Nuovo Trattato per l’Ue

dicembre 2009
La vignetta di Steve

La vignetta di Steve

«Il Trattato di Lisbona pone il cittadino al centro del progetto europeo. Disporremo finalmente delle istituzioni giuste per agire e della stabilità necessaria per convogliare tutte le energie verso il raggiungimento dei risultati che contano per i nostri cittadini» ha dichiarato il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, in occasione dell’entrata in vigore del nuovo Trattato di riforma dell’Ue il 1° dicembre scorso. Secondo la Commissione, infatti, L’Ue potrà ora dedicarsi pienamente alla ricerca di un’uscita indolore dalla crisi economica e finanziaria e portare avanti la strategia “UE 2020” per una crescita più “verde” e sostenibile.

Il Trattato di Lisbona, che modifica i vigenti trattati Ue e Ce senza sostituirli, conferisce all’Unione europea il quadro giuridico e gli strumenti necessari per affrontare le sfide future interne ed esterne introducendo alcuni miglioramenti.

Il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali avranno più voce in capitolo nel processo decisionale dell’Ue, mentre i cittadini avranno l’opportunità di influire sulla normativa europea invitando la Commissione dell’Ue a presentare una nuova proposta legislativa (la cosiddetta “iniziativa dei cittadini europei”). Inoltre, grazie a istituzioni più efficienti e a procedure decisionali più snelle, l’Ue dovrebbe poter intervenire in modo più efficace sui vari capitoli delle politiche europee e a livello internazionale: per garantire maggiore continuità all’attività del Consiglio europeo e per assicurare maggiore coerenza tra i diversi settori della politica esterna dell’Ue (diplomazia, sicurezza, commercio, aiuti umanitari ecc.) sono state create le due nuove figure istituzionali del presidente permanente del Consiglio europeo (carica per la quale è stato nominato il belga Herman Van Rompuy) e dell’Alto rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza (incarico assegnato alla britannica Catherine Ashton).

I valori e gli obiettivi dell’Ue saranno poi definiti in modo più chiaro e la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue avrà lo stesso valore giuridico dei Trattati.

Va però sottolineato che, pur essendo entrato in vigore, il nuovo Trattato dell’Ue non potrà essere attuato pienamente fino al 2014.

Ma perché l’Ue aveva bisogno di un nuovo Trattato? Fin dagli anni Novanta l’Ue si è trovata di fronte ad una doppia sfida: accogliere nuovi Stati membri concludendo quel progetto di riconciliazione europea iniziato all’inizio degli anni Cinquanta e che doveva evolversi in seguito alla caduta del muro di Berlino (1989) e alla successiva dissoluzione dell’Unione sovietica;  rafforzare il processo decisionale: con l’adesione di nuovi Stati membri, era necessario evitare paralisi e blocchi, garantendo nello stesso tempo la legittimità democratica delle decisioni. Per far fronte a tali sfide e ad altre che si delineavano sulla scena mondiale (non ultima quella lanciata con gli attentati dell’11 settembre 2001), nel 2004 fu lanciato il progetto di “Costituzione per l’Europa”, bocciato però poi definitivamente dai “no” referendari di Francia e Paesi Bassi nel 2005.

Il progetto costituzionale fu così profondamente ridimensionato, per giungere alla definizione di un Trattato di riforma firmato dai capi di Stato e di governo dei 27 Stati membri dell’Ue il 13 dicembre 2007 a Lisbona e nei due anni successivi ratificato da tutti i Paesi dell’Ue. Nel nuovo testo fu eliminato ogni riferimento esplicito alla natura costituzionale e ai simboli europei. Il Trattato di Lisbona è dunque un Trattato di riforma, che modifica il Trattato che istituisce la Comunità europea (Roma 1957) e Il Trattato sull’Unione europea (Maastricht 1992). La semplice modifica dei Trattati spiega la decisione della ratifica parlamentare adottata dalla maggior parte dei Paesi, così solo l’Irlanda ha scelto la via referendaria.

Ma quali sono le principali modifiche introdotte dal nuovo Trattato dell’Ue?

Commissione: ridotto
il numero di commissari

La nuova Commissione europea insediatasi da poco, con mandato 2009-2014, mantiene la composizione basata su un commissario per ogni Stato membro, mentre dal 2014 il numero dei commissari equivarrà ai due terzi degli Stati membri (vale a dire 18 in un’Unione di 27 Stati membri). I commissari saranno scelti in base ad un sistema di rotazione fra gli Stati dell’Ue. Il presidente della Commissione è eletto dal Parlamento europeo a maggioranza semplice e su proposta del Consiglio europeo che decide a maggioranza qualificata.

Il Consiglio europeo
acquista stabilità

Il Consiglio europeo diventa un’istituzione a pieno titolo: come il Parlamento europeo e la Commissione ha un presidente a tempo pieno, che non può esercitare mandati nazionali. Il presidente è eletto a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo per un periodo di due anni e mezzo, rinnovabile una volta sola.

