Presentato dall’Ue il Programma di Stoccolma

novembre 2009

La presidenza di turno svedese dell’Ue ha presentato la prima bozza del Programma di Stoccolma, il nuovo piano quinquennale dell’Ue in materia di sicurezza e giustizia che sostituirà il Programma dell’Aia e coprirà il periodo 2010-2014.«La nostra visione è che questo Programma contribuisca a creare un’Europa più sicura e aperta, dove i diritti delle persone sono salvaguardati. I nostri sforzi per incrementare la sicurezza non devono ledere i diritti legali individuali, l’integrità e il diritto alla privacy» ha dichiarato la ministra della Giustizia svedese, Beatrice Ask. In materia di immigrazione e asilo, ad esempio, il Programma della presidenza svedese si propone di instaurare un sistema «positivo per tutti gli attori», cioè le istituzioni dell’Ue, gli Stati membri, i Paesi di origine e le persone migranti. Cosa che dovrebbe avvenire attraverso una politica migratoria comune e un sistema comune di asilo basati su «efficienza, regole e praticabilità». Nel suo Programma, la presidenza svedese dell’Ue intende rendere chiaro il rafforzamento della cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori, nonché l’apertura di canali legali per il lavoro immigrato, la ripartizione degli oneri dell’immigrazione illegale e la garanzia dell’accesso alle procedure d’asilo.

Il Programma di Stoccolma sarà presentato ai ministri europei della Giustizia e degli Affari interni il 30 novembre, ai ministri degli Esteri il 6 dicembre e sarà sottoposto all’approvazione del Consiglio Europeo che si terrà nei giorni 10-11 dicembre.

obiettivi e strumenti
del Programma

Il nuovo Programma quinquennale dell’Ue in materia di libertà, sicurezza e giustizia si pone alcuni obiettivi prioritari:

- per la tutela dei diritti dei cittadini, la piena affermazione della libertà di circolazione, il rispetto della diversità e la tutela dei soggetti più vulnerabili, la protezione dei dati, la protezione consolare;

- in materia di sicurezza, l’elaborazione di un modello europeo di informazione per potenziare la capacità di analisi strategica nell’ambito della cooperazione di polizia, soprattutto in funzione della lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo; migliori programmi di formazione e un più intenso utilizzo di Europol;

- in materia di giustizia, la piena attuazione del principio del riconoscimento reciproco delle pronunce e delle sentenze; l’elaborazione di un sistema completo di assunzione delle prove nelle cause transfrontaliere e di un quadro giuridico in materia di garanzie procedurali minime.

Secondo il Programma, però, la costruzione dello Spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia non può prescindere da una dimensione esterna forte, coerente con la politica estera dell’Ue, che contribuisca a diffondere e a promuovere i valori europei, nel rispetto degli obblighi internazionali sui diritti umani.

Il successo del Programma dipende poi dalla sua attuazione e quindi dagli strumenti ad essa necessari, così è individuata la necessità di definire un metodo articolato su cinque assi principali: miglioramento della coerenza tra le varie politiche nei settori della giustizia e degli affari interni e maggiore integrazione con le altre politiche dell’Ue; maggiore attenzione all’attuazione a livello nazionale delle politiche europee; miglioramento della qualità della legislazione europea; potenziamento del ricorso alla valutazione degli strumenti utilizzati e delle agenzie competenti in materia; stanziamento di adeguate risorse finanziarie.

una politica migratoria dinamica

Secondo l’Ue, politiche flessibili in materia di immigrazione possono portare un importante contributo allo sviluppo economico nel lungo periodo, così come deve essere data maggior coerenza tra le politiche migratorie e le altre politiche connesse, ad esempio le politica estera, quella commerciale, le politiche sull’occupazione, la salute, l’istruzione. Deve poi essere accelerato l’approccio globale sulle migrazioni, mantenendo un equilibrio tra la promozione della mobilità e della migrazione legale, le connessioni tra migrazioni e sviluppo e il controllo dell’immigrazione illegale, migliorando inoltre il dialogo e la cooperazione con i Paesi terzi di origine e transito dei flussi migratori attraverso politiche anche in questo caso flessibili, che tengano cioè conto delle necessità sia dell’Ue che dei Paesi terzi partner.

