Importante l’integrazione, ma permane la xenofobia

dicembre 2009

Si è svolto a Bruxelles nei giorni 12-13 novembre scorsi il Secondo Forum europeo sull’integrazione, piattaforma di discussione e di consultazione che si riunisce due volte all’anno, su iniziativa della Commissione europea e del Comitato economico e sociale europeo (Cese), per esaminare le politiche d’integrazione degli immigrati ai livelli locale, regionale, nazionale ed europeo.

Rappresentanti di organizzazioni della società civile di tutti gli Stati membri si sono riuniti per esaminare le future priorità in materia d’integrazione, incontrando i rappresentanti delle istituzioni europee ai quali è stato esposto il punto di vista delle organizzazioni sociali in merito alle politiche comuni e alle risorse finanziarie destinate a promuovere l’integrazione dei cittadini di Paesi terzi negli Stati membri.

«Questa seconda riunione del Forum europeo sull’integrazione consolida i legami tra diversi operatori accomunati dall’obiettivo di riflettere su come migliorare le politiche in materia d’integrazione» ha dichiarato il commissario europeo responsabile del settore Libertà, Sicurezza e Giustizia, Jacques Barrot, sottolineando che «un’effettiva integrazione degli immigranti è un elemento fondamentale del nuovo programma quinquennale che sta per essere adottato dall’Ue». Inoltre, ha sottolineato Barrot, «le azioni che intraprenderà la Commissione in questo settore nel corso dei prossimi anni si ispireranno all’esperienza delle organizzazioni della società civile che sostengono attivamente l’integrazione dei cittadini di Paesi terzi».

Il presidente del Cese, Mario Sepi, ha invece osservato che «l’integrazione è una realtà con la quale ciascuno di noi si trova confrontato quotidianamente: le organizzazioni della società civile che operano nel settore dell’integrazione degli immigranti svolgono un ruolo fondamentale, tanto più in questo periodo di profonda crisi economica e sociale, di cui gli immigranti sono spesso le prime vittime», aggiungendo che, in occasione del Forum europeo, il Cese, la Commissione europea così come il Consiglio e il Parlamento europei hanno inteso «ascoltare attentamente i rappresentanti della società civile e prendere seriamente in considerazione le loro osservazioni nel corso del processo decisionale comunitario».

La Commissione e il Cese hanno inoltre sottolineato la loro volontà di «promuovere un approccio globale dell’integrazione», che tenga conto delle idee formulate dai destinatari in tutti i settori d’intervento che possono influire sull’integrazione.

L’iniziativa del Forum europeo completa quella del portale europeo sull’integrazione, che intende agire da forum virtuale di discussione e di scambio di buone pratiche tra gli operatori che si impegnano a favorire l’integrazione, in particolare le Ong, i livelli politici e gli ambienti accademici.

Permangono razzismo e xenofobia

Al di là delle buone intenzioni, però, l’analisi della realtà europea mostra una situazione tutt’altro che positiva. Le minoranze etniche e religiose in Europa continuano infatti a essere vittime di discriminazioni, pregiudizi e svantaggi nella maggior parte degli ambiti della vita quotidiana quali il lavoro, l’alloggio, la salute, l’istruzione, secondo il Rapporto annuale pubblicato a inizio dicembre dall’European Network Against Racism (Enar).

Le minoranze etniche restano sproporzionatamente colpite dalla disoccupazione e dall’occupazione in condizioni precarie, mentre le difficoltà di ottenere permessi per lavoro relega molti immigrati stranieri nel sommerso con tutti i problemi che ne conseguono in termini di diritti violati. Esiste poi, secondo l’Enar, una sorta di «soffitto di vetro» che impedisce ai membri delle minoranze di progredire nella carriera e ottenere impieghi che corrispondano alle reali qualifiche, condizione che si riflette anche in retribuzioni inferiori. In Italia ad esempio, segnala il Rapporto, le infermiere di origine straniera possono guadagnare anche il 20-40% in meno delle colleghe autoctone, con casi di sfruttamento diffusi.

Anche in ambito abitativo i membri di minoranze etniche presentano sistemazioni inadeguate in percentuali più elevate della media: ad esempio, in Italia il 65% dei lavoratori stagionali vive in baracche, il 20% in case in affitto e il 10% in tende; a Bilbao, in Spagna, l’80% delle agenzie immobiliari rifiuta di affittare abitazioni a immigrati stranieri; in Germania i cittadini di origine turca hanno il doppio delle possibilità di vedersi rifiutare un alloggio rispetto alla media; in Romania i rom hanno uno spazio medio per persona di 5,9 metri quadrati, rispetto agli 8,4 della media nazionale.

