercitare un controllo concreto sul fenomeno dell’immigrazione» ha dichiarato il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, presentando a inizio febbraio a Bruxelles un documento tematico sulla questione.

Il commissario del Consiglio d’Europa ha manifestato in particolare «crescente preoccupazione» per la tendenza diffusa in Europa a considerare la criminalizzazione dei migranti come parte della politica di gestione delle migrazioni. Secondo Hammarberg «l’interesse che hanno gli Stati nel controllare le proprie frontiere è legittimo ma la criminalizzazione è una misura sproporzionata che genera ulteriore stigmatizzazione e marginalizzazione dei migranti». I reati in materia di immigrazione, relativi alle norme di ingresso e soggiorno, «dovrebbero restare di natura amministrativa» ha aggiunto il commissario per i diritti umani.

Separazione tra stranieri e cittadini nazionali

Due sono gli aspetti della criminalizzazione dei migranti in Europa che colpiscono particolarmente, secondo Hammarberg. Il primo è la «via pervasiva» attraverso cui le misure adottate separano gli stranieri dai cittadini nazionali, sottoponendo i primi a pratiche che non possono essere adottate per i secondi, quali ad esempio la detenzione senza imputazione, processo e condanna. In secondo luogo si criminalizzano le persone che hanno rapporti con gli stranieri, lanciando così il messaggio che il contatto con gli stranieri può essere rischioso e può causare imputazioni. Tutto ciò, secondo il commissario del Consiglio d’Europa, non fa che aumentare il livello di discriminazione contro persone sospettate di essere “straniere” (sulla base dell’origine etnica, della religione) nonché la xenofobia e il razzismo.

Il documento presentato dal commissario del Consiglio d’Europa esamina in modo sistematico tutti gli aspetti relativi alla tutela dei diritti umani che derivano dal fenomeno della criminalizzazione delle migrazioni in Europa. Il documento analizza infatti l’attraversamento delle frontiere esterne, la permanenza dei migranti e la protezione dei loro diritti sociali, incluso il diritto al lavoro, il diritto di asilo e il trattenimento.

Le principali raccomandazioni

Il documento presenta, infine, un certo numero di raccomandazioni rivolte agli Stati membri del Consiglio d’Europa. L’obiettivo cui si mira è quello di pervenire ad una giusta armonizzazione tra il trattamento riservato ai cittadini stranieri e il rispetto dei diritti umani.

Innanzitutto è chiesto agli Stati membri del Consiglio d’Europa di non utilizzare più il termine di «immigrati illegali», perché si tratta di un termine «ingannevole e controproducente» dal momento che, sottolinea il documento, «le persone non sono illegali. Il loro status nei confronti delle autorità statali può non essere regolare ma non rende l’individuo in qualche modo al di là dell’umanità». Dovrebbero poi essere evitate norme penali applicate esclusivamente agli stranieri, a meno che non siano chiaramente giustificate dagli impegni internazionali in materia di diritti umani. Il trattamento degli stranieri alle frontiere deve avvenire sulla base di «rispetto e dignità» e senza pregiudizi o discriminazioni. Gli Stati membri devono inoltre garantire che i loro sistemi amministrativi non siano causa di condizioni erronee di irregolarità per gli immigrati stranieri e che siano garantite la protezione e l’effettiva accoglienza dei richiedenti asilo. Nessun cittadino poi, sottolinea il Consiglio d’Europa, dovrebbe essere soggetto a detenzione «solo perché non nazionale», quindi la detenzione dei migranti dovrebbe sempre essere sottoposta a un effettiva analisi giudiziaria (vedi box). Infine, l’accesso ai servizi sociali non può avvenire sulla base di discriminazioni e la presenza non autorizzata sul territorio di uno Stato non può essere causa di esclusione dalle cure sanitarie basilari, mentre il dovere di riservatezza del personale sanitario, educativo e di altro genere professionale deve sempre essere rispettato e mai compromesso dall’obbligo di referti sullo status degli stranieri immigrati.

INFORMAZIONI:
http://www.coe.int

LIMITARE LA DETENZIONE DEI MIGRANTI

Il Consiglio d’Europa ha fissato alcuni principi guida sulla legittimità della detenzione di migranti irregolari e richiedenti asilo e proposto una serie di standard che definiscono le norme minime da garantire all’interno dei Centri di permanenza temporanea. Il trattenimento dei richiedenti asilo e dei migranti in situazione irregolare ha registrato una forte crescita negli ultimi anni in Europa, per questo l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha discusso e votato un Rapporto presentato dalla commissione Migrazione, Rifugiati e Popolazione dell’organismo europeo. Si constata il fatto che negli Stati membri del Consiglio d’Europa il quadro legale relativo alla detenzione “amministrativa” (cioè legata alle norme su ingresso e soggiorno in un Paese e non alla commissione di reati) è «frequentemente male interpretato» e, inoltre, l’utilizzo automatico della detenzione comporta «l’aumento di una lunga lista di seri problemi», soprattutto perché la detenzione è «troppo frequentemente» usata come prima istanza e non come ultima, quale dovrebbe essere, mentre le alternative alla detenzione sono troppo spesso ignorate. Così, i migranti e i richiedenti asilo detenuti senza aver commesso alcun reato si trovano spesso in condizioni di detenzione peggiori di coloro che si trovano in carcere, sottolinea il Consiglio d’Europa. Questo tipo di trattenimento e detenzione, invece, dovrebbe essere limitato da quanto previsto dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani (art. 5.1), cioè utilizzato solo come soluzione estrema quando le altre possibilità di controllo siano state verificate essere insufficienti.

Il Rapporto approvato dall’Assemblea del Consiglio d’Europa indica quindi 10 principi guida sulla legalità della detenzione di migranti irregolari e richiedenti asilo e 15 norme che indicano gli standard minimi delle condizioni di detenzione nei Centri per migranti e richiedenti asilo, regole minime che dovrebbero essere garantite da tutti gli Stati membri e diventare a tutti gli effetti norme europee. Infine il Rapporto esamina le principali modalità alternative alla detenzione che possono essere utilizzate ma nella maggior parte dei casi non lo sono, invitando gli Stati membri a farne uso preferendole alla detenzione.

Tags: , , , ,

Scrivi un commento

You must be logged in to post a comment.

Tag Cloud

Cerca in Euronote

Ricerca per data