Consiglio europeo rivolto a Copenaghen

dicembre 2009

Da sempre nella percezione dei cittadini l’Europa si muove e si fa a Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo, sedi istituzionali, ma sono molte altre le città in cui hanno avuto luogo eventi rilevanti per la storia dell’Ue. Ad esempio ci sono le “città dei Trattati” che hanno definito fino a pochi giorni fa le regole del funzionamento della “macchina” europea (Roma, Maastricht, Amsterdam e Nizza), c’è la piccola Laeken (Belgio) dove prese avvio il processo di riforma delle istituzioni Ue, c’è Francoforte sede della Banca centrale europea e c’è Berlino con il suo Muro, simbolo di divisione fino al 9 novembre 1989 e di anelito di unità e libertà dopo quella data.

Molti altri esempi si potrebbero fare, sino ad arrivare al Consiglio europeo che si è svolto lo scorso 12 dicembre, con Bruxelles che si conferma sede istituzionale da dove i leader europei hanno guardato ad altre città sedi di decisioni e di scelte importanti per l’Ue di domani e per i suoi cittadini: un ipotetico viaggio che, dall’orizzonte di Bruxelles, tocca Lisbona, transita a Stoccolma e arriva fino a Copenaghen, sede del Vertice Onu sul clima.

Lisbona:
Trattato e strategia

Lisbona è la città del nuovo Trattato dell’Ue, la cui entrata in vigore è «accolta con favore» dal Consiglio europeo che esprime giudizi positivi sul lavoro preparatorio compiuto dalla presidenza svedese, sulla nomina delle nuove figure istituzionali e sull’avvio, da parte della Commissione, di una “Consultazione pubblica sull’iniziativa dei cittadini”. Resta da definire il quadro di funzionamento del Servizio europeo per l’azione esterna. Il Consiglio «invita l’Alto rappresentante a presentare una proposta» da adottare entro l’aprile 2010.

Lisbona è anche la città dell’omonima Strategia, secondo la quale l’Europa avrebbe dovuto diventare entro il 2010 l’economia della conoscenza più competitiva al mondo, perseguendo obiettivi di aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo, aumento dell’occupazione e riduzione della povertà. Tale strategia andrà rivista alla luce della crisi finanziaria, economica, occupazionale e sociale di cui il Consiglio europeo tornerà ad occuparsi nel febbraio 2010. Si sta già lavorando, però, alla nuova Strategia “UE 2020” i cui cardini (sostenibilità delle finanze pubbliche, salvaguardia degli investimenti e del benessere sociale, realizzazione di mercati del lavoro inclusivi ed efficienti, rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale) sono condivisi dal Consiglio.

Stoccolma: programma quinquennale

Stoccolma è la città del Programma per la creazione e lo sviluppo di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, recentemente varato e rispetto al quale il Consiglio sostiene la necessità di «concentrarsi sugli interessi e le esigenze dei cittadini e di coloro nei confronti dei quali l’Ue ha una responsabilità. La sfida da affrontare sarà quella di garantire, a un tempo, il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali e dell’integrità e della sicurezza in Europa».

Copenaghen:
cambiamenti climatici

E infine Copenhagen, dove l’Europa ha voluto tenere una «posizione negoziale forte». La proposta negoziale licenziata dal Consiglio europeo prevede una riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2020 del 30% rispetto ai livelli del 1990 e l’adozione del piano «fast start», che stanzia 7,2 miliardi di euro in tre anni per aiutare i Paesi più poveri a contrastare l’inquinamento e il cambiamento climatico. Per gli anni successivi al 2012 entrerà a regime il sistema di sostegno, che prevede un impegno globale di 100 miliardi all’anno per il cui finanziamento è allo studio la Tobin Tax sulle transazioni finanziare.

L’impegno dell’Ue non è però senza condizioni e si concretizzerà solo se «anche gli altri Paesi industrializzati faranno altrettanto». La strada è dunque ancora lunga, viste le reazioni di Usa e Cina caratterizzate da scetticismo sull’efficacia degli stanziamenti a breve termine, sulla praticabilità della Tobin Tax e da una divergenza di obiettivi in tema di riduzione delle emissioni, con gli Usa che propongono tagli più contenuti.

Anche le Ong ambientaliste hanno espresso dubbi sulla concreta praticabilità dell’impegno dell’Ue e sul fatto che le risorse stanziante siano «nuove risorse e non vecchi aiuti allo sviluppo riciclati», mentre i Paesi in via di sviluppo riuniti nel G77 hanno definito le risorse stanziate «insignificanti».

L’impegno dell’Ue
sul clima

Nonostante ciò, alcuni elementi di positività nelle conclusioni del Consiglio ci sono: c’è in primo luogo la cifra totale che supera le aspettative della vigilia (ancora al Vertice dell’ottobre 2008 si parlava di 6 miliardi in tre anni) e manda un segnale positivo al resto del mondo. C’è poi la compatta adesione di tutti gli Stati ad un accordo di contribuzione volontaria: tutti, con la sola eccezione della Grecia, sull’orlo della bancarotta, hanno voluto fare la loro parte, persino Lituania e Romania che hanno stanziato rispettivamente 10.000 e 5000 euro annui. C’è, infine un inedito asse franco-britannico che regge la maggior parte dello sforzo europeo (la Francia stanzia 1600 milioni di euro e il Regno Unito ne impegna 1260, al pari della Germania) e che sembra essere scaturito quasi al termine di una gara emulativa al rialzo in cui vince chi spende di più, così distante dalle polemiche che avevano visto le due sponde della Manica affrontarsi in tema di meccanismi regolativi dell’economia e della finanza.

Nella classifica dell’impegno ambientalista l’Italia viene dopo Francia, Regno Unito, Germania e Svezia, che con 800 milioni di euro in tre anni contrae l’impegno più consistente rispetto alla popolazione nazionale.

INFORMAZIONI:

http://www.consilium.europa.eu

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