Maggior trasparenza
nel Consiglio dei ministri

È rivisto il sistema di voto a maggioranza qualificata. A differenza del Parlamento europeo, dove si vota a maggioranza semplice, la regola di voto a maggioranza qualificata al Consiglio dei ministri dell’Ue prenderà in considerazione due elementi: gli Stati e i cittadini europei. Questa regola della “doppia maggioranza” dovrebbe creare maggior equilibrio fra grandi e piccoli Stati e fra Stati e cittadini.

Si potrà adottare una normativa se ottiene l’accordo di almeno il 55% degli Stati dell’Ue (vale a dire 15 Stati in un’Ue a 27) che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Ue. La minoranza di blocco è fissata ad almeno 4 Stati membri che rappresentino il 35% della popolazione. Inoltre, per quanto riguarda la trasparenza dei lavori del Consiglio e il processo democratico dell’Ue, il Trattato di Lisbona prevede che il Consiglio deliberi e voti in seduta pubblica.

La nuova regola della doppia maggioranza non entrerà però in vigore prima del 2014, per soddisfare una richiesta della Polonia; inoltre, per un periodo transitorio fino al 2017, un meccanismo basato su un compromesso raggiunto tra i Paesi dell’Ue (compromesso di Ioannina) prevede che, se un numero di Stati membri vicino alla minoranza di blocco (1/3 degli Stati o 25% della popolazione) è contrario ad un testo legislativo, l’insieme degli Stati membri deve impegnarsi a ricercare una soluzione che soddisfi anche i membri contrari.

Più poteri al
Parlamento europeo

Con il nuovo Trattato l’Europarlamento acquista maggiore potere in termini legislativi, di bilancio e di controllo politico: con l’estensione della procedura di co-decisione il Parlamento condivide maggiormente il ruolo di co-legislatore con il Consiglio; il Parlamento condivide poi lo stesso ruolo del Consiglio su tutte le voci di spesa nel bilancio, mentre anche il quadro finanziario pluriennale che diviene giuridicamente vincolante deve essere approvato dal Parlamento; inoltre il Parlamento eleggerà, su proposta del Consiglio, il nuovo presidente della Commissione conferendogli una maggiore legittimità democratica.

Alto rappresentante
per la Politica estera

Anche se non si può parlare di un vero e proprio ministro degli Esteri europeo, l’Alto rappresentante è nominato dal Consiglio europeo che delibera a maggioranza qualificata e con l’accordo della Commissione. Il detentore di questo incarico, che fonde l’attuale ruolo dell’Alto rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza comune e quello del commissario europeo incaricato delle Relazioni esterne, avrà il compito di rappresentare l’Ue all’estero e di presiedere il Consiglio degli Affari esteri. In questo contesto, l’Alto rappresentante dovrà contribuire all’elaborazione e all’esecuzione della politica estera nonché della politica di sicurezza e di difesa.

L’Alto rappresentante sarà anche vicepresidente della Commissione, incaricato delle azioni esterne, e disporrà di un servizio diplomatico europeo.

Diritto di iniziativa
dei cittadini

I cittadini europei acquisiscono, come il Consiglio e il Parlamento, il diritto di «invitare la Commissione europea a presentare una proposta appropriata». Per questo sarà necessario raccogliere l’adesione di «un milione di cittadini provenienti da un numero significativo di Stati membri». È necessario inoltre che l’atto giuridico richiesto sia «necessario ai fini dell’applicazione dei Trattati». Una decisione in merito dovrà stabilire le condizioni precise per l’esercizio di tale diritto di iniziativa.

INFORMAZIONI:

http://europa.eu/lisbon_treaty/index_it.htm

I TRATTATI DELL’UE

1 aprile 1951: Firma a Parigi del Trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca), che entra in vigore il 2 luglio 1952 e che stabilisce in cinquant’anni la sua stessa durata.

25 marzo 1957: Firma a Roma dei Trattati che istituiscono la Comunità economica europea (Cee) e la Comunità europea dell’energia atomica Ceea o Euratom. Entrano in vigore il 1° gennaio 1958.

17 e 28 febbraio 1986: Firma a Lussemburgo e all’Aia dell’Atto Unico europeo, che entra in vigore il 1° luglio 1987.

7 febbraio 1992: Firma a Maastricht del Trattato sull’Unione europea (Tue), che entra in vigore il 1° novembre 1993.

2 ottobre 1997: Firma del Trattato di Amsterdam, che entra in vigore il 1° maggio 1999.

26 febbraio 2001: Firma del Trattato di Nizza, che entra in vigore il 1° febbraio 2003.

13 dicembre 2007: Firma del Trattato di Lisbona, che modifica il Trattato sull’Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea, entrando in vigore il 1° dicembre 2009.

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