L’impatto della crisi sull’occupazione

dicembre 2009

«È comune che il Prodotto interno lordo e il tasso di occupazione facciano registrare evoluzioni differenti sia in termini quantitativi sia in termini temporali» in quanto le dinamiche del mercato del lavoro reagiscono alle evoluzioni economiche con un certo ritardo. È quanto osserva l’Ufficio europeo di statistica Eurostat nel numero 79/2009 della serie Statistics in focus, dedicato proprio all’impatto della crisi sull’occupazione.

Analizzando i dati del biennio 2008-2009 Eurostat collega tra di loro due parametri macroeconomici quali il Prodotto interno lordo (Pil) e il tasso di occupazione, sottolineando come a fronte di una riduzione del Pil di cinque punti percentuali la riduzione dell’occupazione sia quantificabile in un 1,9% nell’Ue a 27 e in un 1,8% nella zona euro.

Sfasamento temporale

Le ragioni dello sfasamento temporale tra macroeconomia e mercati del lavoro sono molteplici e acquisiscono in tempo di crisi un peso maggiormente rilevante. I primi segnali della crisi in campo occupazionale si avvertono con l’aumento dei contratti a tempo parziale e con la riduzione delle ore complessivamente lavorate in ciascun settore o azienda: nella fase iniziale di un periodo di recessione, dunque, può accadere che i nuovi posti di lavoro creati siano a tempo parziale e che i lavoratori già in situazione di tempo parziale perdano la propria occupazione in caso di crisi aziendale o settoriale. Nell’ultimo anno i lavoratori part time sono cresciuti di 0,5 punti percentuali, un aumento piuttosto consistente se si considera che la stessa rilevazione condotta tra il 2007 e il 2008 aveva fatto registrare un aumento di 0,1 punti percentuali.

Altro indicatore utilizzato da Eurostat per leggere la crisi è rappresentato dal numero di ore lavorate per persona e dalla quantità di output generato da ciascun lavoratore (produttività del lavoro).

All’aumento dei lavoratori part time sopra descritto si somma una riduzione delle ore lavorate da coloro che hanno un contratto full time. Sulla base della rilevazione compiuta da Eurostat le ore settimanali lavorate dai lavoratori full time sono scese dalle 41 del secondo trimestre del 2008 alle 40,1 dello stesso periodo dell’anno successivo.

Riduzione
delle ore lavorate

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Combinando l’aumento dei lavoratori part time con la riduzione delle ore lavorate da coloro che hanno un contratto full time si perviene ad una riduzione complessiva delle ore lavorate che in un anno si stima essere del 3,3%. La riduzione delle ore lavorate si è registrata in tutti i Paesi con l’eccezione di Lussemburgo, Lituania e Ungheria; particolarmente eclatanti le riduzioni registrate in Germania (-1,3 ore per persona), Francia (-0,8), Italia e Portogallo (-0,6), Regno Unito (-0,5).

In una situazione così complessa risultano particolarmente vulnerabili i lavoratori con un contratto a tempo determinato e i lavoratori con un basso livello di istruzione.
Tra il secondo trimestre 2008 e il secondo trimestre 2009 i contratti a tempo determinato sono diminuiti di 1.700.000 (-6,3%, decisamente più elevato del -1,3% registrato tra i contratti a tempo indeterminato).

I lavoratori con un basso livello di istruzione sono quelli a maggior rischio di vulnerabilità in quanto impiegati in settori duramente colpiti dalla crisi (costruzioni, industria automobilistica); questo fenomeno era già stato evidente tra il 2006 e il 2007 ma nell’ultimo anno è diventato ancor più rilevante con una perdita occupazionale stimabile in 2.800.000 unità.

Più difficile
trovare lavoro

Il calo occupazionale è ormai un fenomeno che continua dal primo trimestre 2008 e anche il 2007, malgrado l’aumento registrato a fine anno (tra il quarto trimestre 2007 e il primo 2008), era stato un anno contraddistinto da andamenti negativi dei tassi occupazionali. Nell’ultimo anno la situazione è resa ancora più dura dal fatto che sono sempre più ridotti gli spazi e più rare le opportunità di trovare un nuovo lavoro in posti resi disponibili nell’ambito di nuove realtà produttive o colmando vacancies che si creano in realtà produttive esistenti.

Secondo i dati raccolti in relazione al periodo secondo trimestre 2008 – secondo trimestre 2009 non solo si lavora di meno, si ottengono con meno difficoltà contratti part time ma si fatica anche di più rispetto al passato a trovare un nuovo lavoro: nel secondo trimestre 2008 circa 3 milioni di persone sono riuscite a trovare un lavoro, questa cifra scende a 2.400.000 un anno più tardi (-22%).

Disaggregando questo dato per fasce di età si può osservare come i giovani al di sotto dei 25 anni siano particolarmente colpiti da questa difficoltà di reperimento di una nuova collocazione lavorativa. Infatti, nella popolazione generale la riduzione complessiva di persone che sono riuscite a reperire un lavoro nell’ultimo trimestre si riduce in un anno del 22%, tale percentuale nella popolazione di età inferiore ai 25 anni sale ad oltre il 26%. Hanno un ruolo in questa disparità le competenze, le esperienze ma anche le reti e le relazioni che, notoriamente, hanno una rilevanza importante quale fattore di supporto alla vulnerabilità e di protezione dalla crisi.

INFORMAZIONI:

http://epp.eurostat.ec.europa.eu

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