Difficoltà economiche per molti Paesi dell’Ue

febbraio 2010

Nelle ultime settimane l’Unione europea ha constatato quanto la crisi finanziaria e la recessione economica abbiano messo in grave difficoltà la sostenibilità economica e dei conti pubblici, soprattutto di alcuni suoi Stati membri nonché Paesi della zona euro. Si è partiti con il caso della Grecia, sotto stretta osservazione da parte della Commissione europea dopo aver corretto e comunicato all’esecutivo europeo lo stato reale delle sue finanze.

Con un rapporto tra deficit e Pil salito al 12,5% nel 2009 e un rapporto tra debito e Pil al 112,6%, la Grecia ha infatti acceso l’allarme sullo stato dei conti pubblici nell’Ue e nella zona euro, una situazione complessivamente non buona ma che in alcuni Paesi è diventata decisamente preoccupante. Oltre alla Grecia, infatti, si segnalano i casi di Spagna (deficit/Pil all’11%, ma un debito sotto controllo intorno al 60% del Pil), Portogallo (deficit/Pil oltre l’8% e debito/Pil intorno all’80%) e Irlanda (deficit/Pil intorno all’11%), ma recenti richiami per deficit eccessivo hanno riguardato anche Italia e Belgio (i due Paesi con il più elevato debito pubblico nell’Ue insieme alla Grecia), Austria, Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Slovenia e Slovacchia.

Insomma un quadro non incoraggiante, se si considera che coincide con un costante aumento della disoccupazione (ormai al 10%) e una minima crescita economica prevista (inferiore all’1% nel 2010).

Bce: rispettare il Patto di stabilità

Il presidente della Banca centrale europea (Bce), Jean Claude Trichet, continua a sottolineare «la solidità dell’Eurozona», osservando che in quest’area di 16 Paesi e oltre 300 milioni di abitanti «il rapporto deficit/pil del 2010 sarà del 6%, mentre negli Usa e in Giappone sarà oltre il 10%. Non voglio dire che il livello del deficit debba essere consolidato al 6%, ma si tratta di un numero migliore di quello di molte altre economie».

Lo stesso presidente della Bce, però, considera «cruciale» il «pieno rispetto del Patto di stabilità» e a questo proposito ha lanciato un «richiamo molto forte». In molti Paesi dell’aera euro si stanno infatti registrando rapidi ed elevati peggioramenti dei deficit di bilancio e degli indebitamenti, ha osservato Trichet, sottolineando come sia «della massima importanza che ogni Paese definisca chiaramente le strategie di uscita e risanamento per il periodo prossimo».

Caso greco e sistema di sorveglianza

Intanto le misure di risanamento presentate dal governo greco, in particolare la tassa sui consumi petroliferi, il congelamento dei salari pubblici e la riforma delle pensioni, sono considerati «passi nella giusta direzione» sia dalla Bce che dalla Commissione europea. Quest’ultima ha indicato alla Grecia le raccomandazioni e gli obiettivi da raggiungere per riportare sotto controllo i conti pubblici: il rapporto deficit/Pil deve rientrare entro il 3% nel 2012, per questo il deficit dovrà essere tagliato del 4% nel 2010, del 5,6% nel 2011 e del 2,8% nel 2012. Un piano «ambizioso ma realizzabile» secondo la Commissione europea, che «continuerà a vigilare strettamente la situazione dei conti pubblici in Grecia e negli altri Paesi a rischio».

Il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Joaquim Almunia (a fine mandato), ha sottolineato come verso la Grecia «l’Unione europea abbia una comune responsabilità», nella convinzione che l’Unione monetaria possa «gestire da sola questo problema». In ogni caso, se interverranno deviazioni dalla rotta indicata «chiederemo ulteriori misure» di risanamento, ha aggiunto Almunia, osservando come la vicenda greca con le sue statistiche inattendibili e falsate «ci ha convinti che nell’Eurozona dobbiamo migliorare il sistema di sorveglianza».

Limiti dell’Ue

Molti restano tuttavia gli interrogativi sulle reali possibilità e capacità delle istituzioni dell’Ue di governare la situazione economico-finanziaria complessiva degli Stati membri e rilanciare la crescita. Il parziale fallimento della Strategia di Lisbona, lanciata nel 2000 per fare dell’Ue l’economia più competitiva e innovativa a livello internazionale entro il 2010, è sotto gli occhi di tutti. Il governo spagnolo ha proposto di rendere minimamente vincolanti gli impegni per le riforme economiche assunte dai governi, ma ha incontrato la ferma opposizione del governo tedesco. Dai responsabili politici degli altri Stati membri, poi, non sembra giungere la volontà di riflettere seriamente sulla necessità di un governo europeo dell’economia e delle politiche economiche, che tenga sotto controllo la situazione ed eviti “sorprese” come quelle giunte negli ultimi mesi soprattutto da Grecia, Portogallo, Spagna e Paesi baltici. Così, mentre a livello internazionale i singoli Paesi e anche gli Usa hanno politiche economiche decise e dirette a livello centrale, nell’Ue continuano a prevalere le scelte nazionali che, oltre a rendere difficile un coordinamento e un’unica direzione, spesso sono in contrasto tra loro.

INFORMAZIONI:
http://ec.europa.eu/economy_finance

LA CINA RESTA IL MOTORE DELL’ECONOMIA MONDIALE

L’economia mondiale crescerà mediamente del 3,9% nel 2010 e del 4,2% nel 2011 secondo le stime rese note in gennaio nel World Economic Outlook dal Fondo monetario internazionale (Fmi), che ha corretto al rialzo (+ 0,8%) le sue previsioni dell’autunno scorso. Sarà ancora la Cina a trainare l’economia globale: l’economia cinese tornerà infatti quest’anno ad una crescita a due cifre, avanzando ad un tasso del 10%, un punto percentuale in più rispetto alle stime ufficiali di ottobre 2009; restano invece confermate le previsioni per il 2011, quando l’economia cinese dovrebbe registrare una crescita del 9,7%. Tra le altre principali economie mondiali, l’India segnerà una crescita del 7,7% nel 2010 e del 7,8% nel 2011; la Russia crescerà del 3,6% nel 2010 e del 3,7% nel 2011; il Canada del 2,6% e del 3,6%; gli Usa del 2,7% nel 2010 e del 2,3% nel 2011; il Regno Unito dell’1,2% e del 2,6%; la Germania dell’1,4% e dell’1,8%; la Francia dell’1,2% e dell’1,6%. Per l’Italia il Fmi prevede una crescita dell’1% quest’anno (lo 0,8% in più rispetto alle ultime previsioni ufficiali) e dell’1,3% nel 2011. Peggio dell’Italia dovrebbe fare la Spagna, la cui economia arretrerà anche quest’anno (-0,7%) per poi riprendersi lievemente nel 2011 (+ 0,8%).

INFORMAZIONI:http://www.imf.org

Tags: , , ,

Scrivi un commento

You must be logged in to post a comment.

Tag Cloud

Cerca in Euronote

Ricerca per data