Così come all’insegna della flessibilità, in termini di obiettivi e applicabilità, devono essere allocate le risorse finanziarie da parte dell’Ue e dei suoi Stati membri per supportare le politiche di sviluppo in materia di migrazione e asilo.

L’Ue riconosce poi che il lavoro immigrato può contribuire a incrementare la competitività e la vitalità economica, per cui devono essere creati sistemi di ingresso flessibili basati su politiche migratorie che rispondano alle necessità dei mercati del lavoro degli Stati membri. A questo fine servono fonti informative e reti che assicurino l’affidabilità e la comparabilità dei dati sui vari aspetti delle migrazioni per meglio determinare le scelte politiche dell’Ue, nonché informazioni trasparenti sulle possibilità di lavoro e formazione nell’Ue ai Paesi di origine dei migranti.

centrale l’integrazione

L’obiettivo di garantire ai cittadini di Paesi terzi residenti legalmente nell’Ue un livello di diritti comparabile a quello dei cittadini europei resta prioritario nella definizione di una politica migratoria comune, la quale deve essere avviata il più presto possibile e comunque non oltre il 2014. L’integrazione dei cittadini non comunitari residenti legalmente nell’Ue rappresenta infatti «la chiave per massimizzare i benefici dell’immigrazione», sottolinea il Programma di Stoccolma. L’integrazione, processo dinamico e interattivo che richiede sforzi da parte delle autorità nazionali e locali così come delle comunità straniere e degli immigrati, richiede politiche coordinate ad altre aree di intervento quali l’occupazione, l’istruzione e l’inclusione sociale, centrali per una reale integrazione. Lo scambio di informazioni sulle migliori pratiche e la creazione di indicatori relativi a queste importanti aree per monitorare i risultati delle politiche d’integrazione, così come il coinvolgimento della società civile e del Forum europeo per l’integrazione, costituiscono elementi essenziali per realizzare una piena integrazione dei cittadini stranieri.

immigrazione illegale
e solidarietà

Nello sviluppo di una politica migratoria comune, precisa il Programma, è essenziale un’azione efficace contro l’immigrazione illegale, soprattutto contro il traffico di esseri umani, mentre sono prioritarie adeguate politiche di rimpatrio. La politica migratoria dell’Ue deve però rispettare il principio di non espulsione per i migranti a rischio, i diritti fondamentali e la dignità dei migranti, mentre sono preferibili i ritorni volontari che vanno supportati da misure adeguate (anche finanziarie) e dalla cooperazione con i Paesi di origine e di transito.

È inoltre considerato fondamentale promuovere la solidarietà tra gli Stati membri al fine di attivare meccanismi adeguati di divisione delle responsabilità e degli oneri legati all’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo.

INFORMAZIONI: http://www.se2009.eu/en/2.543/2.578/2.705/2.721/1.19544

VERSO UN SISTEMA COMUNE EUROPEO DI ASILO

La Commissione europea ha adottato le modifiche di due strumenti legislativi del sistema comune europeo di asilo che dovrebbero permettere una procedura unica e più equa per uno status uniforme in tutta l’Ue, completando così il sistema di protezione internazionale. Si tratta della direttiva sulla qualifica e sullo status delle persone bisognose di protezione internazionale e della direttiva sulle procedure di asilo. Le misure previste offrono una maggiore protezione alle vittime di persecuzioni, come richiesto dal Consiglio europeo nel Patto sull’immigrazione e l’asilo. Allo stesso tempo le proposte dovrebbero migliorare la coerenza degli strumenti di cui l’Ue dispone in questo settore e semplificare e consolidare le norme di protezione sostanziali e procedurali in tutta l’Ue, prevenendo così le frodi e migliorando l’efficacia della procedura di asilo.

Per quanto riguarda la direttiva sulle qualifiche i principali obiettivi delle modifiche apportate riguardano: chiarire alcuni concetti giuridici utilizzati per definire i motivi che giustificano la protezione, tenendo ad esempio in maggior considerazione le questioni di genere; eliminare le differenze non giustificate nel livello dei diritti concessi ai rifugiati e ai beneficiari di protezione sussidiaria (durata dei permessi di soggiorno, accesso all’assistenza sociale, all’assistenza sanitaria e al mercato del lavoro); rafforzare l’accesso effettivo ai diritti già riconosciuti dalla direttiva, tenendo conto dei problemi specifici di integrazione dei beneficiari di protezione internazionale (ad esempio sul rilascio di prove documentali dei titoli di studio o delle qualifiche professionali).

