In aumento la flessibilità del lavoro

febbraio 2010

Per poter rispondere alla crisi economica un numero crescente di imprese nell’Ue ricorre a modalità di assunzione, retribuzione e lavoro improntate alla flessibilità, sottolinea uno studio della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound).

L’indagine dell’Agenzia europea con sede a Dublino ha interessato 27.000 imprese pubbliche e private dei 27 Paesi dell’Ue e di Croazia, Turchia e Macedonia ed è stata condotta nella primavera del 2009, quando cioè le ripercussioni della recessione economica hanno iniziato a farsi sentire sui mercati del lavoro.

Tra le principali anticipazioni fornite dall’analisi, i cui risultati finali saranno resi noti a marzo, emerge che oltre la metà (56%) delle imprese con almeno 10 occupati nell’Ue utilizza qualche forma di flessibilità, una quota sensibilmente più elevata rispetto a una rilevazione simile svolta nel 2005. Secondo l’indagine, poi, circa due imprese su tre si avvalgono di collaboratori esterni e di altre forme di lavoro temporaneo, mentre oltre la metà ha almeno un dipendente assunto a tempo determinato.

Si sta diffondendo sensibilmente anche il lavoro a tempo parziale: due terzi delle imprese analizzate propongono contratti part-time, una soluzione però poco frequente per le posizioni altamente qualificate. Poco più di un terzo dei datori di lavoro presi in esame, poi, offrono stipendi collegati alle prestazioni del lavoratore, mentre appena il 14% delle imprese private dispongono di un programma di partecipazione agli utili.

Anche la flessibilità nell’orario di lavoro si sta affermando: circa il 56% delle imprese europee consentono ai propri dipendenti di adeguare l’orario alle proprie esigenze personali. Cinque anni fa erano soltanto il 48%.

In molti casi, però, questi cambiamenti delle condizioni di lavoro dettati dal periodo di crisi non avvengono certo in modo indolore, infatti in molti Paesi le imprese hanno denunciato rapporti di lavoro piuttosto tesi.

Mercati del lavoro in lieve miglioramento

I mercati del lavoro continuano a indebolirsi nell’Ue ma in modo più limitato rispetto ai primi mesi del 2009, secondo il Rapporto di gennaio pubblicato dall’Osservatorio mensile del mercato del lavoro della Commissione europea che prende in esame i dati relativi ai mesi di novembre e dicembre 2009.

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L’economia dell’Ue pare uscita dalla lunga e profonda recessione della prima metà del 2009, dato che negli ultimi due trimestri dello scorso anno si è registrata una crescita del Pil rispettivamente dello 0,3% e dello 0,2%, con un decremento rispetto al 2008 ridottosi dal -4,3% del terzo trimestre 2009 al -2,2% del quarto.
L’occupazione, che in un anno ha segnato nell’Ue la perdita di 4,6 milioni di posti di lavoro, ha fatto segnare una moderazione del deterioramento rilevato fino al terzo trimestre 2009. Tra i maggiori Stati membri, negli ultimi mesi del 2009 l’occupazione ha sostanzialmente proseguito la contrazione in Italia e Spagna, è diminuita moderatamente in Francia e Germania, è rimasta invariata nel Regno Unito ed è cresciuta in Polonia.

La disoccupazione ha continuato a crescere anche in ottobre e novembre 2009 ma in misura minore rispetto ai primi mesi dell’anno: in novembre il numero complessivo di disoccupati nell’Ue ha sfiorato i 30 milioni, con un incremento di quasi 7 milioni dal marzo 2008. Il tasso di disoccupazione è cresciuto mediamente dello 0,1% ogni mese tra agosto e novembre 2009 quando ha raggiunto il 9,5%, cioè un tasso di 2 punti percentuali più alto rispetto a un anno prima e di 2,8 punti percentuali più elevato rispetto al marzo 2008. Resta poi particolarmente alto e preoccupante il tasso di disoccupazione giovanile, che nel novembre 2009 ha raggiunto il 21,4%. In generale, osserva il Rapporto, la situazione dei mercati del lavoro nei prossimi mesi rimane non favorevole, tuttavia si rilevano forti segni di stabilizzazione in alcuni Stati membri e un miglioramento della fiducia economica di imprese e consumatori europei.

INFORMAZIONI:

http://ec.europa.eu/social
http://www.eurofound.europa.eu/surveys

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