Nel settore dell’istruzione e dell’educazione i rom continuano a essere i più colpiti (il 69% dei bambini rom non va a scuola in Lituania, il 50% in Polonia), mentre resta diffuso il cosiddetto “racial profiling”: nel Regno Unito, ad esempio, le persone di colore incorrono in controlli di polizia otto volte più spesso rispetto ai bianchi e sono interrogate il doppio delle volte. In generale, poi, non sono investigati adeguatamente i crimini ai danni di membri di  minoranze etniche, i quali sono anche molto più spesso vittime di violenza.

Il linguaggio di media e politici spesso contribuisce poi ad alimentare discriminazioni e pregiudizi, nonostante la legislazione europea antidiscriminatoria abbia avuto qualche effetto negli Stati membri dell’Ue. Il Rapporto segnala inoltre una crescente popolarità dei partiti anti-immigrati, una sempre più ricorrente retorica xenofoba e una politica di sicurezza che ha generalmente un impatto negativo sulle minoranze etniche e religiose. «Purtroppo l’antidiscriminazione rimane spesso un diritto soltanto sulla carta e le minoranze continuano a essere vittime di esclusione. I migranti continuano poi a essere trattati come persone di seconda classe, soprattutto a causa della scarsa volontà politica di attuare valide politiche di integrazione. C’è urgente bisogno che l’Unione europea agisca in maniera concertata per superare le barriere che ancora ostacolano l’effettiva uguaglianza per tutti» ha dichiarato il direttore dell’Enar, Mohammed Aziz.

INFORMAZIONI:

http://ec.europa.eu/ewsi/en/index.cfm

http://www.enar-eu.org

VITTIME DELLE MIGRAZIONI: I PARENTI CHIEDONO UN’INCHIESTA EUROPEA

«Siamo i familiari e gli amici dei rifugiati morti nel Mediterraneo nell’agosto 2009. Chiediamo che venga aperta un’indagine sugli Stati membri dell’Ue, Italia e Malta, sul mancato soccorso di 77 africani morti nelle acque europee». Inizia così la lettera inviata al commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg. I 77 richiedenti asilo erano parte di un gruppo di 82 richiedenti asilo africani partiti dalla Libia il 28 luglio 2009 a bordo di un gommone sovraccarico. I migranti restarono circa tre settimane alla deriva tra Malta e Lampedusa senza ricevere soccorsi né dalle navi militari né dai mezzi civili. La maggior parte delle vittime erano di nazionalità eritrea, ma a bordo si trovavano anche alcuni nigeriani ed etiopi; tra le 77 vittime c’erano anche 25 donne, due delle quali incinte.

«Anziché soccorso e protezione, ai poveri immigrati è stata riservata una crudele sentenza di morte nei mari dell’Europa» scrivono amici e parenti nella lettera inviata al Consiglio d’Europa, ricordando come nonostante avessero allertato attraverso una Ong il ministro della Giustizia e degli Affari Interni di Malta, «nessuno venne in loro soccorso, né le navi di transito in quel tratto di mare, né le autorità maltesi, che hanno obblighi stabiliti dal diritto marittimo, né tantomeno i mezzi di Frontex, fortemente impegnati in un monitoraggio delle frontiere e dei mari europei».

Perché la barca degli immigrati alla deriva per più di 20 giorni nelle acque europee non venne intercettata e soccorsa? Questa la domanda per la quale parenti e amici delle vittime chiedono l’apertura di un’inchiesta europea, sottolineando come «in un periodo in cui gli Stati sono in massima allerta per il timore di attacchi terroristici e dei pirati in mare, è molto verosimile che la barca sia stata monitorata dai sistemi radar e dai satelliti. (…) E troviamo impossibile credere che le basi militari e la guardia costiera non fossero a conoscenza della barca dei migranti alla deriva. Pertanto chiediamo di avere accesso ai dati di sorveglianza».