In merito alla direttiva sulle procedure, invece, la Commissione intende: predisporre una procedura unica semplificando e razionalizzando le procedure di asilo e riducendo l’onere amministrativo a carico degli Stati membri; facilitare l’accesso alle procedure di esame; rendere più efficace la procedura di esame delle domande (termine generale di sei mesi per ultimare le procedure di primo grado); migliorare la qualità delle decisioni in materia di asilo, rafforzando le garanzie procedurali in particolare per le persone vulnerabili, quali le vittime di tortura o i minori non accompagnati; assicurare l’accesso dei richiedenti asilo a un ricorso effettivo in linea con gli obblighi imposti agli Stati membri dal diritto comunitario e internazionale.

INFORMAZIONI: http://ec.europa.eu/justice_home/index_en.htm

IMMIGRATI: L’ITALIA SUPERA LA MEDIA EUROPEA

Il numero stimato di immigrati stranieri in Italia ha superato i 4,5 milioni, con un’incidenza sul totale della popolazione che per la prima volta si colloca al di sopra della media europea. È quanto afferma il Dossier immigrazione 2009 Caritas/Migrantes, presentato lo scorso 28 ottobre.

I cittadini stranieri residenti erano 2,67 milioni nel 2005 e sono risultati 3,89 milioni alla fine del 2008, ma si arriva a circa 4,33 milioni includendo anche le presenze regolari non ancora registrate in anagrafe, spiegano gli autori del Dossier. L’incidenza sull’intera popolazione italiana è quindi compresa tra il 6,5% (residenti) e il 7,2% (totale presenze regolari), ma il dato arriva al 10% se si fa riferimento alla sola classe dei più giovani (minori e giovani fino ai 39 anni). Inoltre, sottolinea il Dossier, se si tiene conto che la regolarizzazione del settembre 2009 ha coinvolto quasi 300.000 persone nel solo settore della collaborazione familiare, l’Italia oltrepassa abbondantemente i 4,5 milioni di presenze. Si tratta di una popolazione straniera che mette l’Italia sulla scia della Spagna (oltre 5 milioni) e non tanto distante dalla Germania (circa 7 milioni), anche se l’incidenza del numero di immigrati sulla popolazione totale di questi Paesi è ancora decisamente più elevata (8,2% in Germania e 11,7% in Spagna). Nei Paesi di più antica tradizione migratoria però, nota il Dossier, è molto più elevato il numero di cittadini nazionali di origine straniera, essendo più agevole la normativa sull’accesso alla cittadinanza: in Francia il 23% della popolazione ha genitori o nonni di origine immigrata; in Germania, mentre i cittadini stranieri sono scesi a circa l’8%, quelli con un passato migratorio raggiungono ben il 18%. In Italia invece, dove questa distinzione non è statisticamente agevole, nel 2008 si è giunti a quasi 40.000 casi di acquisizione di cittadinanza a seguito di matrimonio o di anzianità di residenza.

Per quanto riguarda la provenienza degli immigrati in Italia continua a prevalere la presenza di origine europea (53,6%, per più della metà da Paesi comunitari); seguono gli africani (22,4%), gli asiatici (15,8%) e gli americani (8,1%). «Risulta fortemente attenuato il policentrismo delle provenienze, che per molti anni è stato una spiccata caratteristica dell’immigrazione italiana», osserva il Dossier: le prime 5 collettività superano infatti la metà dell’intera presenza (800.000 romeni, 440.000 albanesi, 400.000 marocchini, 170.000 cinesi e 150.000 ucraini).

A livello territoriale, poi, il Centro (25,1%) e il Sud (12,8%) sono molto distanziati dal Nord quanto a numero di residenti stranieri (62,1%), così come il Lazio (11,6%) lo è dalla Lombardia (23,3%), preceduto seppure di poco dal Veneto (11,7%).

INFORMAZIONI: http://www.dossierimmigrazione.it

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