Oltre alla richiesta di chiarezza, amici e parenti dei migranti deceduti fanno un’esplicita denuncia: «Alla luce delle politiche d’asilo sempre più restrittive dell’Unione europea in generale, e di Malta e dell’Italia in particolare, crediamo fortemente che i 77 richiedenti asilo persero le loro vite a causa della negligenza internazionale. Le loro vite avrebbero potuto essere salvate se i rifugiati fossero stati visti come esseri umani e non come “immigrati illegali africani”. La cosa triste è rimanere seduti a guardare mentre altri esseri umani vagano alla deriva combattendo per salvare la propria vita. Non è soltanto una violazione del diritto alla vita e una violazione del diritto marittimo, ma anche un atto di inciviltà appartenente a un’epoca oscura».

INFORMAZIONI: http://fortresseurope.blogspot.com/2009/12/eritrei-i-parenti-delle-vittime.html

EUROPARLAMENTO:
PIÙ DIRITTI NEL PROGRAMMA DI STOCCOLMA

Approvando una risoluzione in merito al Programma di Stoccolma, che stabilisce le priorità europee in materia di giustizia e degli affari interni per i prossimi cinque anni, il Parlamento europeo ha chiesto maggior tutela per i diritti dei cittadini.

Secondo l’Europarlamento va contrastato il «crescente fenomeno dell’intolleranza all’interno dell’Ue», anche adottando «ulteriori misure legislative a livello europeo per quanto riguarda i reati generati dall’odio». Nel rispetto delle legislazioni nazionali in materia di diritto di famiglia, gli Stati membri dell’Ue sono poi invitati a «garantire la libera circolazione dei cittadini dell’Ue e delle loro famiglie, comprese le unioni registrate e i matrimoni, nonché ad evitare ogni forma di discriminazione per qualsivoglia motivo, compreso l’orientamento sessuale».

Altro aspetto importante sottolineato dal Parlamento europeo è quello riguardante la necessità di «una strategia europea globale volta ad eliminare la violenza contro le donne e ad affrontare con maggiore incisività gli abusi sui minori», quali la violenza, la discriminazione, l’emarginazione sociale e il razzismo, il lavoro minorile, la prostituzione e la tratta di esseri umani.

Segnalando il problema del sovraffollamento delle carceri, gli eurodeputati auspicano più diritti per i detenuti e fondi europei per la costruzione di nuove strutture, chiedono poi maggior protezione e risarcimenti adeguati alle vittime di reato, in particolare alle vittime della criminalità organizzata, della tratta di esseri umani e della violenza di genere, e osservano che le minoranze etniche sono «decisamente vulnerabili» poiché, oltre ad avere problemi legati al reddito, «debbono anche affrontare i rischi legati alla discriminazione e ai crimini razzisti».

Una delle materie centrali del Programma di Stoccolma è quella relativa all’immigrazione e all’asilo. A tale proposito l’Europarlamento invita gli Stati membri «a dimostrare di essere pienamente impegnati a favore dei meccanismi di solidarietà, quali il progetto pilota per la ridistribuzione interna dei beneficiari di protezione internazionale previsto dalla Commissione». Ritiene che occorra introdurre un sistema trasparente per la valutazione delle rispettive capacità di accoglienza degli Stati membri e sia messo a punto «un meccanismo obbligatorio inteso a garantire un’effettiva solidarietà, in particolare mediante il reinsediamento interno».

Il Parlamento europeo sollecita la formalizzazione del «principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità previsto dal trattato di funzionamento dell’Ue», principio che dovrebbe comportare un sistema di «solidarietà obbligatoria e irrevocabile» unitamente ad una maggiore cooperazione con i Paesi terzi, in particolare con i Paesi limitrofi. La collaborazione con i Paesi d’origine e di transito dei migranti dovrebbe anche «garantire che essi svolgano un ruolo attivo nel contribuire alla gestione dei flussi migratori, prevenire l’immigrazione irregolare informando i potenziali immigranti dei rischi connessi e organizzare campagne informative efficaci sulle possibilità di entrare e/o lavorare legalmente negli Stati membri dell’Ue».

D’altro canto, osservano i deputati europei, agli immigrati va garantito l’accesso alla giustizia, all’alloggio, all’istruzione e all’assistenza sanitaria, deve essere sempre ricordato che l’asilo «è un diritto che va garantito a tutti coloro che fuggono da conflitti e situazioni di violenza», mentre il refoulement e le espulsioni collettive verso Paesi che non rispettano i diritti umani sono fermamente condannati.

INFORMAZIONI: http://www.europarl.europa.eu

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